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Il Feudalesimo

Il feudalesimo, detto anche "rete vassallatico-beneficiaria", era un sistema politico e sociale; si affermò nell'Europa occidentale con l'Impero carolingio (IX secolo), il sistema feudale trasse origine da due tradizioni antiche e simili a quella germanica, la difficoltà indotta dalla mancanza di un potere centrale, causa una vera e propria destrutturazione dell'organizzazione regia carolingia, senza garanzia della salvaguardia dei cittadini, il tutto aggravato dalle nuove incursioni di Normanni, Saraceni e Ungari.

In questo contesto nacque la richiesta di nuove strutture di potere che andassero a colmare spontaneamente quei vuoti di potere deferiti dalla lontana monarchia imperiale. Ne nacque così il fenomeno dell'incastellamento, con la costruzione di insediamenti fortificati da cinte murarie, dove era presente la dimora del signore locale ("mastio", "cassero" o torre), i magazzini delle derrate alimentari, degli strumenti di lavoro e delle armi, le abitazioni del personale e, attorno ad esso, le varie unità insediative e produttive. Le persone che gravitavano attorno al castello erano tutte legate da precisi rapporti di dipendenza al signore.

Feudo" è entrato nella nostra lingua dal latino "feudum", che riprendeva la radice germanica feh = bestiame, essendo infatti presso le popolazioni nomadi la ricchezza più tipica, con la quale si remuneravano i servigi. Gli storici sono sostanzialmente concordi nell'indicare infatti l'origine del feudo in quei beni materiali (bestiame, armi e oggetti preziosi) con i quali i principi barbarici offrivano al proprio seguito, il comitatus. Quando i Germani divennero sedentari il termine iniziò a significare un "bene" generico, ovvero il suo "possesso" e, più in generale, la "ricchezza".

Nel Medioevo il "benificium" (altro nome del feudo) veniva dato in dono ai vassalli del signore che, prestando servizio a quest'ultimo, ricevevano in cambio una frazione territoriale da coltivare. Questo "pezzo" di terra è considerato il feudo. All'inizio il terreno del quale beneficiavano i sottoposti fosse concesso solo a titolo di "comodato": essi ne erano possessori, ma non godevano della piena proprietà.

Carlo il Calvo doveva cedere alle richieste dell'aristocrazia concedendo nell'877 con il capitolare di Quierzy la possibilità di trasmettere i grandi feudi in eredità. Nel 1037 anche i piccolo feudatari, ottennero l'irrevocabilità e trasmittibilità ereditaria dei beneficia con la Constitutio de feudis dell'imperatore Corrado II. Era nata definitivamente la signoria feudale.

L'elemento giuridico del sistema feudale consisteva innanzitutto nell'immunità, accompagnata, nel caso di feudi più grandi, dalla concessione del diritto di giurisdizione. Per immunità si intendeva il privilegio di non subire, entro i confini della signoria feudale, alcun controllo da parte dell'autorità pubblica. Il diritto di giurisdizione era invece la delega ad amministrare la giustizia pubblica ed a goderne i proventi nel caso di pene pecuniarie.

Barone è termine d'origine germanica, da bara o baro, che significava uomo libero o guerriero, e che latinizzato diventò baro, baronis. A partire dall'età moderna il titolo di barone è il "più basso" dei titoli feudali, benché possa anche essere concesso senza connessione con un feudo, come avviene nelle concessioni moderne, successive al periodo feudale. In Sicilia, ed anche nell'Italia meridionale, i titoli di barone e signore, stavano ad indicare lo stesso titolo, cioè erano sinonimi; poi successivamente, il barone, diventò gerarchicamente superiore al signore. Originariamente facevano parte dell'antica classe dei cavalieri dell'impero (Reichsritter). Molti di questi elevati alla dignità baronale, dal XV secolo cominciano a costituirsi in società nobiliari, associandosi con i cavalieri per tutelarsi nei confronti dei nobili più potenti.

Il baronato o baronia
I baronati erano solitamente territori di piccola estensione, a volte composti semplicemente da alcuni terreni agricoli di modeste dimensioni e un villaggio. Erano le concessioni più semplici e meno importanti nella gerarchia feudale, e ne stavano alla base; erano governate ognuna da un barone. Il titolo baronale era il livello più basso della scala nobiliare (era inizialmente di origine germanico-anglosassone) ed era il primo che dava dignità di possedimento territoriale (il grado ancora inferiore era il titolo di cavaliere, che era quasi sempre onorifico). I baroni erano quasi sempre sottoposti, prima ancora che all'autorità del sovrano, a quella intermedia di un conte.

Il feudatario medievale era sempre possessore di alcuni diritti e sottoposto ad altri doveri. Il proprio obbligo principale era quello alla fedeltà verso chi gli aveva concesso il beneficium, la quale si doveva manifestare in special modo in tempo di guerra: il vassallo era tenuto a partecipare alle campagne militari del proprio signore e a condurre con sé i propri cavalieri ed i propri fanti di origine non nobile, detti anche sergenti. Ciò si riconduceva alla ragione di essere del feudalesimo, ovvero al fatto che il feudatario fosse dotato di terra e di sudditi proprio perché potesse garantire il mantenimento di un piccolo esercito.

Proprio per questa ragione, il signore aveva il diritto di pretendere dai propri contadini una certa quantità di tributi (come il legnatico ed il pontatico) e di prestazioni gratuite (dette corvées) come il servizio notturno di ronda od il compito di dedicare alcune giornate di lavoro ai campi signorili. Tutte queste prerogative erano riassunte nel potere di banno.Per banno (in latino bannum), nel diritto feudale, si intende il potere esercitato dal detentore di una sovranità (regno o feudo che sia) sui propri sudditi. Dal momento in cui fu concessa ai feudatari l'erediatrietà dei benefici, essi poterono disporre pienamente di essi, pur non acquisendone mai la reale proprietà. Essi, infatti, avevano il diritto di infeudare a propria volta pezzi della terra loro affidata e di concederla ad altri uomini di propria fiducia, detti valvassori (deformazione di vassi vassorum, vassalli dei vassalli), i quali, a loro volta, la potevano concedere ad altri vassalli minori, detti valvassini.

Dopo il 1848, tuttavia, i vari governi, resisi conto che per governare avrebbero dovuto ottenere l'appoggio della borghesia, cancellarono progressivamente tutti gli antichi privilegi feudali. La nobiltà, dunque, lentamente perse il proprio ruolo dominante e, nei primi anni del XX secolo, il passaggio nell'età contemporanea poté dirsi concluso.
La Costituzione della Repubblica Italiana, vigente dal 1948, ha dichiarato non riconosciuti tutti i titoli nobliari.


E' la forma del governo medievale, per la quale il re o l'imperatore o un grande proprietario terriero, organizza il lavoro dei suoi sudditi (servi della gleba soprattutto) attraverso una gerarchia di persone (vassalli) che vengono compensate non mediante denaro ma mediante la concessione di terre (beneficio). Quando col decadere dell'autorità regia o imperiale, il beneficio da vitalizio diventa ereditario, e al godimento delle rendite delle terre si aggiunge l'esenzione delle imposte (immunità) e il diritto di esercitare pubbliche funzioni (giurisdizione) si ha il feudo vero e proprio. L'atto con cui un sovrano o un signore dà in investitura un feudo, è detto omaggio, in quanto il vassallo gli giura fedeltà, sottoponendosi a determinati obblighi, primo fra tutti il servizio militare a cavallo. La terra, mezzo principale di produzione feudale, era di proprietà dei feudatari. La terra veniva suddivisa dal nobile in appezzamenti dati in uso perpetuo ai singoli contadini, i quali disponevano di tutti i mezzi necessari per lavorarla.

La società feudale. Si presenta sotto l'aspetto di una grande piramide con al vertice il re, al centro i feudatari e alla base i servi della gleba. La classe dei feudatari possiede la terra in proprietà ed esercita il comando politico-militare, sostituendosi alle funzioni dello Stato. Il nobile amministra la giustizia per tutti gli abitanti del villaggio e quindi realizza un supplemento di entrate extra-agricole; obbliga il villaggio a servirsi dei suoi mulini, forni, taverne... vietando qualunque forma di concorrenza; impone tasse sull'attività di scambio, pedaggi sulle strade e ponti; esige prestazioni di lavoro e imposte ordinarie e straordinarie. In queste condizioni il ricambio sociale, l'ascesa di gruppi sociali e di individui è assai difficile e lenta. Fanno eccezione i funzionari dipendenti dal signore, addetti alle gestione dei domini, all'amministrazione della giustizia, all'ordine pubblico, al reclutamento...

Nei primi secoli dell'Alto Medioevo (476-1000 d.C.) la vita economica dell'Europa occidentale, a causa delle invasioni barbariche, si frantuma in “unità locali relativamente autonome e chiuse”, e si trasferisce nei villaggi rurali, mentre le città assumono la fisionomia più di fortezze che di centri commerciali. L'agricoltura torna a livelli primitivi, poiché i popoli germanici preferiscono l'attività guerriera. La viabilità diventa insicura, il mercato è solo locale, gli scambi in natura.

Il controllo dei feudi conferiti dalla Corona spettava alla Regia Dogana attraverso due sue branche la Duana de secretis e l'altra branca curava l'amministrazione diretta delle terre.


Il Feudalesimo
 

Dal punto di vista economico e politico la struttura predominante nel Medioevo fu quella del feudalesimo, un sistema sviluppatosi in risposta al crollo dell'autorità centrale e al caos sociale che seguì alla caduta dell'Impero Romano. Imperatore, senato, provincia, città e villaggio furono sostituiti da una gerarchia di uomini forti, uniti da un giuramento di fedeltà.
Non sono certe le origini del feudalesimo, ma l'ipotesi più accreditata è che ebbe origine durante il basso impero con le ville romane, che erano dei veri e propri organismi economici; in età Longobarda, invece si hanno le curtis, che avevano continuato le funzioni delle ville romane poi in età Barbarica, i cittadini chiedevano protezione ai nobili del posto, in cambio di essere compagni d'armi. Queste usanze continuarono con Carlo Magno, che ai suoi fedeli diede le cosiddette investiture, cioè della terra da amministrare fino alla loro morte, ma in cambio dovevano essere suoi vassalli, questo era chiamato beneficio, che consisteva anche nell'avere l'immunità.

Feudalesimo - Il contratto feudale

Il patto feudale era un accordo fra due nobili di rango diverso, il signore e il vassallo. Il secondo giurava fedeltà al suo superiore, nei riguardi del quale assumeva una serie di obblighi, i più importanti fra i quali erano il servizio militare, di solito limitato a 40 giorni all'anno, il versamento di un tributo e il dovere di fornire soldati. Il signore s'impegnava a difendere militarmente il vassallo e a procurargli i mezzi per vivere tramite la concessione di un feudo. Di solito veniva offerto al vassallo un vasto appezzamento di terra, ma poteva anche accadere gli fosse assegnato un impiego come esattore delle imposte, coniatore, daziere o altri titoli redditizi. Il feudatario che aveva molti vassalli si assicurava così delle entrate fisse e un esercito. Il contratto durava tutta la vita e implicava la revoca della donazione nel caso in cui il vassallo non rispettasse l'accordo, mentre non era facile rivalersi in senso inverso. Inizialmente non valeva il concetto di ereditarietà, con conseguente vantaggio per il signore, che più feudi aveva da distribuire, più vassalli si sarebbe trovato intorno pronti a guadagnarli. Solo con il passare del tempo divenne lecito tramandare il patrimonio di padre in figlio e si ridusse così il territorio che il feudatario aveva facoltà di assegnare come ricompensa dei nuovi favori.

Soltanto i nobili e i cavalieri potevano fare giuramento di fedeltà. Nella realtà succedeva spesso che la medesima persona fosse sia signore che vassallo, in una scala di valori che andava dal re al cavaliere di rango più basso. Il sistema feudale non fu mai organizzato in base a canoni rigidi e a volte capitava che i vassalli fossero più potenti del loro superiore. I duchi di Normandia, che dominavano buona parte della Francia e tutta l'Inghilterra, erano più importanti del re di Francia, che pure occupava un posto più alto nella piramide gerarchica. Talvolta i vassalli sottostavano a diversi signori, il che causava problemi di priorità quando si trattava di ottemperare agli oneri previsti. In genere, la priorità spettava al più vecchio. Nel corso della storia i nobili più forti impararono a ignorare le norme del feudalesimo, attaccando i vicini per assecondare i propri interessi. Queste guerre private furono frequenti nel tardo Medioevo.

Feudalesimo - La sua nascita

Le invasioni di Ungari, Normanni e Saraceni, aggravarono ulteriormente una situazione già di per sè disgregata. Le popolazioni, per sfuggire ai saccheggi, si rifugiavano nelle campagne. I più deboli e i più indifesi si affidavano ai più forti e potenti, si mettevano al loro servizio, davano tutto quello che avevano in cambio di protezione. I piccoli proprietari terrieri cedevano sempre più frequentemente il loro modesto pezzo di terra ai signori, grandi proprietari, in cambio di protezione, secondo un uso già invalso ai tempi della decadenza dell'impero romano. I re, d'altra parte, con i loro mezzi, non riuscivano più ad imporsi alle invasioni e alle scorrerie provenienti dal Nord e dall'Est europeo: potevano solo contare sull'aiuto degli uomini fedeli, dai quali ricevevano armi, viveri e soldati per le loro guerre. Carlo Magno, per consolidare il suo impero, si era assicurato la fedeltà degli uomini a lui più vicini (duchi, marchesi, conti), concedendo loro delle terre in usufrutto, i feudi. Sotto la spinta delle invasioni e delle lotte intestine tra i vari signori, questa pratica venne consolidata dai successori di Carlo Magno, fino ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio sistema politico ed economico, il sistema, appunto, feudale.

Feudalesimo - Come è formato

La terra era considerata nel Medioevo l'unica ricchezza: nessuna meraviglia, pertanto, che i servizi resi al re dai signori venissero remunerati con la concessione di terre in beneficio: le terre, però, non venivano regalate per sempre, ma solo per la durata della vita del signore; alla morte del concessionario, alla morte del concessionario il feudo tornava di nuovo al concedente: il re. L'uomo che riceveva la terra in usufrutto si dichiarava vassallo, cioè uomo fedele al sovrano impegnato a prestargli aiuto, uomini ed armi in caso di bisogno. A sua volta il re si impegnava a difendere e proteggere il suo vassallo. Il feudo, in sostanza, non si identificava solo con la concessione di terre; alla sua base di fatto vi era un patto, un rapporto di scambio fra il re concedente ed il feudatario. Nacquero, così, i primi feudi e con essi quella aristocrazia militare feudale che cominciò a costruire i primi castelli. A loro volta i vassalli più potenti (grandi feudatari) concedevano parte delle terre a propri uomini fedeli, chiamati valvassori, che assumevano nei confronti del vassallo l'obbligo di essergli fedele e di prestargli aiuto. Anche i valvassori potevano fare altrettanto nei confronti di persone loro fedeli, chiamate valvassini. In tal modo la società di allora era costituita da una specie di piramide: in alto il re; al di sotto, con poteri a autorità via via minori c'erano vassali, valvassori e valvassini.

Feudalesimo - Il feudalesimo come sistema giuridico

Il re, quando assegnava un feudo al suo vassallo, gli concedeva anche determinate immunità, ovvero determinati diritti, quali il diritto di riscuotere le tasse, di amministrare la giustizia, di chiamare alle armi gli uomini liberi del feudo.

Dal canto loro, i feudatari, dopo aver reso omaggio al re e aver ricevuto l'investitura, dovevano osservare rigorosamente i loro doveri: se venivano meno, erano accusati di fellonìa e potevano anche essere privati del feudo.
Il feudo divenne, così, anche un sistema giuridico molto complesso ed articolato che durò a lungo: all'incirca dal X secolo fino alla rivoluzione francese (fine del XVIII secolo), sia pure attraverso varie fasi che ne segnarono progressivamente la decadenza, a cominciare dalla nascita delle monarchie assolute.
In conclusione possiamo affermare che il feudalesimo era basato su un sistema di rapporti personali tra uomo e uomo (vassallaggio) sulla remunerazione dei servizi mediante la concessione di terre in usufrutto, sulla concessione di determinati diritti (immunità). Con il passare del tempo alcuni vassalli diventarono tanto potenti che spesso sul territorio si comportavano come veri e propri re: non solo facevano uso delle immunità a proprio esclusivo vantaggio, ma talvolta si ribellavano anche al re diventando completamente indipendenti.

Feudalesimo - Il feudo diventa ereditario

Nel mondo antico il centro della vita politica e sociale era stata la città, sede del re, del governo, degli uffici statali.
Nei secoli IX-XII, il centro fu invece la campagna e più precisamente il castello feudale, dove risiedeva il feudatario che aveva assommato nelle sue mani gran parte del potere che prima era del sovrano, perchè in realtà il feudatario poteva battere moneta, arruolare soldati, imporre tasse ecc.
Il sistema feudale subì una prima evoluzione con il Capitolare di Kiersky (877 d.C.), quando l'imperatore Carlo Il Calvo concesse ai feudatari maggiori di poter trasmettere il feudo al proprio figlio. In tal modo l'assegnazione del feudo non era più un fatto temporaneo legato alla persona del concessionario: il feudo poteva essere trasmesso in eredità ai figli. Tale concessione fu estesa poi nel 1037 anche ai feudatari minori, vale a dire ai feudatari che avevano ricevuto l'investitura dai feudatari maggiori.
Quando il feudo divenne ereditario, veniva trasmesso per intero al primogenito, mentre, ai figli minori (cadetti) restavano solamente due possibilità: avviarsi alla carriera ecclesiastica o mettersi al servizio di qualche feudatario in qualità di cavalieri. La cavalleria costituiva allora il nerbo degli eserciti e cavalieri potevano diventare solo coloro che avevano la possibilità di mantenere il cavallo in guerra e di comprare la costosa armatura.

Feudalesimo - L'economia curtense

In un sistema incentrato sul feudo e sulla proprietà terriera, l'attività prevalente era, naturalmente, quella agricolo-pastorale
Tutto si produceva all'interno del feudo e per il feudo: si produceva non solo quanto necessitava all'alimentazione, ma anche quanto occorreva per il vestiario, per gli utensili da lavoro, per le armi e via di segiuto.

In tal modo ben poco restava per l'esportazione e per il commercio con i feudi vicini, anche se il commercio non era mai venuto meno e gli scambi, in mancanza di moneta circolante, si svolgevano sotto forma di baratto, che consisteva nello scambio di merce con merce. Il commercio non era agevole perchè i feudatari imponevano il pagamento di diritti di pedaggio e di dogana tutte le volte che si passava dal territorio di un feudo ad un altro.

Inoltre gli stessi feudatari non avevano interesse a favorire l'uscita delle merci dal loro feudo, anche perchè le carestie erano frequenti e ci si premuniva accumulando per gli anni successivi quanto della produzione non veniva consumato.

Gli scambi, invece, avvenivano tra una curtis e l'altra, ovvero tra un complesso fondiario (fattorie) e l'altro, nell'ambito del feudo, attraverso i mercati settimanali e le fiere annuali. Ecco perchè l'economia feudale era chiamata anche "curtense".

Feudalesimo - I contadini
  
Gran parte della popolazione era costituita dai contadini, distinti in contadini liberi e contadini senza terra. I primi potevano ottenere terre in affitto e godevano di una condizione migliore: esse versavano al padrono una parte dei prodotti delle terre (nelle corvèe) ed erano obbligati a lavorare un determinato numeri di giornate in forma gratuita sulle terre gestite direttamente dal loro padrone.

Peggiori, invece, erano le condizioni dei contadini senza terra, veri e propri servi della gleba, legati alla terra, comperati e venduti con essa. Erano tenuti a prestare la loro opera gratuita per un certo numero di giornate lavorative nelle terre del feudatario, dovevano pagare tributi in denaro o in natura (polli, uova, maiali ecc.), prestare giornate di legna, di lavori edilizi per la costruzione o il restauro degli edifici del signore. I contadini erano, inoltre, gravati di tasse per l'uso per mulino (molinatico), delle strade (pedaggio), dei ponti (pontatico), dei pascoli (erbatico).

Gli abitanti delle città, che di solito erano amministrate dai vescovi, godevano di maggiore libertà e potevano dedicarsi con più tranquillità al loro lavoro ed ai loro commerci. Già intorno al X secolo all'interno delle città incominciarono a prendere consistenza le categorie sociali dei mercanti e degli artigiani, futura base delle rivolte cittadine contro lo strapotere dei signori.

Feudalesimo - Declino del feudalesimo e mutamenti politici

Nel tardo Medioevo l'Europa occidentale fu divisa in possedimenti di varie dimensioni, secondo una gerarchia feudale al cui vertice vi era il re, che tuttavia non rappresentava una figura accentratrice. Anziché di nazioni, si può quindi parlare di gruppi culturali privi d'identità politica. Verso la fine del Medioevo solo in Inghilterra, Spagna, Portogallo e Francia il potere era stato sottratto ai feudatari locali e affidato ad un'autorità suprema.

Dopo aver inglobato il regno d'Inghilterra con la vittoria di Hastings (1066), Guglielmo il Conquistatore istituì la prima monarchia europea. Impiegò tuttavia altri cinque anni conducendo duri combattimenti per spezzare le ultime resistenze prima di intraprendere i passi necessari a consolidare la propria posizione di comando. Un sesto dell'Inghilterra rimase proprietà della corona, metà della parte residua fu frazionata in feudi e concessa ai baroni normanni suoi diretti vassalli, un quarto passò alla Chiesa e il resto fu spartito fra gli anglosassoni. Tutti dovettero giurargli fedeltà, riconoscendolo signore assoluto, che si riservava il possesso di tutti i castelli, proibiva le guerre tra feudatari e decretava la legalità unica delle monete di conio reale. Queste misure, sebbene non fossero sempre applicate da alcuni successori di Guglielmo, meno abili a governare, fecero sostanzialmente scomparire il sistema feudale.

Nel XII secolo, Enrico II d'Inghilterra creò il cancellierato (corte di giustizia) e una sorta di ministero delle finanze, ponendo le basi dell'amministrazione statale. Il primo si occupava di registrare le leggi e le transazioni del re, il secondo di controllare il tesoro della corona. Poiché le cariche non erano ereditarie, era facile sostituire gli addetti che non operavano correttamente. Gli impiegati di questo primo servizio statale, anziché ricevere un feudo, percepivano un salario e perciò dipendevano direttamente dal re.

Nel 1215 l'odioso Giovanni Senzaterra fu costretto a firmare la Magna Carta, un documento che sottoponeva alla legge anche il re e dava diritto di parola ai baroni, riuniti nell'organo del Gran Consiglio. Nei secoli seguenti, la Magna Carta diede luogo a importanti normative, tra cui il principio della "non tassazione senza rappresentanza". Nel 1264 il sovrano in carica ignorò la Magna Carta e i baroni assunsero il potere, governando temporaneamente tramite un Gran Consiglio allargato, che prese il nome di parlamento. Il parlamento includeva non solo i baroni e gli ecclesiastici d'alto rango ma anche i rappresentanti delle maggiori città.

Benché questo governo abbia avuto vita breve (15 mesi), il parlamento non venne né soppresso né escluso dalle decisioni e da allora divenne l'unico organo autorizzato a revocare le leggi precedentemente approvate. Inoltre, visto il divieto d'imporre tasse senza la sua ratifica, i sovrani che avevano bisogno di denaro (per esempio durante la Guerra dei Cent'anni) spesso dovevano concedergli un maggior potere in cambio. Il parlamento continuò a crescere per importanza insieme all'amministrazione statale, dimostrando di essere in grado di guidare il paese indipendentemente dalle capacità del sovrano o dalle rivolte dei nobili.

Mentre il re, l'amministrazione statale e il parlamento cercavano di porre un freno allo strapotere dei baroni, anche i ranghi inferiori della piramide feudale esercitavano la loro pressione. Parecchi fattori contribuirono ad affrancare i servi della gleba dagli obblighi contratti con i feudatari e tra questi l'aumento delle popolazioni urbane, la fine delle razzie dei barbari e la terribile peste che flagellò l'Europa nel XIV secolo.

Quella degli Altavilla è stata una delle famiglie più importanti fra i Normanni. La dinastia reale è stata originata da Tancredi conte di Hauteville (oggi Hauteville-la-Guichard) in Normandia (XI secolo), i cui figli intrapresero la conquista e l'unificazione politica dell'Italia meridionale, conclusa nel 1130 da Ruggero II, terzo Conte di Sicilia e quarto Duca di Puglia e Calabria della stirpe, che unì al proprio dominio tutti i feudi normanni nel Mezzogiorno (Principato di Capua, Ducato di Napoli etc.) costituendo il Regno di Sicilia.

Alleati del Papa, Boemondo I, Ruggero II e Guglielmo II d'Altavilla furono fra i capi delle prime tre crociate. Boemondo I - figlio di Roberto il Guiscardo, primo Duca di Puglia e Calabria - protagonista della prima Crociata, si impadronì del Principato d'Antiochia. Tancredi - cugino di Boemondo II - segnalatosi alla presa di Nicea, Antiochia e Gerusalemme, ebbe in feudo il Principato di Galilea e Tiberiade ed il Tasso lo celebrò nella Gerusalemme liberata.

Ultima degli Altavilla fu Costanza (1154-1198) – figlia postuma di Ruggero II, “Rex Siciliae et Italiae” - che sposò Enrico VI, Re di Germania ed Imperatore ed ottenne la successione al Regno di Sicilia. Morto Enrico, regnò in nome del figlio Federico II, poi Re di Sicilia, di Germania ed Imperatore.

« Quest'è la luce de la gran Costanza  che del secondo vento di Soave  generò 'l terzo e l'ultima possanza » Dante Alighieri, Paradiso, Canto III, 118-120

Costanza d'Altavilla, conosciuta anche come Costanza di Sicilia (Palermo, 2 novembre 1154 – Palermo, 27 novembre 1198), era figlia di Ruggero II. Regina di Sicilia e Imperatrice (come moglie di Enrico VI di Svevia) fu madre di Federico II di Svevia.

Era figlia postuma di Ruggero II re di Sicilia e della sua terza moglie Beatrice di Rethel.

Grazie all'interessamento di Guglielmo II di Sicilia (Guglielmo il Buono), ella sposò a Milano il 27 gennaio 1186 Enrico VI di Svevia figlio dell'imperatore Federico il Barbarossa. Enrico (1165) era più giovane di Costanza. Con l'unione gli intenti dei principali fautori erano chiari: Guglielmo aveva l'interesse a mantenere salda la dinastia, oramai in declino, rafforzandola con l'ingresso degli Svevi, allora in ascesa, mentre Federico il Barbarossa ambiva fortemente ad ampliare l'impero inglobando proprio l'Italia.

Nel 1189 Guglielmo II Guglielmo, salì al trono tredicenne alla morte del padre Guglielmo I di Sicilia nel 1166 sotto tutela della regina madre Margherita di Navarra, Il regno di Guglielmo fu particolarmente proficuo per le arti in Sicilia. Fra le opere avviate da Guglielmo merita una citazione il Duomo di Monreale, realizzato con il beneplacito di Papa Lucio III, e l'Abbazia di Santa Maria di Maniace, fortemente voluta dalla regina madre Margherita. Anche la splendida costruzione della Zisa, avviata dal predecessore Guglielmo I, fu completata sotto il suo regno. In punto di morte, non avendo discendenti diretti, avrebbe indicato la zia Costanza, sorella di suo padre e figlia di Ruggero II, come erede ed obbligato i cavalieri a giurarle fedeltà, cercando così di appianare le divergenze che opponevano la nobiltà siciliana ed il clero alla casata degli Hohenstaufen. Tuttavia la nobiltà siciliana ed il papato non amavano gli svevi e la loro politica, che consideravano poco influenzabile ed eccessivamente autoritaria, e preferirono eleggere a Re di Sicilia Tancredi di Lecce, cugino di Guglielmo II e figlio naturale di Ruggero III Duca di Puglia; suo nonno era Ruggero II e sua zia la stessa Costanza.
Quando Enrico successe al trono al padre, partì subito per la riconquista della Sicilia Nel febbraio del 1194 Tancredi morì e la sua successione apparve problematica per l'età infantile del figlio. In questo contesto Enrico tornò in Italia e riuscì a sottomettere il Regno di Sicilia. Il 25 dicembre del 1194 Enrico fu incoronato Re di Sicilia. Il giorno seguente Costanza, in procinto di giungere in Sicilia dalla Germania, diede alla luce a Jesi il futuro Federico II del Sacro Romano Impero. La nascita del figlio di Costanza era importante per la successione del Regno di Sicilia, ma fu avvolta da dicerie ed illazioni: Federico fu considerato da alcuni detrattori l'Anticristo, che una leggenda medievale sosteneva sarebbe nato da una vecchia monaca. Costanza d'Altavilla al momento del parto aveva 40 anni e, prima del matrimonio, aveva vissuto in un convento. Inoltre a causa dell'età avanzata, molti non credevano alla gravidanza di Costanza. Per questo motivo fu allestito un baldacchino al centro della piazza di Jesi, dove Costanza partorì pubblicamente, al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita del futuro imperatore.

Federico VII Hohenstaufen di Svevia, o Federico I di Sicilia o Federico II del Sacro Romano Impero (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), fu re di Sicilia, duca di Puglia, principe di Capua, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d'Italia e re di Germania.

Popolarmente conosciuto con gli appellativi stupor mundi "meraviglia del mondo" o puer Apuliae "fanciullo di Puglia", fu Sacro Romano Imperatore dal 1220 al 1250. Appartenente alla nobile famiglia sveva degli Hohenstaufen, fu inoltre re di Germania, re d'Italia, re di Borgogna, re di Gerusalemme e, col nome di Federico I, Re di Sicilia dal 1198 al 1250.


La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi

1194 nasce a Jesi Federico II figlio dell'imperatore Enrico VI e da Costanza d'Altavilla , nipote di Federico I di Svevia il Barbarossa.
1198 incoronato a Palermo morti i genitori viene posto sotto la tutela del Pontefice Innocenzo III
1209 Federico II sposa Costanza d'Aragona
1212 Federico II si reca in Germania dove viene nominato Re dall'arcivescovo di Magonza  e riallaccia le alleanze fra la casa di Svevia ed il re di Francia
1215 ottiene la corona imperiale ad Aquisgrana re dei romani
1220 viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero
1221 e 1223 è in Sicilia per assoggettare i baroni e debellare i saraceni
1225 sposa Isabella di Gerusalemme
1228 salpa per la Terrasanta
1229 Federico II entra a Gerusalemme
1231 emana lo Statium in favore Principum e la Costituziones Melfitanes
1235 sposa Isabella d'Inghilterra
1250 muore e con lui il sogno ghibellino degli italiani e dell'europa.

I castelli federiciani sono caratterizzati dal geometrismo, architettonico. Il castello Lagopesole , il castello di Augusta , castel Maniace, castel Ursino, hanno tutti una pianta quadrangolare si svela la forma ottagonale a Lucera con un piano quadrato ed uno ottagonale, a pianta ottagonale la torre di Enna ed il castello Pancrazio a Cosenza, per finire con la rappresentazione ottagonale a Castel del Monte, le teorie si perdono tra le quali quella di un contatto con Fibonacci Leonardo-
La prima chiesa cristiana, di una certa importanza successiva al 313 connessa al culto della Vergine è quello della Natività a Betlemme , secondo ricostruzioni sarebbe finita con un corpo a pianta ottagonale. Il numero otto è connesso alla figura della Vergine e nella simbologia cristiana medievale ha un significato cosmico, l'otto rappresenterebbe la cupola del cielo addizionata al numero dei sette pianeti , o secondo Tertulliano l'otto rappresenta il numero perfetto perché è la somma dei cinque sensi materiale e dei tre sensi spirituali. Secondo la tradizione biblica sono otto i serafini che reggono il trono divino, oppure otto è il giorno simbolico per eccellenza perché avvenne la resurrezione di Cristo, altre ipotesi sei giorni per creare il mondo , il settimo per il riposo di Dio e l'ottavo giorno il mondo era definitivamente creato. Questo ha dato vita ai battisteri di forma ottagonale.   

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