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Paternò

Castello di paternò (CT)
Denominazione: Castello di Paternò; castrum o turris Paternionis
Comune: Paternò
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro urbano
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Museo civico e spazio per manifestazioni espositive temporanee

www.comune.paterno.ct.it

www.facebook.com/pages/CASTELLO-NORMANNO-DI-PATERNO/74149533168

Definitatta “città delle Regine” per aver ospitato all’interno delle proprie mura medievali nobili dame come Eleonora d’Aragona e Bianca di Navarra, Paternò ha conosciuto, proprio con l’avvento dei conquistatori nordici, un periodo di floridezza che, per fortuna, non ha conosciuto pause.
Certamente sfavillante è la sua parte medievale, con la chiesa e il convento di San Francesco, quest’ultimo forse palazzo regio duecentesco dato in dono ai francescani nel 1346 da Eleonora d’Aragona, la stessa regina che donò all’ordine l’attigua chiesetta allora dedicata a San Gregorio (1086); con la Basilica di Santa Maria dell’Alto, che del periodo della sua fondazione conserva parte della facciata in stile romanico; e con la chiesa di Santa Maria di Josaphat edificata per volere della contessa Adelasia nel 1072 come testimoniato dalla lapide al suo interno che recita in latino “Nell’anno del Signore 1072 Adelizia, moglie del Conte Ruggero, fece edificare questo tempio sotto il titolo di S.Maria de Valle Josaphat, nella quale fu sepolta dagli Apostoli e assunta in Cielo dagli Angeli”.
Ovviamente, il gioiello più prezioso resta il Castello. Edificato nel 1072 da Ruggero d’Altavilla, è ancora interamente visitabile perché in perfette condizioni.
Nel 1072, Goffredo Malaterra riferisce dell’edificazione di un castrum a Paternò su iniziativa del gran conte Ruggero I.
Secondo Giuseppe Agnello il primitivo castello normanno di Paternò sarebbe stato demolito per ordine di Federico II, per dar posto a un nuovo edificio castrale, quello attualmente esistente.
Le attestazioni documentarie, l’aspetto complessivo di castello-torre e le evidenti analogie con donjons di area normanna-inglese fanno decisamente propendere per una datazione in epoca normanna:


Le origini di  Paternò sono antiche e risalgono ad epoca precedente ai greci. L’antico nome era Ibla Mayor e numerose sono le testimonianze archeologiche che il suo territorio conserva. Il centro storico è ricco di monumenti risalenti al periodo normanno. Sull’origine del nome di Paternò, nel corso dei secoli, molto si è scritto ed ancora si scriverà stante che le varie ipotesi formulate hanno ognuna un suo fascino ma non un fondamento scientifico. Uno sviluppo civile ed economico si ha con la venuta dei normanni che ci hanno lasciato monumenti insigni che ci testimoniano l’importanza raggiunta dalla città nel Medio Evo. Sulla collina, tra gli altri, sono situati monumenti risalenti al periodo normanno:
il Castello edificato da Ruggero II nel 1072, il convento con la chiesa di S.Francesco, la chiesa S. Maria dell’Alto con scalinata settecentesca, la chiesa S. Maria di Josaphat, costruita dalla contessa Adelasia nel 1092.
Nella città bassa sono situati la torre merlata dei Falconieri (XIV sec.), la chiesa della patrona S. Barbara, il Pantheon, con altri barocchi. La città ha avuto l’appellativo di “città delle regine” in quanto camera regionale e sede di varie regine, Eleonora D’Aragona e la Bianca di Navarra; quest’ultima nel 1405 da castello Normanno promulgava le “Consuetudini della città di Paternò”. Fino alla caduta del feudalesimo in Sicilia (1812) il Castello è stato proprietà di vari conti e principi. Sotto i Moncada è stato adibito a carcere, dove i prigionieri, fino al 1860 hanno lasciato i loro ricordi nei graffiti. Successivamente è divenuto proprietà del demanio, dei Borboni ed alla fine del Comune di Paternò; nel 1958 passa alla Regione siciliana per essere dignitosamente restaurato ed adibito a museo.

CASTELLO DI PATERNò - PATERNò

Denominazione: Castello di Paternò; castrum o turris Paternionis
Comune:  Paternò
Provincia: Catania
Ubicazione: Centro urbano
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Museo civico e spazio per manifestazioni espositive temporanee
Stato di consistenza: Edificio interamente conservato

Descrizione

Il donjon consta di un blocco parallelepipedo reso irregolare solo da una sporgenza di m 1,50 sull’angolo sud-est che occupa tutta l’altezza del monumento, costituendo quindi una sorta di modestissima torretta.

Le dimensioni complessive (m 24,30 x 18 in pianta e m 34 in altezza) superano di poco le dimensioni del donjon di Adrano. Lo spessore murario medio è di m 2,60.

Come nei castelli di Adrano e di Motta la muratura è realizzata in pietrame lavico di varie dimensioni, con l’impiego di grossi conci di pietra calcarea nei cantonali. Questa particolarità, e l’utilizzo della stessa pietra calcarea per le aperture, crea un singolare effetto di bicromia sulle superfici esterne del castello.

Il torrione è diviso in tre livelli, compreso quello terreno. Le coperture sono costituite da volte in muratura in tutti i piani come pure nella copertura conclusiva dell’edificio. Al piano più basso si accede attraverso una scala addossata sul lato corto nord. Lo spazio interno è suddiviso in cinque vani da muri tramezzi.

L’ampio salone che si apre subito dopo l’ingresso, coperto da volta ad arco acuto, è illuminato da due monofore ricavate sul lato ovest. Sul pavimento di questa sala è scavato un grande pozzo, allo stato attuale interrato.

La cappella è costituita da un vano rettangolare (m 6 x 3,90) ad una sola navata con abside semicircolare ricavata nello spessore murario est.
Le pareti della cappella mostrano una serie di pitture murali a tempera (non si tratta di affreschi), rese in parte mutile da fuochi accesi dai pastori che a lungo utilizzarono parte dell’edificio.

Al primo piano si giunge mediante una scaletta in pietra a due rampe realizzata nel grosso spessore del muro nord. Tale piano è frazionato in due parti nel senso della lunghezza: verso est è ricavato un grande salone coperto da volta ad ogiva e illuminato da quattro bifore in pietra calcarea. L’altra metà del piano è suddivisa in tre stanze quadrate.

Al secondo piano si accede mediante una scaletta realizzata nello spessore del muro nord.

Lo spazio interno è caratterizzato da una grandiosa galleria con volta ogivale disposta in senso est-ovest. La galleria è illuminata da due enormi bifore, una con colonna marmorea e l’altra con colonna in pietra lavica: queste due grandi aperture sarebbero relative alle importanti ristrutturazioni trecentesche del castello. Ad ognuno dei due lati della galleria si dispongono due stanze quadrate.

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