Valle delle pietre dipinte o Parco della Divina Commedia, un’opera d’arte nel degrado a Campobello di Licata

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Valle delle pietre dipinte o Parco della Divina Commedia, un’opera d’arte nel degrado a Campobello di Licata

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Pubblicato in Cultura e Società · 8 Ottobre 2022

Valle delle pietre dipinte o Parco della Divina Commedia, un’opera d’arte nel degrado a Campobello di Licata

«... un progetto straordinario, coraggioso e apparentemente impossibile: illustrare su centodieci blocchi di marmo, ciascuno con due facce spianate e un peso di parecchie tonnellate, tutta la Divina Commedia nell'ordine in cui l'ha scritta Dante Alighieri. ... davanti all'ultima grande pietra con il famoso distico... " e quindi uscimmo a riveder le stelle". ... con lo sfondo della campagna siciliana, fra campi di grano e macchie di fichi d'India...» Fabrizio Zampa)
Ci troviamo a Campobello di Licata, piccolo comune in provincia di Agrigento, conosciuto per i vini, girovagando per le piazze, troviamo monumenti bronzei, un altro percorso artistico letterario piuttosto interessante da vedere è quello rappresentato dai 24 Canti dell'Iliade, realizzati su grandi ceramiche e con oltre 200 mattonelle dipinte, collocate sui muri esterni del Centro polivalente in cui si possono ammirare scene di guerra ma anche d'amore, come la "Preghiera di Priamo", il "Rapimento di Elena" e la suggestiva immagine dell'attacco notturno di Ulisse al campo troiano fino alla scena mitologica di Driade che scaglia i massi contro il nemico, ma è in un grande spazio destinato a verde pubblico troviamo un grande parco letterario, in cui sono presenti 110 monoliti di travertino, su cui sono state dipinte varie scene della Divina Commedia.
Le 110 dieci pietre, realizzate alla fine degli anni ‘80 dall’artista argentino Silvio Benedetto che la descrivono seguono un percorso sinuoso di 300 metri che si svolge prima in discesa per l'inferno e poi in salita per il purgatorio e il paradiso. Sovrasta, tra tutti per le sue dimensioni, la pietra della visione di Dio posta nel punto più alto dell'intero parco letterario.
Una di queste pietre policrome, "Evae oggetto inquietante", è divenuta la "pietra che viaggia" ed è stata scelta sia per il soggetto, che consente una fruizione al di fuori del generale contesto tematico, oltre alle sue minori dimensioni, che consentono minori difficoltà di trasporto e di collocazione su pavimentazioni urbane.



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