Ispica turismo, guida turistica del Comune - Sicilia Informazioni Turistiche

Vai ai contenuti

Menu principale:

Ispica turismo, guida turistica del Comune

Guida turistica Ispica

Il comune di Ispica è situata su una collina "colle Calandra" ad un'altitudine di 170 m s.l.m. Ispica si chiamò Spaccaforno sino al 1935.

Ispica nel suo centro storico ricostruito dopo il terremoto del 1693, Ispica racchiude tanti tesori:le sue bellissime chiese e i palazzi. Ispica era nota nell'antichità e lo è ancora oggi, per quell'unicum della Sicilia che è la sua Cava, l'antichissimo abitato popolato per primi dai Siculi. Sorge su uno sperone di roccia a 170 metri dal livello del mare.

Cava D'Ispica: Il Fortilitium.
E' la più bella e maestosa cava della Sicilia orientale. Anche se il tempo e l'opera dell'uomo ha mutato alcuni luoghi, come è visibile per le catacombe cristiane e per il Palazzeddu popolarmente chiamato il castello, dove sono molto ridotti i corridoi, le scale montanti e le architetture scavate nella roccia, la Cava è un luogo ancora spettacolare.
Dall'età del neolitico si costruirono sulla valle dei villaggi con le capanne, i tipici abitati dei Siculi, i quali ricavavno dalla roccia le grotte artificiali a forno, per utilizzarli come sepolcri per i loro morti.
Nella cava, sono ancora in piedi i resti della chiesa di San Pancrati una piccola basilica bizantina con tre absidi, che in epoca medievale aveva annessa una grande comunità monastica di benedettini. Ma l'ambiente più singolare e famoso della Cava è costituito dal Castello, ancora abitato sino ai primi del Novecento, formato da quattro piani collegati fra loro da scale.

Ispica, l’antica Hispicaefundus, chiamata, fino al 1935, Spaccaforno, è posta su una collina leggermente in pendio, a 170 metri circa dal livello del mare da cui dista 6 km. Il suo nome si fa derivare da un flume, Hyspa; per alcuni il nome deriverebbe dal nome latino Speca (grotte); facendo riferimento a Spaccaforno il termine deriverebbe da due voci: Spacca, derivazione fonetica di Ispica, e forno, voce 1atina adoperata per significare le tombe a forma di forno che si trovano vicino all’abitato (la voce forno potrebbe derivare dal latino fundus).

Bellissimo il Parco della Forza così chiamato per la sua struttura di fortezza naturale. Fra i monumenti più belli, il Centoscale che è una delle strutture più antiche e belle del complesso rupestre. In esso un tunnel è ricavato all'interno della roccia internandosi sino al cuore del calcare, Esso ha ben duecento gradini, gallerie e feritoie aperte sulla cava. Sono tantissime le chiese, le necropoli e le grotte che possono essere visitate, E anche se molte nel tempo sono diventate inaccessibili, la Cava è una meta da non perdere.
In epoca bizantina i cristiani perseguitati scelsero la cava come luogo prediletto di rifugio. Trovavano salvezza fra le grotte scavate nelle pareti ripide e scoscese della vallata , anche i monaci della Cappadocia e tutti i perseguitati dai barbari e dai musulmani. E' di questo periodo la fortificazione più munita, il Fortilitium.
L'eremita più noto che la scelse come eremo fu Sant'Ilarione, che fuggito dall' Egitto visse a lungo nella cava. Uno dei cimiteri ipogeici, il complesso meridionale delle Catacombe di San Marco, è fra i più importanti e grandi dell'Isola.   
La città e la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Ispica si chiamò Spaccaforno sino al 1935. L'opera d'arte più bella è la Basilica di Santa Maria Maggiore, elevata a monumento nazionale, per le opere pittoriche del grande Olivio Sozzi, oltre ai dipinti di Vito D'Anna. La chiesa riporta sulla facciata lo stemma della famiglia Statella, i discendenti del re di Francia Roberto duca di Borgogna, che dal 1493 sino al XIX secolo, possedettero il feudo di Spaccaforno.

Il principe Francesco Saverio Statella diede l'incarico al Sozzi di effettuare la pitturazione del Cappellone della chiesa. I 26 affreschi della Basilica vengono considerati fra i capolavori del XVIII secolo. Del grandioso quadro centrale di 40 metri quadrati di superfice, dedicati al tema dell'Antico e Nuovo testamento, esiste un bozzetto al "Louvre" di Parigi.
Nella cupola le vele riproducono delle donne maestose, simbolo dei quattro continenti, mentre nell'abside la maestosa figura di Cristo che ascende al cielo è di ispirazione raffaellesca.
La Basilica è il complesso di affreschi e pitture più organico di tutta la provincia e della notevole produzione Sozziana.<br /> La Basilica SS.Annunziata &quot;Una perla negli iblei.
Tra le più visitate chiese si segnala la Basilica della SS.Annunziata (1704) che si presenta con un prospetto imponente. Il pregio artistico della basilica è costituito da numerosi pannelli in stucco e da decorazioni in stile rococò che rappresentano l'opera più vasta e significativa del palermitano Giuseppe Gianforma. All'interno si trovano numerose opere d'arte tra cui l'adorazione dei magi e la grande tavola dell'annunciazione, del 1550, recuperata insieme ad altre opere dalla chiesa della ss.annunziata dell'antico paese sita al parco forza. Nella basilica viene custodita la sacra immagine del SS.Cristo con la croce (solenne processione del venerdì santo) che insieme alla processione dell'urna reliquaria argentea (1739) nell'ultimo venerdi di quaresima e la cosiddetta cursa della domenica di Pasqua fa della settimana santa di Ispica la più sentita e organizzata della provincia.


Nella cava, sono ancora in piedi i resti della chiesa di San Pancrati una piccola basilica bizantina con tre absidi, che in epoca medievale aveva annessa una grande comunità monastica di benedettini. Ma l'ambiente più singolare e famoso della Cava è costituito dal Castello, ancora abitato sino ai primi del Novecento, formato da quattro piani collegati fra loro da scale.

Situata su una collina a 7 chilometri dalla costa.

Il sito dove si trova oggi la città e i suoi dintorni furono certamente abitati fin dall'antichità. In località San Marco esistono delle catacombe paleocristiane di epoca tardo romana. Secondo la tradizione, Sant'Ilarione di Gaza, eremita, soggiornò a lungo nella regione tra il terzo e il quarto secolo. Le coste e in particolare la località Porto Ulisse fu usata come porto naturale fino all'epoca bizantina, come recenti scavi e il ritrovamento di un relitto del sesto secolo hanno mostrato. Il primo documento che parla di un abitato chiamato Isbacha è del 1093, in una bolla che Urbano II editò subito dopo la fine dell'occupazione araba della regione. In una bolla del 1169 di Alessandro III, la località era denominata Hyspicae Fundus, per poi portare in epoca spagnola e borbonica il nome Spaccaforno fino al 1935, quando si decise un ritorno alle origini con l'attuale nome di Ispica.
Prima del terremoto l'abitato era all'interno della cava d'Ispica nella parte finale. Si sono succeduti i Siculi, i greci, i romani, i bizantini, gli arabi e i normanni. Con i Normanni iniziano le tracce scritte su Ispica. Il terremoto del 1693, segnò la profonda trasformazione della città come di quasi tutti i centri siciliani colpiti; la città fu trasferita nella piana al di fuori della cava.
I monumenti principali hanno la caratteristica di essere stati costruiti o ricostruiti dopo il devastante terremoto del 1693
Tra questi vanno menzionati: la Chiesa di S. Maria Maggiore, arricchita dagli stupendi affreschi di Olivio Sozzi.
Contiene la statua del Cristo flagellato alla colonna, salvato dal terremoto precedentemente nella cava. La statua è simbolo di una venerazione particolare durante la Settimana Santa. L'esterno, del secolo XVIII è stato progettato da Vincenzo Sinatra architetto di Noto. Quindi la Chiesa di S. Maria dell'Annunziata, che contiene alcune opere salvate dal terremoto, come l'Adorazione dei magi e la tavola dell'Annunciazione del 1550.
A Ispica sorge il Palazzo Bruno di Belmonte, il palazzo in in stile liberty più importante della provincia di Ragusa (oggi sede comunale). Si notano le sue imponenti dimensioni ed assetto, che torreggiano come fosse un castello.
La Cava Ispica è costituita di una serie di abitazioni rupestri. Quella di Ispica è la più importante della Sicilia orientale, è lunga 13 chilometri ed è divisa fra tre comuni, oltre alla città a cui da il nome si estende nel comune di Modica e Rosolini. È stata abitata fin dalla preistoria e al suo interno si sovrappongono, a volte con distruzioni e a volte nel rispetto dei precedenti strati, le tracce di tutte le popolazioni che si sono stabilite in zona. La valle è attraversata da un torrente, che si chiama Pernamazzoni all'entrata e Busaittone all'uscita.
Parco Archeologico della Forza
Situato nella bassa cava d'Ispica, nei pressi dello sbocco sud-est, è la corruzione volgare di Fortilitium, ossia piccola fortezza. Infatti, in questo sperone roccioso, sorgeva un castello, dimora della famiglia Statella. Ai suoi piedi invece era situato l'antico centro di Spaccaforno, distrutto, insieme al Fortilitium, nel terremoto dell' 11 Gennaio 1693. Segni evidenti della presenza dell'uomo alla Forza si hanno a partire dalla prima età del bronzo così come testimoniano alcuni reperti ceramici trovati vicino l'attuale ingresso. Il parco è raggiungibile anche tramite le centoscale ricavate nella roccia, in cui sono visibili tracce degli affreschi di età bizantina e di numerosi sepolcri.
Le catacombe di San Marco, a due chilometri dal centro abitato costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana.

La Settimana Santa a Ispica è la manifestazione religiosa-laica più importante:
Il Giovedì Santo è la festa dei Cavari. Inizia alle due di notte con la Via Crucis che parte dalla chiesa di Santa Maria della Cava (scavata nella roccia) e, in processione, si arriva a Santa Maria Maggiore, dove per tradizione si svolge l'apertura delle porte della basilica ('a raputa re porti). Da questo momento inizia il pellegrinaggio al Cristo alla Colonna (u patri a culonna) con pezzi originari del 730, il quale viene portato in processione nel pomeriggio dello stesso giorno fino a tarda notte.
Il Venerdì Santo i "nunziatari" vanno in processione con il Cristo con la Croce (u patri a cruci). Nella mattinata, nella chiesa dell'Annunziata inizia la cerimonia. La processione si svolge nel pomeriggio con la caratteristica cavalleria romana. La processione, si ferma davanti la basilica di Santa Maria Maggiore, dove si ha l'incontro tra il Cristo e l'Addolorata.
A Pasqua si hanno due processioni: la prima parte dalla chiesa di San Bartolomeo, con la Madonna, la seconda dalla chiesa dell'Annunziata con il Cristo Risorto: le due processioni si incrociano davanti la vecchia sede municipale a mezzogiorno. Alla Madonna viene fatto cadere il manto, e, dopo una breve corsa, viene fatta inchinare in un atto di omaggio simbolico al Figlio fra spari di mortaretti liberazione di colombe.

Il Patrimonio Architettonico

Basilica di Santa Maria Maggiore.
L'opera d'arte più bella è la Basilica di Santa Maria Maggiore, elevata a monumento nazionale, per le opere pittoriche del grande Olivio Sozzi, oltre ai dipinti di Vito D'Anna. La chiesa riporta sulla facciata lo stemma della famiglia Statella, i discendenti del re di Francia Roberto duca di Borgogna, che dal 1493 sino al XIX secolo, possedettero il feudo di Spaccaforno.
Il principe Francesco Saverio Statella diede l'incarico al Sozzi di effettuare la pitturazione del Cappellone della chiesa. I 26 affreschi della Basilica vengono considerati fra i capolavori del XVIII secolo. Del grandioso quadro centrale di 40 metri quadrati di superfice, dedicati al tema dell'Antico e Nuovo testamento, esiste un bozzetto al Louvre di Parigi.
Nella cupola le vele riproducono delle donne maestose, simbolo dei quattro continenti, mentre nell'abside la maestosa figura di Cristo che ascende al cielo è di ispirazione raffaellesca.
La Basilica è il complesso di affreschi e pitture più organico di tutta la provincia e della notevole produzione Sozziana.
Chiesa di Santa Maria Maggiore
vicino Piazza Regina Margherita, viene costruita durante tutto il Settecento. Solo la facciata sarà realizzata, secondo un’impostazione classicistico-accademica, nella seconda metà dell’Ottocento.
Quest’ultima si sviluppa su due ordini ed è impaginata su linee rette orizzontali e verticali con lesene che, in parte, la vivacizzano. La piazza antistante è definita da un loggiato semicircolare, realizzato nella metà del sec. XVIII su progetto dell’architetto netino Vincenzo Sinatra.
L’interno è a croce latina, a tre navate divise da pilastri. Molto interessanti sono le cupole emisferiche con lanternino dell’incrocio del transetto e delle cappelle delle navate laterali.
E’ un unicum in tutta l’area ragusana per l’organica fusione tra gli elementi architettonici, gli stucchi, le dorature e gli affreschi. Gli stucchi sono opera di Giuseppe e di Giovanni Gianforma. Preponderante è il ruolo degli affreschi eseguiti tra il 1763 e il 1765 da Olivio Sozzi, tra i pittori più qualificati del Settecento siciliano, attento interprete del Solimena, del Giaquinto e del Conca. Egli utilizza, in gran parte, il linguaggio scenografico, illusionistico e allegorico del barocco romano e napoletano e mediante colori che vanno dall’azzurro chiaro, al giallo, al rosa, al bianco esprime una serena visione teologica in cui si saldano la contemplazione del mistero della Fede e la celebrazione della Chiesa.
Tra le sculture in stucco, oltre alle figure allegoriche e ai putti, che si trovano nell’altare centrale e nelle due cappelle del transetto, vanno menzionate i quattro busti di Sante posti sulle pareti alte del transetto.
Cristo alla Colonna Il Cristo alla Colonna, posto nella cappella sinistra del transetto, nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, è il simulacro più venerato di Ispica (prima del terremoto del 1693 si trovava nella Chiesa di S. Maria o del Crocifisso nella Cava).


Il Barocco di Noto
Il solare barocco di Noto, dichiarato Patrimonio dell’Unesco, è caratterizzato dal colore rosato della pietra usata per costruire la città. In stile barocco: la Chiesa di S. Francesco all’Immacolata e il convento annesso di San Salvatore progettato dagli architetti Sinatra e Gagliardi. La chiesa che sorge in cima ad una monumentale scalinata, presenta un portale con preziose colonne di puro barocco. Ed ancora: il Monastero delle Benedettine e la chiesa di Santa Chiara, la piazza del Municipio, la Cattedrale dedicata aS. Nicolò, l’ottocentesco Palazzo vescovile, palazzo Landolina del XVIII secolo, Palazzo Ducezio oggi sede municipale, i più bei balconi del mondo, i sei artistici mensoloni di Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata, raffiguranti sirene, centauri, chimere, sfingi, grifoni, rinchiusi dalle sinuose inferriate ricurve. La chiesa di San Domenico progettata dal Gagliardi, è un grande esempio del barocco siciliano. Infine, i palazzi nobiliari in stile tardo barocco: Palazzo di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio; Palazzo Astuto, Palazzo Trigona dei marchesi di Cannicarao.

Chiesa del Carmine
L’interno è composto da un’aula unica con otto cappelle laterali incassate. Pulpito ligneo
E’ un raro esempio della cultura figurativa prebarocca. Su un esile piedistallo sono composte in uno schema poligonale, intelaiato da modanature rinascimentali, gli specchi a tarsie della balaustra vi sono rappresentati i Santi Angelo, Alberto,Elia, Telesforo. I santi sono disegnati frontalmente, con un rigore compositivo di sapore quattrocentesco. Il pulpito potrebbe essere collocato tra i secoli XVI e XVII.

La Basilica della Santissima Annunziata
è una chiesa di Ispica costruita dopo il terribile terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale.
Dopo il terremoto che distrusse l'antico tempio presente all'interno del castello della forza (Fortilitium), anch'esso andato distrutto,  la costruzione dell'attuale chiesa, fu intitolata a San Francesco di Paola e andò distrutta dopo il 1791. La prima pietra della nuova chiesa fu posta il 21 ottobre 1703. Nel gennaio del 1727 un altro sisma divaricò l'arcata maggiore che venne rifatta per evitare il crollo. Nel 1779 iniziarono i lavori di stucco di cui tuttora è possibile ammirarne la bellezza. Il 23 marzo 1869, martedì santo, cadde il prospetto della chiesa per imprudenti lavori di restauro e quindi si rese necessario presentare immediatamente il progetto della nuova facciata. Un progetto venne ideato da un fabbro locale e un altro venne in seguito fatto nel 1874 dall'ingegnere avolese Salvatore Rizza, ma la costruzione fu affidata allo scalpellino Carlo di Gregorio.
Il pregio artistico della Basilica è costituito dagli stucchi del palermitano Giuseppe Gianforma, lo stuccatore più importante del Settecento siciliano. Si contano 13 grandi pannelli di stucco, in basso ed alto rilievo, che decorano la navata centrale, il transetto e il cappellone. L'edificio è a croce latina e la navata centrale comprende quattro arcate con volta a botte e all'incrocio del transetto si erge la maestosa cupola. Si pensa che il disegno originario appartenga all'architetto netino Rosario Gagliardi. La prima facciata era completamente differente dall'attuale. Dopo il crollo del 1869, la nuova facciata fu progettata basandosi sul Palladio e sul Vignola. Per ragioni economiche si passò da cinque a quattro arcate e la lunghezza della navata si ridusse.
Oggi è costituita da tre piani dove nel primo troviamo otto colonne in stile ionico poste sopra un basamento in calcare. Il secondo piano, in stile corinzio, troviamo un bel finestrone in vetro con colonnine laterali. Infine nel terzo troviamo un'altra finestra, decorazioni con grandi rose scolpite e colonne. Nella parte superiore della facciata in un primo tempo si lasciò aperta la finestra centrale, per ottenere l'effetto di trasparenza del cielo azzurro, ma nel 1960 si preferì collocare una statua dell'Annunciazione, opera di uno scalpellino locale. Il primo campanile fu costruito nella parte posteriore della chiesa, ma risultando inadatto alla propagazione del suono fu demolito e ricostruito nella parte anteriore nel lato sinistro su progetto dell'ingegnere Vincenzo Tomasi. All'esterno troviamo un loggiato risalente ai primi dell'Ottocento e fino alla fine del secolo utilizzato per la fiera di Pasqua, poi abbandonata. Nell'altare destro del transetto è custodita l'immagine del Santissimo Cristo con la Croce mentre nell'altare sinistro è custodita l'immagine del Cristo Risorto entrambi oggetto di particolare devozione durante la settimana santa.

Il Convento e la Chiesa di S. Maria del Gesù dei Minori Osservanti
posti in posizione panoramica nella parte bassa della città, dominano tutta la pianura sottostante fino al Mar Mediterraneo. Il primo nucleo conventuale risale alla prima metà del sec. XVI.

La chiesa Madre dedicata a S. Bartolomeo
situata in posi­zione sopraelevata nella piaz­za Regina Margherita, regi­stra due fasi costruttive: la struttura interna (tre navate) è settecentesca, mentre il pro­spetto è dell’Ottocento. La facciata propone un disegno (non si conosce ii progettista) che coniuga elementi della tra­dizione tardo-barocca con ele­menti neoclassici. Di una ten­denza stilistica del sec. XIX è, infatti, il suo preminente svi­luppo orizzontale, determina­to da due ordini, chiusi in alto da un largo timpano ad arco ribassato.
L’interno basilicale, a tre na­vate divise da pilastri di ordine toscano, si presenta unitario e con un respiro monumentale. Privo di decorazioni, consente una chiara leggibilità architet­tonica che mette in risalto l’e­legante ritmo delle finestre del secondo ordine, intervallate da lunette. Restano ancora integre sia la cupola ribassata del transetto, sia le eleganti cupole a padiglione delle cappelle delle navate laterali.

Santa Maria della Cava e altri siti archeologici
Scendendo dal parco archeologico della «Forza» nel fondovalle s’incontra la chiesa rupestre di S. Maria della Cava, costituita dalla parte absidale dell’omonima chiesa distrutta dal terremoto del 1693. Nell’interno, disadorno, sono ancora visibili tracce di affreschi di datazione incerta.
Di fronte alla chiesa rupestre si trova una grotta denominata «Conceria», con una successione di vasche per la lavorazione delle pelli. Proseguendo, lungo il fondovalle verso nord, sulla sinistra s’incontrano le grotte Lintana, un complesso rupestre formato da una fenditura verticale naturale e da diversi ambienti scavati nella roccia su più piani. Vi si notano tracce di affreschi che fanno pensare a un sito monastico medievale. A 300 metri circa da questo sito, andando oltre nel fondovalle, si arriva, per un sentiero scavato sul costone di destra, alla grotta che la tradizione orale considera abitazione di S. Ilarione, un monaco vissuto nel IV secolo d.C.


La Cava Ispica
è la più importante delle "cave" (profonda valle scavata dall'erosione dell'acqua) nella Sicilia orientale. Lunga 13 km si estende nel territorio dei comuni di Modica, di Ispica stessa e di Rosolini. È attraversata da un torrente che prende diversi nomi: Pernamazzoni all'ingresso e Busaitone all'uscita.
Vi si trovano una serie di abitazioni rupestri ed è stata abitata dalla preistoria all'Ottocento. Le varie fasi si sovrappongono l'una all'altra.
La Grotta della Signora presenta una singolare volta a cupoletta: è un esempio monumentale di tomba a tholos nella parte settentrionale della Cava.
Nella Grotta dei Santi sono ancora oggi visibili tracce di pitture "ridotte disgraziatamente in condizioni disperate" che raffigurano 36 santi.
Più in basso rispetto alla Grotta della Signora si trova un modesto poggio chiamato "Cuozzu" (cozzo). Qui si trova il santuario di San Nicola, detto anche della Madonna, una grotta di metri 4 per 4,50 circa, dove resistono ancora pitture di età bizantina. In una figura degli affreschi, che dovevano coprire un tempo le pareti, si può individuare S. Nicola, con la barba, coperto da un pallio e la scritta N(I) (C) OL(A) US sopra la testa. È raffigurata inoltre una Madonna in atteggiamento di porgere una guancia al bambino, privo però del volto. Sul pavimento c'è una piccola fossa forse per uso di fonte battesimale.
Nella parte nord della Cava Ispica più numerose sono le tracce di abitazioni del II millennio: grotte, necropoli e oratori ipogeici.


Cava d'Ispica Sud
Un punto di partenza per la conoscenza di Cava d’Ispica è il bivio Ispica-Rosolini-Pachino­ Barriera, fuori dall’abitato di Ispica. Guardando verso la città si osserva lo sperone roccioso sul quale è posto il Convento dei Frati Minori. Lungo le pareti rocciose si trovano abitazioni rupestri e tombe scavate nella roccia.
Superando un ponte ci si addentra nella valle: sul lato destro, scavati nella roccia, sono situati santuarietti rupestri (S. Teodoro, S. Nicola, S. Rosalia, S. Gaetano), necropoli (la necropoli sicula di Scalaricotta con tombe a grotticella) oltre ad abitazioni rupestri (grotte Salnitro); sul lato sinistro si trovano i santuari rupestri e i ruderi delle chiese di Sant’Agata, S. Sebastiano, Sant’Anna, S. Bartolomeo.


Il Convento
A breve distanza dal Castello, seguendo il corso inferiore del Busaitone, ci si imbatte in quello che viene denominato il Convento. Il nome è dovuto forse all'esistenza di alcune tracce assai evidenti di architettura chiesastica. Ricavato in un sito assolutamente quasi inaccessibile, il convento si presenta come un complesso aperto nel vivo di una rupe


Palazzo Bruno di Belmonte
in corso Umberto (sede municipale), è l’edificio liberty più importante della provincia di Ragusa. Costruito a partire dal 1906 su progetto di Ernesto Basile, tra i maggiori architetti liberty europei

La catacomba denominata Larderia
tra le numerose esistenti in zona, è indubbiamente la più nota. È la più grande della Sicilia, dopo quella di S. Giovanni a Siracusa, ed ha una estensione di oltre 500 m2. Si trova all'estremo nord della Cava Ispica e fa parte di un grande complesso sepolcrale.
L'ingresso della catacomba immette in un ampio vestibolo, da cui si dipartono tre corridoi: quello centrale si addentra nella cavità della roccia per oltre 40 metri; gli altri due, laterali, sono di lunghezza minore. Il corridoio centrale ha un'architettura piuttosto singolare, e rappresenta tre epoche successive di opera di scavo. La prima parte è un cunicolo di circa dodici metri, lardo due, lungo le cui pareti sono state ricavate serie di nicchie orizzontali, in cinque ordini. L'ordine inferiore, interrato da secoli, fu riportato alla luce nel 1982.

La catacomba di S. Marco
si trova nella contrada omonima, nella parte finale della Cava, laddove la collina s'incontra con la pianura. È costituita da un corridoio lungo 40 metri circa, sui cui lati si trovano, in successione, più tombe. Sul lato sinistro dell'ingresso molto ampio si dirama un corridoio secondario. Il corridoio principale, nella parte finale, rischiarato da tre lucernari, si allarga per far posto, al centro, a due tombe a baldacchino.

Nella parte Ovest di Cava Ispica si trova la "Spezieria"
in parte crollata all'ingresso della grotta, la "Spezieria" di un ambiente costituito da una grande sala a pianta quadrangolare. Le pareti presentano decine di incavi che fanno pensare a mensole e ripostigli dove collocare e sistemare ordinatamente vasi e contenitori di unguenti, creme, pozioni d'erbe di varia natura.

Il Castello Sicano
L'opera è talmente monumentale e complessa che riesce difficile pensare che possa essere stato il frutto del lavoro di una sola generazione, sia pure con l'ausilio di strumenti di scavo in bronzo o in ferro. Si trova a metà circa della Cava Ispica. Una parete calcarea, alta trenta metri, scende a picco nella parte superiore della roccia-grigio e a strapiombo in quella inferiore giallo-rossiccia. È una vera e propria fortezza. La singolarità del Castello sta soprattutto nella inconsueta architettura dei suoi quattro piani, collegati fra loro da scale interne ancora visibili, con incavi per l'arrampicata e da scale esterne

Parco della Forza
così chiamato per la sua struttura di fortezza naturale. Fra i monumenti più belli, il Centoscale che è una delle strutture più antiche e belle del complesso rupestre. In esso un tunnel è ricavato all'interno della roccia internandosi sino al cuore del calcare, Esso ha ben duecento gradini, gallerie e feritoie aperte sulla cava. Sono tantissime le chiese, le necropoli e le grotte che possono essere visitate, E anche se molte nel tempo sono diventate inaccessibili, la Cava è una meta da non perdere.
In epoca bizantina i cristiani perseguitati scelsero la cava come luogo prediletto di rifugio. Trovavano salvezza fra le grotte scavate nelle pareti ripide e scoscese della vallata , anche i monaci della Cappadocia e tutti i perseguitati dai barbari e dai musulmani. E' di questo periodo la fortificazione più munita, il Fortilitium.
L'eremita più noto che la scelse come eremo fu Sant'Ilarione, che fuggito dall' Egitto visse a lungo nella cava. Uno dei cimiteri ipogeici, il complesso meridionale delle Catacombe di San Marco, è fra i più importanti e grandi dell'Isola.  



Cose da fare e vedere vicino
Informazioni e accoglienza turistica a Ispica
Per ricevere maggiori informazioni turistiche per visitare il Comune la sua storia i monumenti da visitare, riserve naturali e spiagge, visite guidate, orari di apertura, biglietti d'ingresso, numeri utili per il turista, strumenti per programmare una vacanza, cosa fare, dove mangiare, dove dormire. offerte di soggiorno e pacchetti di viaggio da parte di alberghi e operatori turistici locali.
Comuni confinanti

Comuni confinanti
Modica, Noto (SR), Pachino (SR), Pozzallo, Rosolini (SR)

Torna ai contenuti | Torna al menu