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Motta Sant'Anastasia, castelli, torri e fortificazioni nel comune

Motta Sant'Anastasia

Denominazione: Castello di Motta Sant’Anastasia; castrum Sanctae Anastasiae;
arx Sanctae Anastasiae
Comune: Motta Sant’Anastasia
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Castello
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Spazio espositivo e centro di informazione turistica

Piccolo borgo di poca importanza durante il periodo ellenico,  Motta, grazie alla sua favorevole posizione geografica di dominio sulla piana di Catania, si consolidò nei secoli per le continue e ripetute invasioni che iniziarono fin dal periodo di Dionisio, tiranno di Siracusa.

Continuò nel suo ruolo durante le invasioni romana, bizantina, araba, normanna ed infine quella sveva. Durante il periodo Normanno Motta ebbe un ruolo importante per la difesa della città di Catania e della valle del Simeto.

Fu Ruggero d’Altavilla, Conte di Sicilia, nel XI secolo, ad ordinare la riedificazione dell’antico castello esistente sulla rupe di Motta. La sua funzione principale era quella di postazione di avvistamento e prima roccaforte di difesa.

Il Dongione di Motta è legato all’amore non corrisposto che Bernardo Cabrera, duca di Modica – grande giustiziere del regno di Sicilia – nutriva per la regina Bianca di Navarra, vedova del re Martino I. Bianca che nel 1408 aveva assunto il vicariato del regno non ne volle sapere delle assillanti insistenze del Duca. “Va via vecchio rognoso” si dice ella abbia detto nei confronti dell’insistente corteggiatore anche per fugare le dicerie che già circolavano a corte sull’ ardito spasimante che la tempestava di vistosi regali.

A quel tempo, signore di Motta era l’ammiraglio Sancho Ruiz de Lihori fedele e sincero amico della regina. Ruiz catturò Bernardo e lo fece rinchiudere nel Castello di Motta S.Anastasia in una finta stanza da letto che in realtà era una cisterna. Durante la notte la stanza fu fatta invadere delle acque. Fu salvato da un paggio che invece era Jana da Motta, ancella della regina, che si era intrufolata nottetempo nel castello per farlo fuggire, così ella disse, al gran giustiziere che, in mutande, si calava dalle mura della torre con delle lenzuola annodate tra di loro,convinto che alla base avrebbe trovato vestiti e cavalli per allontanarsi. Ma la perfida Jana lo aveva
ingannato, perché la fune non arrivava fino alla base della torre ed il Duca rimase sospeso a mezz’aria catturato in una rete a bella posta preparata tra il ludibrio dei paesani. L’indomani fu tolto da quella ridicola posizione e portato in catene al castello Ursino di Catania.

Denominazione: Castello di Motta Sant’Anastasia; castrum Sanctae Anastasiae; arx Sanctae Anastasiae

Comune:  Motta Sant’Anastasia
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Castello
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Spazio espositivo e centro di informazione turistica Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali

Descrizione

Il donjon di Motta (intorno al quale sussistono scarsi avanzi della cinta muraria che chiudeva altre costruzioni, in parte ancora esistenti nei primi anni del XX) presenta dimensioni minori rispetto a quelle di Paternò e di Adrano.

La pianta misura m 8,50 x 17 mentre in altezza raggiunge m 20. Il torrione è impostato su una balza rocciosa lavica. Le murature sono realizzate in opus incertum di pietrame lavico mentre i cantonali sono realizzati in conci ben squadrati dello stesso materiale.

Il donjon è diviso in altezza in tre piani illuminati da piccole aperture.
Al pianterreno è la porta d’ingresso di non grandi dimensioni. Ai lati sono finestre rettangolari verisimilmente aperte in età moderna. Volte in muratura, solai lignei e muri di tramezzo non sono sopravvissuti alle trasformazioni e agli adattamenti cui il torrione è stato sottoposto.

Il collegamento fra i vari piani era assicurato con ogni probabilità da piccole scale addossate alle pareti e non collocate nello spessore dei muri, piuttosto contenuto (m 1,60) e certamente di gran lunga inferiore alla possanza dei muri nei donjons di Paternò e di Adrano.

La copertura conclusiva è costituita da una volta ogivale con arcata mediana di sostegno impostata su mensole. La terrazza presenta coronamento di merli (sette sui lati lunghi e due su quelli corti).

Probabilmente alla torre di Motta era attribuito un valore soprattutto militare-difensivo mentre la funzionalità residenziale sembrerebbe del tutto secondaria, in particolare a confronto con i non lontani donjons di Adrano e di Paternò.


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