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Itinerario turistico le colonie Albanesi in Sicilia

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Itinerario delle colonie Albanesi in Sicilia

Itinerario le colonie Albanesi in Sicilia, i Comuni

L'itinerario le colonie albanesi in Sicilia, si propone di farci visitare i centri del palermitano  e quelle catanesi, caratterizzati dagli albanesi con la cultura, la lingua, gli usi e le tradizioni popolari della Sicilia, la convivenza nel corso dei secoli ha dato forma ad un patrimonio artistico che oggi si manifesta nella lingua, nei gesti, nei canti che caratterizzano i momenti delle cerimonie, delle feste e dei riti religiosi, così come nelle tradizioni popolari.
Alla fine del XV secolo la penisola balcanica fu invasa dai Turchi, numerosi gruppi di profughi albanesi cercarono rifugio nelle vicine coste dell'Italia meridionale.
Uscendo allo svincolo di Villabate in direzione Mezzojuso , centro sul declivio orientale della Rocca Busambra. Luogo di sosta, poi villaggio arabo denominato Manzil Yusuf, venne ripopolato a metà del 1400 dai profughi albanesi. Nella piazza principale sorgono così le due chiese madri: la normanna chiesa dell'Annunziata di rito latino e la cinquecentesca chiesa di San Nicolò di rito greco, entrambe rimaneggiate in periodo barocco. Ai margini settentrionali del paese si trova invece la chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVI secolo), anch'essa di rito greco, e l'annesso monastero basiliano dove ha sede una biblioteca che custodisce codici greci e cinquecentine. Il cenobio basiliano, che fece assurgere Mezzojuso ad Atene delle colonie albanesi in Sicilia, è oggi sede di un interessante laboratorio di restauro di libri antichi.

Uscendo allo svincolo di Villabate in direzione di Palazzo Adriano. Lungo la strada si incontrano diversi abbeveratoi e masserie; tra queste le masserie Carcaci e Carcaciotto nelle cui vicinanze, sempre sulla strada statale è visibile un insolito abbeveratoio di forma circolare.
Proseguendo, dal bivio che conduce all'antico borgo Filaga e al vicino lago di Pian di Leone, si svolta per Palazzo Adriano, edificato nella seconda metà del '400 da profughi greco-albanesi.

A Palazzo Adriano, sulla piazza Umberto I prospettano la chiesa greco-ortodossa dedicata a Santa Maria Assunta, costruita alla fine del XV secolo e ampliata nel XVIII, e quella apostolico-romana dedicata a Santa Maria del Lume edificata nel XVIII secolo. Al centro della piazza è la fontana ottagonale del 1607. Interessante è la parte settentrionale del paese che si sviluppa secondo una disposizione concentrica intorno alle rovine del castello e alla chiesa di San Nicolò del XV secolo. Fuori dall'abitato si trovano il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesetta campestre di Sant'Antonio. Da Palazzo Adriano si raggiunge la Riserva Naturale Orientata dei Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio. Immerso in un querceto è invece il Santuario di Rifesi, che risale al 1170 ed è strutturato intorno a due cortili.

Rientrati a Palazzo Adriano si prosegue, per Bisacquino e dopo aver costeggiato il lago Gammauta, si può raggiungere percorrendo un sentiero il cui ingresso è definito da due obelischi detti "pilieri", il Santuario della Madonna del Balzo costruito nel 1664 su una parete rocciosa del monte Triona, alle cui pendici si trova un'area attrezzata dalla quale è possibile inoltrarsi verso i boschi. Dalla vetta un panorama che consente verso est di vedere l'Etna.

Dopo circa 2 chilometri dal Santuario si giunge a Bisacquino . L'insediamento trae origine dal casale arabo Busackuin ed è ancora riconoscibile la matrice islamica dell'impianto urbano, caratterizzato da vicoli e cortili. La chiesa Madre è stata costruita nel 1713 sul sito della Matrice cinquecentesca, di cui rimane la torre campanaria.
Attraversato uno dei più antichi quartieri, si raggiungono la chiesa di Maria Santissima del Rosario e l'ex convento dei Cappuccini che ospita il Museo Civico. Prima di proseguire l'itinerario per Contessa Entellina è possibile raggiungere il castello di Battalari (XII secolo), posto su un'altura isolata e inglobato oggi in una masseria.

Continuando il tragitto, lungo la SP35 ci si può addentrare in un percorso naturalistico all'interno della Riserva Naturale Orientata Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, caratterizzata dal sito archeologico di monte Adranone e dall' Abbazia di Santa Maria del Bosco fondata nel XIII secolo ma restaurata e ampliata nel '500 e nel '700. La monumentale chiesa e i due grandi chiostri sono il fulcro del complesso reso singolare dalla posizione panoramica.

Dopo la visita alla Riserva si prosegue per Contessa Entellina, fu fondata nel 1450 dai primi immigrati greco-albanesi. Nel secolo successivo vennero costruite la chiesa Madre e la chiesa di Santa Maria delle Grazie delle Favare che venne successivamente affidata dagli albanesi alle popolazioni di rito latino.
Uscendo da Contessa Entellina si prosegue in direzione della Rocca di Entella si raggiunge la Riserva Naturale Integrata Grotta di Entella, sulla sommità della rocca si trovano i resti di un insediamento elimo.

Continuando ancora per pochi chilometri si può raggiungere il lago Garcia; tornando indietro verso Contessa Entellina si prosegue in direzione di Corleone . Dominato dalle rocche del Castello Soprano e del Castello Sottano, oggi convento, fu fortezza araba come testimoniano i ruderi della torre. Dal XV secolo la città si espanse oltre le mura. Nella parte più antica della città si incontra la chiesa Madre dedicata a San Martino, edificata nel XIV secolo su una chiesa preesistente. L'interno, a tre navate, custodisce importanti opere d'arte. Tra le numerose altre, la chiesa di Santa Rosalia del XVII secolo e la trecentesca chiesa di Sant'Andrea sorta sul sito di un'antica moschea.

Da Corleone si prosegue verso Prizzi lungo la SS118 per un tratto di strada di particolare interesse panoramico; sulla destra si può osservare il lago di Prizzi, bacino artificiale realizzato intorno agli anni quaranta.

Le origini di Prizzi , sarebbero da ricollegare all'antico insediamento di Hyppana sulla vicina montagna dei Cavalli. Il paese è caratterizzato da un impianto medievale con una fitta trama viaria, strade ripide e scalinate. Di rilievo sono la chiesa di Santa Maria delle Grazie del secolo XVII e la chiesa Madre edificata nel XVI secolo sul sito della preesistente chiesa di San Giorgio, che custodisce una statua di San Michele Arcangelo dei Gagini. Da lì si raggiungono i ruderi del Castello la cui costruzione originaria risale al XII secolo, la nuova Chiesa Madre risale al XVI secolo, qui, si trovano la bella statua lignea di San Marco, realizzata tra il XVII e il XVIII secolo, e la tavola della Vergine dell’Idria, di autore ignoto settecentesco. Dulcis in fundo, il gruppo marmoreo della Madonna con Gesù Bambino all’altare maggiore, attribuito al cinquecentesco Antonello Gagini. Secentesca e maestosa, al suo interno suddiviso in tre navate sono da ammirare le cinque cappelle che si aprono lungo ciascuna delle sue navate laterali.

Lasciata Prizzi si fa rientro sulla SS121 Palermo Agrigento, avendo così completato il circuito delle colonie albanesi.

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