Itinerario cantine del vino la via della zagara - Itinerari in Sicilia

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Itinerario cantine del vino la via della zagara

Itinerario turistico la via della zagara della strada del vino Etna

La zagara è il fiore degli agrumi. La parola deriva dai termini arabi zahara "splendere" e da zahr "fiore".

Per zagara si intende in particolare il fiore dell'arancio e del limone la cui fioritura avviene tra aprile e maggio, oltreché del bergamotto che invece fiorisce tra la fine di marzo e aprile: i frutti vengono raccolti da ottobre a dicembre.

Il fiore di zagara viene utilizzato per la preparazione dei profumi o dell'"acqua di Colonia di zagara" e nella preparazione di alcuni prodotti dolciari.

La zagara viene spesso utilizzata per tradizione per la composizione del bouquet di nozze: è pertanto molto frequente l'utilizzo dell'espressione fiori d'arancio in riferimento al matrimonio

Belpasso

Da Belpasso, uno dei comuni del Parco dell'Etna maggiori informazioni si possono chiedere alla proloco il giro turistico inizia visitando la Chiesa Madre di Santa Maria Immacolata, realizzata su disegno dell’architetto Bellia, Iititolata all’Immacolata, in stile  Barocco siciliano del periodo del Vaccarini, al suo interno si conservano alcune preziose reliquie e il venerato simulacro di Santa Lucia, patrona di Belpasso, oltre a un Crocefisso ligneo agonizzante, di fine Cinquecento, la Vara d’argento per la processione del simulacro della santamartire siracusana, alcune tele cinque- seicentesche oltree al grande telone della Crocefissione, opera di Zenone Lavagna, che ricopre tutta l’abisde centrale nel periodo della Quaresima. Sulla torre campanaria si trova il campanone di Santa Lucia, realizzato nel 1815, che si colloca fra le campane più grandi d’Italia e prima della Sicilia. Pesa infatti oltre 8000 chili ed emette un suono inconfondibile, ottenuto grazie alla fusione d’oro, argento e bronzo.
Usciti dalla chiesa, sull’ampia piazza, uno dei palazzi di maggior pregio di Belpasso, Palazzo Scrofani, caratterizzato da una balconata in ferro battuto e da un bel portale in pietra lavica, proseguendo su via Roma, un’altra dimora aristocratica, il Palazzo dei Baroni Bufali di Santa Lucia. Lo stile di queste dimore, con i mascheroni in pietra, gli intagli, il balcone angolare, ricorda quello dell’architetto Vaccarini che tanta parte ebbe nella ricostruzione settecentesca di Catania e della sua provincia.
La chiesa intitolata a Sant’Antonio da Padova, fa parte del complesso religioso dell’ex  convento dei Frati Zoccolanti di San Francesco, ad una sola navata, vi si accede dal portale in pietra lavica, tipico esempio di un finissimo barocco locale. All’interno si conservano gli affreschi della volta, eseguiti a metà Settecento da Michele Vecchio, allievo di Paolo Vasta, la palaltare di Giuseppe Zacco, un’Ultima Cena, gli arredi di fine Settecento della sacrestia e un prezioso ciborio ligneo, opera degli stessi frati.  Dell’originario complesso architettonico si conserva ancora oggi una parte del chiostro. Uscendo dal Giardino e percorrendo il Viale dei Pini si giunge nella caratteristica piazza Dante, a pianta rettangolare, qui si ergono la Chiesa di Cristo Re e l’imponente Palazzo Lombardo.
Attigue alla piazza vi sono le case natali di Nino Martoglio, riconosciuta come bene monumentale, e di Antonino Russo Giusti.
Con l'aiuto di uno speleologo si possono affrontare alcuni itinerari alla scoperta delle grotte e cavità del vulcano. Quelle censite dal catasto delle grotte dell'Etna in territorio di Belpasso sono diverse: la Grotta Ampudda di Pisciteddu, la Grotta Campana, la Grotta Corsaro e Corsaro Superiore, la Grotta Manfrè, le Grotte d'Angela (II e III),la Grotta Sferruzzo, le Grotte Taddariti, le Grotte Colomba (I e II), la Grotta della Dinamite e altre. Tra queste ci soffermeremo su quelle di particolare pregio naturalistico, suggerendo di percorrere queste cavità con l'aiuto del Gruppo Speleo del C.A.I. di Belpasso.
In contrada Vallone Salato, in una zona comprendente una superficie con depositi alluvionali terrazzati di origine continentale e marina, con sedimenti argillosi e sabbiosi, si possono osservare le cosiddette "salinelle si San Biagio". Si tratta di singolari fenomeni di emissione gassosa dal suolo che si possono osservare solo in pochi altri luoghi.

Nicolosi

Lasciato l'abitato ci si dirige verso Nicolosi, deve il suo nome al monastero benedettino di San Nicola, situato nel suo territorio fin dal 1359, la cui costruzione fu ordinata dal vescovo di Catania Marziale tra le distese laviche dell'eruzione del 1669, la Chiesa Madre come ci appare oggi, intitolata allo Spirito Santo, è stata costruita su progetto del Vaccarini nella prima metà del '700, dopo che gli eventi catastrofici del 1669 ed i successivi del 1693 avevano praticamente distrutto la precedente costruzione, All'interno della Chiesa Madre si possono ammirare : il coro ligneo del XVII sec. sormontato dai bassorilievi in gesso, opere di V. Torre, raffiguranti l'Ultima Cena.
ed il Miracolo di S. Antonio e la mula, un crocifisso ligneo, di autore ignoto, del 1700 ; due quadri, rispettivamente dell'Immacolata e dell'Addolorata, sempre dello stesso periodo e pure di autore ignoto, un pregevole organo situato in alto sopra l'ingresso ed attribuito al Cinquemani . I dipinti del soffitto e della cupola sono opera del Conti-Consoli ; le sculture e gli stucchi sono del Torre cui si deve anche il palietto dell'altare maggiore. All'inizio della Quaresima, nella Chiesa Madre l'altare viene nascosto da una TELA che verrà fatta cadere il giorno della S. Pasqua, la TELA databile al 1846 è stata cucita dalle "Pie Donne" di Nicolosi, è in lino ed ha una altezza di oltre venti metri nonché una larghezza di circa otto metri. E' stata dipinta da Giuseppe De Stefani e rappresenta la Deposizione dalla Croce con colori dal turchese al blu oltremare. La "Calata della tela" annuncia la Resurrezione ed è un momento sempre toccante.
Nella Chiesa Madre si conserva la statua di S. Antonio Abate, portata in processione in occasione della festività, il 13 giugno. Da visitare Museo della civiltà contadina Via G. Garibaldi, 58 Tel. 095 910980.

Pedara

Proseguendo per Pedara, per escursioni coi si può rivolgere alla sezione del CAI, adagiata sulle colline meridionali del vulcano Etna, la Basilica di Santa Caterina oltre ad essere il monumento più importante di Pedara, per il suo particolare contenuto artistico, l'intero complesso architettonico è considerato uno splendido esempio di "chiesa nera" dell'Etna dove il sapiente e coraggioso utilizzo della pietra lavica e degli intonaci trova qui una delle sue massime espressioni.La prima costruzione fu completata nel 1547 ed era in stile romanico. Oltre un secolo dopo, la struttura si dimostrò insufficiente a contenere i fedeli tanto che nel 1682 la fabbrica fu demolita per una più spaziosa ed attrezzata, ma l'11 gennaio 1693 il terremoto piegò anche Pedara e della chiesa appena ricostruita rimase ben poco. La grandiosa opera di ricostruzione richiese oltre 10 anni di lavoro e fu compiuta dal sacerdote pedarese don Diego Pappalardo solo nel 1705, il portale interno del 1547 è il monumento più antico di Pedara. Costruito in pietra lavica e bianca, l'arco è in stile romanico e sostiene una porta di tavole di castagno dalla quale emergono 122 grossi chiodi che, secondo la tradizione, rappresentano il numero delle famiglie che contribuirono alla sua realizzazione. All'esterno, invece, spiccano la torre campanaria con elementi di epoche diverse e cuspide in maioliche policrome, le sculture in pietra dei portali e delle finestre ed un ormai raro esemplare di meridiana. Il Santuario di Maria SS. Annunziata, il corpo principale della Chiesa risale alla fine del '500, tra la fine dell'800 ed i primi del '900 la chiesa fu ampliata con l'aggiunta delle due navate laterali, e nel 1971 l'arcivescovo di Catania, mons. Guido Bentivoglio, la elevò alla dignità di Santuario Mariano Diocesano. È il centro della devozione popolare locale perché custodisce il simulacro dell'Annunziata ed i resti mortali della Serva di Dio Giuseppina Faro, giovane pedarese morta nel 1871 per la quale oggi è in corso la causa di beatificazione. Dopo si raggiunge il caseggiato di Tardaria.

Proseguendo verso Trecastagni, sorge alle pendici del vulcano Etna, ed è uno dei comuni che si trovano alla quota più elevata
Gli altari all'interno della chiesa sono in legno intagliato di pregevole fattura. Dalla chiesa è possibile accedere ad una stanzetta che era adibita all'imbalsamazione dei cadaveri. Alla destra della Chiesa si trova l'antico cimitero sotterraneota. Il territorio è collinare ed è circondato da svariati conetti vulcanici di diversa epoca e dimensione, la Chiesa Madre, o matrice, dedicata a San Nicola di Bari fu costruita intorno al 1400, ma subì profonde modifiche dopo il terremoto, il Convento dei Padri Minori riformati, con annessa Chiesa di Sant' Antonio di Padova, risale al 1660 e fu costruito con i fondi donati dall'allora principe e dai fedeli.

Il Santuario dei santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino risale al 1662. È meta storica di pellegrinaggio dei fedeli, che giungono a Trecastagni durante tutto il mese di maggio. All'interno dei locali della chiesa è possibile visitare un'amplissima collezione di ex voto, la manifestazione più importante è,  la festa in onore dei fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, che si svolge durante tutto il mese di maggio, ed ha il suo culmine nella settimana del 10 maggio, Nella nottata tra il 9 ed il 10 giungono la maggior parte dei devoti, i nudi, scalzi, vestiti di bianco e con una fascia rossa sulle spalle, recanti ceri di dimensioni proporzionate alle rispettive capacità economiche. La giornata del 10 è segnata dalla svelata dei Santi, intorno alle 9, in una chiesa colma di devoti e la successiva uscita dei Santi, intorno alle 13: in questo momento la piazza antistante al Santuario, e tutti i balconi e le terrazze che danno sulla piazza, sono pieni di devoti e curiosi venuti ad assistere ad uno spettacolo folkloristico sensazionale. Nel corso della festa, è possibile assistere alla sfilata dei tipici carretti siciliani.

qui si trova :

CANTINE NICOSIA
Via Papa Giovanni XXIII, 43
- 95039 Trecastagni
Tel: +39 095 7806767
Fax: +39 095 7808837
info@grupponicosia.it
www.cantinenicosia.it


verso Viscalori e ancora giù verso la frazione Viscalori per giungere a Viagrande, la chiesa più importante è dedicata alla Madonna dell'Idria, anche se popolarmente viene chiamata "A Chiesa 'i Santu Mauru",in quanto le reliquie del santo sono custodite al suo interno, la festa patronale di San Mauro abate si svolge il 15 gennaio e attrae moltissima gente proveniente da tutta la provincia di Catania. Spettacolari sono i fuochi d'artificio sparati la sera della vigilia, quando si confrontano due squadre paesane, chiamate "I Scalatiddotti" e "I Chiazzotti" che corrispondono a due quartieri del paese, alle 13 vi è l'uscita del Santo dalla chiesa e i paesani si riuniscono nella piazza centrale. La festa è arricchita con botti di fuochi artificiali che proseguono per una buona mezz'ora, accesi davanti alla Matrice. Da quel momento al fercolo viene fatto fare il giro del paese, passando dapprima nella chiesa di San Biagio che si trova nel quartiere Viscalori. Il fercolo non rientrerà alla Matrice prima delle ventidue. La settimana successiva si tiene la cerimonia dell'Ottava, durante la quale il Santo viene fatto uscire davanti alla chiesa per ricevere l'ultimo saluto, prima di chiuderlo nella sua stanza fino alla festa dell'anno successivo.
Qui troviamo l' AZIENDA VINICOLA BENANTI srl
Cantina: Via Garibaldi, 475
95029 Viagrande
Tel. + 39 95 7893533 - 7893438
Fax + 39 95 7893677
Degustazione: Via Garibaldi, 361 - Monte Serra - Viagrande
E-mail:benanti@vinicolabenanti.it
www.vinicolabenanti.it


Con una deviazione verso Aci Sant' Antonio, nella chiesa una statua di Sant. Antonio Abate del 1563, Antonio nacque a Coma, in Egitto, nel 251 d. C. da una famiglia ricchissima.
All'età di 18 anni, entrando in Chiesa, sentì che si leggeva il S. Vangelo al punto dove dice: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri; poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nel cielo".
Egli prese quel le parole come rivolte a se stesso e subito, tornò a casa, vendette tutti i beni, avuti dal padre e distribuì il ricavato ai poveri; poi si ritirò nel deserto e cominciò una vita di lavoro, di penitenza e di preghiera.
Il demonio si scatenò contro di lui con tentazioni violentissime per convincerlo a ritornare nel mondo, ma egli fu sempre vittorioso.
Meditava la S. Scrittura al punto che la memoria sostituiva ormai i libri e passava intere notti in preghiera e in contemplazione.
Quando scoppiò l'eresia degli Ariani, chiamato da S. Atanasio, corse a difendere la fede e a sostenere i martiri nella persecuzione di Diocleziano.  Moltissimi giovani, attratti dalle sue virtù, andavano da Lui e imparavano le vie della santità, sicché il deserto si popolò di monaci bramosi di seguire i suoi insegnamenti. Morì nel 356 d. C. all'età di 105 anni e la Chiesa lo onora come padre dei Monachesimo e Santo di eccezionali esempi e virtù.
CEREO DEI CARRETTIERI, è il più alto dei quattro e nella sua struttura conserva quella vivacità di colori e di movenze tipiche del carretto. La candelora ultimamente è stata arricchita da quattro angioletti che sono stati posti sopra i riquadri che narrano la vita del Santo. La candelora conta ben dodici angioletti e quattro cherubini. I quattro angeli che stanno vicino ai riquadri recano nelle mani le insegne episcopali: mitria, pastorale, il libro ed il fuoco.
CEREO DEI CONTADINI il più antico e monumentale per la sua forma è il cereo dei contadini detto anche «u tronu». La sua struttura e la rifinitura nella scultura la fa ecellere tra i quattro cerei votivi. E' alta quattro metri circa e pesa, a dire dei più anziani, tra i novecento e i mille chili, interessante in questo cereo, oltre alle sculture dell'ornato, sono gli otto angioletti che la ornano pregevole fattura; infatti nelle loro movenze richiamano schemi di scultura classica; particolarmente originali sono i quattro riquadri in quanto presentano i fondali in pittura, avendo in primo piano le sculture a tutto volume dei personaggi che narrano la vita del S. Anacoreta. La candelora fu costruita nel 1896, come ci informa la targhetta posta nella parte superiore dei riquadri.
CEREO DEI MASTRI O ARTIGIANI, questo cereo, poiché presenta una diversa fattura tra la parte inferiore e quella superiore, ha spinto alcuni tra i più legati al cereo ad asserire che questo è il più antico dei quattro e mostrano come prova che è l'ultimo nell'ordine quando questi vengono portati in chiesa. Dei quattro cerei è il più minuto tanto da meritare l'appellativo «Signurina». Sedici angioletti ornano la candelora se si escludono i quattro cherubini che stanno nella parte bassa dei riquadri e i quattro angeli che reggono la parte superiore della candelora. I quattro riquadri narranti scene della vita del santo, furono sostituiti con nuovi pannelli scolpiti da Alfio Nicolosi; questi nuovi pannelli riproducono le medesime scene delle vecchie.
CEREO DEGLI AGRICOLTORI DELLA PIANA DI CATANIA DAL 1971 CEREO DEGLI IMPIEGATI, il cereo degli agricoltori della piana di Catania è l'ultimo dei quattro cerei offerti a S. Antonio. Questo cerco fu voluto nel 1945 dall'allora giovane Gaetano Andreano, la candelora fu montata nelle sue parti in legno nella chiesa dei mercedari e poi portata a spalla la sera del 16 gennaio nel 1947.

per raggiungere Monterosso , Fleri, Sarro, ed a Zafferana Etnea, sorge a 574 m. s.l.m., alle pendici orientali dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa, da vedere la chiesa di Santa Maria della Provvidenza è la chiesa madre di Zafferana Etnea, l'esterno è caratterizzato da un'imponente facciata in pietra bianca, realizzata dal 1897 al 1928 in stile eclettico, con elementi che vanno dal barocco siciliano al liberty, l'interno, elengante e sobrio nel suo insieme, è a croce latina e a tre navate, nella serata del lunedì, successiva alla seconda domenica di agosto viene celebrata una messa sul sagrato della Chiesa Madre, quindi il simulacro viene portato in processione fuori dal portale maggiore della chiesa su un fercolo ligneo la vara. La processione, accompagnata dal suono delle campane, musiche della banda e fuochi d’artificio si svolge lungo le vie della città, con una durata di quattro ore, toccando anche i quartieri periferici. Al rientro, un ultimo spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti, e la statua viene riportata all'interno della chiesa. www.parrocchiazafferana.it

AZIENDA VINICOLA ETNA ROCCA d'API
Via Rocca d'Api, 72 - 95019 - Zafferana Etnea
TeleFax: 095/7082594, Cell: 3921990513
Email: info@etnaroccadapi.it
www.etnaroccadapi.it






I comuni della Sicilia sono 390, distribuiti nelle 9 province regionali. Tra mare, monti, architettura barocca, teatri antichi, borghi, miniere di zolfo vulcani attivi, qui vi raccontiamo le città ed i comuni della Sicilia.
Ogni comune ha una storia che affonda le radici in tempi lontani, con un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che è tra i più ricchi d'Italia.
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