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Guida turistica Comiso

Il comune di Comiso si estende si dalle prime colline dei Monti Iblei

Comiso è di aspetto in gran parte tardo barocco, i suoi dintorni sono decorati da una fitta trama di muretti a secco. Nude pietre che, senza aggiunta alcuna, testimoniano l´antica suddivisione del territorio.
Nella zona collinare del territorio di Comiso si trovano numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell´epoca paleolitica e neolitica. In queste furono impiantate dai Siculi delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Si pensa, inoltre, che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo d´Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica cittá che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai. L´arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, da´ un nuovo impulso di risveglio quando la città si munisce di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Yomiso. Lo scrittore e geografo Idrisi disse che il paese fu chiamato YOMISO cioè testa d´acqua per la presenza di una sorgente: fonte Diana.

Il Patrimonio Architettonico

La Chiesa Madre di Comiso
dedicata a Santa Maria delle Stelle, fu edificata tra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo, su un terrapieno antistante le acque della Fonte Diana, dove si trovavano i resti di un tempio preesistente, d'impianto chiaramontano, dedicato a Santa Maria del Mulino (per la vicinanza ad un antico mulino) e risalente al XII secolo. Nei primi decenni del Cinquecento sulla parete esterna del transetto (lato sud-est) fu installato il primo «orologio del tempo», che più tardi, esattamente nel 1881, verrà sostituito da un orologio più moderno, mentre l'orologio antico verrà trasferito nella Chiesa della Madonna delle Grazie. Distrutta in gran parte dal disastroso terremoto del 1693, fu rapidamente ricostruita grazie al generoso contributo del Conte Baldassarre IV Naselli e al fervore che animò l'iniziativa restauratrice delle varie maestranze locali che si avvicendarono laboriosamente attorno al tempio, tra le quali ricordiamo lo scultore comisano Don Emanuele Lucenti, il quale si adoperò nell'intaglio delle modanature del tempio. I lavori di restauro, guidati dall'arciprete-parroco don Francesco Maria Porcelli, furono così spediti che già il 13 dicembre 1699 il Vescovo di Siracusa Asdrubale Termini poté riconsacrare il tempio, come testimonia una lapide commemorativa posta all'interno del duomo a destra della porta maggiore. In questo periodo il complesso architettonico non presentava ancora la sua veste definitiva. Per questo motivo tra il 1735 e il 1740 la famiglia Naselli ospitò uno tra i principali esponenti del Barocco siciliano, nonché protagonista della ricostruzione della Val di Noto dopo il terremoto del 1693, l'illustre architetto Rosario Gagliardi, venuto a Comiso a seguito del Marchese Trigona, per tracciare le direttive della sistemazione urbo-scenografica dell'intero complesso e in particolare della facciata (ricostruita dopo il terremoto del 1693 fino al completamento del primo ordine), secondo quelli che erano i canoni della cultura del tempo; tuttavia tale progetto, di cui ancora oggi se ne conservano i disegni nello storico archivio del duomo, non venne mai realizzato. I completamenti del tempio furono portati a termine molto più tardi ad opera degli architetti locali Mariano Battaglia e Giovanni Galeoto: quest'ultimo progettò la snella cupola di stile neo-gotico, ultima nel 1894. La facciata, invece, venne completata nel 1936 con la costruzione della parte superiore e della torre campanaria, ad opera dell'ingegner Santoro Secolo.
Cupola
L´interno della chiesa è reso magnifico dall´abbondanza di opere d´arte, quadri, sculture sacre e monumenti funebri. Troviamo ben quindici altari distribuiti simmetricamente l'altare maggiore della navata centrale è dedicato alla nascita della Vergine; l'abside di sinistra al SS. Sacramento; l'abside di destra a Maria SS. Addolorata; nelle testate del transetto troviamo a sinistra il Crocifisso e a destra la Madonna del Carmelo; gli altari della navata laterale di sinistra sono dedicati in successione a Maria SS. di Fatima, l'Adorazione dei Pastori, S. Lucia, S. Rita da Cascia e ai SS. Cinque Martiri (Claudio, Nicòstrato, Sinforiano, Castorio e Simplicio); gli altari della navata laterale di destra sono dedicati in successione a S. Francesco di Paola, SS. Agostino e Monica, S. Antonio da Padova, SS. Pietro e Paolo e ai SS. Crispino e Crispiniano.
Navata centrale il soffitto ligneo, opera del valente affrescatore messinese Antonio AIberti, detto il "Barbalonga", realizzato nella prima metà del secolo XVII; l'opera si compone di cinque scene dell´Antico Testamento: «Il giudizio di Salomone», «Giuditta ed Oloferne», «Davide danzante davanti all' Arca» (tela più grande delle altre, situata a centro), «La regina Ester sotto le mura», «Giuditta al pozzo di Giacobbe»;
il fregio in stucchi del cornicione interno che sormonta gli archi acuti sostenuti da dodici colonne, decorato con rappresentazione di angeli che giocano, fogliame, frutta e paesaggi; tale fregio insieme a quelli del catino absidale del coro rappresentanti il trionfo del SS. Sacramento, sono da attribuire alla scuola del palermitano Serpotta;
l'altare maggiore in marmi policromi e lapislazzuli del secolo XVII;
una statua in alabastro della Madonna del Carmelo dei primi del Settecento, posta sull'altare omonimo, attribuita alla scuola del Gagini;
una statua in legno di Maria SS. Addolorata di ottima manifattura, acquistata a Napoli nel 1774, e portata in processione per la festa esterna:
altre due statue lignee raffiguranti S. Giuseppe e S. Francesco da Paola;
il monumento funerario in marmi policromi del Principe Baldassarre V Naselli, collocato presso la Cappella del SS. Sacramento, e realizzato poco dopo il 1753 (anno della morte del Principe) dal palermitano Ignazio Marabitti;
un monumento sepolcrale di stile neoclassico della famiglia Ferreri di Passanitello, realizzato dallo scultore palermitano Valerio Villareale nei primi anni dell'Ottocento;
la Cappella del SS. Sacramento, superba opera in marmi policromi con rilievi e finte strutture architettoniche, realizzata nel 1812 dal palermitano Giosuè Durante;
il Fonte Battesimale in marmo bianco di Carrara, realizzato nel 1798 da un anonimo scultore comisano, a spese del decano sac. Gaspare Ferreri.
Di rilevante interesse è anche la pregevole cassa organarica del Settecento, attribuita al sacerdote napoletano e noto costruttore di organi, Donato Del Piano, vissuto tra il 1704 ed il 1785. La cassa organarica è stata restaurata nel 2010 dall'Istituto Europeo del Restauro di Ischia, sotto la cura e la direzione del Prof. Teodoro Auricchio.

Il Barocco di Noto
Il solare barocco di Noto, dichiarato Patrimonio dell’Unesco, è caratterizzato dal colore rosato della pietra usata per costruire la città. In stile barocco: la Chiesa di S. Francesco all’Immacolata e il convento annesso di San Salvatore progettato dagli architetti Sinatra e Gagliardi. La chiesa che sorge in cima ad una monumentale scalinata, presenta un portale con preziose colonne di puro barocco. Ed ancora: il Monastero delle Benedettine e la chiesa di Santa Chiara, la piazza del Municipio, la Cattedrale dedicata aS. Nicolò, l’ottocentesco Palazzo vescovile, palazzo Landolina del XVIII secolo, Palazzo Ducezio oggi sede municipale, i più bei balconi del mondo, i sei artistici mensoloni di Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata, raffiguranti sirene, centauri, chimere, sfingi, grifoni, rinchiusi dalle sinuose inferriate ricurve. La chiesa di San Domenico progettata dal Gagliardi, è un grande esempio del barocco siciliano. Infine, i palazzi nobiliari in stile tardo barocco: Palazzo di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio; Palazzo Astuto, Palazzo Trigona dei marchesi di Cannicarao.

Comiso informazioni turistiche sul patrimonio architettonico

Basilica di Maria Santissima Annunziata
L'attuale chiesa sorse sui resti dell'antica chiesa di San Nicola di Mira. Il terremoto del 1693 danneggiò gran parte della chiesa, tanto che si cominciò a pensare alla sua ricostruzione ex novo. L'incarico della progettazione fu affidato all'architetto palermitano G. B. Cascione Vaccarini, nipote del più famoso G. B. Vaccarini e nel 1772 furono iniziati i lavori del nuovo tempio. Nella seconda metà del XIX secolo fu innalzata l’imponente cupola, completata nel 1885, mentre nel 1896 si eresse uno dei due campanili previsti dal Cascione Vaccarini seguendo i disegni originali dell’architetto palermitano.
La chiesa dell'Annunziata è a tre navate con volta a botte sorretta da dieci grandi archi a tutto sesto poggianti su  colonne cilindriche. La sua piante è a croce latina, sulla cui crociera si erge la maestosa cupola.
Al suo interno diverse opere :
una cinquecentesca statua lignea di San Nicola, proveniente dall'antica chiesetta omonima;
un magnifico Crocifisso ligneo del XVIII secolo, opera di fra’ Umile da Petralia;
il battistero in marmo bianco e bronzo opera di Mario Rutelli completato nel 1913;
un grande organo pneumatico-tubolare del 1922 realizzato dai fratelli Polizzi di Modica;

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Chiesa di San Francesco all'Immacolata
Le origini della chiesa di San Francesco all'Immacolata di Comiso risalgono all'epoca del feudo dei Chiaramonte, i quali nei primi decenni del Trecento fecero edificare un tempietto dedicato a Sant'Antonio, ma la chiesa, così come la vediamo oggi, è in gran parte opera della famiglia Naselli, che furono conti di Comiso dal 1453 al 1816. Fu infatti Periconio II Naselli a chiamare i francescani a Comiso e a volere la costruzione di una cappella-mausoleo per la sua famiglia proprio nella chiesa di San'Antonio.
Il complesso architettonico comprende la chiesa, il convento e il chiostro e si rifà allo stile gotico-catalano. La chiesa, ad una sola navata, presenta un prospetto a capanna, sul quale si apre un portale dalla forma semplicissima, stretto da due colonnine affusolate. Nella parte alta della facciata si apre un elegante oculo che ricorda lo stile francescano. Il perimetro murario è costituito da semplici conci squadrati ed è sormontato da una cornice aggettante che lo percorre lungo il suo lato settentrionale. Vero scrigno della chiesa è la cappella-mausoleo dei Naselli, quadrata alla base ma che all'altezza della cornice di imposta della cupola si trasforma in ottagono, mentre l'abside si colloca sul fondo.
All'interno del tempio sono conservate opere di notevole pregio artistico:
il mausoleo marmoreo di Gaspare Naselli, detto il Conte Rosso, opera di Antonio Gagini, figlio di Antonello Gagini è composto da un sarcofago sul cui coperchio è posta la statua del defunto immerso in un sonno sereno e sormontato da una formella raffigurante la Madonna col Bambino;
dietro l'altare maggiore si trova il sarcofago di Pietro Periconetto Naselli, edificato in pietra locale;
un portale rinascimentale in pietra locale che funge da nicchia per la pregevole statua di San Rocco del XVI sec.;
un'elegante cantoria in legno del Seicento, divisa in nove scomparti raffiguranti canestri di fiori e frutti.
Adiacente alla chiesa si trova il convento con pianta quadrata e con a centro il chiostro, come nello stile francescano, dotato di un sobrio portico di chiaro spirito quattrocentesco.

Chiesa di San Biagio
Il culto a San Biagio a Comiso è tra i più antichi insieme a quello di San Nicola, ed è legato alla presenza di una comunità bizantina nei pressi del quartiere di Abraxia's dell'antica Comicio. Nel 1500 iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova chiesa dedicata al santo. Essa fu edificata sulle rovine di una preesistente chiesa basilide del III-IV secolo, a sua volta incorporate nelle originarie strutture di una chiesa romanica. Dalle cronache dell'abate Amico si apprende che il tempio romanico era a tre navate con una cupola centrale, tali strutture andarono però distrutte a causa del terremoto del 1693, che colpì tutta la val di Noto. Quindi intorno al 1700 si procedette alla ricostruzione di un nuovo tempio ad una sola navata, che è quello che ancora oggi possiamo ammirare.
La chiesa è ad un'unica navata e si erge su di un imponente scalinata. Sulla facciata, edificata in pietra locale, si apre un elegante e portale d'ingresso della seconda metà del Settecento, opera dei maestri scalpellini comisani. Il tempio è arricchito da un grazioso campanile decorato con cotti smaltati e da una statua collocata all'esterno raffigurante il santo protettore della città risalente al 1736.
All'interno possiamo ammirare diverse opere:
due tele del monrealese Pietro Novelli, Santa Teresa transverberata e la Gloria di Gesù e Maria, entrambe provenienti dall'antico monastero di Regina Coeli;
una madonna con putto e san Francesco del 1714;
sulla volta sono raffigurate scene della vita di san Biagio, opera del pittore Gaetano Di Stefano di Chiaramonte e del comisano Giuseppe La Leta;

Ex Chiesa del Gesù o di San Filippo Neri
La chiesa fu eretta per volontà del comisano servo di Dio Padre Pietro Palazzo nel 1616, realizzata per ospitarvi la nascente comunità della congregazione dei padri filippini e fu definitivamente sconsacrata nel 1866 a causa della soppressione degli ordini religiosi. L'edificio conserva una pregevole soffitto ligneo, attribuito a Olivio Sozzi, con una serie di dipinti raffiguranti scene della vita di San Filippo Neri.

Chiesa S. Maria della Grazia detta dei Cappuccini
La chiesa è situata nella parte alta della città, dove anticamente sorgeva il convento dei padri cappuccini, già sede dell'ospedale Regina Margherita. La data di edificazione è indicata nel 1614. Il tempio è a una sola navata.
Addossato al tempio è presente una cappella mortuaria, nella quale si conservano le spoglie imbalsamate di frati e borghesi, tra cui in buono stato di conservazione la salma di Gabriele Distabile (detto "u Caviraruni"). Nel suo interno si conservano opere di artistico tra cui spicca un altare ligneo con intarsi.

Il Castello dei Naselli d'Aragona, detto anche Palazzo del Conte, è situata al centro di Comiso
Prima della fine del Trecento Comiso era cinta di solide mura per tutto il perimetro, e aveva torri e Castello con antistante fossato. Intorno al 1392 la proprietà del Castello passò da Federico Speciaro ai conti Cabrera, mentre nel 1453 fu venduto a Periconio Naselli, barone della Mastra, il cui discendente Gaspare Naselli nel 1571 fu nominato Conte di Comiso da Filippo I di Sicilia. Da allora per molti secoli il castello divenne la dimora stabile della famiglia Naselli, fino a quando nel 1693 un terremoto fece crollare gran parte del Castello ad eccezione della torre. I lavori per restaurarlo continuarono fino agli inizi del Settecento, ma la trasformazione a palazzo signorile, nel 1841, una parte di esso venne trasformata in teatro, passato successivamente al Comune, e la parte bassa fu adibita a carcere mandamentale. Ai giorni nostri il Castello è di proprietà della Famiglia Nifosì, discendente dai baroni di Canalazzi.
Nel lato est del castello troviamo la parte più antica: un battistero dedicato a San Gregorio Magno, con resti di affreschi di epoca bizantina e risalente intorno all'anno mille; di forma ottagonale, il battistero, alla sommità diventa di forma cilindrica ed si completa con un elegante cupola. La parte nord del Castello è caratterizzata da un'elegante trifora serliana, meglio conosciuta come “ Loggetta”, che richiama lo stile cinquecentesco eche presenta pareti affrescate con paesaggi e voli di uccelli; questa loggia fu aggiunta al castello nel 1728, su progetto del genovese Michelangelo Canepa. Sono altresì presenti due portali ogivali, di cui uno è chiuso da una massiccia porta ferrata a grosse bugne risalente al 1400;una splendida fontanella inserita nella parete e risalente al Cinquecento attribuita al Gagini o alla sua scuola; un fusto di fontana del 1600 circa, in pietra locale riccamente scolpito, conservato nel cortile interno.
Secondo una leggenda il conte era assediato dentro il suo castello dai suoi nemici per molti giorni e l'assedio non accennava a finire, tanto che le scorte alimentari scarseggiavano. Allora una notte, mentre era in preda all'angoscia, gli apparve San Biagio, il quale lo rassicurò dicendogli che la penitenza sarebbe finita se egli avrebbe digiunato e seguito un suo consiglio: doveva fuggire attraverso un canale sotterraneo e, uscito in aperta campagna, avrebbe incontrato un pastore dal quale avrebbe dovuto acquistare delle ricotte, che, tornato al maniero, avrebbe dovuto gettare sugli assedianti. Il conte, essendo un uomo pio, seguì il consiglio del santo, e avvenne come era stato predetto: il conte si arrese e si mise a buttare sugli accorsi quelle ricotte a una a una. Al che, avendo persuaso i nemici dell'impossibilità di prendere la torre per fame, li indusse a togliere l'assedio.

www.castellodicomiso.it

Fondazione Gesualdo Bufalino

Comiso (RG) - 97013
piazza delle erbe, 13
Tel./fax  +39 0932 962617
www.fondazionebufalino.it


www.comune.comiso.rg.it

Informazioni e accoglienza turistica a Comiso
Per ricevere maggiori informazioni turistiche per visitare il Comune la sua storia i monumenti da visitare, riserve naturali e spiagge, visite guidate, orari di apertura, biglietti d'ingresso, numeri utili per il turista, strumenti per programmare una vacanza, cosa fare, dove mangiare, dove dormire. offerte di soggiorno e pacchetti di viaggio da parte di alberghi e operatori turistici locali.
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