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Mussomeli, castelli, torri e fortificazioni nel comune

Mussomeli

Un paese in stile gotico-chiaramontano

Un castello come un “Nido d’aquila” posto a difesa di uno degli esempi più belli di urbanistica medievale
In Sicilia Mussomeli fa rima con “Nido d’aquila”. E se non ci credete, provate a dare uno sguardo al superbo, omonimo, castello che dalla seconda metà del Trecento svetta sopra il paesino. Si tratta di uno dei manieri più belli di tutta l’Isola, in stile gotico-chiaramontano, che conserva praticamente intatte tutte le sue forme così come vennero consolidate nel Quattrocento. Dietro ad una facciata ricca di decorazioni, alle spalle delle finestre gotiche, ecco le sale degli archi e delle volte a crociera, la sala dei Baroni e la cappella e la cosiddetta Cammara di li tri donni, la “camera delle tre donne” che sembra ricordare le presenze femminili del castello. Leggenda vuole che nei sotterranei venissero conservati inenarrabili tesori e vi accadessero misteriorissimi fatti. Dai suoi 780 metri circa d’altezza, il Nido d’aquila sorveglia il paese che, mantiene il suo disegno urbanistico medievale soprattutto nella sua parte più alta, quella che circonda la trecentesca Chiesa Madre, voluta proprio dallo stesso Manfredi che fondò il paese e fece edificare il castello, dedicata a San Ludovico. In origine il santo ricordato con questo tempio fu San Giorgio, protettore dei Chiaramonte, ma con il declino del potentato, mutarono anche le fortune del santo…

Mussomeli

CASTELLO DI MUSSOMELI

"Nido d'aquila fuso nella rupe" è stato definito questo stupendo castello che, veramente fuso con la roccia, isolato ed inespugnabile, fu certamente tra i più importanti dell'isola.
Don Cesare Lanza barone di Castania, figlio di Blasco, il quale, con regia investitura divenne conte di Mussomeli.
Di lui si narra venuto a conoscenza che la propria figlia Laura, coniugata con il Barone Carini, aveva mantenuto dei rapporti extraconiugali con un giovane cavaliere, per difendere l'onore del Casato, si recò presso il Castello di Carini, dove dimorava Laura e cogliendola sul fatto, decise di assassinare la propria figlia, strangolandola che dopo avere atrocemente ucciso la propria figlia Laura La Grua si sia qui per certo tempo rifugiato, cercando nella isolata dimora quella pace che il rimorso gli negava. una strana piccola stanza triangolare che prende luce da una stretta feritoia, con soprastante ammezzato al quale si accede per una ripida scaletta. Ad esso è legata la macabra leggenda detta «delle tré donne».
Vi si narra di un signore del castello il quale, dovendo partire per la guerra, vi rinchiuse le sue tre bellissime sorelle, con sufficienti provviste. Accadde però che la sua assenza fu assai più lunga del previsto ed al ritorno egli le trovò morte di inedia con «la suola delle scarpe ancora tra i denti». Nella cappella, dalla splendida porta, si trova una statua di Madonna detta «della catena» a cui si rivolgeva anticamente il popolo, implorando grazia per i carcerati. Nei primi giorni di settembre, durante la festa del paese.


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