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Guida turistica Bronte

Bronte si estende alle pendici occidentali dell'Etna


Le sue origini risalirebbero, secondo una leggenda, al figlio del dio Nettuno, il ciclope Bronte, da qui il nome. famosa per il pistacchio di Bronte è una varietà di pistacchio a denominazione di origine protetta DOP

Da vedere le Forre laviche del Simeto sono gole, con pareti di altezza variabile tra i 5 e i 15 metri, scavate dal fiume Simeto nel basalto formatosi in seguito a colate laviche provenienti dall'Etna, la sorgente delle Favare, con epigrafe greco-medievale, il ponte dei Saraceni, sul fiume Simeto, 


La storia di Bronte, un casale medievale dipendente dal monastero bcncdcttino di Maniace, ha inizio con la riunione di 24 casali nlrali awenuta nel 1520. Ma sarà nel Settecento che la fama del centro etneo si legherà indissolubilmente ad una delle più importanti istituzioni scolastiche del meridione d”Italia, il Real Collegio Capizzi, nel quale studiarono molti protagonisti della cultura isolana (tra questi Luigi Capuana). Tra le glorie cittadine ricordiamo il filosofo Nicola Spedalieri (1 740-1 795).

Bronte si estende alle pendici occidentali dell'Etna. È un comune del Parco dell'Etna e del Parco dei Nebrodi

Il Santuario di Maria SS. Annunziata,
Patrona con San Biagio di Bronte, è uno dei più antichi monumenti religiosi della Città.

Castello o Ducea Nelson
Sorse intorno al 1173, probabilmente sulle rovine di una preesistente costruzione basiliana, per volontà della Regina Margherita, per durevole memoria della battaglia vinta da Giorgio Maniace contro i Saraceni. Come si usava all’epoca, il monastero venne dotato di castello o torre difensiva.
Il mirabile portale ogivale. Degno di essere definito monumento nazionale, il portale di Santa Maria è opera di grande valore artistico risalente probabilmente ai primi anni della fondazione dell’abbazia. La volumetria rientrata ogivale segue la nervosa modulazione dei piedritti su cui è impostata. La cornice è adornata di vari condoni, grossi e piccoli, vagamente sagomati e sporgenti. Tre delle modanature centrali riproducono grosse gomene marine. Due gruppi di colonnine laterali lisce e rotonde, costruite con pietra arenaria, marmo e granito, sorreggono il grande arco.
I capitelli che raccordano la struttura hanno un modulo stilistico che rimanda ad analoghe opere eseguite a Monreale, sede della giurisdizione vescovile. Le figure scolpite sono piccole cariatidi poggianti su splendidi catini ornati di foglie d’acanto lavorate a ricamo.
Raffigurano scene della creazione del mondo, ma anche scene la cui interpretazione rimane molto misteriosa (come i corpi di donna intrecciati con esseri mostruosi), malgrado la precisa descrizione che ne fece Benedetto Radice. Sculture simili si ritrovano nelle chiese e nei monasteri benedettini sorti nel XII secolo in Sicilia. Sono in modo particolare le inquietanti figure rappresentate nei capitelli di sinistra a porre l’interrogativo del significato complessivo di questa rappresentazione scultorea.
Il prospetto ed il portale della chiesa di Santa Maria ed il chiostro del primo cortile interno. Ispirate ai bestiari medievali le figure descrivono esseri mostruosi, deformi, forse simboli dei vizi del genere umano.
Narrano storie di lussuria viste attraverso l’intreccio del corpo femminile con satiri, dal ventre gonfio e dalle zampe pelose di grifo, e con serpenti avvolti alle membra. Scene disperate di dannati e scene raccapriccianti di corpi e volti deformi e d’ogni altra mostruosità fisica. Le figure di capitelli di destra, simbolicamente composte, narrano invece le vicende del genere umano a partire dalla cacciata dal Paradiso Terrestre e dall’uccisione di Abele.
Ogni capitello svolge un tema diverso: il lavoro dei campi, la caccia, la guerra.
Mentre i capitelli di destra raccontano, quelli di sinistra ne sono la logica contraddizione, la negazione di qualsiasi narrazione e della Storia stessa, l’allegoria del genere umano travolto dalle tentazioni e dal peccato. Così lo storico B. Radice descrive il portale nelle sue Memorie storiche di Bronte: «Mirabile è il portale della chiesa il cui arco a sesto acuto adorno di vari cordoni grossi e piccini, sporgenti nella cornice ogivale, è sorretto da dieci colonnine: cinque per ogni lato, delle quali tre di marmo e una di porfido, e le altre di pietra arenaria giallognola, di media grossezza.<br>Le colonne non sono nè scanalate, nè a spirale, (...) ma lisce e rotonde.
Le basi delle colonne sono tagliate e modellate e somigliano allo stile di transizione in Inghilterra.
Tre delle modanature, ora sfaldate, riproducono la gomena normanna. Bellissimi e variati i capitelli di carattere nordico, o meglio romanico dei neo-campani, la cui cimasa, ornata di foglie di acanto e di figure, ricorda alcuni dei più vecchi capitelli delle colonne del sontuoso chiostro di S. Maria Nova in Monreale.
Nei capitelli, a sinistra dello spettatore, sono scolpite figure di uomini, di animali, di uccelli con volti di scimmia, un serpente che si attorciglia e snoda e morde la bocca a un mascherone: sono piccole cariatidi che sostengono l’arco ogivale. Le foglie dei cinque capitelli delle colonne di destra sono un lavoro di fine ricamo. Una figura di donna, fra due uccelli, è riprodotta nei primi due capitelli.
Negli altri è rappresentata la prima storia umana: L’angelo espelle Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Il lavoro è simboleggiato da una filatrice, da uno zappatore e da due opere, che abbicano covoni di grano.
Nel capitello centrale è scolpita la seminagione: un uomo sparge la semente, un altro colla zappa la copre e spiana le porche.<br>Nei due seguenti capitelli abbinati è la caccia, figurata da uno che suona il corno, da un cinghiale atterrato, mentre un altro cinghiale salta addosso a una donna. Due guerrieri imbraccianti lo scudo, scolpiti nell’ultimo capitello, simboleggiano la guerra, l’eterna guerra del genere umano.L’insieme delle sagome, delle cimase, della cornice ogivale, con i capitelli variamente scolpiti, dà un aspetto solenne al nordico portale e alla facciata. Reputo essere l’opera della fine del secolo XII, coeva del famoso tempio e chiostro di Monreale.»
 Questa l'interpretazione che delle figure scolpite nei capitelli del portale dava nel 1923 B. Radice. Ma il Radice era uno storico e certamente non un esperto d'arte medievale. Nella descrizione andò incontro quindi a qualche inesattezza. Recentemente è uscito un articolo estremamente interessante dal titolo "Sculture medioevali a Bronte di Ada Aragona e Claudio Saporetti (quest'ultimo docente di Assiriologia che si è occupato anche di arte medioevale, di Ciprominoico e di Archeologia greca) nel quale gli autori correggono gli errori del Radice e “svelano” con dovizia di argomentazioni e di particolari un altro significato di alcune raffigurazioni dei capitelli del portale la cui interpretazione, pero, malgrado le varie ipotesi, rimane ancora molto misteriosa.
«Benedetto Radice - scrivono Ada Aragona e Claudio Saporetti ha descritto la scena dei capitelli facendo numerosi e ingenui errori.
 Nei capitelli di sinistra vede uomini, animali ed uccelli con volto di scimmia, ed un serpente che si attorciglia e snoda, e che
morde la bocca a un mascherone, come figure che fungono da piccolo cariatidi. Non riconosce dunque la presenza di figure femminili, non sottolinea il fatto che gli animali sono ibridi, non nota che gli uccelli con volto di scimmia sono in realtà dei dragoni, né che il serpente, invece di mordere la bocca del “mascherone”, in realtà ne esce.
Nel primo capitello a destra, la donna è “tra due uccelli” , e dunque non evidenzia che sono antropocefali. Il resto delle scene della strombatura è anch’esso frainteso: pur riconoscendo esattamente la “cacciata”, vede in Adamo ed Eva condannati alla fatica una generica scena rappresentante il lavoro; di conseguenza l’offerta di Caino e Abele non è altro che una scena che raffigura due persone che “abbicano covoni di grano”.
La scena dell’uccisione di Abele è poi la rappresentazione della seminagione: un uomo sparge la semente (in realtà è Caino che colpisce) un altro con la zappa (sic!) la copre e “spiana le porche”, cioè i solchi.
Dal fatto che la scena non è stata compresa, possiamo dedurre che la rottura di parte delle due figure è avvenuta prima del 1923.
Le due scene successive rappresenterebbero la caccia (con un cinghiale atterrato, mentre un altro salta addosso ad una donna) e la guerra. L’interpretazione è dunque errata almeno nella prima parte (l’animale non è un cinghiale, ma probabilmente un cane e non è affatto atterrato).
Purtroppo i numerosi errori tolgono alle parole del Radice la necessaria credibilità riguardo alla seconda parte, che ci è poco visibile dalla fotografia.
 Un altro accenno al portale è in G. Di Stefano, ma per l’interpretazione delle figure abbiamo solo l’ipotesi che “il capitello coi pennuti dal volto umano” possa essere una satira anticlericale.
 La stessa idea “la lunga tradizione guelfa della storiografia locale ha voluto vedere allusioni anticlericali, di spirito ghibellino” è in S. Bottari.»
«L'interpretazione delle sculture del portale di Maniace - scrive Salvo Nibali ne Il Castello Nelson deve comunque ancora essere oggetto di studi più completi ed accurati. Gli storici dell'arte non dovrebbero continuare a trascurare questa magnifica  testimonianza della scultura medievale in Sicilia».

Fa parte de venti comuni del Parco dell' Etna


Bronte

situata sulle pendici dell'etna fondata dal Ciclope omonimo, figlio di Poseidone o Nettuno, giganteschi esseri dalla forma umana, con un solo occhio , erano detti uranii e temendo che il padre Urano potesse essere spodestato li rinchiuse nel profondo della terra, una volta detronizzato, Urano su invito della madre Gea vennero liberati, ma nel tempo vengono rigettati nel tartaro, e liberati da Zeus per riconoscenza a Zeus hanno forgiato l'elmo della invisibilità ad Ade, il tridente di Poseidone.


Il Santuario di Maria SS. Annunziata (piazza Gagini) è una delle chiese più antiche di Bronte. In seguito all`a.lrivo della scultura realizzata da Antonello Gagini (1543) la costruzione venne ampliata. Secondo una leggenda fu la stessa madonna ad indicare il sito della chiesa.
Le prime origini della chiesa sono controverse ma, molto probabilmente, la primitiva costruzione risale agli inizi del XVI Secolo. In ogni caso, essa fu sicuramente abbellita e ingrandita dopo l'arrivo della statua dell'Annunziata, avvenuta verso il 1543 e la nuova città, appena formatasi dopo l'unificazione di diverse contrade, fu posta sotto la sua protezione. Nel 1625, fu costruito, il campanile, mentre la  facciata del Santuario fu completata nel 1631, e pochi anni dopo, nel 1651 fu compiuta la travatura della tettoia, come si legge sulla trave vicina al coro. Il  coro e la cupola furono aggiunti nel 1811. In una cappella sormontata da un arco di travertino del 1549, sopra l'altare centrale, si venera il gruppo marmoreo della Vergine Annunziata, opera dello scultore siciliano Antonio Gagini, per la quale il popolo brontese coltiva da secoli una profonda devozione.

La chiesa di Santa Maria di Maniaco (oggi Castello di Nelson) sorge in località Maniace, in ricordo del generale bizantino che qui sconfisse i saraceni nel 1040, laddove erano una chiesa dedicata alla Madre di Dio e un piccolo monastero basiliano cui fece seguito, nel II73, un monastero benedettino. Del complesso abbaziale si conserva la chiesa con il pregevole portale del XIII secolo.

CHIESA Madre statua della madonna della Catena di scuola gaginesca

CHIESA della santissima Trinità

CHIESA di San Giovanni , la cappella di Santa Rosalia

Santuario Maria Santissima Annunziata
Il Santuario di Maria SS. Annunziata, in Piazza Gagini, è uno dei più antichi monumenti religiosi di Bronte e si trova nella parte inferiore dell'antico centro storico. 


Chiesa Madre

La chiesa di Santa Maria, l’edificio ha conservato la struttura architettonica a tre navate, sostenute da dodici colonne di pietra arenaria con capitelli corinzi, oggi nascoste dalle opere murarie successive.
Le volte risalenti al XVIII sec. hanno sostituito l'originario tetto a capriate. Entrando dall'ingresso principale si notano, sulla destra, colonne in pietra arenaria con capitelli corinzi e fregi con temi floreali. Si tratta dell'antico ingresso della chiesa di Santa Maria.
Di notevole interesse sono gli altari del Crocifisso e del Purgatorio. Entrambi risalgono alla met?del XVII sec.
L’altare del Crocifisso ha quattro colonne a spirale con viti dorate attorcigliate. Tra le colonne vi sono quattro medaglioni raffiguranti gli Evangelisti e statue di angeli.
La croce in legno, con il Crocifisso in cartapesta del 1505, è stata portata nella chiesa Madre dopo l'eruzione dell'Etna del 1651.
Di fronte all'altare del Crocifisso èposto quello del Purgatorio, anch'esso in stile barocco e ancora piùricco di decorazioni e di fregi del primo. Anche in questo altare si notano quattro colonne a spirale con viti dorate attorcigliate, terminanti in un viluppo di ricco fogliame.
Al centro, in alto, uno scudo su cui è impresso un verso di Orazio.
Fra le colonne della nicchia sono scolpiti diversi scheletri che, con gli adeguati ornamenti, rappresentano gli appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche e politiche compresi papi ed imperatori.
Degno di attenzione è il battistero, risalente al 1614, come mostra la data incisa sulla base.
Il fonte battesimale è in marmo, ricoperto da una struttura ottagonale in legno con cupola. Su fondo bianco emergono decorazioni lignee in azzurro e oro.

CHIESA DI SAN SILVESTRO
o della Badia, successivamente fu incorporata col monastero delle benedettine e prese il titolo di chiesa di Santa Scolastica.
Il monastero di Santa Scolastica, fu eretto sulla sinistra della chiesa nel 1610 per opera del Comune e dei cittadini brontesi e fu floridissimo (nel 1714 ospitava quarantacinque monache, ed era uno degli enti ecclesiastici pi?ricchi di Bronte).
Una tradizione, viva ancora nei nostri anziani, ricorda come presso il Monastero fosse la cosiddetta "Ruota dei projetti", istituita dall'Ospedale di Palermo nel lontano 1755.
La Ruota, il meccanismo girevole con il quale le monache mantenevano i contatti con l'esterno, serviva a lasciare nel corso della notte i piccoli "rejetti" o "projetti", figli abbandonati appunto dalle madri, un fenomeno abbastanza diffuso anche a Bronte nei secoli passati.
Un abbandono molto spesso fittizio: ricevute le prime attenzioni dalle monache, battezzati, i piccoli (incogniti o nati da parenti incogniti) venivano poi dati in consegna agli organi amministrativi che li affidavano alle nutrici (le stesse madri) con una paga mensile che corrispondeva l'Ospedale.
Il Monastero di clausura femminile fu parzialmente distrutto dal terremoto del 1818. La chiesa è a forma rettangolare con abside al suo interno risaltano le decorazioni a losanghe dorate del soffitto della navata e dell’abside ed il motivo alternato di archi e lesene appena in rilievo che scandiscono la partitura delle piatte pareti laterali.
Ha sette altari, una cantoria (nella quale si può ancora ammirare ciò che resta dell’originario soffitto ligneo) e un antico organo non più funzionante.
L’altare centrale, a sinistra, racchiude fra due colonne tortili un dipinto di G. Tommasio del 1664 e rappresenta San Benedetto circondato da altri santi (San Placido e Santa Geltrude alla sua sinistra e Santa Scolastica e San Mauro a destra; in basso a sinistra è ritratta la prima superiora del monastero).

CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA
Sulla campana si legge la data 1535, ma probabilmente la chiesa è stata edificata su un edificio sacro già esistente.
La chiesa, ad una sola navata, ha otto altari e due cappelle poste una di fronte all'altra. Entrando, a destra, si trova l'altare dedicato alla Natività; segue quello dedicato a S. Martino di Tours, quindi la cappella di Cristo alla Colonna e l'altare di S. Ignazio di Loyola.
Da notare l'arco rinascimentale che adorna la cappella, sicuramente un inserimento postumo, le cui colonne sono sostenute da leoni alati a destra ed animali con il volto di sfingi a sinistra.
Sui capitelli sono scolpite figure di re e profeti: sul frontone lo Spirito Santo circondato dagli angeli e sotto di esso un mascherone con ai lati due delfini dal volto umano. La statua del Cristo, in cartapesta, pare sia stata costruita da un pastore del luogo che, compiuta l'opera, morì tre giorni dopo. Si dice che il pastore raccontò d'aver visto Gesù Cristo in sogno che si era complimentato con lui per la buona riuscita del lavoro e che per questo gli aveva assicurato il regno dei cieli. A sinistra vi sono l'altare della Madonna delle Grazie, il cui dipinto risale al XVII sec., quello di Gesù e Maria e, a seguire, la cappella di San Giuseppe e l'altare di S. Michele Arcangelo.
L'altare maggiore, posto in fondo al coro, è dedicato alla Vergine Annunziata compatrona della città. Di fronte all'altare maggiore, posti ai lati dell'entrata sono da ammirare i dipinti raffiguranti S. Orsola (XVI sec.) e la Madonna degli Angeli (XVII sec.), con accanto i santi Francesco e Chiara e il paese di Bronte salvato dall'ira del vulcano. L'opera che più merita attenzione è il gruppo scultoreo, consegnato alla città nel 1543 e posto sull'altare maggiore, rappresentante la Vergine Annunziata e l'Angelo Gabriele. Il gruppo marmoreo, di scuola gaginesca, coglie l'attimo dell'annuncio appena dato con l'angelo chino verso la Vergine. Il dorso e l'ala dell'angelo non sono stati ultimati.
La leggenda vuole che tale opera sia stata barattata dai saraceni per un pezzo di rude stoffa. La scultura fu posta su un carro trainato da buoi non ancora addomesticati che, appena ricevuto il carico, diventarono improvvisamente mansueti e cominciarono il loro percorso verso Catania. Al loro passaggio, continua la leggenda, gli alberi chinavano le fronde e la strada si spianava diventando agevole. Giunti però sul posto dove ora sorge la chiesa i buoi si fermarono. Si comprese così che la Vergine aveva in tal modo voluto indicato il luogo dove edificare la propria chiesa.

Il cosiddetto "Castello di Maniace" si trovava a cavallo della grande trazzera regia che per tutto il medioevo fu l'arteria più importante di penetrazione nell'interno dell'Isola, percorsa da Re e Imperatori, da eserciti e torme di invasori. Per essa infatti penetrarono nel Valdemone gli Arabi; su di essa si svolsero le prime battaglie dei conquistatori Normanni; per essa si avventurava, dopo aver fatto testamento, il viaggiatore che voleva raggiungere Palermo.

Associazione NeT Natura e Territorio
Castello di Nelson – Bronte (Ct)
Tel. 338 2993077 - 388 4728469




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