Sperlinga, castelli, torri e fortificazioni nel comune - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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Sperlinga, castelli, torri e fortificazioni nel comune

Castello di Sperlinga

Per circa tre secoli il feudo appartenne alla famiglia Ventimiglia. Successivamente il nobile Giovanni Ventimiglia lo cedette al signore Giovanni Forti Natoli con il titolo di primo principe. Questi contribuì alla formazione dell’attuale centro urbano. In seguito il paese conobbe sino al 1862 la signoria degli Oneto, venendo in seguito affidato al barone Nunzio Nicosia. Con lo sguardo alle strutture architettoniche meritano menzione la Chiesa Madre del XVII secolo con una sola navata, la piccola Chiesa di S. Luca e i resti del Castello normanno interamente scavato nella roccia.

Denominazione: Castello di Sperlinga; castrum Sperlingae
Comune: Sperlinga
Provincia: Enna
Ubicazione: Centro abitato. Via Castello 1
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Monumento aperto al pubblico e visitabile.
Stato di consistenza: Il complesso degli ambienti ipogeici risulta interamente conservato; gravi distruzioni subirono invece nel tempo le parti in muratura; tutto il castello è stato recentemente sottoposto ad imponenti lavori di restauro.

Descrizione

Il complesso architettonico ha perso la sua integrità nel 1914 quando fu demolita la maggior parte delle fabbriche. Lo Stato di consistenza dei ruderi risulta buono in seguito al consolidamento degli anni ‘80. La chiesa è stata ricostruita nel 1995 e, attalmente, lavori in corso che prevedono la copertura di alcuni ambienti. Il castello non presenta planimetria unitaria né regolare.

I molti corpi di fabbrica che lo costituiscono sono distribuiti su diverse quote.

Presenta pianta oblunga di circa 200 m di lunghezza per 15 di larghezza; in cima alla rupe, alta circa 70 m dal calpestio di piazza Castello, le dimensioni del corpo superiore risultano alquanto ridotte (m 40 x 7 ca.).

L’assetto strutturale, formato da opere murarie e ambienti rupestri evidenzia particolari e ricercate soluzioni architettoniche e costruttive capaci di sfruttare le preesistenti strutture rupestri e di farle coesistere con le opere murarie realizzate. Il corpo principale costruito direttamente sulla roccia come tutte le altre fabbriche, ha pianta rettangolare; in basso si trova un vestibolo con corridoi d’accesso e in prima elevazione le “stanze baronali”. Esternamente il corpo d’ingresso è caratterizzato da un lungo muro, in alcune parti munito di contrafforti e forato da una serie di aperture di epoche diverse poste nel secondo ordine. Sul prospetto principale che guarda la sottostante piazza è collocata la bifora citata di epoca trecentesca, due finestre e il portale di un balcone con stipiti e mensole in pietra riferibili agli interventi di ristrutturazione seicentesca.

La parte ovest del castello ricorda la prua di una nave. Sul piano di calpestio roccioso si trova, nella parte posteriore, la chiesa formata da tre vani in successione secondo l’asse ovest-est.

In origine l’asse doveva essere quello nord-sud; è presente infatti un altare con nicchia circolare posto di fronte l’ingresso attuale. Per la grande eterogeneità delle strutture e per la loro irregolare distribuzione spaziale, si descriverà di seguito partitamene ciascun elemento costitutivo.

Corpo ingresso e stanze “baronali”

Attualmente l’ingresso al castello è caratterizzato da una rampa gradonata realizzata negli anni ‘70 con pietrame locale calcareo-siliceo. Si accede tramite una passerella in calcestruzzo che ha sostituito il ponte levatoio dell’edificio medievale di cui sul prospetto sono visibili le mensole di sostegno e le lunghe feritoie dove scorrevano gli argani.

Oltrepassato il portale ogivale, vi è un primo vano con volta in pietra ricostruita recentemente (2000); segue un secondo vano coperto anch’esso da una volta di mattoni di cotto; la pavimentazione è ricavata direttamente sulla roccia.

Sul corpo dell’ingresso sono presenti due sale prive di copertura e di uno dei muri perimetrali.

La sala più ampia è dotata di tre aperture poste sulla facciata sud, risalenti ai lavori di ristrutturazione del sec. XVII. La sala minore è decorata dalla bifora trecentesca posta sulla facciata che guarda il borgo.

Ambienti rupestri dell’ala est

Alla stessa quota delle stanze ora descritte, scavate nella roccia, si estende per circa 100 m verso est un ambiente ipogeo con copertura piana; costituiva la cavallerizza del castello. Seguono le prigioni e infine due vani di servizio, un tempo abitazioni. Alcuni piloni di roccia che sostenevano la volta dell’ipogeo sono stati demoliti intorno agli anni ‘50 e in seguito sostituiti con pilastrani in blocchi di pietra intonacati. Nella parte mediana dell’ambiente si apre un corridoio che conduce all’esterno tramite la “porta falsa”.

Accanto al luogo ove erano le celle della prigione si nota, ricavata nel masso, una cappa di aspirazione tronco-conica funzionale ad un focolaio.

Cisterne

Le cisterne scavate nella roccia sono localizzate all’interno di una stanza che si affaccia sul cortile del castello. La raccolta delle acque meteoriche avveniva attraverso una serie di canalette di convogliamento.

Chiesa e ambienti adiacenti
La chiesa posta sul lato ovest è stata interamente ricostruita sui suoi ruderi. Presenta una successione di 3 vani disposti secondo l’asse est-ovest; si notano tracce della pavimentazione seicentesca in formelle di terracotta smaltata dismessa in occasione della recente ricostruzione (1995). A fianco della cappella, sul lato ovest, sono collocati altri due ambienti, anch’essi ricostruiti: il primo presenta un accenno di scala ricavata all’interno del muro perimetrale, il secondo presenta due forni in pietra e terracotta e una serie di “fornelli”.

Sale ovest e ambienti ipogei

Nell’ala ovest abbiamo ancora una serie di ambienti ipogeici comunicanti tra di loro, posti al di sotto del piano di calpestio. Nello spazio antistante la chiesa, sul piano di calpestio si notano dei fori, circolari alcuni, ellittici altri, protetti da ringhiere di ferro che corrispondono ciascuno ad un vano rupestre posto in basso.

La parte più occidentale del castello è occupata da una serie di quattro sale con pavimento e parte dei muri perimetrali ricavati nella roccia, il resto edificato. Il primo ambiente, il più grande, presenta due fori che corrispondono ad altrettanti ambienti sottostanti scavati, presumibilmente, in epoche remote. Dalla seconda stanza si accede alla superiore terrazza tramite una scala in ferro.


Denominazione: Castello di Sperlinga; castrum Sperlingae
Comune: Sperlinga - Provincia: Enna
Ubicazione: Centro abitato. Via Castello 1
Proprietà attuale: pubblica (Comune)
Uso attuale: Monumento aperto al pubblico e visitabile.

Le origini del castello non sono documentate; la prima attestazione indiretta della sua probabile esistenza è del 1133.
XIII (1282) - allo scoppio dei Vespri vi fu assediata la guarnigione angioina;
ultimo fortilizio a cedere le sue armi, ricorda ancora la sua decennale resistenza agli attacchi degli Angioini con la scritta Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit (ciò che piacque ai Siciliani, solo Sperlinga lo negò).

Il complesso architettonico ha perso la sua integrità nel 1914 quando fu demolita la maggior parte delle fabbriche.
La chiesa è stata ricostruita nel 1995. Il castello non presenta planimetria unitaria né regolare. I molti corpi di fabbrica che lo costituiscono sono distribuiti su diverse quote.
Presenta pianta oblunga di circa 200 m di lunghezza per 15 di larghezza; in cima alla rupe, alta circa 70 m dal calpestio di piazza Castello, le dimensioni del corpo superiore risultano alquanto ridotte (m 40 x 7 ca.).
L’assetto strutturale, formato da opere murarie e ambienti rupestri evidenzia particolari e ricercate soluzioni architettoniche e costruttive capaci di sfruttare le preesistenti strutture rupestri e di farle coesistere con le opere murarie realizzate. Il corpo principale costruito direttamente sulla roccia come tutte le altre fabbriche, ha pianta rettangolare; in basso si trova un vestibolo con corridoi d’accesso e in prima elevazione le “stanze baronali”. Esternamente il corpo d’ingresso è caratterizzato da un lungo muro, in alcune parti munito di contrafforti e forato da una serie di aperture di epoche diverse poste nel secondo ordine. Sul prospetto principale che guarda la sottostante piazza è collocata la bifora citata di epoca trecentesca, due finestre e il portale di un balcone con stipiti e mensole in pietra riferibili agli interventi di ristrutturazione seicentesca.
La parte ovest del castello ricorda la prua di una nave. Sul piano di calpestio roccioso si trova, nella parte posteriore, la chiesa formata da tre vani in successione secondo l’asse ovest-est. In origine l’asse doveva essere quello nord-sud; è presente infatti un altare con nicchia circolare posto di fronte l’ingresso attuale. Per la grande eterogeneità delle strutture e per la loro irregolare distribuzione spaziale, si descriverà di seguito partitamene ciascun elemento costitutivo.
Corpo ingresso e stanze “baronali”.
Attualmente l’ingresso al castello è caratterizzato da una rampa gradonata realizzata negli anni ‘70 con pietrame locale calcareosiliceo.
Si accede tramite una passerella in calcestruzzo che ha sostituito il ponte levatoio dell’edificio medievale di cui sul prospetto sono visibili le mensole di sostegno e le lunghe feritoie dove scorrevano gli argani.
Oltrepassato il portale ogivale, vi è un primo vano con volta in pietra ricostruita recentemente (2000); segue un secondo vano coperto anch’esso da una volta di mattoni di cotto; la pavimentazione è ricavata direttamente sulla roccia.
Sul corpo dell’ingresso sono presenti due sale prive di copertura e di uno dei muri perimetrali. La sala più ampia è dotata di tre aperture poste sulla facciata sud, risalenti ai lavori di ristrutturazione del sec. XVII. La sala minore è decorata dalla bifora trecentesca posta sulla facciata che guarda il borgo.
Ambienti rupestri dell’ala est.
Alla stessa quota delle stanze ora descritte, scavate nella roccia, si estende per circa 100 m verso est un ambiente ipogeo con copertura piana; costituiva la cavallerizza del castello. Seguono le prigioni e infine due vani di servizio, un tempo abitazioni. Alcuni piloni di roccia che sostenevano la volta dell’ipogeo sono stati demoliti intorno agli anni ‘50 e in seguito sostituiti con pilastrani in blocchi di pietra intonacati. Nella parte mediana dell’ambiente si apre un corridoio che conduce all’esterno tramite la “porta falsa”.
Accanto al luogo ove erano le celle della prigione si nota, ricavata nel masso, una cappa di aspirazione tronco-conica funzionale ad un focolaio.
Cisterne.
Le cisterne scavate nella roccia sono localizzate all’interno di una stanza che si affaccia sul cortile del castello. La raccolta delle acque meteoriche avveniva attraverso una serie di canalette di convogliamento.
Chiesa e ambienti adiacenti.
La chiesa posta sul lato ovest è stata interamente ricostruita sui suoi ruderi. Presenta una successione di 3 vani disposti secondo l’asse est-ovest; si notano tracce della pavimentazione seicentesca in formelle di terracotta smaltata dismessa in occasione della recente ricostruzione (1995). A fianco della cappella, sul lato ovest, sono collocati altri due ambienti, anch’essi ricostruiti: il primo presenta un accenno di scala ricavata all’interno del muro perimetrale, il secondo presenta due forni in pietra e terracotta e una serie di “fornelli”.
Sale ovest e ambienti ipogei.
Nell’ala ovest abbiamo ancora una serie di ambienti ipogeici comunicanti tra di loro, posti al di sotto del piano di calpestio. Nello spazio antistante la chiesa, sul piano di calpestio si notano dei fori, circolari alcuni, ellittici altri, protetti da ringhiere di ferro che corrispondono ciascuno ad un vano rupestre posto in basso.
La parte più occidentale del castello è occupata da una serie di quattro sale con pavimento e parte dei muri perimetrali ricavati nella roccia, il resto edificato. Il primo ambiente, il più grande, presenta due fori che corrispondono ad altrettanti ambienti sottostanti scavati, presumibilmente, in epoche remote. Dalla seconda stanza si accede alla superiore terrazza tramite una scala in ferro.

Gli storici la ricordano come l’ultima tra le città siciliane a resistere ai Vespri Siciliani contro la dominazione degli Angioini; i visitatori non la dimenticano per via di quel suo straordinario, misterioso, affascinante castello, le cui prime notizie si hanno a partire dal 1132. Non c’è dubbio, però, che le sue “stanze” siano state abitate fin dalla preistoria: il castello infatti, si sviluppa quasi interamente all’interno di una rocca arenaria, lasciando svettare contro il blu del cielo di Sperilnga le mura merlate e la torre. E pur essendo il paese un piccolo gioiello di urbanistica, con un borgo rupestre che va scoperto metro dopo metro, ci piace dedicare questo spazio proprio al cestello, il cui accesso è garantito da quello che doveva essere il ponte levatoio che, in tempi medievali, conduceva prima ad una porta cieca (che, una volta aperta, avrebbe spalancato sotto ai piedi dei nemici un burrone profondissimo) e solo un po’ oltre a tutta la serie di ambienti e stanze che si susseguono all’interno della montagna. E dopo aver cercato la spiegazione più affascinante per la sala circolare dalle dodici nicchie, l’avventura non può dirsi conclusa se non salendo fino alla torre, da cui è possibile osservare un panorama indimenticabile.

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