Borgo di Ferla, la guida dei borghi presenti in Sicilia - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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Borgo di Ferla, la guida dei borghi presenti in Sicilia

Il borgo siciliano di Ferla
Ferla, dopo aver apprezzato il barocco di Noto, trova una piacevole sorpresa. Si arriva al borgo attraversando l’altopiano dei Monti Iblei, spesso coltivato a grano e caratterizzato dalla presenza di mandorli, di ulivi e carrubi centenari, mucche al pascolo e una fitta rete di muretti a secco.

Si entra in paese tra i ruderi dei rioni medievali, spesso riutilizzati come stalle o orti, e le vecchie stradine del quartiere Carceri Vecchie da cui, partendo da una chiesa bizantina, si snoda il percorso di sepolcri e grotte. Qui si è subito catturati dall’atmosfera «siciliana»: anche se non si vedono più carretti trainati da asini o donne con i capelli intrecciati dietro la nuca, sedute su sgabelli di paglia davanti alla porta di casa, tuttavia le piccole costruzioni dai muri diroccati conservano l’uscio bucato (la iattaruala) per fare entrare e uscire il gatto, e la piccola finestra sulla porta (il giustieddu) per vedere senza essere visti. Dettagli della Sicilia che fu, che ritorna fuori anche quando dai vecchi quartieri popolari come Castelverde e Calanconi, si giunge in via Vittorio Emanuele e in via Umberto I. Queste due strade sono rispettivamente il cardo e il decumano dell’antico impianto viario a forma di croce, risalente alla ricostruzione del borgo dopo il terremoto del 1693.

Via Vittorio Emanuele è detta anche Via Sacra, perché lungo di essa si ergono i cinque edifici religiosi del centro storico di Ferla. La prima chiesa che s’incontra nella parte meridionale della strada è quella del Carmine dedicata a Santa Maria del Carmelo e collegata al convento abolito nel 1789. La facciata settecentesca, realizzata con conci squadrati di pietra da taglio bianca, presenta due diversi ordini architettonici, dorico e ionico. L’interno è a una sola navata e nell’altare centrale si venera la Madonna del Carmelo.

Proseguendo lungo il “percorso sacro” si arriva alla chiesa di San Sebastiano, la più grande del paese, in fase di restauro. Eretta dall’architetto siracusano Michelangelo di Giacomo nel 1741, presenta un impianto a tre navate con otto cappelle. La navata centrale ha un altare di legno con bassorilievi vivacizzato da specchietti colorati. Il martirio di San Sebastiano è rappresentato in una grande tela di Giuseppe Crestadoro del 1789. Ma ad attirare è soprattutto il magnifico gruppo scultoreo della facciata raffigurante anch’esso il martirio di San Sebastiano, opera di Michelangelo Di Giacomo ed emblema prezioso della statuaria del barocco ibleo.

L’incontro successivo è quello con la chiesa Madre dedicata a San Giacomo Apostolo, che reca sul portale l’esemplare più antico dello stemma comunale (1763 circa), risultato dall’abbinamento dello stemma dei marchesi Rau (una fenice d’argento uscente dalle fiamme) con quello dei La Ferla (una pianta di ferula sostenuta da un leone d’oro). Anche qui il prospetto è costituito da due ordini architettonici, e ricco è l’apparato decorativo interno con stucchi e sculture.

Ma è la chiesa seguente, quella di Sant’Antonio, a stupire più di tutte, per la sua flessuosa facciata barocca costituita da tre corpi concavi, di cui i due laterali sormontati da torri campanarie (quella di sinistra è crollata durante il terremoto del 1908). L’interno è uno spazio dinamico e inedito per le architetture coeve dell’altopiano ibleo. L’impianto a croce greca (ogni asse della croce doveva misurare 33 metri, gli anni di Cristo alla morte) è coronato da una cupola ottagonale affrescata con il Trionfo di Sant’Antonio del Crestadoro. Interessanti sono anche le quattordici sculture a stucco delle Virtù cardinali e teologali. Risalendo lungo la via Garibaldi, si raggiunge la chiesa di Santa Maria, l’ultima del percorso sacro, che è stata convento (già nel XV secolo), scuola e carcere, e merita una sosta per la presenza di un crocifisso ligneo di Frate Umile da Petralia del 1633. Oltre che alle chiese, lo sguardo del visitatore in questo itinerario si volge, soprattutto in via Umberto, anche ad alcuni edifici civili in cui lo stile barocco è integrato dal gusto liberty di inizio Novecento, sulla scia dei palazzi palermitani di Ernesto Basile. E per restare in tema di architettura, alla fine di via Vittorio Emanuele si ha un esempio di “nuova frontiera” architettonica nell’edificio che comprende l’eco-stazione e la Casa dell’Acqua, sintesi di eco-sostenibilità e innovazione, il cui interno è allestito con materiali riciclati e resi nuovamente funzionali.

Dalla via Garibaldi si accede al museo parrocchiale, ospitato nel palazzo Mirabella, noto per il fastoso balcone barocco visibile dalla strada, in cui sono conservati manoscritti e documenti in pergamena a partire dal 1481.
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