Il Duomo di Palermo e la meridiana - Itinerari in Sicilia

Vai ai contenuti

Il Duomo di Palermo e la meridiana

Duomo di Palermo e la sua meridiana
Duomo di Palermo e la sua meridiana

Fu proprio nel periodo degli ultimi lavori di restauro che si pensò di realizzare, nel 1794, una meridiana sul pavimento dell’interno. Dal 1790 era direttore dell’ Osservatorio Astronomico di Palermo l’abate Giuseppe Piazzi (1746-1826), che intendeva uniformare il computo del tempo in Sicilia al sistema vigente nella maggior parte d’Europa, dove si utilizzava il “sistema all’europea”, basato sul giorno solare vero, cioè l’intervallo di tempo fra due successivi passaggi del Sole al meridiano. Come nel resto di quasi tutti gli Stati della nostra penisola, invece, alla fine del 1700 anche nel Regno delle Due Sicilie si seguiva ancora il sistema “all’italiana”: si suddivideva il giorno in 24 ore uguali contate a partire da mezz’ora dopo il tramonto del Sole. La seppur piccola differenza giornaliera tra i due sistemi comportava l’accumularsi di differenze sensibili, nel corso dell’anno.
Dopo aver visitato le città francesi e inglesi, al rientro in Italia l’astronomo Piazzi constatò che in Lombardia già nel 1786 era stata attuata una riforma con la realizzazione della meridiana del duomo di Milano e da qui gli venne l’idea di fare la stessa cosa: introdurre una riforma del tempo nel Regno delle Due Sicilie, costruendo una meridiana nel duomo palermitano, la quale avrebbe consentito di stabilire il mezzogiorno vero in modo semplice e preciso, fruibile da tutta la popolazione.
Problemi in corso d’opera…
Dal 1794 dovettero passare diversi anni perché l’inaugurazione dello strumento astronomico avvenne soltanto nell’aprile del 1801, e con una certa frettolosità poiché si voleva far coincidere l’avvenimento con la riapertura al culto della Cattedrale, avvenuta il 4 giugno 1801, solennità del Corpus Domini.
Nel 1795 Piazzi aveva ricevuto l’incarico dall’Arcivescovo di Palermo e Monreale, Lopez y Royo, di procedere nella sua opera, ma si presentarono alcuni problemi, che gli fecero intuire che non l’ avrebbe potuta terminare tanto presto. Il pavimento, intanto, non era ancora fatto; i calcoli delle altezze per lo gnomone predicevano che la lunghezza dello strumento non poteva essere notevole come egli voleva (era auspicabile la massima estensione per determinare il più esattamente possibile l’istante del mezzogiorno) (2). Inoltre, la meridiana a “camera oscura” (vale a dire, costruita in interno) doveva poter contare sull’apporto di luce durante tutto il periodo dell’anno e in ogni momento della giornata (cosa che qui non avveniva). Altra cosa importante era che la meridiana non arrecasse disturbo durante le funzioni liturgiche. Si profilarono una serie di questioni limitanti che furono ben presto chiare all’astronomo Piazzi:
l’orientazione del duomo sull’asse SO-NE
la presenza nelle immediate vicinanze di edifici che impedivano l’ingresso, in certi periodi dell'anno, dei raggi solari
la disposizione delle colonne divisorie delle navate
Fu così che lo studioso si vide costretto a collocare la meridiana nella zona antistante l’area presbiteriale, in una posizione che arrecava disturbo alle funzioni, di dimensioni limitate (21,82 m) e, a causa dell’altezza relativamente modesta delle navate laterali, dovette collocare lo gnomone a soli 11,776 m. La distanza tra i punti solstiziali è di 18,726 m.

Attraverso il foro gnomonico filtra il raggio solare all’istante del mezzogiorno, che va a posarsi lungo l’asse della meridiana; a seconda del periodo dell’anno e quindi del variare della posizione del sole sull’orizzonte, la “macchia solare” va spostandosi determinando contemporaneamente l’avvicendarsi dei mesi e delle stagioni ed i corrispondenti simboli zodiacali. Essi sono realizzati in marmi policromi e risaltano nell’orlatura di marmo bianco percorsa dalla linea di ottone.
                                                             
Nonostante il tentativo di Piazzi di introdurre la misurazione del tempo "all'europea", e cioè di usare come riferimento due successivi passaggi del sole al meridiano, a Palermo si continuò ad usare il tempo "all'italiana", cioè a misurare le ore a partire dal tramonto del sole, anche, nell'uso popolare, ben dopo la riforma operata nel 1861 in seguito all'Unità d'Italia.
Durante l’eclisse solare dell’11 agosto del 1999, che a Palermo fu parziale, si potè vedere l’immagine del disco solare oscurato sul pavimento della cattedrale, fenomeno osservato con meraviglia da alcune migliaia di persone presenti in quel momento.





I comuni della Sicilia sono 390, distribuiti nelle 9 province regionali. Tra mare, monti, architettura barocca, teatri antichi, borghi, miniere di zolfo vulcani attivi, qui vi raccontiamo le città ed i comuni della Sicilia.
Ogni comune ha una storia che affonda le radici in tempi lontani, con un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che è tra i più ricchi d'Italia.
Torna ai contenuti