Catania, castelli, torri e fortificazioni nel comune - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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CASTELLO URSINO

Denominazione: Castello Ursino; castrum Cathaniae; castrum Ursinum
Comune: Catania

Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Federico di Svevia
Proprietà attuale: Pubblica (Demanio dello Stato, in concessione al Comune)
Uso attuale: Museo Civico
Stato di consistenza: Complesso architettonico quasi interamente conservato nella configurazione esterna ma con modifiche profonde subite dagli spazi interni.

Con l'occupazione dei Vandali, degli Eruli, dei Goti, degli Ostrogoti ed infine dei Bizantini di Belisario (535), Catania non subì arresti nella prosperità economica, anzi se ne avvantaggiò, nella metà del VI secolo, grazie allo spostamento verso Oriente dei traffici marittimi e con il trasferimento in città della zecca dell´impero bizantino nonché con le pressanti richieste di derrate e di legnami da parte di Costantinopoli, per sostenere la concorrenza delle flotte musulmane nel Mediterraneo. Ma con lo sbarco degli Arabi e la conquista di Palermo (831), Catania risentì, come le altre città siciliane, del clima di incertezza e di costante minaccia e fu gravemente colpita nella sua economia dalle frequenti incursioni che si protrassero per tutto il IX secolo. Se riuscì a sostenere vittoriosamente l'assedio musulmano del 900, finì col perdere la propria indipendenza e quindi il carattere omogeneo della sua popolazione con forti infiltrazioni di berberi e di arabi-orientali, pur rimanendo una importante città marittima.
Verso il 1040, con la disgregazione del dominio arabo, Catania fu sede di una signoria e teatro di scontri tra i vari emiri in lotta per il possesso di tutta l'isola, l'ultimo dei quali, Ibn at-Thumnah, invocò l'intervento dei Normanni (1060).
Nel 1071, la città fu occupata dal conte Ruggero d´Altavilla come alleato degli Arabi, ma suscitò una rivolta con il suo comportamento.
Neutralizzati i Musulmani, Ruggero concesse la città in feudo ad Angerio (1082), il bretone abate dell'abbazia benedettina di Sant'Agata, consacrato vescovo dieci anni dopo.
Sotto i Normanni, per quanto fossero favorite Messina e Siracusa, Catania prosperò, grazie ai ricchissimi prodotti dell'entroterra, ai pregiati legnami dell'Etna, alla pece di Mascali. Ma questo processo di sviluppo fu bruscamente interrotto dal terremoto del 1168 che provocò ingentissimi danni e ben quindicimila vittime.
La ricostruzione fu rapida, ma nel 1194 Enrico IV di Svevia ne ordinò il saccheggio e la demolizione di alcuni edifici, per punirla di aver parteggiato con Tancredi.
Federico II la tolse alla signoria dei vescovi e fece costruire il castello Ursino (1239), non solo per la difesa della costa, ma per fronteggiare eventuali insurrezioni della città dalle tradizioni guelfe.
Coinvolta nei moti del Vespro (1282) che si conclusero con la cacciata degli Angioini e dei Francesi, Catania riprese a prosperare con l'avvento della dinastia aragonese (1296), grazie ad alcune riforme di natura amministrativa e politica, nonché della concessione di privilegi e di esenzioni fiscali che la posero su un piano competitivo con Palermo e Messina.
Dal 1342 e fino agli inizi del XV secolo fu spesso sede della corte aragonese.

Il castello è un grande complesso edilizio ad ali con corte centrale. Ogni lato misura m. 50 circa. I quattro angoli sono dotati di torri circolari con diametro di poco superiore ai l0 m; delle torri semicilindriche mediane (diametro metri 7), solo due (lati nord ed ovest) si sono conservate ma è certa l'esistenza anche delle altre due. La torre angolare di sud-est fu ricostruita durante i restauri del 1931-34 (Agnello 1935, pp. 444-447) Le torri erano caratterizzate da base scarpata attualmente visibile solo molto parzialmente a causa della colata lavica che circondò l'edificio e degli ulteriori successivi interramenti;
l'aspetto originario del castello (ben testimoniato dal già citato affresco) era quindi molto più slanciato e verticale di quanto non sia attualmente, come già sottolineato da Agnello (ivi, p. 425). Le mura, realizzate in opus incertum di pietrame lavico, tanto all'esterno che all'interno presentano spessore di m 2,50; lo spazio fra le mura perimetrali esterne e quelle interne delimitanti il cortile è di m 8,40.

L'aspetto esterno del castello risente molto dell'interramento alla base ed è caratterizzato inoltre da numerose aperture in buona parte posteriori al progetto originario; le cornici in pietra bianca di queste ultime creano però un gradevole effetto cromatico sulle murature scure.
Oltre all'interramento della base ed alla presenza di molte finestre, l'assenza completa di merlature e quella, quasi completa, di mensole di coronamento, ha modificato, riducendola moltissimo, l'originaria valenza militare del monumento.
L'interno del castello è però la parte che ha subito le modifiche e le trasformazioni più significative (in alcuni casi anche le più ignobili), in parte eliminate dagli interventi di restauro. Lo stato disastroso del complesso prima dei lavori del 1931-34, offeso in particolare dalla presenza di numerosi muri tramezzi che mutilavano gli interni, è bene evidente da Castello Ursino
Secondo l'ipotesi di ricostruzione elaborata da Giuseppe Agnello (la cui descrizione qui si riassume molto brevemente), l'originario edificio svevo presentava al piano terreno quattro ali edilizie con altrettanti ambienti a pianta rettangolare coperti ognuno da tre volte a crociera costolonate impiantate su semicolonne e quarti di colonne angolari; quattro stanze quadrate, anch'esse coperte da crociere, raccordavano fra loro i saloni, permettendo inoltre l'accesso alle torri angolari.
L'aspetto originario si è mantenuto nell'ala settentrionale che "conserva integro il mirabile trionfo delle cinque crociere: le due angolari, isolate mediante muri divisori di m. 1,70 di spessore, le tre mediane riunite in un unico vastissimo ambiente" Oltre la porta d'accesso, il salone presenta altre due porte che si aprono verso il cortile interno; esistono inoltre le due porte di collegamento con gli ambienti angolari e quella che rende accessibile la torre mediana.
Le torri d'angolo sono invece accessibili dai due ambienti laterali, mediante porticine archiacute che immettono in ambulacri a gomito ricavati negli spessori murari; le torri presentano all'interno un vano ottagonale coperto da volta ad ombrello con costoloni impiantati su mensoloni e bloccati da serraglia.
L'ala edilizia ovest, secondo Giuseppe Agnello, fu trasformata nel XIV secolo con la costruzione di una volta ogivale, divisa in tre campate da arconi, che avrebbe sostituito le crociere originarie. Totalmente trasformati fra tardo medioevo e rinascimento appaiono gli ambienti centrale dell'ala sud e dell'ala est. Secondo un recente contributo (Terranova et al. 1995, p. 466) il progetto originario prevedeva un piano superiore solo sull'ala settentrionale; questa sopraelevazione, accessibile mediante la scala della torre mediana sul lato nord, era verosimilmente destinata a funzioni residenziali.
Giuseppe Agnello ritenne invece che il piano superiore fosse previsto nel progetto federiciano e che sia stato effettivamente realizzato e quindi radicalmente trasformato fra XV e XVI secolo.

Catania

Denominazione: Castello Ursino; castrum Cathaniae; castrum Ursinum
Comune: Catania - Provincia: Catania
Ubicazione: Centro storico. Piazza Federico di Svevia
Proprietà attuale: Pubblica (Demanio dello Stato, in concessione al Comune)
Uso attuale: Museo Civico

Castello Ursino

Il castello è un grande complesso edilizio ad ali con corte centrale.
Ogni lato misura m 50 circa. I quattro angoli sono dotati di torri circolari con diametro di poco superiore ai l0 m; delle torri semicilindriche mediane (diametro m 7), solo due (lati nord ed ovest) si sono conservate ma è certa l’esistenza anche delle altre due. La torre angolare di sud-est fu ricostruita durante i restauri del 1931-34 (Agnello 1935, pp. 444-447) Le torri erano caratterizzate da base scarpata attualmente visibile solo molto parzialmente a causa della colata lavica che circondò l’edificio e degli ulteriori successivi interramenti; l’aspetto originario del castello (ben testimoniato dal già citato affresco) era quindi molto più slanciato e verticale di quanto non sia attualmente, come già sottolineato da Agnello (ivi, p. 425). Le mura, realizzate in opus incertum di pietrame lavico, tanto all’esterno che all’interno presentano spessore di m 2,50; lo spazio fra le mura perimetrali esterne e quelle interne delimitanti il cortile è di m 8,40.
L’aspetto esterno del castello risente molto dell’interramento alla base ed è caratterizzato inoltre da numerose aperture in buona parte posteriori al progetto originario; le cornici in pietra bianca di queste ultime creano però un gradevole effetto cromatico sulle murature scure. Oltre all’interramento della base ed alla presenza di molte finestre, l’assenza completa di merlature e quella, quasi completa, di mensole di coronamento, ha modificato, riducendola moltissimo, l’originaria valenza militare del monumento.
L’interno del castello è però la parte che ha subito le modifiche e le trasformazioni più significative (in alcuni casi anche le più ignobili), in parte eliminate dagli interventi di restauro. Lo stato disastroso del complesso prima dei lavori del 1931-34, offeso in particolare dalla presenza di numerosi muri tramezzi che mutilavano gli interni, è bene evidente da una pianta del XIX secolo edita da Agnello.
Secondo l’ipotesi di ricostruzione elaborata da Giuseppe Agnello (la cui descrizione qui si riassume molto brevemente), l’originario edificio svevo presentava al piano terreno quattro ali edilizie con altrettanti ambienti a pianta rettangolare coperti ognuno da tre volte a crociera costolonate impiantate su semicolonne e quarti di colonne angolari; quattro stanze quadrate, anch’esse coperte da crociere, raccordavano fra loro i saloni, permettendo inoltre l’accesso alle torri angolari.
L’aspetto originario si è mantenuto nell’ala settentrionale che “conserva integro il mirabile trionfo delle cinque crociere: le due angolari, isolate mediante muri divisori di m. 1,70 di spessore, le tre mediane riunite in un unico vastissimo ambiente” (Agnello 1935, p. 430). Oltre la porta d’accesso, il salone presenta altre due porte che si aprono verso il cortile interno; esistono inoltre le due porte di collegamento con gli ambienti angolari e quella che rende accessibile la torre mediana. Le torri d’angolo sono invece accessibili dai due ambienti laterali, mediante porticine archiacute che immettono in ambulacri a gomito ricavati negli spessori murari; le torri presentano all’interno un vano ottagonale coperto da volta ad ombrello con costoloni impiantati su mensoloni e bloccati da serraglia.
L’ala edilizia ovest, secondo Giuseppe Agnello, fu trasformata nel XIV secolo con la costruzione di una volta ogivale, divisa in tre campate da arconi, che avrebbe sostituito le crociere originarie.
Totalmente trasformati fra tardo medioevo e rinascimento appaiono gli ambienti centrale dell’ala sud e dell’ala est. Secondo un recente contributo (Terranova et al. 1995, p. 466) il progetto originario prevedeva un piano superiore solo sull’ala settentrionale; questa sopraelevazione, accessibile mediante la scala della torre mediana sul lato nord, era verosimilmente destinata a funzioni residenziali.
Giuseppe Agnello (1935, pp. 453-455) ritenne invece che il piano superiore fosse previsto nel progetto federiciano e che sia stato effettivamente realizzato e quindi radicalmente trasformato fra XV e XVI secolo.

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