Eremi valle del Salso - Itinerari in Sicilia

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Eremi valle del Salso

VALLE DEL SALSO
GROTTA DI SAN FILIPPO D’AGIRA (Romitorio rupestre – V secolo)
Località: Agira (EN)
La grotta di San Filippo d’Agira è l’angusto ambiente ricavato da un preesistente  ipogeo paleocristiano che, come la tradizione vuole, sarebbe stato la dimora abituale del Santo dal momento in cui giunge ad Agira fino alla morte. All’interno, nella parte iniziale più stretta, sono ancora individuabili i giacitoi in cui erano soliti riposare Filippo ed il suo fedele compagno Eusebio; sul fondo, invece, la grotta si allarga per far posto ad un altare ligneo accompagnato, sulla parete di destra, dalle tracce di un affresco annerito dalla fuliggine delle candele votive che, sempre secondo la tradizione, rappresenterebbe lo stesso Santo.

GROTTA DI SAN CALOGERO (Chiesa rupestre – V-VI secolo)
Località: Licata (AG)
La grotta di San Calogero è scavata nella roccia appena sotto la chiesa di Pompei, nell’area rupestre di monte Sant’Angelo, dentro il quartiere storico di Santa Maria. Probabilmente realizzata dai monaci eremiti calogerini che si erano stanziati nell’agrigentino, riadattando uno dei tanti ipogei sepolcrali presenti nell’area. Intorno al ‘700 il santuario rupestre venne inglobato in una chiesa in muratura, ormai scomparsa, dedicata appunto a San Calogero.

GROTTA DI SAN CATALDO (Chiesa rupestre – XII-XIII secolo)
Località: Contrada Giannotta, Licata (AG)
La grotta di San Cataldo è l’altra piccola chiesa rupestre scoperta recentemente nell’area rupestre di monte Sole vicina all’ospedale civile di Licata. Anche in questa, come per quella di san Giovanni, sono state rilevate tracce evidenti di un affresco con il Crocefisso.

GROTTA DI SAN GIOVANNI O DELL’AFFRESCO (Chiesa rupestre – XII-XIII secolo)
Località: Contrada Giannotta, Licata (AG)
La grotta di San Giovanni o dell’Affresco, per il pannello bizantineggiante rinvenuto al suo interno, è la piccola chiesa recentemente venuta alla luce nell’insediamento rupestre di monte Sole. Si tratta di struttura ipogea a due camere che, in una parete della zona cultuale, conserva un affresco bizantineggiante che raffigura la Madonna con Bambino tra i Santi.                         

EREMO DI SANT’ANTONIO FUORI LE MURA (Complesso cenobitico semirupestre – VIII-X secolo)
Località: Contrada Cannavata, Regalbuto (EN)
L’eremo di Sant’Antonio fuori le Mura occupa larga parte dell’area di un antico e preesistente agglomerato rupestre posto su uno sperone di roccia arenaria, poco distante dall’abitato. L’edificio conventuale, di cui restano ancora in piedi il prospetto principale, parte del chiostro, la cisterna e le mura perimetrali è collegato alle grotte circostanti mediante camminamenti e gradinate incisi nella roccia, sì da ipotizzare il loro riutilizzo come asceteri da parte della comunità eremitica. La tipologia costruttiva, con intagli artificiali, nicchie scavate nelle pareti e canalette per convogliare l’acqua piovana in una grande cisterna, fa sicuramente datare il complesso all’epoca bizantina. Senza trascurare tuttavia che, proprio in virtù della posizione strategicamente ottimale per il controllo dell’intera valle del Salso, l’insediamento eremitico (fors’anche fortificato) poteva inserirsi nel sistema dei castra ennesi. Per il resto, il complesso ha vissuto il susseguirsi di varie congregazioni o comunità monastiche che di tanto in tanto lo hanno pure ingrandito ed abbellito. La chiesa, rifatta nel 1755 e successivamente restaurata nel 1831, è tutt’ora la parte più integra dell’intero corpo: a navata unica con catino absidale, altari decorati ed ampie e luminose finestre. Il convento, invece, ceduto dallo Stato ai privati, ha finito con l’andare del tutto in rovina e sempre più alla mercé di vandali saccheggiatori.

MOSCHEA DEL BALZO DELLA ROSSA (Moschea rupestre – X-XI secolo)
Località: Contrada Balzo della Rossa, Sperlinga (EN)
L’ipogeo cultuale del Balzo della Rossa, il dosso roccioso affiorante a nord di Sperlinga, in una zona montana largamente antropizzata in epoca medievale, richiama subito alla mente la moschea venuta alla luce dai recenti scavi compiuti a Segesta, soprattutto per le forti analogie riscontrabili nell’architettura interna. La grande sala (45 mq), peraltro contigua ad una sorta di residenza fortificata o castello rupestre (un altro camerone di 70 mq. provvisto di finestroni e collegato ad una torre in muratura), ha la forma oblunga e le navate/campate pilastrate similmente ad un tipico luogo di preghiera islamico. Al centro della parete di fondo, che ha funzione di qibla ed è orientata canonicamente verso sud (La Mecca), è ricavata la nicchia del mirhab, oggi sfondata e tampognata in muratura. Per il resto, il crollo della parete esterna e l’uso improprio (agricolo) della struttura con la sovrapposizione di muretti posticci rendono arduo stabilire la posizione esatta della soglia d’accesso.

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