Itinerario del barocco palermitano - Itinerari in Sicilia

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Itinerario del barocco palermitano

Un Itinerario dell’Arte Barocca nel palermitano
Un Itinerario dell’Arte Barocca nel palermitano, Chiese, Ville e Dimore Storiche, l'intento è quello di proporre un ipotetico itinerario che oltre ai luoghi più conosciuti dell’architettura barocca, vengono menzionati anche alcuni piccoli centri dell’entroterra siciliano.

  • Caltanissetta itinerario del barocco nel comune
Itinerario Barocco nella città di Palermo
Itinerario Barocco nella città di Palermo
Itinerario del barocco palermitano a Palermo

Chiesa di San Nicolò, Noto.

Piazza Vigliena o i Quattro Canti
Piazza Vigliena o Quattro Canti, chiamata dell’ottagono o anche del sole perché costruita per essere esposta al sole dall’alba al tramonto, fu edificata nel periodo spagnolo tra il 1608 e il 1620, ed è il punto di incontro dei quattro mandamenti della città di Palermo. Fu costruita, così come la maggioranza delle opere del tempo, per esprimere quell’esigenza di innovazione diffusa in tutta l’Europa. Lavorarono alla sua realizzazione: Giacomo Cerasolo, l’architetto Giulio Lasso, il palermitano Mariano Smeriglio e lo scultore Nunzio La Mattina. In ogni canto è presente una superficie concava eretta in tre ordini. Dall'alto, sul terzo ordine, dominano le immagini delle sante palermitane, protettrici e simbolo dei quattro quartieri: S. Cristina (l’Albergheria), S. Agata (La Loggia), S. Ninfa (il Capo), S. Oliva (la Kalsa). Nelle nicchie del secondo ordine vi sono i sovrani Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV ed, infine, nel primo ordine fontane raffiguranti i fiumi della città antica Papireto, Oreto, Pannaria e Kemonia  e simboli della natura (primavera, estate, autunno e inverno con festoni di frutta). Nel 2001 si sono conclusi i lavori di restauro.

Itinerario del barocco palermitano a Palermo

La chiesa del Gesù, Palermo (1564–1633), con abbondante utilizzo di marmo policromo su pavimentazione e a rivestimento delle pareti.
Gli esterni delle chiese siciliane erano stati decorati in stili elaborati dal primo quarto del XVII secolo, con profusione di sculture, stucchi, affreschi e marmi . Man mano che le chiese del dopo-terremoto venivano completate negli tra il 1720 e il 1730, gli interni cominciarono a riflettere di pari passo le decorazioni esterne, diventando più lievi e meno intensi, con profusione di ornamenti scultorei degli elementi portanti, cornicioni e frontoni, spesso nella forma di putti, elementi floreali e faunistici. Marmi intarsiati su pareti e pavimentazioni con motivi complessi sono una delle più definite caratteristiche dello stile. Questi motivi con tondi di porfido sono spesso derivati da disegni riscontrabili nelle cattedrali Normanne d'Europa, mostrando ancora le origini normanne della architettura siciliana. L'altare maggiore è solitamente il pezzo forte. Consiste in molti esempi di un monoblocco di marmo policromo, decorato con volute dorate e ghirlande, e frequentemente incastonati con altre pietre  I gradini che conducono alla pedana dell'altare sono caratteristicamente curvi tra concavi e convessi e in molti casi decorati con marmi policromi intarsiati. Uno degli esempi più belli è Santa Zita a Palermo.
La costruzione delle chiese della Sicilia sarebbe stata tipicamente finanziata non solo dai singoli ordini religiosi, ma da una famiglia aristocratica. Contrariamente ad una diffusa convinzione, la maggioranza della nobiltà siciliana non scelse di avere le proprie spoglie mortali esibite in eterno nelle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma furono abbastanza convenzionalmente tumulate sotto le loro cappelle di famiglia. È stato detto, però, che "il funerale di un aristocratico siciliano era uno dei grandi momenti della sua vita". I Funerali divennero impressionanti esibizioni di fasto. Le lapidi che coprivano le tombe oggi forniscono un metro accurato dello sviluppo del Barocco e delle tecniche di intarsio anno dopo anno. Per esempio quelle della prima metà del XVII secolo sono di semplice marmo bianco decorato con i simboli araldici e riportanti nome, data e così via. Dal 1650 circa piccole quantità di intarsio in marmo colorato iniziarono ad apparire, formando motivi. Il fenomeno si può seguire nella sua crescita finché, alla fine del secolo, lo stemma e la calligrafia sono costituiti interamente da intarsi in marmo colorato, incorniciati da bordi a motivi decorativi. Ben dopo che il Barocco iniziasse a cadere in disgrazia negli anni '80 del 1700, la decorazione barocca era ancora considerato più adeguato al rituale Cattolico del nuovo neoclassicismo di basi pagane.

Itinerario barocco a nel comune di Palermo

La Piazza e la Fontana Pretoria
La Piazza Pretoria è classificabile tra le piazze barocche per la fontana in essa presente, che ne rappresenta l’elemento costitutivo. La Fontana è una complessa struttura animata, opera manieristica del fiorentino Francesco Camilliani (1554 –1555). Commissionata dal Viceré di Napoli, Don Pietro da Toledo, per una villa fiorentina, fu in seguito acquistata dal senato Palermitano e collocata nella piazza da Camillo Camilliani, figlio dello scultore che la realizzò. Piazza Pretoria è chiamata anche Piazza della Vergogna per la nudità delle statue bianche che raffigurano delle divinità pagane. Di recente la Piazza, che ispirò i versi in latino e in volgare del poeta Antonio Veneziano, è stata sottoposta ad un importante restauro.
noramica.

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La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini fu costruita nel 1612 dall'Ordine dei Teatini su disegno di Giacomo Besio. La facciata principale, sul Corso Vittorio Emanuele a ridosso della piazza Vigliena, rispetta i canoni tipici dell'architettura barocca. Al suo interno: altissime colonne marmoree che la dividono in tre navate, un crocifisso ligneo di fra' Umile da Petralia, opere del Marabitti e di Pietro Novelli ma anche affreschi del Borremans.

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La Chiesa di S. Salvatore
Questa Chiesa, in Corso Vittorio Emanuele, fu edificata tra il ‘600 e il ‘700 al posto di una preesistente chiesa normanna. È ancora oggi adibita ad auditorium. L’impianto planimetrico è costituito da un ettagono irregolare circoscritto da un ellisse in cui sono presenti cappelle quadrate e altari incassati.

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La Chiesa di Santa Maria della Pietà
La Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita tra il 1668 ed il 1684, è ispirata ai modelli del primo barocco romano.

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L’Oratorio Di Santa Cita o Zita
L’Oratorio di Santa Cita, costruito nel ‘600, sorge a fianco della omonima chiesa. Vi si accede attraverso un loggiato tardo cinquecentesco. Vi si conserva una tela di Carlo Maratta, "Madonna col Rosario" e finissimi stucchi del Serpotta (1686-1718). Nell’ingresso, da osservare la Battaglia di Lepanto allegorica rappresentazione della vittoria cristiana sugli arabi.

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La Chiesa e l’Oratorio di Sant'Ignazio all'Olivella
La Chiesa, edificata tra il XV e il XVII sec. dall’ordine dei Filippini, presenta una facciata barocca stretta tra due torri campanare. Vi sono al suo interno dipinti di Pietro Novelli, Filippo Paladino e statue di Ignazio Marabitti. L’Oratorio di Santo Ignazio all’Olivella, edificato nel 1779 dall’architetto Venanzio Marvuglia, presenta invece uno stile neoclassico della tarda architettura barocca. La Chiesa e l’Oratorio fanno parte del complesso monumentale in cui ha sede il Museo Archeologico Antonio Salinas.

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La Chiesa e il Chiostro di San Domenico
La Chiesa di San Domenico, importante monumento barocco di Palermo, fu edificata nel 1640 su progetto di Andrea Cirrincione su una precedente chiesa trecentesca e indica la cresciuta autorità dell'ordine domenicano. La facciata, del 1726, progettata dall'architetto Amico, si inserisce perfettamente nella struttura della piazza omonima. Tutte le statue della facciata furono scolpite dal Serpotta su disegno dello stesso Amico. All’interno opere di grande pregio. Nell’antico chiostro di San Domenico di origine gotica – normanna, è attualmente allestito il Museo del Risorgimento, fondato nel dicembre 1918, in cui si conservano quadri ed altri oggetti del periodo Garibaldino. La planimetria del chiostro è stata modificata per la costruzione della Chiesa di san Domenico: è stata demolita la corsia meridionale mentre la corsia sud è stata ricostruita in accordo con lo stile barocco della Chiesa.

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Casa Professa o Chiesa del Gesù
La Chiesa del Gesù o Casa Professa, iniziata nel 1564 e completata dai Gesuiti nel 1630, è stata restaurata dopo i bombardamenti dell’ultima guerra mantenendo quasi intatta la conformazione originaria e la pregevole decorazione interna con marmi e pitture e sculture del '600 e del '700. Nella volta sono presenti vivaci affreschi. I gesuiti per generazioni hanno lavorato alla realizzazione della decorazione della chiesa.

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Oratorio Del Rosario di San Domenico
Piccola cappella del 1578, decorata con stucchi del Giacomo Serpotta (1710 –1717), dipinti del Novelli e una tela di Antoine Van Dyck dal titolo "Madonna del Rosario".

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La Chiesa di Santa Caterina
La Chiesa di Santa Caterina, costruita tra il 1580 e il 1596, è un tipico esempio di barocco siciliano con influssi del manierismo romano. All’interno della Chiesa, un’ampia decorazione di marmi policromi, statue ed affreschi, realizzati nel XVIII secolo, che occupano le volte. Tra questi la “Gloria di Santa Caterina” di Filippo Randazzo e il “Trionfo dei Santi domenicani” di Vito d’Anna.
Nelle cappelle invece pitture seicentesche.

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Chiesa di S. Teresa alla Kalsa
Esempio del barocco palermitano del Seicento, la Chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, fu progettata da Giacomo Amato (1685) ed ultimata nel 1706. Al suo interno opere di grande spessore artistico: la Maternità della Madonna dietro l'altare maggiore ed anche le opere raffiguranti Santa Teresa e Sant'Anna attribuite al Serpotta. Le pareti della volta sono arricchite da stucchi di Sebastiano Conca e di Giuseppe e Procopio Serpotta.

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Oratorio Di San Lorenzo
L’Oratorio di San Lorenzo fu costruito su disegno dell'architetto Giacomo Amato. Al suo interno quadri sulla vita di San Francesco e di San Lorenzo e sculture e stucchi del Serpotta.

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Fontana del Garraffo
La Fontana del Garaffo, opera barocca del 1698 di Gioacchino Vitaliano eseguita su progetto dell’architetto Paolo Amato, dal 1862 è nella Piazza Marina di fronte al Palazzo delle Finanze. Presenta, in alto, una statua dell’Abbondanza.

Itinerario barocco a nel comune di Palermo

La Chiesa di San Matteo del Carmine
Situata in Corso Vittorio Emanuele, o Cassaro, la Chiesa di San Matteo del Carmine è rappresentativa del primo barocco palermitano. Fu costruita nel 1662 sul sito di una precedente chiesa fondata dai Carmelitani nel 1599. All’interno vi sono due grandi altari del transetto decorati da Giuseppe e Giacomo Serpotta ed affreschi di Vito d’Anna.

Itinerario barocco a nel comune di Palermo

Palazzo Branciforti di Butera
Il Palazzo Butera, con la sua facciata barocca ed i settecenteschi affreschi del Martorana, è accessibile tramite una scalinata in pietra a sinistra di Porta Felice.

Itinerario barocco a nel comune di Palermo

Palazzo dei Principi di Mirto
Dimora nobiliare seicentesca e barocca del casato dei Filangeri, antica famiglia che vanta origini leggendarie, conserva all’interno splendidi arredi, pitture, porcellane ed arazzi ricamati dell'800.
Oggi, l'edificio, sede di un museo, è il risultato di numerose trasformazioni. È possibile effettuare una visita del primo piano del palazzo in ambienti sontuosamente arredati.

Palazzo Valguarnera - Gangi
Il Palazzo Valguarnera Ganci sorge nella Piazza Croce dei Vespri. Costruito nel XVIII secolo, presenta un prospetto posteriore rifatto da Ernesto Basile nel 1922. Questo palazzo è famoso per aver ospitato la celebre scena del ballo del “Gattopardo” di Luchino Visconti. In particolare, al suo interno, il salone da ballo rappresenta un esempio del Rococò siciliano.

Le Ville Barocche di Bagheria
Bagheria, una località della Sicilia molto apprezzata per il turismo estivo. Un luogo molto caratteristico circondato dai monti Alfano e Giancaldo oltre che dal borgo marinaro di Aspra. Il nome Bagheria deriva dal fenicio Bayharia, ovvero una zona che scende verso il mare.
Bagheria è famosa per le lussuose ville nobiliari del Settecento siciliano il cui stile può essere assimilato a quello barocco.

Villa Gravina di Palagonia, visitata nel Settecento dal Goethe. Fu costruita per volere del Principe Ferdinando Francesco Gravina nel 1715 e successivamente arricchita, per volere di un nipote del principe, con statue in pietra dalle fattezze di mostri. La sua architettura è l’unione di più stili: il tardo rinascimento, il barocco, il rococò e il neoclassicismo. Da vedere il famoso salone decorato da marmi e specchi: alle pareti si alternano marmi veri a carta dipinta sotto vetro, indistinguibile dallo stesso marmo. Costruzione risalente al 1715 sotto richiesta di Don Ferdinando Gravina per avere una residenza di villeggiatura. Molti la conoscono come la Villa dei mostri per la presenza delle statue che raffigurano animali mostruosi. Il palazzo è attorniato da un recinto circolare di casette basse, sui cui tetti sta scolpita in caricatura tutt'intorno un'accozzaglia di spagnoli e mori, di mendicanti e di gobbi, di deformi e di nani, di musicanti e di pulcinelli, di dei e di soldati con giberne e ghette. Pulcinella è a convitto con Achille e Chirone; Atlante invece di sostenere il mondo, sorregge una coppa; Teste d'uomini innestate a corpi di pesci o di cavalli, scimmie e draghi, serpenti con più teste d'altri animali. Si sale al palazzo mediante una bellissima scala monumentale. Il salone, con la volta di specchi è intarsiato e coperto da conchiglie nei muri. Ai lati dell'ingresso principale, sono scolpiti su roccia due nani.

Villa Trabia, in origine denominata Villa Gravina di Comitini, costruita anch’essa nel settecento, ha un bel parco e, all’interno della vasca, posta di fronte alla facciata, una statua del Marabitti;

Villa ramacca, Alle falde del monte Calafato, lungo la Statale 113, una coppia di piloni in pietra d'Aspra segna l'ingresso a villa Rammacca. Percorso il lungo viale che attraversa il giardino, si perviene alla casina.
La villa è costruita per volere di Bernardo Gravina di Palagonia.
Il severo parallelepipedo della casina di villeggiatura fa da contrappunto all'ampio terrazzo che circoscrive l'edificio, dalle sinuose linee e che media al tempo stesso con l'organico impianto del giardino con viali, terrazzi, esedre, rampe semicircolari e che accentua il rapporto uomo-natura.
La distribuzione interna della villa gravita attorno al salone centrale, che prospetta sui due fronti e che permette l'accesso nelle due ali della residenza estiva. Gli ambienti, tutti voltati, sono decorati con affreschi a stucco e in oro.
La villa si sviluppa su un unico piano e mostra una pianta distributiva semplice con il punto centrale nella sala d'ingresso; questa vasta, di forma poligonale, non regolare, era utilizzata anche per accogliere le portantine dei visitatori.  
I soffitti, erano un tempo affrescati o riccamente decorati.  

Villa Cattolica sede attuale della Galleria d’arte contemporanea dedicata a Renato Guttuso. La villa, che sorge a Bagheria bassa, è dominata da una scalinata centrale esterna. Fu costruito nel 1737 ed ha 365 aperture. Accanto all'antico ingresso che immetteva nell'antica strada provinciale verso Ficarazzi, sorge una chiesetta. Il palazzo fu adibito per uso di caserma prima e di lazzaretto poi. La parte opposta all'antica entrata dava su una stradella che conduceva verso il monte Catalfano. Un'altra uscita portava ad un'artistica rotonda, situata come avamposto del Corso Butera, accanto ad una delle storiche "guglie" oggi scomparsa, che ha dato il nome al rione. Da questa rotonda i Borboni godevano lo spettacolo ancora vigente delle corse. Villa Cattolica è dal 1988 proprietà Comunale. All'interno è sorta la Galleria Civica "Renato Guttuso" omaggio di Bagheria all'illustre concittadino, che ospita una collezione d'arte contemporanea gravitante intorno al nome e alle opere di Renato Guttuso che vanno dal 1929 al 1986. Villa Cattolica è sede del Museo del Carretto Siciliano.

Villa San Marco sorge intorno ad una torre di avvistamento eretta nel XVI secolo a guardia di una piantagione di canna da zucchero. Questa torre serviva a prevenire l'arrivo dei pirati turchi che a quel tempo solevano giungere improvvisamente dal mare, per fare le loro scorrerie impossessandosi dei raccolti.
L'incarico venne affidato all'Architetto Domenico Cirrincione, frate domenicano, conosciuto come progettista  delle chiese di San Domenico, Santa Cita, Santa Maria della Pietà a Palermo. Il committente, che nel 1673 gli affida i lavori,è Vincenzo Giuseppe Filingeri, Conte di S. Marco, Principe di Mirto, Grande di Spagna, che durante la sollevazione di Messina del 1674 prese parte attivissima per sedare i rivoltosi, armando e mantenendo a sue spese cento soldati e settanta cavalieri e fece fortificare Palermo di cui era Pretore, innalzando una nuova batteria sotto la lanterna del molo.
Nasce così la Villa,ubicata alle spalle del Capo Zafferano, di fronte alle rovine di Solunto, a cavallo fra i due golfi di Palermo e di Termini Imerese.
Durante la seconda guerra mondiale la Villa ospitò lo scrittore Tomasi di Lampedusa, cugino dei Filingeri per parte di madre.
La corte che circonda il fabbricato è cinta da mura, nelle quali si aprono quattro portali elegantemente decorati, orientati verso i quattro punti cardinali. Due di questi danno accesso a giardini recintati: la "floretta" e la "fruttiera", dove passeggiando tra i profumi delle zagare e dei gelsomini si possono incontrare cactacee e succulente dalle dimensioni monumentali.
Nella scuderia si conservano ancora le carrozze di famiglia.
La Villa fu sempre proprietà dei Lanza Filingeri, Principi di Mirto, Conti di S.Marco ed appartiene tuttora ai loro discendenti in linea femminile, i Camerata di Casalgismondo.

Villa Valguarnera, considerata dai viaggiatori stranieri una delle più "armoniose ville", la sua costruzione è iniziata negli anni che seguono il 1673, quando la principessa Anna Maria Valguarnera stipula il contratto di fornitura della pietra.
La residenza estiva sorge all'interno di un vasto parco, oggi smembrato dallo sviluppo urbanistico della città di Bagheria che non ha risparmiato le settecentesche residenze estive. Nonostante si ritenga che l'impianto originario sia dovuto all'architetto domenicano Tommaso Napoli e solo successivamente, siano intervenuti Giovan Battista Cascione Vaccarini e Vincenzo Fiorelli, ai quali è attribuito il prospetto principale e i cui nomi, insieme alla data 1783, sono impressi su una lapide marmorea.
Al severo blocco parallelepipedo, scavato sul fronte principale per ospitare lo scalone, s'innesta il morbido porticato che isola la villa dal resto della campagna, in cui è evidente - come annota l'architetto Rosario Scaduto - l'influenza del colonnato del Bernini nell'atrio ellittico perimetrato da una teoria di archi a tutto sesto. Nel braccio sinistro sono ricavati quattro appartamenti, probabilmente destinati a dependance, considerate le decorazioni interne, ed uno a cappella. In quello destro, invece, sono ubicati gli alloggi per la servitù. I fronti sono contenuti da cantonali che s'innalzano per l'intero sviluppo dei prospetti che iscrivono al piano nobile una fitta successione di balconi con timpani triangolari e curvilinei. Da uno dei balconi un gioco di trompe d'oeil evidenzia una figura maschile che fa capolino da una finestra tra due ali di tende. Chiude il prospetto principale una balaustra in pietra con le colonnine annegate nella muratura che segue la concavità del fronte coronato dal fastigio e dalle statue in stucco del Marabitti.
La fabbrica, che rispecchia un solo asse di simmetria, gravita attorno al salone da ballo. Altri artisti che operano nella villa sono Gaspare Serenario, Elìa Interguglielmi, Giuseppe Velasco e Gaspare  Fumagalli. I soggetti ricorrenti degli affreschi sono quelli mitologici, nei quali l'aristocrazia ripone idealmente la propria immortalità. A servizio del piano nobile, sul fronte posteriore, è un terrazzo che aumenta la visione panoramica, di per sé già privilegiata considerato il promontorio sul quale sorge la residenza.
Unica era anche la montagnola, tra i primi esempi di orto botanico privato per la peculiarità delle piante ivi coltivate, di cui ben poco oggi rimane. Villa Valguarnera può considerarsi tra le più imponenti e più belle delle ville di Bagheria.

Villa Cutò, progettata dall’architetto Mariani, presenta una loggia a cinque archi e uno scalone a doppia rampa e all’interno un ciclo pittorico del Borremans, recentemente restaurato. A poca distanza da Villa San Cataldo. Il palazzo venne fatto costruire dal principe di Cutò nella prima metà del settecento. Vistose le decorazioni e i rivestimenti in marmo rosso. La sua immensa mole quadrangolare è sormontata da una vasta terrazza coperta, dalla quale il principe godeva di un suggestivo panorama e soleva assistere, con amici della nobiltà palermitana ai fuochi d'artificio del "festino" di S. Rosalia di Palermo che venivano preparati nello splendido golfo della Conca d'Oro. Il palazzo appartenne al principe Alessandro Tasca di Cutò e a sua sorella, duchessa Di Palma. Donna Giulia Trigona di S. Elia vi passò gli anni più belli della sua giovinezza. Attualmente Palazzo Cutò ospita la Biblioteca Comunale, mentre nei locali del primo piano ha sede il Museo del giocattolo.

Villa Branciforti di Butera, costruita nel 1658, fu la prima villa della fertile campagna bagherese. Per Giuseppe Branciforti rappresentò il luogo del ritiro dalle ambizioni politiche e di potere. All’esterno, la facciata ha una scala a due rampe e presenta un aspetto fortificato.

Villa San Cataldo, palazzo con le sembianze di un castello medioevale, venne edificata nella prima metà del  1700 dal principe di Cattolica. è ricca di fiori, piante, pini secolari, ampi viali e adorna di pilastri e sedili. Fu riedificata nel 1860 dal nuovo acquirente, il conte Galletti di San Cataldo che la demolì e ristrutturò in stile neogotico, sconvolgendo le sue antiche caratteristiche architettoniche. Verso il 1906 fu acquistato dai signori Meyer e Chandlery e dato in affitto ad un istituto riconosciuto dal governo come "Seminario delle missioni estere". Il palazzo è stato ampliato ed abbellito dai pp. della Compagnia di Gesù.

Palazzo Villarosa
La costruzione fu iniziata nel 1763 da don Placido Notarbartolo, duca di Villarosa. Palazzo Villarosa è posto su un'altura, vicino le falde del monte Giancaldo, dalla quale si domina lo scenario della Conca d'Oro, del monte Pellegrino e dei monti che contornano Bagheria. Il prospetto imponente è formato da un magnifico portico in stile dorico alto circa dieci metri, sorretto da otto colonne distanti due metri l'una dall'altra. All'interno, decorazioni murali e pregiati affreschi nelle soffitte. Il palazzo, anticamente circondato da un'incantevole oliveta, sorge in fondo via Ignazio Lanza di Trabia.

Palazzo Butera
Quando nel 1658 Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e di Leonforte, cavaliere del Vello d'Oro, dopo la rivolta di Napoli con Masaniello e di Palermo con Giuseppe D'Alessi, perse la speranza di avere il trono di Sicilia, decise di ritirarsi come un'eremita nelle terre di Bagheria. A quel tempo si era sotto il dominio spagnolo e peste e carestia facevano strage presso il popolo. Dopo l'insurrezione di Messina del 1646, anche Palermo insorse. Il popolo, che aveva innalzato il D'Alessi alle cariche supreme, ne portava più tardi in giro la testa recisa. Le congiure della plebe, le insidie dei nobili, le guerre civili lo indussero a lasciare definitivamente la residenza di Palermo per scegliere come dimora le sue terre di Bagheria, che allora era un feudo quasi incolto. Fece costruire un castello molto austero, fiancheggiato da due torri merlate in stile medioevale. Sul frontone di una di esse volta ad occidente, verso Palermo, fece incidere la data del suo ritiro e un mesto saluto con le parole: O corte, addio. Anticamente si accedeva al castello dall'antica via Oleandri che attraversava i fondi Villarosa e Cordova, rasentando la celebre Certosa dello stesso Butera, il Vallone De Spucches ripiegandosi fino a Solanto, per proseguire verso Messina. Il principe fece edificare nelle vicinanze del palazzo un teatro, e nel recinto del castello una chiesetta che fu parrocchia succursale di Palermo dal 1708 al 1771, allorquando col crescere della popolazione fu costruita la Chiesa della Madrice. Il principe Giuseppe Branciforti pare creò per il suo nome il culto a San Giuseppe, ora patrono di Bagheria. nel 1769 tracciò egli stesso il Corso Butera, (un largo corso prospicente al mare di Aspra) per mettersi in comunicazione con la strada Consolare. Nell'aprile del 1774 Vittorio Amedeo II, re di Sicilia, fece una sosta al palazzo, ospite del principe Nicola Placido Branciforte. In seguito, la principessa Sofia di Trabia affidò il palazzo alle suore per il mantenimento di un asilo frequentato dai bambini del popolo. Una lapide posta al centro del prospetto ricorda Manfredi ed Ignazio Lanza di Trabia caduti nel conflitto mondiale del 1915-18.

La torre di Villa Roccaforte
Vicino piazza Palagonia (oggi piazza Garibaldi), sorge Villa Roccaforte. L'antico ingresso,  un cancello posto tra due "pilastri" ancora esistenti all'inizio di via Santa Flavia. Aderente all'antico caseggiato agricolo. all'angolo di un cortile circondato da muraglioni, sorge una torre merlata edificata tra il '500 e '600. Nel 1886, Lorenzo D'Ondes-Cottù, marchese di Roccaforte, grande liberale rivoluzionario del '48, deputato al Parlamento Siciliano, fece erigere un obelisco di pietra calcarea al centro della villa. Sull'obelisco sono scolpiti alcuni passi poetici del Parini, del Giusti, del Romani, del Pindemonte, che rispecchiano il carattere patriottico del marchese di Roccaforte. Morì in questa villa nel 1893.

Palazzo Inguaggiato
Palazzo Inguaggiato sorge a poche centinaia di metri dal passaggio a livello di Bagheria. Il fronte d'accesso è situato sul Corso Butera. Il palazzo venne edificato dal marchese di Santa Marina G. Pietro Galletti. Fino al 1769 - data in cui il Branciforti, principe di Butera tracciò il corso omonimo - era unito a Villa Giuseppina che sta di fronte e da cui è separato. La sua architettura è neoclassica, austera ed imponente. Il prospetto privo di intonaco è quello della pietra d'Aspra. Bellissimi i quattro vasi di pietra tufacea che sormontano il muro dell'attico. nel 1860, un presidio delle truppe borboniche venne accasermato all'interno.

Villa Arezzo - Spedalotto
In questa villa, situata sull'antica via provinciale, in mezzo ad agrumeti profumati nacque nel 1810 Ferdinando II di Borbone, chiamato il re bomba. Pare che nella Villa si conservi ancora la culla  ove emise i primi vagiti. I marchesi Paternò di Spedalotto l'avevano acquistata dal cav. Barbaro Arezzo mentre era in costruzione.

Palazzo Larderia
Palazzo Larderia venne fatta costruire in mezzo ad un esteso e profumato giardino di limoni nel 1752 da Francesco Letterio Moncada, principe di Larderia. Venne utilizzata la pietra tufacia delle cave di Aspra. L'ingresso venne modificato nel 1769, quando il principe Salvatore Branciforti tracciò il corso Butera. Col passare degli anni, il vasto agrumeto venne del tutto lottizzato ed il palazzo rimase soffocato in mezzo ai fabbricati, confondendo al visitatore la netta visione del monumento. L'architettura del palazzo è in stile barocco. Nel 1813, dopo la morte del principe, i Larderia dovettero vendere il palazzo per motivi finanziari a Don Giuseppe Chiello, Sacerdote della Chiesa Madrice che vi istituì una scuola collegio convitto, affidata alle Suore di Maria Assunta al Borgo di Palermo.

Villa S. Isidoro
 La villa venne costruita dal marchese De Cordova di S. Isidoro verso la fine del 1700 e venne ricavata da un antico caseggiato rurale. Oltrepassato il cancello, si attraversava un largo viale alberato di cipressi secolari che portava alla villa e si prolungava fino ad Aspra. Bellissimo lo scalone belvedere, dal quale si può ammirare una stupenda panoramica.

Itinerario barocco a nel comune di Palermo

Palazzo Valguarnera - Gangi
Il Palazzo Valguarnera Ganci sorge nella Piazza Croce dei Vespri. Costruito nel XVIII secolo, presenta un prospetto posteriore rifatto da Ernesto Basile nel 1922. Questo palazzo è famoso per aver ospitato la celebre scena del ballo del “Gattopardo” di Luchino Visconti. In particolare, al suo interno, il salone da ballo rappresenta un esempio del Rococò siciliano.

Le Ville Barocche di Bagheria
Bagheria, una località della Sicilia molto apprezzata per il turismo estivo. Un luogo molto caratteristico circondato dai monti Alfano e Giancaldo oltre che dal borgo marinaro di Aspra. Il nome Bagheria deriva dal fenicio Bayharia, ovvero una zona che scende verso il mare.
Bagheria è famosa per le lussuose ville nobiliari del Settecento siciliano il cui stile può essere assimilato a quello barocco.

Villa Gravina di Palagonia, visitata nel Settecento dal Goethe. Fu costruita per volere del Principe Ferdinando Francesco Gravina nel 1715 e successivamente arricchita, per volere di un nipote del principe, con statue in pietra dalle fattezze di mostri. La sua architettura è l’unione di più stili: il tardo rinascimento, il barocco, il rococò e il neoclassicismo. Da vedere il famoso salone decorato da marmi e specchi: alle pareti si alternano marmi veri a carta dipinta sotto vetro, indistinguibile dallo stesso marmo. Costruzione risalente al 1715 sotto richiesta di Don Ferdinando Gravina per avere una residenza di villeggiatura. Molti la conoscono come la Villa dei mostri per la presenza delle statue che raffigurano animali mostruosi. Il palazzo è attorniato da un recinto circolare di casette basse, sui cui tetti sta scolpita in caricatura tutt'intorno un'accozzaglia di spagnoli e mori, di mendicanti e di gobbi, di deformi e di nani, di musicanti e di pulcinelli, di dei e di soldati con giberne e ghette. Pulcinella è a convitto con Achille e Chirone; Atlante invece di sostenere il mondo, sorregge una coppa; Teste d'uomini innestate a corpi di pesci o di cavalli, scimmie e draghi, serpenti con più teste d'altri animali. Si sale al palazzo mediante una bellissima scala monumentale. Il salone, con la volta di specchi è intarsiato e coperto da conchiglie nei muri. Ai lati dell'ingresso principale, sono scolpiti su roccia due nani.

Villa Trabia, in origine denominata Villa Gravina di Comitini, costruita anch’essa nel settecento, ha un bel parco e, all’interno della vasca, posta di fronte alla facciata, una statua del Marabitti;

Villa ramacca, Alle falde del monte Calafato, lungo la Statale 113, una coppia di piloni in pietra d'Aspra segna l'ingresso a villa Rammacca. Percorso il lungo viale che attraversa il giardino, si perviene alla casina.
La villa è costruita per volere di Bernardo Gravina di Palagonia.
Il severo parallelepipedo della casina di villeggiatura fa da contrappunto all'ampio terrazzo che circoscrive l'edificio, dalle sinuose linee e che media al tempo stesso con l'organico impianto del giardino con viali, terrazzi, esedre, rampe semicircolari e che accentua il rapporto uomo-natura.
La distribuzione interna della villa gravita attorno al salone centrale, che prospetta sui due fronti e che permette l'accesso nelle due ali della residenza estiva. Gli ambienti, tutti voltati, sono decorati con affreschi a stucco e in oro.
La villa si sviluppa su un unico piano e mostra una pianta distributiva semplice con il punto centrale nella sala d'ingresso; questa vasta, di forma poligonale, non regolare, era utilizzata anche per accogliere le portantine dei visitatori.  
I soffitti, erano un tempo affrescati o riccamente decorati.  

Villa Cattolica sede attuale della Galleria d’arte contemporanea dedicata a Renato Guttuso. La villa, che sorge a Bagheria bassa, è dominata da una scalinata centrale esterna. Fu costruito nel 1737 ed ha 365 aperture. Accanto all'antico ingresso che immetteva nell'antica strada provinciale verso Ficarazzi, sorge una chiesetta. Il palazzo fu adibito per uso di caserma prima e di lazzaretto poi. La parte opposta all'antica entrata dava su una stradella che conduceva verso il monte Catalfano. Un'altra uscita portava ad un'artistica rotonda, situata come avamposto del Corso Butera, accanto ad una delle storiche "guglie" oggi scomparsa, che ha dato il nome al rione. Da questa rotonda i Borboni godevano lo spettacolo ancora vigente delle corse. Villa Cattolica è dal 1988 proprietà Comunale. All'interno è sorta la Galleria Civica "Renato Guttuso" omaggio di Bagheria all'illustre concittadino, che ospita una collezione d'arte contemporanea gravitante intorno al nome e alle opere di Renato Guttuso che vanno dal 1929 al 1986. Villa Cattolica è sede del Museo del Carretto Siciliano.

Villa San Marco sorge intorno ad una torre di avvistamento eretta nel XVI secolo a guardia di una piantagione di canna da zucchero. Questa torre serviva a prevenire l'arrivo dei pirati turchi che a quel tempo solevano giungere improvvisamente dal mare, per fare le loro scorrerie impossessandosi dei raccolti.
L'incarico venne affidato all'Architetto Domenico Cirrincione, frate domenicano, conosciuto come progettista  delle chiese di San Domenico, Santa Cita, Santa Maria della Pietà a Palermo. Il committente, che nel 1673 gli affida i lavori,è Vincenzo Giuseppe Filingeri, Conte di S. Marco, Principe di Mirto, Grande di Spagna, che durante la sollevazione di Messina del 1674 prese parte attivissima per sedare i rivoltosi, armando e mantenendo a sue spese cento soldati e settanta cavalieri e fece fortificare Palermo di cui era Pretore, innalzando una nuova batteria sotto la lanterna del molo.
Nasce così la Villa,ubicata alle spalle del Capo Zafferano, di fronte alle rovine di Solunto, a cavallo fra i due golfi di Palermo e di Termini Imerese.
Durante la seconda guerra mondiale la Villa ospitò lo scrittore Tomasi di Lampedusa, cugino dei Filingeri per parte di madre.
La corte che circonda il fabbricato è cinta da mura, nelle quali si aprono quattro portali elegantemente decorati, orientati verso i quattro punti cardinali. Due di questi danno accesso a giardini recintati: la "floretta" e la "fruttiera", dove passeggiando tra i profumi delle zagare e dei gelsomini si possono incontrare cactacee e succulente dalle dimensioni monumentali.
Nella scuderia si conservano ancora le carrozze di famiglia.
La Villa fu sempre proprietà dei Lanza Filingeri, Principi di Mirto, Conti di S.Marco ed appartiene tuttora ai loro discendenti in linea femminile, i Camerata di Casalgismondo.

Villa Valguarnera, considerata dai viaggiatori stranieri una delle più "armoniose ville", la sua costruzione è iniziata negli anni che seguono il 1673, quando la principessa Anna Maria Valguarnera stipula il contratto di fornitura della pietra.
La residenza estiva sorge all'interno di un vasto parco, oggi smembrato dallo sviluppo urbanistico della città di Bagheria che non ha risparmiato le settecentesche residenze estive. Nonostante si ritenga che l'impianto originario sia dovuto all'architetto domenicano Tommaso Napoli e solo successivamente, siano intervenuti Giovan Battista Cascione Vaccarini e Vincenzo Fiorelli, ai quali è attribuito il prospetto principale e i cui nomi, insieme alla data 1783, sono impressi su una lapide marmorea.
Al severo blocco parallelepipedo, scavato sul fronte principale per ospitare lo scalone, s'innesta il morbido porticato che isola la villa dal resto della campagna, in cui è evidente - come annota l'architetto Rosario Scaduto - l'influenza del colonnato del Bernini nell'atrio ellittico perimetrato da una teoria di archi a tutto sesto. Nel braccio sinistro sono ricavati quattro appartamenti, probabilmente destinati a dependance, considerate le decorazioni interne, ed uno a cappella. In quello destro, invece, sono ubicati gli alloggi per la servitù. I fronti sono contenuti da cantonali che s'innalzano per l'intero sviluppo dei prospetti che iscrivono al piano nobile una fitta successione di balconi con timpani triangolari e curvilinei. Da uno dei balconi un gioco di trompe d'oeil evidenzia una figura maschile che fa capolino da una finestra tra due ali di tende. Chiude il prospetto principale una balaustra in pietra con le colonnine annegate nella muratura che segue la concavità del fronte coronato dal fastigio e dalle statue in stucco del Marabitti.
La fabbrica, che rispecchia un solo asse di simmetria, gravita attorno al salone da ballo. Altri artisti che operano nella villa sono Gaspare Serenario, Elìa Interguglielmi, Giuseppe Velasco e Gaspare  Fumagalli. I soggetti ricorrenti degli affreschi sono quelli mitologici, nei quali l'aristocrazia ripone idealmente la propria immortalità. A servizio del piano nobile, sul fronte posteriore, è un terrazzo che aumenta la visione panoramica, di per sé già privilegiata considerato il promontorio sul quale sorge la residenza.
Unica era anche la montagnola, tra i primi esempi di orto botanico privato per la peculiarità delle piante ivi coltivate, di cui ben poco oggi rimane. Villa Valguarnera può considerarsi tra le più imponenti e più belle delle ville di Bagheria.

Villa Cutò, progettata dall’architetto Mariani, presenta una loggia a cinque archi e uno scalone a doppia rampa e all’interno un ciclo pittorico del Borremans, recentemente restaurato. A poca distanza da Villa San Cataldo. Il palazzo venne fatto costruire dal principe di Cutò nella prima metà del settecento. Vistose le decorazioni e i rivestimenti in marmo rosso. La sua immensa mole quadrangolare è sormontata da una vasta terrazza coperta, dalla quale il principe godeva di un suggestivo panorama e soleva assistere, con amici della nobiltà palermitana ai fuochi d'artificio del "festino" di S. Rosalia di Palermo che venivano preparati nello splendido golfo della Conca d'Oro. Il palazzo appartenne al principe Alessandro Tasca di Cutò e a sua sorella, duchessa Di Palma. Donna Giulia Trigona di S. Elia vi passò gli anni più belli della sua giovinezza. Attualmente Palazzo Cutò ospita la Biblioteca Comunale, mentre nei locali del primo piano ha sede il Museo del giocattolo.

Villa Branciforti di Butera, costruita nel 1658, fu la prima villa della fertile campagna bagherese. Per Giuseppe Branciforti rappresentò il luogo del ritiro dalle ambizioni politiche e di potere. All’esterno, la facciata ha una scala a due rampe e presenta un aspetto fortificato.

Villa San Cataldo, palazzo con le sembianze di un castello medioevale, venne edificata nella prima metà del  1700 dal principe di Cattolica. è ricca di fiori, piante, pini secolari, ampi viali e adorna di pilastri e sedili. Fu riedificata nel 1860 dal nuovo acquirente, il conte Galletti di San Cataldo che la demolì e ristrutturò in stile neogotico, sconvolgendo le sue antiche caratteristiche architettoniche. Verso il 1906 fu acquistato dai signori Meyer e Chandlery e dato in affitto ad un istituto riconosciuto dal governo come "Seminario delle missioni estere". Il palazzo è stato ampliato ed abbellito dai pp. della Compagnia di Gesù.

Palazzo Villarosa
La costruzione fu iniziata nel 1763 da don Placido Notarbartolo, duca di Villarosa. Palazzo Villarosa è posto su un'altura, vicino le falde del monte Giancaldo, dalla quale si domina lo scenario della Conca d'Oro, del monte Pellegrino e dei monti che contornano Bagheria. Il prospetto imponente è formato da un magnifico portico in stile dorico alto circa dieci metri, sorretto da otto colonne distanti due metri l'una dall'altra. All'interno, decorazioni murali e pregiati affreschi nelle soffitte. Il palazzo, anticamente circondato da un'incantevole oliveta, sorge in fondo via Ignazio Lanza di Trabia.

Palazzo Butera
Quando nel 1658 Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e di Leonforte, cavaliere del Vello d'Oro, dopo la rivolta di Napoli con Masaniello e di Palermo con Giuseppe D'Alessi, perse la speranza di avere il trono di Sicilia, decise di ritirarsi come un'eremita nelle terre di Bagheria. A quel tempo si era sotto il dominio spagnolo e peste e carestia facevano strage presso il popolo. Dopo l'insurrezione di Messina del 1646, anche Palermo insorse. Il popolo, che aveva innalzato il D'Alessi alle cariche supreme, ne portava più tardi in giro la testa recisa. Le congiure della plebe, le insidie dei nobili, le guerre civili lo indussero a lasciare definitivamente la residenza di Palermo per scegliere come dimora le sue terre di Bagheria, che allora era un feudo quasi incolto. Fece costruire un castello molto austero, fiancheggiato da due torri merlate in stile medioevale. Sul frontone di una di esse volta ad occidente, verso Palermo, fece incidere la data del suo ritiro e un mesto saluto con le parole: O corte, addio. Anticamente si accedeva al castello dall'antica via Oleandri che attraversava i fondi Villarosa e Cordova, rasentando la celebre Certosa dello stesso Butera, il Vallone De Spucches ripiegandosi fino a Solanto, per proseguire verso Messina. Il principe fece edificare nelle vicinanze del palazzo un teatro, e nel recinto del castello una chiesetta che fu parrocchia succursale di Palermo dal 1708 al 1771, allorquando col crescere della popolazione fu costruita la Chiesa della Madrice. Il principe Giuseppe Branciforti pare creò per il suo nome il culto a San Giuseppe, ora patrono di Bagheria. nel 1769 tracciò egli stesso il Corso Butera, (un largo corso prospicente al mare di Aspra) per mettersi in comunicazione con la strada Consolare. Nell'aprile del 1774 Vittorio Amedeo II, re di Sicilia, fece una sosta al palazzo, ospite del principe Nicola Placido Branciforte. In seguito, la principessa Sofia di Trabia affidò il palazzo alle suore per il mantenimento di un asilo frequentato dai bambini del popolo. Una lapide posta al centro del prospetto ricorda Manfredi ed Ignazio Lanza di Trabia caduti nel conflitto mondiale del 1915-18.

La torre di Villa Roccaforte
Vicino piazza Palagonia (oggi piazza Garibaldi), sorge Villa Roccaforte. L'antico ingresso,  un cancello posto tra due "pilastri" ancora esistenti all'inizio di via Santa Flavia. Aderente all'antico caseggiato agricolo. all'angolo di un cortile circondato da muraglioni, sorge una torre merlata edificata tra il '500 e '600. Nel 1886, Lorenzo D'Ondes-Cottù, marchese di Roccaforte, grande liberale rivoluzionario del '48, deputato al Parlamento Siciliano, fece erigere un obelisco di pietra calcarea al centro della villa. Sull'obelisco sono scolpiti alcuni passi poetici del Parini, del Giusti, del Romani, del Pindemonte, che rispecchiano il carattere patriottico del marchese di Roccaforte. Morì in questa villa nel 1893.

Palazzo Inguaggiato
Palazzo Inguaggiato sorge a poche centinaia di metri dal passaggio a livello di Bagheria. Il fronte d'accesso è situato sul Corso Butera. Il palazzo venne edificato dal marchese di Santa Marina G. Pietro Galletti. Fino al 1769 - data in cui il Branciforti, principe di Butera tracciò il corso omonimo - era unito a Villa Giuseppina che sta di fronte e da cui è separato. La sua architettura è neoclassica, austera ed imponente. Il prospetto privo di intonaco è quello della pietra d'Aspra. Bellissimi i quattro vasi di pietra tufacea che sormontano il muro dell'attico. nel 1860, un presidio delle truppe borboniche venne accasermato all'interno.

Villa Arezzo - Spedalotto
In questa villa, situata sull'antica via provinciale, in mezzo ad agrumeti profumati nacque nel 1810 Ferdinando II di Borbone, chiamato il re bomba. Pare che nella Villa si conservi ancora la culla  ove emise i primi vagiti. I marchesi Paternò di Spedalotto l'avevano acquistata dal cav. Barbaro Arezzo mentre era in costruzione.

Palazzo Larderia
Palazzo Larderia venne fatta costruire in mezzo ad un esteso e profumato giardino di limoni nel 1752 da Francesco Letterio Moncada, principe di Larderia. Venne utilizzata la pietra tufacia delle cave di Aspra. L'ingresso venne modificato nel 1769, quando il principe Salvatore Branciforti tracciò il corso Butera. Col passare degli anni, il vasto agrumeto venne del tutto lottizzato ed il palazzo rimase soffocato in mezzo ai fabbricati, confondendo al visitatore la netta visione del monumento. L'architettura del palazzo è in stile barocco. Nel 1813, dopo la morte del principe, i Larderia dovettero vendere il palazzo per motivi finanziari a Don Giuseppe Chiello, Sacerdote della Chiesa Madrice che vi istituì una scuola collegio convitto, affidata alle Suore di Maria Assunta al Borgo di Palermo.

Villa S. Isidoro
 La villa venne costruita dal marchese De Cordova di S. Isidoro verso la fine del 1700 e venne ricavata da un antico caseggiato rurale. Oltrepassato il cancello, si attraversava un largo viale alberato di cipressi secolari che portava alla villa e si prolungava fino ad Aspra. Bellissimo lo scalone belvedere, dal quale si può ammirare una stupenda panoramica.




I comuni della Sicilia sono 390, distribuiti nelle 9 province regionali. Tra mare, monti, architettura barocca, teatri antichi, borghi, miniere di zolfo vulcani attivi, qui vi raccontiamo le città ed i comuni della Sicilia.
Ogni comune ha una storia che affonda le radici in tempi lontani, con un patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che è tra i più ricchi d'Italia.
La Pro Loco è un’associazione costituita da volontari i quali si attivano per la promozione e la valorizzazione del proprio territorio e del proprio comune.

Le Guide turistiche della Regione Sicilia, possono organizzare un programma su misura delle vostre esigenze compatibile con i vostri tempi.
Musei in Sicilia, sono presenti in tutte le città come nei piccoli paesi, i musei etnoantropologici, i musei in genere, ci permettono di viaggiare con la memoria per i più grandi e con la fantasia chi è meno grande, facendo notare a tutti che l'industrializzazione ha cancellato le diversità regionali e l'unico modo è quello di realizzare dei centri, che raccolgono frammenti di storia.

Isole di Sicilia, per isole di Sicilia si intende l'insieme degli arcipelaghi e delle isole minori che, insieme con l'isola di Sicilia, costituiscono il territorio della Regione Siciliana, nell'Italia insulare. Compresa l'isola di Sicilia, vi sono 19 isole abitate.
I principali gruppi di isole del grande arcipelago della Sicilia sono le Eolie, le Egadi e le Pelagie; le isole dello Stagnone.
Ustica e Pantelleria, nel mar Tirreno e nel canale di Sicilia, formano due distinti comuni delle province di Palermo e Trapani.

Unesco in Sicilia, alcuni siti hanno avuto il titolo di patrimonio dell'umanità dall'UNESCO per la loro importanza storica, artistica, archeologica e naturalistica, altri sono in fase di candidatura.

La Sicilia, tenuto conto delle sue condizioni climatiche, temperatura mite, terre collinose, leggera brezza di mare e sole acceso, manifesta quelle qualità che risultano essere ideali per la crescita della vite e la rendono l'isola del vino.

Numerose sono le Case vinicole che si sono poste ai vertici del mercato vinicolo nazionale tra le quali per citarne qualcuna, Florio, Vini Corvo, Pellegrino, Planeta, Firriato, Tasca d'Almerita, Cusumano e Fazio wines.

I parchi naturali regionali siciliani sono cinque in ordine di istituzione: il Parco dell'Etna (Catania), delle Madonie (Palermo), quello dei Nebrodi (Catania, Enna e Messina), il Parco Fluviale dell'Alcantara (Messina e Catania) ed il Parco dei Sicani (Agrigento e Palermo), offrono una  protezione per l' ecosistema, per la valorizzazione turistica, sportiva e didattica delle aree montane.

La Sicilia è una tra le regioni italiane più ricche dal punto di vista storico, artistico e architettonico, in queste pagine possiamo scoprire i borghi e centri storici i piccoli comuni di spiccato interesse artistico e storico che rischiano nonostante il loro grande valore di essere dimenticati, l’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” promossa nel 2001 dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), si propone come scopo la salvaguardia di questi centri, dal degrado e abbandono.

Feste e sagre di Sicilia una guida alle sagre, feste popolari, e tradizioni popolari che si svolgono in Sicilia.
Nel corso dell'anno, si svolgono eventi feste religiose, sagre, manifestazioni, un momento di aggregazione per la gente.
Le feste e le sagre paesane rappresentano momenti di interesse, qui sono ragruppati i principali eventi folkloristici ed enogastronomici, ed il calendario delle manifestazioni in Sicilia

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