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informazioni turistiche sulla Sicilia

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LO STEMMA DELLA SICILIA

La contraddizione dell'Isola si riscontra nella sua rappresentazione . Lo stemma della Reione siciliana è stato adottato il 28 luglio 1990.

Esso è costituito da uno scudo alla francese in un campo diviso trasversalmente da due colori , giallo e rosso-arancio con al centro una tricele o triskele, triplica manifestazione dell'unico Dio Celtico rappresentante forza-saggezza-amore.

Una rappresentazione era raffigurata sugli scudi dei guerrieri Greci, Romani ed Etruschi che la portavano in battaglia allo scopo d'intimorire i nemici. Le interpretazioni della Triscele sono infinite, se ne trovano testmonianze in figure antiche dipinte su anfore e coniate su monete Celtiche.

Fu Plinio ad attribuire alla triscelle il simbolo di rappresentanza della Sicilia, per la sua forma triangolare ai cui vertici vi sono i promontori di Pachino, capo Peloro e Capo Lilibeo.

Oggi entro questo scudo che rappresenta lo stemma della Sicilia si possono vedere le tre gambe piegate all'altezza del ginocchio con al centro la testa di una Medusa, Gorgone, con i capelli a forma di serpenti, a simboleggiare la saggezza, itrecciati a spighe di grano, simbolo della fertilità di questa terra, un tempo considerata il granaio per le truppe Romane, e le ali d'oro per indicare l'eterno trascorrere del tempo, gli occhi della gorgone che pietrificava chiunque leguardasse con lo sguardo, forse sono usati dal popolo Siciliano "religioso e superstizioso" per scongiurare o allontanare gli influssi maligni.

La trinacria per i Siciliani è considerata un porta fortuna.
Le origini della bandiera Siciliana


Il capo reciso della Gorgone assume un valore apotropaico e nell’ iconografia siciliana acquistò questo specifico potere, perché era credenza comune che fosse possibile tenere lontani gli spiriti maligni con l’imitare la maschera mostruosa di uno di loro. Proprio per la loro funzione apotropaica, le maschere gorgoniche vennero usate per decorare i Templi.

Il simbolo della Trinacria, diviene una sorta di potente talismano. Con esso la Sicilia vuole esorcizzare il pericolo e terrorizzare quelli che hanno intenzione di conquistarla, saccheggiarla e dominarla.

L’isola, si è sempre liberata, cacciando i tiranni, i conquistatori, ma coloro che la hanno conquistata, rapiti dalla sua bellezza hanno lasciato, usi, costumi, l'isola è riuscita ad uscire da tutte quelle le vicissitudini che hanno interessato questa terra.

Oggi l’antico simbolo è al centro del vessillo della Regione siciliana, esso è costituito da un drappo bicolore giallorosso, che diagonalmente esprime il giallo della bandiera civica di Palermo ed il rosso della bandiera civica di Corleone, che fu il primo comune siciliano a seguire l’esempio di Palermo nella rivolta antifrancese del Vespro siciliano, scoppiato nella città di Palermo il 30 marzo 1282.
Pochi giorni dopo, nell' aprile 1282, venne stipulato il patto di alleanza tra i Palermitani e i Corleonesi, per combattere contro il comune nemico angioino; e nello stesso giorno, con rogito del notaio Benedetto da Palermo, nacque il vessillo dei Siciliani liberi, unendo i colori delle due città».
Da allora, questo colore rappresenta l’unione spirituale dei Siciliani, mentre il simbolo della triscele, vuole ricordare che la Trinacria è terra di dei, di bellezze e di rinascita.

Le spighe di grano esprimono la fertilità dell'isola, il carattere degli isolani, che come le spighe di grano si curvano al vento, ma una volta passato si risollevano, e dai suoi semi, il territorio non diventa solo oggetto di valutazione e consumo, ma speranza per un futuro migliore.


Le origini della bandiera Siciliana
Le nove province regionali siciliane



La Sicilia e le sue valli :



Il Val Demone era uno dei tre valli o reali domini, in cui era suddivisa geograficamente e non amministrativamente la Sicilia dalla dominazione araba a quella borbonica. Posta nella zona settentrionale della Sicilia, comprendeva un vasto territorio, che andava da Cefalù a Messina e si estendeva a sud tra Nicosia e Troina, comprendendo tutta la zona dell'Etna.

Nel 1812 i valli furono soppressi per dar luogo a 23 distretti o comarche; con la ricostituzione nel 1817 di 7 valli (che in seguito assunsero il nome di province), il territorio del V. entrò a far parte del Vallo di Messina, fatta eccezione per il distretto di Cefalù, incorporato nel Vallo di Palermo.

La suddivisione della Sicilia in tre Valli ebbe termine nel 1816 quanto la riforma territoriale del Regno delle Due Sicilie divise l'isola in sette valli minori o province, il termine valli risalirebbe alla seconda metà del IX secolo e deriverebbe dall'arabo Wali, termine che definisce le magistrature preposte alle province.



Il Vallo di Mazara era uno dei tre valli (o reali dominii al di là del Faro) in cui era suddivisa la Sicilia dalla dominazione araba a quella borbonica fino al 1812, quando la riforma dei territori del Regno delle due Sicilie suddivise il territorio isolano in sette province o valli minori.

Nel 1812 i valli furono soppressi per dar luogo a 23 distretti o comarche; con la ricostituzione nel 1817 di 7 valli (che in seguito assunsero il nome di province), il territorio del V. entrò a far parte del Vallo di Messina, fatta eccezione per il distretto di Cefalù, incorporato nel Vallo di Palermo.

La suddivisione della Sicilia in tre Valli ebbe termine nel 1816 quanto la riforma territoriale del Regno delle Due Sicilie divise l'isola in sette valli minori o province, il termine valli risalirebbe alla seconda metà del IX secolo e deriverebbe dall'arabo Wali, termine che definisce le magistrature preposte alle province.



Il Vallo di Noto o Val di Noto fu una circoscrizione amministrativa che si occupò della giustizia, dell'erario e occasionalmente anche delle milizie del Regno di Sicilia dal periodo normanno alla sua abolizione nel 1812.

Nel 1812 i valli furono soppressi per dar luogo a 23 distretti o comarche; con la ricostituzione nel 1817 di 7 valli (che in seguito assunsero il nome di province), il territorio del V. entrò a far parte del Vallo di Messina, fatta eccezione per il distretto di Cefalù, incorporato nel Vallo di Palermo.

La suddivisione della Sicilia in tre Valli ebbe termine nel 1816 quanto la riforma territoriale del Regno delle Due Sicilie divise l'isola in sette valli minori o province, il termine valli risalirebbe alla seconda metà del IX secolo e deriverebbe dall'arabo Wali, termine che definisce le magistrature preposte alle province.

Nel cuore della Sicilia, si può far risalire l'antica Sikania, il territorio della popolazione autoctona che, si concentrò tra il fiume Salso ad est ed il fiume Imera ad ovest. Il centro archeologico di Sabucina mostra infatti una chiara identità culturale, documentata dai modelli architettonici domestici e funerari. Nella zona è stata rinvenuta una tomba con corredi risalenti al III millennio a.c.; villaggi si sono succeduti dall'età del bronzo antico (2.200-1.450 a.c.) fino al VI secolo a.c., quando il sito venne ellenizzato da coloni greci.

I greci da colonizzatori divennero siciliani e Gela (VII a.c.), sotto Ippocrate e Gelone, divenne la più importante polis di Sicilia. Il museo archeologico di Gela è tra i più importanti ed interessanti musei archeologici da visitare, oltre all'area archeologica di Capo Soprano, che con i suoi 300 metri di cinta muraria, viene considerata uno dei migliori esempi di architettura militare fino ad oggi conservati.
Nel I secolo d.c. sorsero parecchi centri abitati romani , vicino a Mazzarino troviamo la "Statio Philosophiana" con i resti di un edificio termale e di una basilica paleocristiana a tre navate.

La dominazione araba lascia i suoi segni, modificarono il sistema di ripartizione territoriale, delimitando la Sicilia in tre grandi vallate (Mazara, Demone, Noto) con torri di avvistamento che poi nel tempo si trasformarono in veri e propri castelli. Sono di quel periodo il Castello di Pietrarossa nei pressi di Caltanissetta ed il Castello di Grassuliato nei pressi di Mazzarino, il Castelluccio di Gela.  Lo stesso nome di Caltanissetta deriva dall'arabo Q'al'at Nissa cioè "Castello delle donne", quindi l'Harem dell'Emiro.

Gli arabi innovarono l'organizzazione agricola, con l''introduzione di colture intensive e  di nuovi sistemi di irrigazione. Praticarono l'estrazione dello zolfo. Cambiarono l'assetto amministrativo, che da accentrato divenne articolato, con molteplici manazil, abitati rurali concentrati ma indifesi di comunità contadine.

Il periodo normanno nel XI sec vede Butera trasformarsi in un centro d'importanza, nel castello oggi è ospitata una mostra permanente di armi medievali.

Il clima rimane medesimo anche con Svevi ed addirittura peggiorò con gli Angioini, tanto che ai fatti del Vespro erano coinvolti anche feudatari nisseni; nel XIII si ha la conquista degli Aragonesi, ma soltanto nel XV secolo finirà l'anarchia feudale, e tra il '500 e il '700 sorgono chiese e palazzi nobiliari sia a Caltanissetta che in altri centri, come ad esempio Butera e Mazzarino. Si intensificano pure le difese costiere contro la crescente pressione delle flotte turche, nel territorio ne è esempio il castello di Falconara.

Nell'900 si cominciano a sfruttare le miniere di zolfo in modo industriale, ciò comportò un forte impulso allo sviluppo economico della zona, anche se le condizioni di lavoro dei minatori erano durissime. La storia dei "carusi" ne è testimone.

A Caltanissetta si trova il Museo Mineralogico e Paleontologico della Zolfara che, oltre ad esporre minerali e fossili, ha ricostruito gli ambienti delle miniere.
La chiusura delle miniere ed lo sfruttamento agricolo estensivo, retaggio feudale, costrinse molti abitanti della provincia nissena all'emigrazione .

La storia della Sicilia

I Greci - 753 a.C. - Con la fondazione di Naxos da parte di coloni Greci, la Sicilia entra nella storia del Mediterraneo greco. Nel corso degli anni seguenti è tutto un fiorire di colonie: Siracusa (734), Catania (729), Gela (689), Selinunte (650), Agrigento (582).
485 a.C. - Gelone, tiranno di Gela, conquista Siracusa, che diverrà negli anni seguenti una delle principali città del Mediterraneo.
405 - 367 a.C. - Dionisio I il vecchio raggiunge l'apice del potere a Siracusa
316 - 289 a.C. - Agatocle tiranno di Siracusa. è il primo signore dopo la morte di Dionisio I Romani
264 a.C. - I Mamertini, popolazione italica che aveva occupato Messina, sentendosi minacciati dai Cartaginesi, chiamano in aiuto i Romani, i quali, appoggiati in Sicilia da Ierone II,
scatenano contro Cartagine la Prima Guerra Punica. Al termine di essa la Sicilia - ad eccezione dell'alleata Siracusa - viene proclamata provincia romana (241 a.C.).
219 - 212 a.C. - Seconda Guerra Punica. I Romani conquistano e sottomettono anche Siracusa.
I Barbari - 440 d.C. - Genserico, re dei Vandali, sbarca a Lilibeo (oggi Marsala) e devasta la Sicilia.
I Bizantini - 535 - Guerra greco-gotica. Fu scatenata per volere di Giustiniano, imperatore d'Oriente, che desiderava ricomporre l'integrità dell'impero. In Sicilia viene inviato il generale
Belisario che rapidamente conquista l'isola consegnandola all'imperatore.
Gli arabi - 827 - Gli arabi sbarcano a Mazara, dando inizio alla campagna di conquista dell'isola. Essa verrà completata nell'arco di 100 anni e segna un profondo mutamento per la vita sociale e culturale della Sicilia che viene catapultata nel mondo musulmano dopo secoli di cristianesimo.
La capitale siciliana è Palermo, splendida metropoli di stampo islamico.
I Normanni - 1060 - Guidati da Roberto il Guiscardo e da Ruggero d'Altavilla, i Normanni iniziarono con la benedizione papale la riconquista della Sicilia alla cristianità. Riusciranno nella loro impresa nell'arco di 31 anni. I discendenti di Ruggero d'Altavilla saranno re di Sicilia fino al 1194,  La capitale è ancora Palermo Gli Svevi - 1194 - Con l'incoronazione di Enrico VI Hohenstaufen a re di Sicilia, il trono passa alla famiglia tedesca degli Svevi.
Gli Angioini - 1270 - La morte di Federico II scatena aspre lotte per la successione. Il Papa, da tempo in lotta con lo Svevo, assegna arbitrariamente la corona a Carlo d'Angiò si insedia sul trono e sposta la capitale a Napoli, dà inizio ad un governo vessatorio, mal sopportato dai Siciliani.
1282 - Rivolta del Vespro. Partita da Palermo, questa ribellione porterà alla definitiva cacciata dei Francesi dalla Sicilia.
Gli Spagnoli - 1409 - Il matrimonio tra Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia pone le basi per la nascita di uno stato spagnolo di cui anche la Sicilia fa ormai parte.
I Savoia e gli Austriaci - 1713 - Come stabilito nella pace di Utrecht, la Sicilia passa a Vittorio Amedeo II di Savoia. La famiglia piemontese manterrà la signoria dell'isola per appena cinque anni. Nel 1718, infatti, gli spagnoli intraprendono una campagna di riconquista, bloccati però dagli Austriaci. In base al trattato dell'AIA (1720) Carlo VI d'Austria diventa
nuovo re di Sicilia.
I Borboni - 1734 - Con la Battaglia di Bitonto tra le truppe borboniche e austriache, la Sicilia rientra nell'orbita spagnola. Carlo I di Borbone, figlio del re di Spagna, verrà incoronato re di
Sicilia nel 1735. I borboni governeranno l'isola per 125 anni.
Il Regno d'Italia - 1860 - A seguito dell'impresa garibaldina la Sicilia viene annessa al regno d'Italia. Da allora l'isola seguirà le sorti del neonato regno.
L'Autonomia - 1946 - Al termine della seconda guerra mondiale la Sicilia diviene Regione Autonoma nell'ambito della nuova Repubblica Italiana. Il suo Parlamento si riunisce dal 1947
nel Palazzo dei Normanni - come già faceva più di otto secoli fa. Lo Statuto della Regione Siciliana approvato con R.D.L. 15 maggio 1946, n. 455 (pubblicato nella G.U. del Regno d'Italia n. 133-3
del 10 giugno 1946), convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 58 del 9 marzo 1948), modificato dalle leggi costituzionali 23 febbraio 1972, n. 1 (pubblicata nella GURI n. 63 del 7 marzo 1972), 12 aprile 1989, n. 3 (pubblicata nella GURI n. 87 del 14 aprile 1989) e 31 gennaio 2001, n. 2 (pubblicata nella GURI n. 26 dell'1 febbraio 2001).

La più vasta delle regioni italiane la Sicilia è l’isola più popolosa del Mediterraneo e dista 140 km dalla costa africana. Solo tre km di mare la separano dalla Calabria.
Una linea di montagne, il così detto appennino siculo, é diviso in tre sezioni: i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie. Qui si trova il monte Carbonara, (m 1979) la cima più alta dopo l’Etna.
Un’altra linea di catene più basse che non supera i 1000 metri attraversa l’Isola in diagonale, sono i monti Erei ed i monti Iblei, più aridi.
L’Etna con i suoi 3330 m di altezza è il vulcano attivo più alto d’Europa e si eleva sulla costa ionica tra i corsi d’acqua dell’Alcantara e del Simeto.
Inconfondibile il paesaggio di buona parte dell’isola, è circondato da coni e ricoperto da colate laviche di antica e recente formazione che creano uno spettacolo geologico senza eguali che si alterna alla vegetazione mediterranea.
Del territorio siciliano fanno parte amministrativamente le isole minori: Ustica, l’arcipelago delleEolie o Lipari, le Isole Egadi, le Isole Pelagie e Pantelleria.

La Sicilia viene rappresentata con la testa di una gorgone e tre gambe che potrebbero rappresentare le tre punte della Sicilia quali capo Peloro, capo Passero e capo Lilibeo o i raggi del sole tenuto in considerazione che è l’isola del sole, le spighe per indicare che la terra è fertile o con un riferimento a Cerere la dea della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti, anche dea della nascita, poiché tutti i fiori, la frutta, venivano considerati suoi doni, il nome Sicilia dovrebbe derivare dalla radice sica cioè falce o dalla radice sikè o sikus successivamente viene aggiunta elaia per poi diventare Sicilia, tutte desinenze per indicare la fertilità della terra.
Altri tenuto in considerazione che l’isola viene chiamata anche Trinacria dai romani Triquetra da triangolo.

La Sicilia è una regione con un patrimonio mitologico immenso, monti, torrenti, fiumi, devono il loro nome ad una qualche divinità o ninfa. si narra che la Sicilia sia sorretta da un gigante di nome Tifeo,  figlio di Tartaro e Gaia la madre terra, generato per contrastare Zeus e vendicare Crono, cercando di impadronirsi del trono degli dei Zeus, viene sconfitto e imprigionato sotto la Sicilia, gli fu gettata sopra un isola per imprigionarlo definitivamente, e sulla mano destra starebbe Peloro, sulla sinistra Pachino, sulle gambe Lilibeo ( Trapani ).
Atena insegue i fuggiaschi guidati da Encelao e Tifeo, capitategli a tiro, scaglia una grande pietra, colpisce Encelao, che si ritrova trasformato in isola, la Sicilia.
La guerra è adesso tra Zeus e Tifeo, rimangono entrambi disarmati senza saette e senza macigni, Zeus sembra finito, ma il destino gli assegna il ruolo di essere il re degli dei il buono che trionfa sul male, ma Etna la ninfa, figlia di Urano e Gea, assiste alla scena alla disfatta di Zeus, interviene, corre contro Tifeo e lo seppellisce con il suo corpo, spingendolo verso la terra fino a farlo sprofondare.
Tifeo sposa Echidna che generano il cane cerbero, Idra di Lerna, Ladone e Orto. Secondo Omero sotto l'Etna non ci sarebbe Tifeo ma Encelao ma viene sconfitto da Atena.

Sicilia era una principessa figlia di un re e di una regina, quando un giorno si presenta al loro cospetto un uomo che disse di chiamarsi Destino che annunciava la morte di Sicilia  e grandi sciagure nel regno. Tuttavia esisteva una condizione se fosse stata sacrificata Sicilia , al raggiungimento dei quindi anni sarebbe dovuta essere abbandonata su una barca, ed il re disperato chiedeva perchè doveva morire cosi crudelmente, ma Destino gli comunica che non sarebbe morta ma non sarebbe morta e sarebbe diventata madre. Giunto il fatidico giorno ella venne posta su una barca e dopo tanto navigare approda su una spiaggia poco distante da un bosco ed alberi carichi di frutta, scesa dalla barca si rifocilla quando all'improvviso giunge un cavaliere che gli comunica di essere solo su quell'isola e il Destino gli aveva predetto che avrebbe incontrato una fanciulla e cosi ripopolarono la terra.    

Dal Caos venne fuori Gea la terra, Nyx la notte e Eros il principe dell'amore.

Gea genera Urano e Ponto le montagne, Nyx diede vita ad Emera e il giorno e l' Etere.

Da Gea e Urano nascono i tre ciclopi, Bronte Sterope e Arge, i giganti Centimani o Ecantochiri Cotto Briareo e Gige e dodici Titani sei maschi e sei femmine, che accoppiandosi tra loro danno origine alla specie , ma Urano avendo timore di loro li segrega nel Tartaro, allora Gea dispiaciuta da tanto dolore realizza una falce che consegna a Crono il tempo , che utilizzerà per evirare il padre Urano , la quale cadendo da origine alla forma di una falce zancle o Messina.

Dalla ferita sulla terra nascono i Giganti le Erinni Aletto , Tisifone e Megera e le Meliadi ninfe boschive. dalle sue membra cadendo in mare nasce Afrodite o Venere .

Dopo quest'atto Urano non si avvicina più alla terra, Crono impera libera i fratelli anche se lascia i ciclopi e i Centimani nel Tartaro.

I ciclopi dopo aver ucciso tutti gli abitanti dell'isola scrutavano il mare alla ricerca di imbarcazioni per potere divorare l'equipaggio, oltre a lavorare per Efesto sotto l'Etna per realizzare le saette di Zeus

Anche i Lestrigoni uomini crudeli , troviamo i Listriptoni e i Lotofagi estimatori dei loti

Ma la storia greca ci indica due due divinità Crono ( Saturno per i romani ) e Poseidone.
A Crono vengo dedicati i monti Peloritani i Saturnii e la tomba di Saturno si troverebbe presso monte scuderi.
Secondo altri Poseidone o Nettuno era il dio del mare che avrebbe fatto nascere la Sicilia staccandola dalla Calabria con un colpo di tridente, per creare dei confini al figlio Eolo re dei siculi, sposo di Anfitrile veniva spesso invocato dai marinai.

Il simbolo della Sicilia è il triscele e secondo una delle leggende tutto ebbe inizio quando tre ninfe si disposero in tre punti del mare e diedero vita alla Sicilia. Le tre ninfe girando per il mondo prendevano le cose più belle quando giunte in uno specchio d'acqua con un cielo azzurro decisero di posare su questa terra quanto avevano raccolto e questi punti di terra sono i promontori di Capo Peloro, Capo Pachino e Capo Lilibeo e proprio da questa forma  che fu chiamata trinacria.

Il simbolo viene rappresentato con una testa femminile somigliante alla Gorgone con tre gambe disposte a raggiera, numerose sono le interpretazioni secondo alcuni rappresentano i raggi del sole o la primavera l'estate e l'inverno o la vita nascita vita e morte, nel museo di Palermo è visibile l'uccisione della Medusa da parte di Perseo con una falce donata da Ermes o Mercurio e la nascita del cavallo alato Pegaso. Perseo era nato da Giove e Danae , destinato ad essere capostipite di una famiglia da cui sarebbe nata Alcmena futura madre di Ercole.

Proserpina figlia di Cerere o Demetra e Giove o Zeus, fu nascosta dalla madre in Sicilia per nasconderla al dio Apollo o Febo ed Marte o Ares, mentre raccoglieva fiori presso Pergusa,  fu notata da Plutone o Ade e rapito dalla sua bellezza la portò fino Siracusa per scomparire in una voragine presso la fonte Aretusa, la ninfa Ciane compagna di giochi di Proserpina provò a difenderla e per questo il dio la punì trasformandola in fonte, la stessa fonte dove Ercole sacrificò alcuni buoi. e mentre Cerere cercava la figlia in Sicilia schiacciava una pianta che produceva un sinistro rumore, fu allora maledetta la pianta, che da dolce divenne amara era il lupino.

Scilla e Cariddi, lo stretto che divide l'isola dal continente creava seri problemi di navigazione per le fragili imbarcazioni e si raccontava spesso di due mostri marini, dal lato calabro tra due scogli vi era una grotta con Scilla con sei teste con denti su triplice fila dodici braccia, latrava come una cane, le sue teste sporgevano dalla grotta scrutando il mare a caccia di tutto ciò che fosse commestibile il mostro cattura sei uomini di Ulisse quando questi si accosta alla tana per evitare Cariddi.
Scilla figlia di Forco ed Ecate divinità trimorfa, aveva la possibilità di prendere parte alle questioni del cielo della terra e del mare, avrebbe tentato di rubare i buoi di Ercole e sarebbe stata uccisa da Ercole, Forco suo padre le avrebbe restituito la vita bruciandolo e facendolo bollire per non potere temere nemmeno il regno degli inferi, si dice che era una splendida ninfa amata da glauco pescatore divenuto creatura marina dopo avere mangiato un erba miracolosa,ma venne trasformata in mostro dalla gelosia della maga Circe, innamorata respinta di Glauco. Viene rappresentata come una bella donna che diventa cane nel bacino e più giù pesce.
Sulla sponda sicula sotto un altro scoglio dirimpettaia di Scilla  dimora Cariddi la quale per tre volte al giorno inghiottiva l'acqua del mare per poi rigurgitarla , vicino all'antro di Cariddi vi era una pianta di fico selvatico. Cariddi figlio di Nettuno e di Gea, trasformato da un fulmine di Zeus, per avere rubato i buoi di Ercole.

Ercole o Eracle nato da Zeus e Alcmena, cresciuto a Tebe già in culla dimostra la sua forza, strozza due serpenti nella culla inviati da Era, ebbe ottimi maestri. Secondo il volere di Zeus doveva compiere dodici fatiche, come i dodici segni zodiacali, per potere conseguire l'immortalità. La prima fatica lotta con il leone di Nemea, mostro nato da Tifone ed Echidna, aveva la pelle invulnerabile, e per ucciderlo dovette soffocarlo, la seconda l'idra di Lerna anche esso un grosso serpente con nove teste di cui una immortale e per evitare che si ricreassero doo averle tagliate le bruciò una a una, su quella immortale gettò un masso, la terza il cinghiale di Erimanto che guastava i campi, la quarta fatica la Cerva di Cerinea che aveva le corna d'oro e gli zoccoli  di rame che doveva essere catturata viva, la quinta fatica gli uccelli di Stinfalo, muniti di artigli , ali e becco di bronzo e penne di bronzo, la sesta fatica la cintura di Ippolita regina delle amazzoni, la settima fatica il ripulimento delle stalle d'Augia , ci riusci deviando il corso del fiume Alfeo e Peneo facendoli passare dalla stalla, nello stesso periodo istituisce i giochi Olimpici, l'ottava fatica il toro di creta   inviato da Posidone a Minosse non fu sacrificato e lo stesso scorreva nell'isola, la nona fatica le cavalle di Diomede bestie feroci che mangiavano gli stranieri capitati sule sponde della tracia , la decima fatica i buoi di Gerione un mostro con tre corpi dal ventre in su e possedeva un ricco e bellissimo armento e di questo Eracle doveva impadronirsi, preso il gregge attraversa l'italica penisola e porta il gregge   di Gerione ad Euristeo e tra i suoi nemici vinti in questa impresa Erice in Sicilia, la undicesima fatica i pomo aurei delle Esperidi , dono di nozze che Era aveva ricevuto da Gea come dono di nozze con Zeus custodite nell'orto delle Esperidi, uccide il drago dalle cento teste posto a guardi dei pomi, nel raggiungere la sua meta libera nel Caucaso Prometeo dove un aquila gli mangiava giornalmente il fegato, la dodicesima fatica la cattura di Cerbero che preso alla gola lo incatenò e lo porta ad Euristeo dopo lo conduce nuovamente all'inferno, così si libera dall'impegno preso con Euristeo

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