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Borgo di Sambuca di Sicilia, la guida dei borghi presenti in Sicilia - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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Borgo di Sambuca di Sicilia, la guida dei borghi presenti in Sicilia

Borgo Sambuca di Sicilia
Lo sviluppo urbano del paese segue due direttrici: quella araba “dentro le mura”, che si proietta fino a tutto il Cinquecento con l’infittirsi delle residenze attorno alla fortezza di Zabut, e quella sei-settecentesca “fuori le mura”, con il palazzo comunale a fare da cerniera.

La visita inizia dall’ottocentesco Teatro L´Idea, nella parte inferiore del Corso Umberto I.

Lungo il corso l’edilizia signorile, segnata nei prospetti e dagli archi passanti che collegano le vie principali ai cortili, si alterna con i luoghi di culto, che sono tredici. A metà corso, i palazzi Di Leo e Oddo e la chiesa di San Giuseppe, che conserva un ricco portale in pietra bianca d’ispirazione chiaramontana. Dall´altro lato della chiesa, su via Marconi, la chiesa della Concezione si presenta con un portale a sesto acuto di matrice anch’essa chiaramontana proveniente dalla chiesa di San Nicolò dell’antico borgo di Adragna. All’interno ha interessanti sculture settecentesche. Sempre sulla via Marconi si aprono i palazzi nobiliari Rollo, che fronteggia la chiesa con cortile e scalone loggiato, Giacone, con doppio cortile privato e scala catalana all´interno, e Fiore con la sua imponente mole.

Tornando sul corso Umberto, palazzo Campisi, sede di una banca, risale alla seconda metà dell´Ottocento. Tra le più antiche di Sambuca, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria con il suo apparato decorativo è espressione dell’architettura barocca, esaltata da stucchi, statue allegoriche, stemmi, blasoni, colonne tortili. Notevole anche il pavimento in quadrelle smaltate provenienti dalle fabbriche di maioliche della vicina Burgio. Sul lato opposto di piazza della Vittoria, il casino dei marchesi Beccadelli si fa apprezzare per il balcone dalle sinuose forme barocche e il cortile che rimanda a tipologie catalane importate in Sicilia durante la dominazione spagnola. L’edificio è parte di un complesso più vasto che arriva fino alla via Caruso e comprende anche la chiesa cinquecentesca dei Santi Rocco e Sebastiano (oggi spazio espositivo), la torre e l’ospedale. Si nota nei pressi anche la seicentesca chiesa del Carmine, il cui effetto scenografico è accentuato dal fronte che si sviluppa su due ordini sovrapposti. Qui vi sono le sepolture delle famiglie aristocratiche, statue lignee e marmoree: tra queste ultime, la Sant’Anna di metà del Seicento e la Madonna dell’Udienza di metà del Cinquecento attribuita al Gagini e posta sull’altare maggiore.

Tornando sul corso, si trovano l’ottocentesco palazzo Ciaccio interamente in pietra arenaria con cortile colonnato centrale; il bel prospetto della chiesa del Purgatorio (1631) adibita a Museo d’Arte Sacra; palazzo Oddo (o dell’Arpa) della metà del Settecento. Questo palazzo, sede del municipio, immette in quella che era la “città murata”. Infatti da qui cambia la geografia urbana del paese: le strade si infittiscono, si aggrovigliano, per poi aprirsi in inattesi slarghi irregolari: siamo nel quartiere arabo, nel cuore antico di Sambuca, nato da sette vicoli saraceni. A sinistra della piazza, in largo San Michele, palazzo Amodei con il suo singolare cortile si trova poco prima della chiesa di San Michele, a tre navate, al cui interno si conserva la statua equestre di San Giorgio, opera del 1596 dei fratelli Lo Cascio. In quello stesso anno la nuova direttrice dello sviluppo urbano verso valle, comporta la rotazione di 180 gradi dell’originario orientamento della chiesa, fino ad allora rivolta verso il castello: da qui, i suoi due prospetti. Risale alla fine del Cinquecento il torrione del castello poi trasformato in palazzo Panitteri adattando la struttura quadrangolare alle nuove esigenze abitative. Il piano nobile del palazzo è sede del museo archeologico.

Raggiunta la piazza Navarro, si ritorna a sinistra nella fitta trama di stradine del quartiere arabo: un groviglio disordinato di vicoli, una casbah con case a uno o due livelli e talvolta con scale rampanti esterne, e con le fughe dei tetti in coppi siciliani che declinano l’una sull’altra. Poi ci sono le purrere, le cave di pietra della città sommersa fatta di camminamenti e antri svuotati nei secoli. Nel quartiere i segni della fede cristiana sono la chiesa del Rosario, che vanta un sagrato acciottolato del 1752 e un portone in legno di cipresso con formelle scolpite e, in cima al colle, la chiesa Matrice, chiusa al culto dal 1968, anno del terremoto nel Belice. Nonostante questo, racconta - tra le fughe delle pietre e i decori fitomorfi del campanile che ingloba probabilmente una delle torri del castello - il costruirsi del luogo, prima castello arabo, poi palazzo fortificato, infine cappella palatina.
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