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Guida turistica Catania

Catania  sorge sulla costa orientale dell'isola, ai piedi del vulcano Etna (il più alto d'Europa) e a metà strada tra le città di Messina e Siracusa.

Il nucleo originario della città era situato su un colle, corrispondente all'odierna piazza Dante, dove sorge il Monastero di San Nicolò l'Arena oggi sede universitaria

Il suo territorio comprende anche una vasta fetta della piana di Catania.

Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità, assieme a sette comuni del Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli), nel 2002.

La seconda città della Sicilia è luogo illustre della storia delle lettere patrie e della musica. L'Etna, dal profilo solenne, è nel paesaggio della città e nel suo destino; ne dipese la fertilità della campagna che attrasse i fondatori calcidesi; ne vengono le lave nere di cui sono fatti l'anfiteatro romano, la Cattedrale medievale, i palazzi barocchi; imperscrutabile gigante, spinse una volta (1669) a lambirla il magma, scorrente inarrestabile fino al mare. Katane fu tra le prime colonie greche della Sicilia. Sottomessa e ripopolata dai siracusani, fu conquistata dai romani nel 263 a. C. Dopo gli Ostrogoti di Teodorico la tennero i bizantini sino all'avvento degli arabi nel sec. IX. La conquista normanna segnò il ritorno al latifondo e impoverì la città. Grandi beneficiari del feudalesimo furono i Benedettini il cui potere fu ridotto solo in epoca Sveva. Seguì poi la dominazione degli aragonesi e degli spagnoli, la cui età fu segnata da grave crisi economica, culminata nel sec. XVII con le due grandi sciagure dell'eruzione del 1669 e del terremoto del 1693.


Il pozzo della Gammazita:
Nel cuore del centro storico catanese, tra Via Zurria e Via San Calogero, nel Cortile dei Vela, a pochi passi dal Castello Ursino si trova il Pozzo della Gammazzita. La leggenda racconta che, quando la Sicilia era assediata dagli angioini, una ragazza di nome Gammazita si recava tutti i giorni ad attingere l'acqua al pozzo. Spesso veniva importunata da un soldato francese. Un giorno se lo trovò di fronte e, non avendo modo di evitarlo, preferì buttarsi nel pozzo piuttosto che subire la sua violenza.
Quando i catanesi trovarono il corpo della ragazza capirono cos'era successo ed uccisero il soldato che aveva causato la morte di Gammazzita. Così ebbe inizio la rivolta che cacciò gli angioini dalla Sicilia.

Leggenda del cavallo senza testa:
ambientata nella Via Crociferi ed in passato residenza di nobili che vi tenevano i loro notturni incontri o intrighi amorosi che dovevano esser tenuti nascosti. Quindi, essi fecero circolare la voce che di notte vagasse un cavallo senza testa, voce che intimorì la cittadinanza ed impediva alle persone di uscire di casa una volta calate le tenebre. Soltanto un giovane scommise con i suoi amici che ci sarebbe andato nel cuore della notte, e, per provarlo, avrebbepiantato un grosso chiodo sotto l’Arco delle Monache Benedettine. Gli amici accettarono la scommessa ed il giovane si recò a mezzanotte sotto l’arco delle
monache, e vi piantò il chiodo ma non si accorse di avere attaccato al muro anche un lembo del suo mantello, quindi, quando volle scendere dalla scala, fu impedito nei movimenti e, credendo d’esser stato afferrato dal cavallo senza testa, morì.

La pantofola della regina Elisabetta :
Maletto è in provincia di Catania. Quando nel 1603 i diavoli gettarono la regina dentro il cratere dell’Etna sulla rupe "Rocca Calanna" cadde una pantofola della regina Elisabetta.
Molto tempo dopo, un pastorello ritrova tale pantofola, la volle toccare, ma si bruciò.
Fu chiamato un frate esorcista e la pantofola volò su una torre del castello di Maniace, presso Bronte.
Nel 1799 tale castello fu donato dai Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson, durante una festa da ballo a Palermo. In quell’occasione una dama misteriosa, si dice il fantasma della regina Elisabetta, donò a Nelson un cofanetto contenente la fatidica
pantofola; e gli raccomandò di non farla mai vedere a nessuno.
Ma l’amante dell’ammiraglio, Emma Hamilton, riesce a trafugarla. La stessa notte l’ammiraglio vede in sogno la misteriosa dama che gli ricorda che ha perso tutta la sua nfortuna. Pochi giorni dopo Nelson morì nella battaglia di Trafalgar, esattamente il 21 ottobre 1805.

L’elefante di Catania :
Il simbolo di Catania dal 1239 è legato ad un’antica leggenda legata alla sua origine.
Questa leggenda narra che quando Catania fu abitata per la prima volta, tutti gli animali feroci furono allontanati da un elefante al quale i catanesi, per ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata “liotru”, correzione dialettale del nome Elidoro, un dotto catanese dell’VIII secolo bruciato vivo nel 778 dal vescovo di Catania San Leone II il Taumaturgo, perché, non essendo designato
vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con magie, tra cui quella di far camminare l’elefante di pietra.
La cosa più strana è che in siciliano non è chiamato "liofante", ma "Liotru". Viene da chiedersi da dove venga questo termine. Ed ecco che la storia ci riporta a tal Eliodoro, studioso e mago che visse a Catania durante l'VIII sec. d.C., Eliodoro, il cui nome significa "Dono del Sole" era uno studioso, conosciuto per la sua saggezza e il suo sapere. Pare che aspirasse, per le sue conoscenze, a divenire vescovo della città di Catania, ma gli fu preferito il ravennate Leone II. Eliodoro non la prese bene e si racconta che grazie ai suoi poteri soprannaturali cominciò a turbare le funzioni sacre, distraendo il popolo dalla vita religiosa e facendolo accorrere ai suoi prodigi. Pare che si divertisse a comparire in piazza a cavallo dell'elefante di pietra che faceva camminare e correre in mezzo alla gente. Dopo 13 anni di provocazioni Leone II stanco dei suoi giochetti, lo afferrò con la stola lo trascinò sui carboni accesi, da cui solo il Vescovo uscì indenne. Il popolo ritornò ad assistere alle funzioni, ma non si dimenticò di Eliodoro e del suo cavallo si pietra "'U Liotru".
Esistono numerose versioni della leggenda e diverse interpretazioni della vita di Eliodoro. Chi lo ricorda come un grande uomo, chi come un mago cattivo. Resta comunque il fatto che colpì l'immaginario collettivo. Quanto all'elefante simbolo della città di Catania esistono numerose spiegazioni. In tempi remoti gli elefanti salvarono più volte Catania, prima dal terremoto, poi dalle belve feroci. La loro esistenza sembra essere confermata dai resti di elefanti nani trovati nella zona.
L'elefante situato in P.zza Duomo sopra la fontana, costruito interamente in pietra lavica.
Pietra del mal consiglio :
Ricorda gli eventi legati alla morte di Ferdinando il Cattolico (23 gennaio 1516), quando il viceré Ugo Moncada rifiutò di lasciare la carica e scatenò una guerra civilepartì da Palermo e che funestò la Sicilia per tre anni. A Catania, dove la rivolta aveva numerosi seguaci, i nobili ribelli scelsero per le loro riunioni un giardino nel piano dei Trascini vicino un capitello dorico e un pezzo di architrave, entrambi in pietra lavica.La lotta continuò finche i fautori del Moncada non furono sconfitti. Il nuovo viceré, Ettore Pignatelli, stroncò le ribellioni colpendo direttamente e ferocemente i responabili. Il Senato della città, a ricordo di questi avvenimenti, spostò i due avanzi
lavici: il capitello, da allora chiamato "Pietra del mal consiglio" fu innalzato nel piano della Fiera (oggi Piazza Università) mentre l’architrave fu sistemata all’ingresso del palazzo della Loggia. La pietra del mal consiglio nel 1872 fu posta nella corte del Palazzo Carcaci ai Quattro canti. L’architrave si trova nel cortiletto posteriore del teatro Massimo Bellini.



Catania

La via Etnea
sorse soltanto alla fine del XVII secolo a seguito del disastroso terremoto dell'11 gennaio1693. L'evento tellurico rase pressoché al suolo la città di Catania e sotto le macerie perirono circa i due terzi dei suoi abitanti. Il Duca di Camastra, inviato dal viceré con il mandato di sovraintendere alla ricostruzione della città, decise di tracciare le nuove strade secondo delle direttrici ortogonali e partì proprio dal Duomo che era uno dei pochi edifici non completamente distrutti. Venne così creata una strada che dal Duomo si dirigeva verso l'Etna e una strada che la incrociava con direttrice est-ovest. Nacque così quella che oggi è la via Etnea. La strada venne chiamata via duca di Uzeda, in onore del viceré del tempo.

via Crociferi
Situata nel centro storico di Catania, anticamente era  chiamata via Sacra e al tempo dei romani vi sorgevano i tre templi di Ercole, di Castore e Polluce e di Esculapio. Dopo il terremoto del 1693 prese il nome dei padri Crociferi che vi avevano edificato la chiesa di San Camillo e fu  arricchita da splendidi  edifici e chiese. Essa ha inizio in Piazza San Francesco d’Assisi e vi si accede passando sotto l’arco di San Benedetto

Monumenti barocchi :

la Cattedrale di Sant'Agata
è il duomo di Catania. È dedicata a Sant'Agata, la santa, vergine e martire, patrona della città di Catania L'edificio attuale al suo interno, presenta una una pianta a croce latina ed è ripartito in tre navate è opera dell'architetto Gian Battista Vaccarini che disegnò la facciata, in stile barocco siciliano, riedificata, nel 1711, dopo il terremoto del 1693. Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio e attico completamente in marmo, tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant'Agata al centro sulla porta centrale, sant'Euplio a destra e san Berillo a sinistra. Il portone principale in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti episodi della vita e del martirio di sant'Agata, stemmi di diversi papi e simboli della cristianità. L'interno presenta una pianta a croce latina ed è ripartito in tre navate Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo. L'altare maggiore situato nell'abside centrale, in stile normanno, è contornato da un coro ligneo a 34 stalli. La cappella dedicata a sant'Agata, nella parete sinistra di essa si apre la porta dorata finemente decorata che da accesso alla camera sotterranea, dentro cui vengono custoditi il busto reliquiario di sant'Agata e lo scrigno con le sue reliquie. Il grande organo è del 1877, ma la sua parte lignea fu rifatta nel 1926 da Giambattista Sangiorgio e trasferito sulla parete interna della facciata a spese del cardinale Francica Nava. Sulla stessa parete vi è la cantoria.
www.cattedralecatania.it


la Chiesa della Badia di Sant'Agata
è uno dei principali monumenti barocchi della città, opera di Giovanni Battista Vaccarini.

la Chiesa di Sant'Agata la Vetere, La chiesa ha una facciata in stile barocco. L'interno costituito da un'unica navata, è molto lineare e semplice. Subito dopo l'ingresso, protetta da una teca, si trova la cassa in legno che per oltre 500 anni custodì le spoglie di sant'Agata

la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace o di San Biagio, l'interno è ad una sola navata sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, era ubicata la fornace in cui Sant'Agata subì il martirio

la Chiesa di San Francesco, facciata della chiesa in tardo barocco catanese, il suo interno è a tre navate, custodisce le spoglie di Eleonora d'Angiò

Chiesa di Sant'Agata al Borgo
La chiesa è a pianta rettangolare ed il prospetto è in muratura. Ha una torre campanaria quadrata, inserita sul lato destro della chiesa, con orologio e quattro campane. Sulla porta d'ingresso è un busto di sant'Agata, mentre ai lati del portone d'ingresso sono due statue in pietra lavica dell'Etna rappresentanti san Pietro e san Paolo. L'interno è ad una sola navata ed ha la volta affrescata con scene relative a Sant'Agata e a Sant'Euplio altro martire catanese. Sul primo altare di destra una tela di anonimo rappresentante sant'Antonio abate. Il secondo altare ha una nicchia in cui si trova una statua di san Giuseppe e sotto un quadro del Sacro Cuore di Gesù. Il terzo altare ha una tele dell'Immacolata Concezione.
Via Etnea 437,
95128,Catania
www.santagataalborgo.it


La Chiesa di Sant'Agata al Carcere
è costruita su ciò che resta del Bastione del Santo Carcere, appartenente alle mura di Carlo V del XVI secolo, che difendeva la porta nord chiamata Porta del Re della città di Catania. Secondo la tradizione in questo luogo venne tenuta prigioniera Sant'Agata prima di subire il martirio. La facciata, su un originale disegno di Giovan Battista Vaccarini, è pertanto in stile barocco siciliano mentre l'antico portale strombato è in stile romanico, e fu recuperato dalla cattedrale. Il portale, unico esemplare in Sicilia dello stile Romanico. L'interno è costituito da due corpi diversi. La parte anteriore, ricostruita dopo il terremoto, è barocca con volta a botte; mentre la parte absidale è costituita dalla campata a crociera gotica con tetto a costoloni, terminanti in uno stemma circolare, poggiato su colonne sormontate da capitelli corinzi. Sulla base di alcune recenti teorie tale campata apparteneva ad un sistema di collegamento alla sovrastante chiesa di Sant'Agata La Vetere, che un tempo le era connessa. Tra le opere custodite una pala sull'altare maggiore che rappresenta il Martirio di Sant'Agata di Bernardino Niger. Vicino all'altare del Crocefisso si trovano due lastre di pietra lavica che secondo la tradizione apparterrebbero a Sant'Agata che qui venne imprigionata, nel gennaio del 251, prima di subire il martirio; in una di queste sono impresse le orme di due piedi che, secondo la tradizione, avrebbe lasciato la santa catanese. Accanto ad essa si apre un angusto passaggio che conduce in un locale di epoca romana, attiguo alla chiesa, considerato il carcere di Sant'Agata da cui discende la denominazione della chiesa

Chiesa e il monastero benedettino di San Nicolò l'Arena
fu costruita su progetto dell'architetto romano Giovanni Battista Contini, Nel transetto si trova la grande meridiana che due famosi astronomi, il tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen e il danese Christian Peters tracciarono sulla pavimentazione a partire dal 1839. Sono presenti due chiostri.
Organo della chiesa di San Nicolò l'Arena a Catania.
Il presbiterio a la zona absidale ospitano il grande altare, gli stalli lignei del coro scolpiti dal palermitano Nicolò Bagnasco e il grande organo di Donato Del Piano. Del Piano lavorò per dodici anni a questo enorme strumento con 2.378 canne in legno e lega di stagno, sei mantici, cinque tastiere e settantadue registri, che poteva riprodurre qualsiasi strumento musicale ed essere suonato in contemporanea da tre organisti. Rimasto in funzione fino ai primi decenni del XX secolo, l'organo attraversò poi un periodo di totale abbandono, ulteriormente aggravato dai bombardamenti alleati del 1943, che danneggiarono la chiesa. Fu solo nel 1998 che, con decreto ministeriale, furono stanziati i fondi necessari al restauro, operato dalla ditta organaria Mascioni e protrattosi fino al 2004.
La meridiana
Nel transetto si trova la grande meridiana che due famosi astronomi, il tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen e il danese Christian Peters tracciarono sulla pavimentazione a partire dal 1839. In realtà, già da molto tempo si pensava a dotare la chiesa di una meridiana, ma i progetti precedenti patrocinati da vari abati non riuscirono ad andare in porto e fu solo con l'abate Giovan Francesco Corvaja che la meridiana fu effettivamente realizzata. Grandi furono le lodi che ricevette quest'opera al suo completamento nel 1841, tanto per le dimensioni quanto per il valore dei materiali e delle finiture, ma soprattutto per la precisione ed arditezza dei calcoli; si disse infatti che essa spaccava il secondo. Lo gnomone, ossia il foro praticato sulla volta del transetto è posto a 23 metri, 91 centimetri e 7 millimetri di altezza, mentre sulla fascia marmorea, il cui tracciato si estende per circa 40 metri tra le due cappelle di San Benedetto da Norcia e San Nicola di Bari alle due estremità del transetto, sono segnate le ore, i giorni e i mesi, nonché i segni zodiacali e varie iscrizioni che forniscono notizie sull'opera, sui suoi ideatori, sull'interpretazione corretta di tutti i dati, sui rapporti tra le varie unità di misura in uso al tempo.

Basilica Collegiata
l'interno è a pianta basilicale a tre navate, la facciata campanile è su due ordini e nel primo ordine ha sei colonne in pietra, sormontate da una balaustra. Nel secondo ordine vi è un finestrone centrale ed ai lati quattro grandi statue di san Pietro, san Paolo, Sant'Agata e santa Apollonia. Sul secondo ordine un elemento centrale ospita le campane.

il Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio,
il Palazzo del Seminario dei Chierici e la Fontana dell'Amenano, in piazza del Duomo
il Palazzo Biscari, in via Biscari
il Palazzo del Toscano, in piazza Stesicoro
il Palazzo Reburdone, in via Vittorio Emanuele II
la Villa Cerami, in via Crociferi, sede della facoltà di Giurisprudenza
la Porta Uzeda e la Porta Carlo V (sede della Pescheria), in via beato Giuseppe Dusmet
la Porta Ferdinandea, detta anche Porta Garibaldi o Fortino, costruita nel 1768 e sita in piazza Palestro
la Fontana dell'Elefante

Santuario all”Immacolata
La facciata rappresenta uno splendido esempio di tardo barocco catanese, l’aspetto frontale è infatti caratterizzato dai due ordini inferiore e superiore, di notevole suggestione i campanili che svettano ai lati della facciata che contribuiscono a dare all’edificio il suo aspetto slanciato. La chiesa nel suo interno si sviluppa a pianta rettangolare e composta da tre ampie navate. Un effetto di grande suggestione lo dobbiamo ai due lucernari posti nei campanili laterali che lasciano filtrare la luce in modo obliquo nelle due navate minori.
Sempre all’interno di interesse notevole troviamo le tele di Giuseppe Zacco, e la targa commemorativa della regina Eleonora d’Angiò che venne sepolta all’interno del santuario

Santuario Santa Maria del Carmelo  www.santamariadelcarmelo.it


Santuario Santa Maria dell’Aiuto www.santuariomadonnaiuto.it


Il monastero San Benedetto
dedicata a San Benedetto da Norcia. La struttura è celebre soprattutto per la Scalinata dell'Angelo, uno scalone marmoreo di ingresso, adorno di statue raffiguranti alcuni angeli. La scalinata è cinta da una bellissima cancellata in ferro battuto. La porta d'ingresso è in legno e sulle formelle sono riportate scene della vita di San Benedetto. L’attuale monastero di San Benedetto sorge sull’estremità sud di via Crociferi ed è costituito da due corpi affrontati, la badia piccola e la badia grande, ai quali si aggiunge l’attigua chiesa San Benedetto.
La badia grande, con il suo lungo prospetto del dormitorio su via Teatro Greco e l’ingresso monumentale sulla via Crociferi, venne realizzata tra il 1771 e il 1777 su progetto di Francesco Battaglia; la badia piccola si trova sul lato opposto di via Crociferi ed è collegata alla precedente dall’arco  eretto nel 1704.
Piazza Asmundo, 9
95124 Catania
Tel. 095/7150499
Fax 095/7150565
www.benedettineapcatania.it


La Basilica Maria Santissima dell'Elemosina
meglio conosciuta come Basilica Collegiata, è una chiesa tardo barocca posta lungo la via Etnea, la facciata campanile (tipica della tradizione siciliana) è su due ordini e nel primo ordine ha sei colonne in pietra, sormontate da una balaustra. Nel secondo ordine vi è un finestrone centrale ed ai lati quattro grandi statue di san Pietro, san Paolo, Sant'Agata e santa Apollonia. Sul secondo ordine un elemento centrale ospita le campane.
Si accede alla chiesa mediante una grande scalinata, sulla quale, a delimitare il sagrato, è posta una cancellata in ferro battuto. L'interno è a pianta basilicale a tre navate, delimitate da otto pilastri, e tre absidi, delle quali quella centrale è notevolmente allungata per la realizzazione del coro dei canonici, secondi per importanza solo a quelli della cattedrale.
Nella navata di destra si incontra il battistero e quindi tre altari con tele rappresentanti santa Apollonia e sant'Euplio di Olivio Sozzi e un Martirio di sant'Agata. In fondo alla navata è posto l'altare dell'Immacolata, protetto da una balaustra in marmo, su cui è posta una statua marmorea della Madonna.
Nell'abside della navata centrale è posto l'altare maggiore con una icona della Madonna con Bambino, copia dell'icona bizantina della Madonna detta dell'Elemosina (della Misericordia) venerata nella Basilica Collegiata Santuario di Biancavilla (CT). Dietro l'altare maggiore è posto un organo ligneo del XVIII secolo. Lateralmente un coro ligneo con 36 stalli, e a lato due tele del pittore Giuseppe Sciuti.

La Chiesa di San Domenico
La chiesa è ad una sola navata ed ha sei altari laterali. Il secondo da destra è l'altare della Madonna del Rosario ed ha un dipinto su tavola, di grandi dimensioni, attribuito alla scuola di Giotto.
L'altare maggiore è situato nell'abside, sormontata da un'ogiva in cui è inserito un antico coro ligneo. Sull'altare è posta una immagine di Santa Caterina da Siena. Sul primo altare da sinistra vi è una pregevole scultura di Gagini.
Sull'ingresso è ubicato l'organo.

Chiesa di San Biagio
La chiesa costruita nel XVIII secolo dopo il tremendo terremoto del 1693, sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, era ubicata la fornace in cui Sant'Agata subì il martirio. Infatti, dopo essere stata rinchiusa in carcere per non aver voluto abiurare alla sua fede, venne prima sottoposta alle torture con il fuoco e quindi le furono asportate le mammelle.

L'interno della Chiesa di sant'Agata la Fornace
La facciata della chiesa è dell'architetto Antonino Battaglia, che ha progettato altre chiese di Catania dopo il terremoto del 1693, in stile neoclassico

La Chiesa di San Francesco Borgia
è ubicata in via dei Crociferi, la strada più scenografica del barocco catanese. L'interno è a tre navate

Chiesa di San Francesco d'Assisi all'Immacolata
La facciata della chiesa in tardo barocco catanese domina la piazza omonima su cui è ubicata. Vi si accede a mezzo di una scalinata che conduce all'ingresso. Il prospetto principale è a due ordini ed ai lati si innalzano due campanili gemelli con copertura a cupola. Il sagrato è contornato da una balaustra di marmo con statue di santi. La costruzione attuale risale ai primi anni del XVIII secolo ovvero a dopo il terremoto del 1693. L'interno è a tre navate, il coro e l'organo sono nel presbiterio, rispettivamente dietro e lateralmente all'altare maggiore. Sull'altare in marmo policromo, lo sportellino del ciborio è realizzato con un mosaico in lapislazzuli su una base in oro cesellato, opera di Paolo Guarna del 1574.

San Gaetano alle Grotte
Questa graziosa chiesa, dallo stile barocco, sorge nelle vicinanze del grande convento dei padri Carmelitani, nella popolosa piazza Carlo Alberto, più nota come "fera o luni", e sorge sul luogo di una più antica chiesa, quella di S. Maria della Grotta che nel 1558 fu affidata ai Carmelitani perché venisse officiata. Dopo il terremoto del 1693 fu ricostruita molto lentamente e venne completata solo nell'Ottocento a cura della confraternita di S. Gaetano. Nei suoi sotterranei, in quella che si sostiene sia stata una catacomba durante la persecuzione romana, si conserva ancora un altare dai grandi blocchi di pietra, che qualcuno fa risalire ai primi secoli del cristianesimo. Qui, secondo la tradizione, fu deposto per qualche tempo il corpo di Sant'Agata.

chiesa di San Giuliano
è contornata da una preziosa cancellata in ferro battuto. La sua facciata convessa e le sue linee semplici le danno un aspetto di rara eleganza. L'interno ha pianta ottagonale ed è illuminato attraverso i finestroni della grande cupola, completamente affrescata dal pittore catanese Giuseppe Rapisardi.
L'altare maggiore è una sontuosa costruzione in marmi policromi e bronzi dorati.

Santuario della Madonna del Carmine
La facciata è realizzata in tre corpi affiancati ed in quello centrale, sopra il portale, è inserita una statua della Madonna. La chiesa fu costruita nel 1729, l'interno è a tre navate separate da colonne. La chiesa è un santuario retto dai monaci carmelitani e contiene migliaia di ex voto lasciati da persone che hanno ricevuto una grazia per l'intercessione della Madonna del Carmine.

Chiesa dei Minoriti o Chiesa di San Michele Arcangelo
La facciata della chiesa è a due ordini con colonne in stile barocco siciliano, L'interno a croce greca, con un coro molto profondo dominato da un grande organo neogotico, presenta un'alta cupola all'incrocio dei bracci. Al suo interno si possono ammirare alcune opere di pregio: due pale d'altare raffiguranti La morte di San Giuseppe e L'incoronazione di Sant'Agata

chiesa di San Placido
Il prospetto della chiesa, in classico stile barocco siciliano, la facciata è concava al centro e termina ai lati con due puntoni acuti. Ai lati dell'unica porta di accesso sono poste due statue dei santi Placido e Benedetto ed ai loro lati, in dimensione più piccola, quelle delle sante Scolastica e Geltrude. La facciata è recintata da un'artistica inferriata in ferro battuto, di forma convessa, portante al centro lo stemma di San Benedetto. Sulla sommità della facciata vi è una torre campanaria dotata di tre campane. Sopra la porta d'ingresso è sistemato l'organo dotato di cantoria nascosta da una grata dorata.

Fontana dell'Amenano  
in Piazza Duomo, la fontana, costruita nel 1867 dal maestro napoletano Tito Angelini in marmo di Carrara, rappresenta il fiume Amenano come un giovane che tiene una cornucopia dalla quale fuoriesce dell'acqua che si versa in una vasca dal bordo bombato. L'acqua, tracimando da questa vasca, produce un effetto cascata che dà la sensazione di un lenzuolo. Da qui il modo di dire in siciliano "acqua a linzolu" per indicare la fontana

Fontana di Cerere, nota anche come "Fontana del Borgo"
La statua è posta sulla cima di un piedistallo in stile barocco realizzato in marmo di Carrara

Il Santuario di San Francesco all`lmmacolata (piazza San Francesco d'Assisi). Un originaria costruzione della chiesa e del convento di San Francesco, totalmente distrutti dal terremoto del 1693, vide la luce nel 1329 per volontà della regina Eleonora d'Angiò, moglie di Federico Ill d'A'agona, che, dopo la morte del marito, vesti l'abito delle clarisse (senza professame la Regola) e volle essere seppellita all`intemo della chiesa; il progetto del1`attuale, maestoso edificio è attribuito al minore conventuale fra” Giuseppe Ferrigno, che operava a Catania nella prima metà del Settecento.
La facciata in pietra calcarea, stretta tra due torri campanarie, è omata dalle statue dell`Imma colata e dei Santi Francesco ed Antonio di Padova;
lo spazio intemo, scandito da una serie di poderosi pilastri, custodisce preziose opere d'arte: i pennacchi con lc lfirtù di Franccsco Sozzi (1765), una tavola cinquecentesca con Sant 'Antonio di Padova di autore ignoto, la cinquecentesca Salita al Calvario di Jacopo Vignerio che è una copia su tavola della omonima opera di Raffaello custodita al museo del Prado di Madrid, Di pregevole fattura la statua lignea policroma dell`Immacolata opera di Michele
Orlando (1745).

Il Santuario di Santa Maria de||`Aiuto (viaConsolato della seta, 57), originariamente intitolato ai Santi Pietro e Paolo, venne ridedicato a Santa Maria dell'Aiuto poiché accolse per una più degna sistemazione, un`immagine della Madonna onorata sin dal 1635; la facciata in pietra tenera è opera ottocentesca di Antonio Battaglia; all`interno risplende l`altare maggiore settecentesco realizzato in manni policromi e ornato con pregevolissime sculture, A fianco della chiesa si dispone la cappella che custodisce la replica catancse della Santa Casa di Loreto; il culto lauretano ha a Catania tradizioni antiche e la devozione verso la Madonna Nera era particolamiente sentito già prima della costruzione del monumento. A seguito di un viaggio compiuto nel Piceno, il canonico Giuseppe Lauria visito Loreto ove maturò la decisione di realizzare una replica nella parrocchia di Santa Maria del1`Aiuto sede del suo ministero apostolico. La composizione architettonica consta di una parte
esterna mannorea cosi suddivisa: nicchie con immagini di profeti, sibille pannelli con le storie di Maria, angeli e simbologie mariane unite ai profili di Sant'Anna e Gioacchino e della Madonnae San Giuseppe.

ll Santuario di Santa Maria in Ognina, cuore spirituale dell`antico borgo marinaro di Ognina; è dedicata alla natività della Madonna. Un bellissimo simulacro ligneo del1”Ottocento sostituisce 1`antica immagine della Vergine distrutta da un incendio. Gli affreschi del Cirinnà (della prima meta dcl Novcccnto), con gli episodi della pesca miracolosa, ebbero come modelli dal vero alcuni pescatori di Ognina.
La festa religiosa, che ha come sfondo naturale il mare, è stata citata da Giovanni Verga ne I Malavoglia:
«sulla porta della chiesa dell`Ognina, la prima domenica di settembre, che era stata la festa della Madonna, con gran concorso di tutti i paesi ricchi», era da questo quartiere di Catania infatti che proveniva la famiglia Toscano, conosciuta con il soprannome di Malavoglia.

Prospetta sulla via Etnea la splendida facciata barocca della Basilica di Santa Maria dell”Elemosina, che fu denominata “Collegiata” dopo il 1446 quando papa Eugenio IV vi eresse un collegio di canonici per il clero secolare; l`attuale edificio, che come tanti altri a Catania fu innalzato dopo il terremoto del 1693, fu decorato ed abbellito dalle tele e dagli affreschi dell'artista siciliano Giuseppe Sciuti (1834-1 91 1) chc vollc dar vita ad una narrazione pittorica interamente incentrata sulla figura della Vergine Maria: Assunzione della Vergine Pellegrinaggio alla Madonna dell 'Elemosina, Vergine circondata da una schiera di Angeli.

Catania informazioni turistiche sul patrimonio architettonico
Fontana dell'Elefante a Catania
Fontana dell'Elefante
è un monumento realizzato tra il 1735 e il 1737 dall'architetto Giovanni Battista Vaccarini. È collocato al centro della Piazza del Duomo di Catania. Il suo elemento principale è una statua di basalto nero che raffigura un elefante, chiamato comunemente u Liotru e considerato l'emblema della città siciliana. Il basamento è formato da un piedistallo di marmo bianco situato al centro di una vasca, anch'essa in marmo, in cui cadono dei getti d'acqua che fuoriescono dal basamento. Sul basamento due sculture riproducono i due fiumi di Catania, il Simeto e l'Amenano. Al di sopra si trova la statua dell'elefante, rivolto con la proboscide verso la Cattedrale di Sant'Agata. Ai lati dell'elefante cade una gualdrappa marmorea sulla quale sono incisi gli stemmi di Sant'Agata, patrona di Catania. Sulla schiena dell'animale si trova un obelisco egittizzante[1], alto 3,66 metri, in granito, ipoteticamente di Syene; non ha geroglifici, ma è decorato da figure di stile egizio che non costituiscono una scrittura geroglifica di senso compiuto. Di cronologia incerta, forse era una delle due mete dell'antico circo romano di Catania, l'altro, più frammentario, si trova invece nel cortile del Castello Ursino. Sulla parte sommitale dell'obelisco sono stati montati un globo, circondato da una corona di una foglia di palma (rappresentante il martirio) e di un ramo di gigli (rappresentante la purezza), più sopra una tavoletta metallica su cui vi è l'iscrizione dedicata a Sant'Agata con l'acronimo "MSSHDPL" («Mente sana e sincera, per l'onore di Dio e per la liberazione della sua patria»), e infine una croce. Il Liotru (chiamato anche, più raramente, Diotru) deve il suo appellativo alla storpiatura del nome Eliodoro. Questi era un nobile catanese che aveva tentato senza successo di diventare vescovo della diocesi. Caduto in disgrazia, divenne apostata e fu considerato «discepolo degli Ebrei, negromante e fabbro di idoli». Si oppose al vescovo Leone II il Taumaturgo, che lo condannò ad essere bruciato vivo nel Forum Achelles. Questo personaggio è legato all'elefante perché una leggenda narrava che fu lui il suo scultore e che addirittura fosse solito cavalcarlo[6] per spostarsi da Catania a Costantinopoli. Sempre secondo la leggenda, il vescovo Leone avrebbe fatto portare la statua fuori dalle mura per farla dimenticare, ma il popolo le avrebbe ugualmente tributato degli onori divini.
Informazioni e accoglienza turistica a Catania
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