Caltanissetta turismo, guida turistica del Comune - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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Guida turistica Caltanissetta

Caltanissetta il nome stesso di questa città si fa derivare dall'arabo Q'al'at Nissa cioè Castello delle donne, quindi l'Harem dell'Emiro. Da questo nome deriva lo stemma della città, rappresentato dal Castello di Pietrarossa dal quale sporgono un braccio e un volto di donna.
Il Castello di Pietrarossa, così chiamato per il colore dato dai mattoni con cui è stato costruito, probabilmente dagli arabi, sorge su una rocca che domina l'intera vallata del fiume Salso. Oggi ne rimane soltanto pochi resti.
Fu residenza del conte normanno Ruggero e nella cappella fu seppellita Adelasia, sua nipote. Durante il periodo aragonese raggiunse il periodo di massimo prestigio: nel 1296 Federico d'Aragona vi fu proclamato re di Sicilia e, alla sua morte, qui si riunirono i quattro Vicari, Chiaramonte, Ventimiglia, Peralta e Alagna, per dividersi il governo dell'isola. Il 27 febbraio 1567 un terremoto distrusse il castello.


Il Patrimonio Architettonico

Caltanissetta si colloca in posizione di rilievo dominante l'intera Valle del Salso, è il sesto comune capoluogo di provincia più alto d'Italia, il secondo dopo Enna

Duomo di Santa Maria la Nova
all'interno del Duomo, in cui è possibile notare la serie di affreschi con cui è decorata la volta.
La cattedrale di Caltanissetta, situata nel centro storico della città, venne costruita tra gli anni 1560-1620, venne intitolata così per distinguerla dalla chiesa madre, eretta nel Cinquecento ai piedi della fortezza di Pietrarossa, e che venne conseguentemente soprannominata “la Vetere”. Presenta una larga facciata spartita da lesene affiancate da due campanili e domina tutta la centralissima piazza Garibaldi. L'interno, a croce latina, è diviso in tre navate sostenute da quattordici arcate, ciascuna dedicata ad un personaggio dell'Antico Testamento. Nel punto di intersezione fra i due bracci della croce, al di sopra dell'altare, si trova una cupola. Un prezioso organo intagliato e decorato, una tela raffigurante la Madonna del Carmelo di Filippo Paladini (1544-1614) e un Crocifisso attribuito a fra' Umile da Petralia
Notevoli sono il fonte battesimale, presumibilmente già presente nell'antecedente chiesa bizantina; la cantoria, costruita nel 1877, decorata con gli stemmi dell'allora vescovo Mons. Giovanni Guttadauro dei Principi di Reburdone e dell'abate; l'affresco di Sant'Agostino, del XV secolo, di cui ci sono giunti purtroppo solo alcuni frammenti; l'affresco della Messa di San Gregorio, anch'esso del XV secolo, raffigurante la visione di un incredulo durante una Messa celebrata dal Papa San Gregorio Magno: il Cristo che emerge dal sarcofago e gli strumenti della Passione, che durante il Sacrificio Eucaristico si ripresenta per la salvezza delle anime; l'affresco del Cristo benedicente, ancora del XV secolo; l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta; il Crocifisso dello Staglio, realizzato con tempera grassa su tavola e ritenuta l'opera più preziosa presente nell'abbazia; l'altare maggiore, la Protesis ed il Diaconicon, tutti ricavati da grossi blocchi di pietra di Sabucina; un'urna cineraria romana, risalente al I secolo, appartenente ad un certo Diadumeno, liberto dell'imperatore Tito Flavio Cesare e probabilmente proprietario del fondo dove in seguito sorse l'abbazia.
www.cattedralecl.it


Santuario Beata Vergine Immacolata
Il Santuario Beata Vergine Immacolata di Caltanisetta è anche conosciuto con la denominazione di Immacolata Concezione.
In origine era in dediazione alla Natività di Maria Santissima nel 1727 si decise a causa dall’aumento di popolazione di allargare la chiesa con l’architetto  Giovan Battista Vaccarini  a capo del progetto. All’interno il santuario si presenta a tre navate con pianta a forma di croce e con cupola nel centro. L’altare maggiore si trova sopraelevato rispetto al livello del terreno.
All’interno troviamo un pregevole organo opera di Michele Andronico da Palermo risalente al 1745. All’esterno si osserva la facciata in pietra da taglio e l’alto campanile con sei campane in bronzo. Nel 1739 la chiesa venne ricosacrata da mons. Pietro Galletti e dedicata all’Immacolata Concezione.

Abbazia di Santo Spirito
L'abbazia fu commissionata dal conte Ruggero e realizzata su un antico casale arabo a sua volta costruito probabilmente su un edificio di culto già esistente in epoca bizantina, dedicato allo Spirito Santo. La chiesa, consacrata nel 1153, possiede notevoli elementi artistici, quali il fonte battesimale e i numerosi affreschi che ricoprono le pareti interne. Commissionata dal conte Ruggero e da sua moglie Adelasia, la chiesa fu consacrata nel 1153 ed affidata nel 1178 ai canonici regolari agostiniani, la struttura volumetrica dell'edificio è molto semplice: è costituita dal parallelepipedo della chiesa, sormontato da un tetto a capanna; dal parallelepipedo del campanile sormontato dalla piramide a base quadrata che lo ricopre; dai volumi semicilindrici delle absidi, in fondo alla chiesa, sormontate da coperture a quarto di sfera, l'affresco del Panthocrator, ridipinto nel 1964 dal pittore catanese Archimede Cirinnà; la statua della Madonna delle Grazie, del XVI secolo, in terracotta policroma, che è la più antica raffigurazione mariana di Caltanissetta

La chiesa di Sant'Agata al Collegio
è un edificio religioso che si trova a Caltanissetta, deve il nome al contiguo collegio dell'ordine dei gesuiti. La facciata della chiesa risale al Seicento, tranne il portale del Marabitti, del Settecento, che è stato realizzato in pietra bianca, a contrasto con il materiale del resto della facciata, in pietra di Sabucina o pietra arenaria rossa. Il portale è coronato da un timpano spezzato, con al centro uno stemma sostenuto da due puttini. La chiesa ha pianta a croce greca, con quattro bracci di uguale lunghezza e quattro cappelle laterali. L'interno è rivestito da lastre di marmo o di stucco a imitazione del marmo, dove ricorre la sigla "IHS", identificativa dell'ordine gesuitico.
La volta venne affrescata da Luigi Borremans, figlio di Guglielmo Borremans con una rappresentazione del "tetto sfondato", sullo sfondo del paradiso; la cornice racchiude l'immagine come se fosse una finestra aperta e le nuvole costituiscono l'elemento di collegamento tra il cielo e la terra. La cappella dedicata a Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dell'ordine, è situata nel transetto di sinistra. Conserva un bassorilievo su lastra di marmo, attribuito allo scultore siciliano Marabitti, con la figura del santo, rappresentato sul mondo insieme ad una serie di raggi dorati; accanto un puttino tiene un libro recante la scritta anno domini 1600 e al di sopra un triangolo (simbolo della Trinità), recante la scritta in ebraico Yahwe. Sotto il triangolo quattro figure femminili rappresentano i quattro continenti allora conosciuti: una donna con il cammello rappresenta l'Asia, una donna con una testa di leone rappresenta l'Africa, a sinistra una donna seduta con la tiara papale sembra rappresentare l'Europa ed, infine, una donna con la faretra rappresenta l'America.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli
(detta la Vetere) sorge a ridosso del Castello di Pietrarossa, sul lato settentrionale di quest'ultimo. Fu la seconda parrocchia della città, divenuta sede parrocchiale cittadina nel 1239 ed, in seguito, regia cappella di Casa Sveva

Chiesa di San Sebastiano
Sorta intorno al Cinquecento come omaggio al Santo da parte della popolazione per la liberazione dalla peste, la chiesa di San Sebastiano è situata proprio di fronte la Cattedrale.La chiesa fu più volte ridimensionata e restaurata.

Il palazzo Moncada detto anche Beauffremont fu edificato nella prima metà del XVII secolo dal Conte Guglielmo Moncada e doveva essere uno dei più importanti palazzi signorili della Sicilia, come testimoniano l'imponenza dell'edificio e i pregiati fregi (antropomorfi e zoomorfi) dei balconi. Tuttavia, la sua costruzione non venne portata a termine, in quanto Guglielmo ricevette la nomina a Viceré di Valenza e si trasferì in Spagna.

La fontana del tritone è costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che conduce un cavallo marino e da due mostri marini che lo insidiano  il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite. La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei

numerosi i musei :
Museo archeologico
Museo mineralogico
Galleria Moncada
Museo diocesano
Museo Nazionale del vino "Luigi Veronelli"

Santuario Di Gesù Crocifisso Signore Della Città
Secondo gli storici locali la Chiesa è sorta tra il 1300 e il 1400. Secondo lo storioco Riva (1731) è considerata la seconda per importanza dopo la Cattedrale. Ha avuto origine dal ritrovamento del Crocifisso in una grotta da parte della famiglia dei Fogliamari. I discendenti dei Fogliamari portano in processione il Crocifisso a piedi nudi. Nel 1884-85 il Cappuccino Angelico Lipani fondò nei locali annessi l'Istituto per orfane figlie di minatori e la Congregazione delle Suore del Signore per la cura e istruzione delle orfane. Durante lo sbarco degli Alleati in Sicilia la Chiesa subì un bombardamento e la volta a botte fu sostituita dal Genio Civile con una copertura a cassettoni che non rispettava le linee architettoniche.
Nel 1898 la Chiesa è stata prolungata di un terzo, arricchita di una cantoira e di un bel proseptto, opera dell'architetto Pippo Rizzo. I mosaici che adornano il Crocifisso e le due artistiche finestre istoriate sono dil Bevilacqua di Palermo (1956), mentre i mosaici laterali del presbiterio sono del Fornasier della Scuola del Friuli (1970). La scultura di S. Francesco è opera dei Biancardi (1882), l'artistica tela della Madonna di Pompei è opera del pittore romano Bottoni (1908). La tela di S. Elisabetta d'Ungheria è stata dipinta da Salvatore Randazzo e la scultura di S. Antonio è dello Scimè.

Santuario Madonna della Catena
Troviamo il piccolo Santuario Madonna della Catena in una zona sottostante il punto chiamato un tempo Belvedere. In origine il tempio era in dedicazione a Santa Margherita, dedicazione derivante dalla contrada dove era edificata.
Il simulacro venne posto in chiesa e al posto dell’abitino del Carmelo venne sostiuita la catena. Seguì la riconsacrazione del santuario con la nuova denominazione che permane oggi.
All’interno la chiesa si presenta con due altari oltre quello maggiore. Sulla destra troviamo la statua dell’Ecce Homo e sulla sinistra in ceramica quella di Santa Margherita.

Santuario Madonna della Grazie
In origine il Santuario Madonna della Grazie era posto al di fuori dell’abitato, oggi si trova ingolbato nelle fabbriche del convento. Il complesso una volta andava ad affacciarsi  sul vallone del Canalicchio dove scorreva un torrenteSul portale troviamo decorazioni sulle cornici modanate e un timpano decorato da volute. A delimitare il fronte della chiesa troviamo due alte paraste.
All’interno la chiesa è sovrastata da volta a botte decorata con stucchi. Sull’altare maggiore si conserva il quadro della Madonne delle Grazie all’interno di una raggiera dorata.

Santuario di Santa Flavia – Caltanissetta
Le origini del santuario risalgono al 1592 quando la principessa Maria D’Aragona concede una dote annua per l’erezione di un convento benedettino accanto alla chiesa di Santa Venera. Il luogo venne scelto per la sua particolare posizione panoramica dominante la città.
Al suo interno vennero collocate le cappelle con i corpi di Antonio Moncada e di Maria D’Aragona.
Nel corso del 1650 si segnalano interventi di decorazione all’interno del santuario. Nel 1867 il convento con la chiesa vennero adibiti a deposito militare e solo nel XX la chiesa tornò al culto.
All’interno il santuario si sviluppa con pianta basilicare, sulla facciata si trovano due distinti ordini sovrapposti separati da cornicione marcapiano.

Santuario San Michele Arcangelo
Nel 1625 in occasione della diffusione della peste San Michele Arcangelo divenne patrono di Caltanissetta.
Proprio in questo periodo gli venne dedicata una chiesa in paese. All’interno della chiesa si venera un simulacro di San Michele Arcangelo, nell’atto di sconfiggere il Demonio, risalente al ’600 opera dell’artista Stefano li Volsi da Nicosia.

SAN MICHELE ARCANGELO Patrono di Caltanissetta
E' il capo degli angeli fedeli a Dio e viene rappresentato come un angelo guerriero che lotta contro il diavolo. La sua devozione è collegata alle sue apparizioni.
Si narra che nel 1625 apparse ad un frate cappuccino a Caltanissetta e gli disse che avrebbe protetto la città. Scoppiò la peste e, per salvaguardare la città furono messe tutt'attorno le mura delle guardie. Un appestato cercò di entrare, eludendo la sorveglianza, ma fu fermato con un fulmine da san Michele. Da quel momento divenne il patrono della città, che prima era il Cristo Nero, gli ostruirono un santuario e gli dedicarono due feste l'anno. Prima di ogni festa, il lunedì dopo Pasqua, i devoti recitano in famiglia una novena e tengono i figli e le figlie per quel giorno, nei i primi nove anni della loro vita, a digiuno, solo con pane ed acqua. Ogni anno è rappresentato da una candela. Trascorsi i nove anni portano le nove candele dal parroco che le benedice quindi le riportano a casa e le conservano. Potranno servire per invocare la protezione del patrono nei momenti difficili della loro vita.
La statua del patrono, opera di Stefano Livolsi realizzata nella prima metà del '600, viene portata in processione dal duomo al Santuario; lì sosta qualche giorno per permettere il pellegrinaggio ai fedeli. La tradizione vuole che se piove vuol dire che il santo non vuole uscire. Resterà quindi dove si trova fino a quando il tempo non si stabilizza.

LE MINIERE SICILIANE
Gli ultimi due secoli della storia sociale ed economica della Sicilia centro-meridionale sono stati segnati dall’attività estrattiva dello zolfo, che raggiunse il suo momento di massima espansione attorno al passaggio tra il XIX ed il XX secolo. In particolare, nel 1905 in Sicilia si estrassero 536.782 tonnellate di zolfo, pari al 90% di tutta la produzione mondiale. Le zolfare, per, non furono solo un elemento di sostentamento per le popolazione e di arricchimento per i proprietari, ma anche, purtroppo, causa di sofferenze, tragedie e lutti. Una delle pagine più tragiche fu scritta il 12 novembre 1881, nella miniera Gessolungo a Caltanissetta, dove uno scoppio provocò la morte di 65 operai. L’estrazione dello zolfo dalle viscere della terra ed il suo trasporto per la fusione fu possibile solo grazie al lavoro massacrante e disumano di uomini e, ancor di più “carusi”. Ogni “carusu”, di età compresa tra i 7 e i 12 anni, percorreva l’equivalente di 22,5 chilometri con gli “stirratura” carichi e altrettanti con gli “stirratura” vuoti. “Nelle dure facce quasi spente dal bujo crudo delle cave sotterranee, nel corpo sfiancato dalla fatica quotidiana, nelle vesti strappate, avevano il livido squallore di quelle terre senza un filo d’erba, sforacchiate dalle zolfare, come da tanti enormi formicai” si legge nel toccante racconto “Ciaula scopre la luna” di Luigi Pirandello. Per la concessione dell’impiego del bimbo la famiglia riceveva spesso grano, olio o solo pane.
Lo sfruttamento dei lavoratori produsse grave disagio sociale e giustificati fermenti sindacali. Poi una crisi irreversibile, che determinò la cessazione di ogni attività lavorativa e l’abbandono di un patrimonio i cui “segni” persistono ancora oggi e riconoscibili nelle strutture dismesse degli impianti dei bacini minerari.
Oggi, ad esempio, si possono visitare le miniere di Gessolungo e di Trabonella ubicata sulla riva destra del fiume Imera, a circa 3 chilometri dalla stazione ferroviaria omonima. Da Caltanissetta si può anche raggiungere la miniera di Trabia-Tallarita, posta tra il territorio di Sommatino e quello di Riesi, lungo la strada statale detta “delle zolfare”, che E’ possibile percorrere per raggiungere nuovamente Racalmuto

Museo archeologico
Ora è sito accanto all'abbazia di Santo Spirito, nell'omonima contrada, ospitato in un moderno stabile. Nel museo sono raccolti una gran numero di reperti archeologici relativi ai primi insediamenti nell'area della Valle del Salso e del territorio limitrofo. I siti da cui proviene la maggioranza delle testimonianze sono le necropoli di Mazzarino e i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, situati a pochi chilometri dal centro abitato di Caltanissetta. Essi erano posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell'antichità. Le collezioni, tra le più importanti della Sicilia, comprendono corredi, vasi attici decorati a figure rosse, utensili e manufatti di bronzo e di ceramica. Al suo interno è custodito il celebre Sacello di Sabucina.

Museo mineralogico
Il museo, mediante l'esposizione di minerali (in particolare campioni di zolfo, rocce, fossili ed attrezzature specifiche) testimonia l'attività svolta in passato di sfruttamento delle varie miniere per l'estrazione dello zolfo presenti sul territorio nisseno. Sono inoltre esposti anche cartine geologiche e piani topografici delle zolfare. Presente anche una collezione di macrofossili, catalogati in ordine stratigrafico, dal periodo Siluriano al Quaternario.

Galleria Moncada
Il museo al suo interno conserva diverse opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano (quasi tutti realizzati in marmo) che furono donati dall'autore al Comune al momento della morte. La struttura ospita inoltre una sala interamente dedicata ai Moncada, antichi proprietari del nobile palazzo. Nella Galleria vengono frequentemente allestite esposizioni culturali estemporanee. Il museo è stato inaugurato nel 2010.

Museo diocesano Sito in Viale Regina Margherita, presso il Vescovado, ospita diverse collezioni, provenienti da molte chiese del territorio che offrono un'ottima testimonianza del fermento culturale degli artisti locali fra Seicento e Settecento. All'interno sono custoditi numerosi dipinti, vasi d'argento, paramenti sacri, arredi e preziosi codici miniati.


Villa del Casale di Piazza Armerina
Per sfuggire alla prigionia di Polifemo, Ulisse escogita una trappola: innanzitutto offre del vino dolcissimo al Ciclope che, ringraziandolo prima di crollare nel sonno, gli chiede il suo nome. Ulisse gli risponde di chiamarsi "Nessuno". Dopodiché Ulisse lo acceca bruciandogli l'unico occhio con un bastone arroventato di ulivo, donatogli, si pensa, da Atena. Polifemo urla così forte che gli altri ciclopi si svegliano. Essi corrono alla sua grotta mentre Ulisse e i suoi compagni si nascondono vicino al gregge del ciclope Polifemo. I ciclopi chiedono a Polifemo perché avesse urlato così forte, ed egli dice che "Nessuno" (in realtà Odisseo) sta cercando di ucciderlo. I ciclopi pensano sia ubriaco e lo lasciano nel suo dolore. La mattina dopo, mentre Polifemo fa uscire il suo gregge, Ulisse e i suoi soldati scappano grazie a un altro abile stratagemma: ognuno di loro si aggrappa al vello del ventre di una pecora per sfuggire al tocco di Polifemo quando questi avesse portato a pascolare la mandria. Polifemo è anche la causa delle altre sciagure di Ulisse: quando sta per partire, viene maledetto dal Ciclope che, pregando il padre Poseidone, viene ascoltato e Ulisse tornerà ad Itaca senza compagni e senza nave. Il ciclope si accorge che Ulisse è scappato, va su una scogliera e incomincia a scagliare pietre alle navi di "Nessuno".


torneo internazionale di tennis
Tennis Club Villa Amedeo Caltanissetta
www.tennisclubcaltanissetta.it



Caltanissetta informazioni turistiche sul patrimonio architettonico
Informazioni e accoglienza turistica a Caltanissetta
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Comuni confinanti
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