Messina, turismo, guida turistica del Comune - ClickSicilia Informazioni Turistiche

Vai ai contenuti

Menu principale:

Scopri Messina con la guida turistica di clicksicilia
Scopri Messina con la guida turistica di Clicksicilia

La città di Messina detta anche porta della Sicilia e anticamente Zancle e Messana, sorge nei pressi dell'estrema punta nord orientale della Sicilia (Capo Peloro) sullo Stretto che ne porta il nome.
Posizionata tra le coste ionica e tirrenica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo grande porto naturale, chiuso dalla penisoletta a forma di falce di San Raineri, è di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria. Capo Peloro, nella zona nord della città, è invece dirimpettaio a Scilla. In queste acque è localizzato il mito di Scilla e Cariddi.

« Come fa l'onda là sovra Cariddi, che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi. »
(Dante Alighieri, Divina commedia, VII canto dell'Inferno)

Dal livello del mare, all'interno dello stesso Comune, è possibile salire sino a 1130 metri s.l.m., tramite i colli che sovrastano la città, al monte Dinnammare. Da qui la vista spazia sui due mari della città, lonio (sullo Stretto di Messina) e il Tirreno. A est, è possibile vedere l'intera città di Messina sottostante, mentre al di là del mare la Calabria dal suo punto più meridionale sino alla provincia di Vibo Valentia. A sud, l'imponente vista dell'Etna. A nord ovest, le isole Eolie e la costa tirrenica con Capo Milazzo, Capo Tindari e Capo Calavà di Gioiosa Marea.

Lo stretto ha generato leggende fantasiose, oggi non costituiscono più un problema, ma nei tempi passati hanno generato numerose leggende e miti, dal greco mytos ovvero racconto o discorso.
Lo stretto con le sue correnti hanno acceso la fantasia del popolo che elabora i tre miti del canto delle sirene e dei mostri di Scilla e Cariddi.

Le Sirene
nello stretto di Messina il mito risale ad Omero c'era un'insidia il canto delle Sirene, divinità minori che abitavano nel mare, secondo alcuni autori bellissime fanciulle con il corpo di donna e la parte terminale del corpo a coda di pesce, altri le raffigurano come metà donna e metà uccello. Con il loro canto incantano gli uomini, causandone la morte.
Cariddi
per i greci era figlia di Poseidone dio del mare e di Gea ( la Terra ) , anche se si trattava di una semidea viveva sulle sponde della Sicilia.
Cariddi era molto vorace e aveva divorato parte degli animali che Ercole o Eracle aveva recuperato, in una delle sue dodici fatiche, i buoi erano di Apollo ed erano stati rubati da Gerione, mentre discende la penisola per attraversare lo stretto si aggrappa alle corna di una delle bestie, e Cariddi approfittandone, mangia alcune bestie, Zeus decide allora di punire la donna, con uno dei suoi fulmini la fa cadere in mare e la trasforma in mostro, come descrive Omero nell'Odissea mantenne la sua voracità e tre volte al giorno ingurgitava l'acqua del mare inghiottendo tutto ciò che trovava.
Scilla
era la bellissima ninfa figlia di Ecate e di Forcis, essa aveva molti pretendenti, che venivano sempre respinti, tra questi anche il dio del Mare Poseidone, fintanto che la moglie non si ingelosì e si vendicò della ninfa. Anfitrite moglie di Poseidone si rivolse alla maga Circe che le consegnò alcune erbe da gettare nelle acque in cui la ninfa era solita bagnarsi, quando Scilla si tuffo si trasformo in orribile mostro e così si ritiro in una caverna presso il promontorio calabro.
Secondo Ovidio nelle Metamorfosi, la bellissima ninfa Scilla venne trasformata in mostro, per vendetta, perchè non corrispondeva l'amore di Glauco , pescatore siciliano trasformatosi in metà uomo e metà pesce .

Eracle o Ercole nato da una relazione tra Alcmena moglie di Anfitrione e Zeus , che scoperta la tresca decide di bruciare la moglie ma Zeus fa cadere una pioggia intensa, così può nascere Ercole . In Sicilia giunto all'interno dell'isola affronta una strenua battaglia contro i Sicani ed ebbe la meglio, giunto ad Agira Ercole ha la sensazione di avere compiuto le sue fatiche e quindi di avere raggiunto l'immortalità come gli era stato promesso, ed Agira rappresenta il luogo dove gli viene riconosciuta l'immortalità e riceve i doni offertigli e per riconoscenza crea un lago che iene chiamato con il suo nome Eracle, suggeri anche dio onorare Iolao per chè il giovane lo aveva aiutato ad uccidere l'Idra di Lerna bruciando le teste del mostro.

Messina : nell'VIII secolo giunsero i coloni greci calcidiesi presso l'odierna città di Messina e diedero vita a Zanclon dal greco falce, per poi diventare Messana e Messina.
Secondo alcuni sarebbe stata fondata da Orione, che secondo la mitologia greca, Orione era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, la figlia del re di Creta Minosse.
Orione viene dotato dal padre la possibilità di attraversare il mare con la testa causando quindi le maree.
Si narra che sull'isola di Chio, dopo aver liberata l'isola dalle fiere chiese come da accordi la mano di Merope, figlia del re Enopione, che irato per l'affronto dopo il rifiuto di lei, lo fece accecare ed esiliare, non prima di averlo drogato . Orione si rifugiò sull'isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole; lì grazie ad Eos, l'aurora, riacquistò la vista e prese in moglie la dea. Riacquisita la vista cerca di vendicarsi di Enopione, Apollo pero temendo per la sorella invia uno scorpione, allora fugge in mare ed Apollo allora accecato dall'ira chiede alla sorella Artemide o Diana di colpire quel punto e cosi è fatto , ma la dea scopre l'errore ed addolorata innalza in cielo Orione formando la costellazione di con il suo fide cane Sirio e la costellazione dello scorpione

leggenda del vascellazzu :
Grazie ai Vespri siciliani Messina e Palermo si liberano dal dominio Angioino chiamando come re della Sicilia, nell’ordine, Pietro III d' Aragona, Giacomo e Federico II d'Aragona. Prima della pace di Caltabellotta, gli Angioini cercarono di riconquistare le città perdute, soprattutto Messina. Roberto D'Angiò, per conquistare tale città, mandò il suo esercito a Catona e assediò Reggio Calabria, in modo da bloccare gli aiuti per Messina che al momento era governata da Federico II D'Aragona. La città soffriva una grossa crisi alimentare.
Nicolò Palizzi suggerì di andare da Alberto da Trapani, già considerato Santo per dei grandi prodigi che aveva effettuato. Il giorno seguente, Federico II e la sua corte si diressero alla Chiesa del Carmine in cui Sant'Alberto celebrava la messa. Egli cominciò a pregare ed alla fine delle sue preghiere una voce dal cielo gli confermò che le sue preghiere erano state esaudite: si videro arrivare tre navi i cui equipaggi scaricarono del grano. I messinesi si convinsero che le navi fossero state mandate dalla Madonna. L’evento determinò la nascita della tradizione del "vascelluzzo".
Tutti corsero ai piedi del Santo per ringraziarlo, lui li benedì e lì esortò a credere in Dio e nella Madonna della Lettera. Qualche giorno dopo arrivarono altre quattro navi cariche di vettovaglie. Roberto d'Angiò capì che non poteva più sconfiggere la città per la fame e si convinse ad arrendersi e stabilì un trattato di pace con Federico II D'Aragona La leggenda narra che in quei giorni accadde un altro prodigio: una signora vestita di bianco passeggiava sugli spalti delle mura con lo stendardo di Messina, un francese lanciò una freccia contro di lei ma la freccia ritornò indietro.
Anche in questa occasione la Madonna della Lettera difese Messina. Sant'Alberto morì nel 1307.
Quando Federico II fece alloggiare i suoi cavalli nel convento del Carmine, trasformando in stalla la chiesa in cui era il Santo era sepolto, un male misterioso portò alla morte i cavalli ed i soldati. Aprendo la tomba di Sant'Alberto, questi fu trovato in ginocchio per chiedere la punizione per i profanatori.

Peloro
si intende il promontorio che si allunga verso la costa calabra, deriva dal greco ed indica spaventosi fenomeni, concentrati nello stretto, Peloria era una ninfa , la coppia Pelorias e Pherainom potrebbero essere considerati i progenitori dei giganti Mata e Grifone, fondatori di Messina.

Fata Morgana
La leggenda ci tramanda che, dopo aver condotto suo fratello Artù ai piedi dell'Etna, Morgana si trasferisce in Sicilia tra l'Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non si avvicinano a causa delle forti tempeste, e si costruisce un palazzo di cristallo.
Sempre in base alla leggenda, Morgana esce dall'acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e getta nell'acqua tre sassi, il mare diventa di cristallo e riflette immagini di città. Grazie alle sue abilità, la Fata Morgana riesce ad ingannare il navigante che, illuso dal movimento dei castelli aerei, crede di approdare a Messina o a Reggio, ma in realtà naufraga nelle braccia della fata. La Fata Morgana non è altro che un fenomeno ottico che si ammira spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana a causa di particolari condizioni atmosferiche.

Mata e Grifone
A Messina viveva una bella ragazza dalla grande fede cristiana, figlia di re Cosimo II da Casteluccio, verso il 970 dopo Cristo il gigante moro Hassan Ibn-Hammar sbarcò a Messina, con i suoi compagni pirati e incominciò a depredare nelle terre in cui passava. Un giorno il moro vide la bella fanciulla e se ne innamora, la chiede in sposa ma ottiene un rifiuto.
Ciò provocò l'ira del pirata che uccise e saccheggiò la città. I genitori, preoccupati, nascosero Mata, ma il moro riuscì a rapirla con la speranza di convincerla a sposarlo.
Mata non ricambiava il suo amore trovando nella preghiera la forza a sopportare le pressioni del moro. Alla fine, il moro si converte al cristianesimo e cambia il suo nome in Grifone. Mata apprezza il gesto e decide di sposarlo. La tradizione ci tramanda che furono loro a fondare Messina.
Madonnina del porto di Messina
La Madonnina del porto di Messina posta sull'antico mastio all'ingresso del porto, si innalza una stele su base ottagonale, di 60 metri la statua bronzea è di 6 metri modellata da Salvatore Calabrò non è altro che la riproduzione della Madonna che orna la vara che viene portata in processione il 3 giugno di ogni anno, sulla parete del forte vi è posta la scritta " Vos et ipsam civitatem benedicimus " che altro non è che la frase consegnata dalla Madonna a San Paolo. La base è posta sull'antico mastio di forte Campana detto anche San Salvatore perchè era presente un monastero di monaci basiliani intitolato San Salvatore.

Lanterna di San Raneri
Lanterna di San Raneri o torre del Garofalo voluta dal senato messinese diede incarico al Montorsoli di realizzarla una torre, fu in quel punto che si scelse di costruirla perchè è li che si formano, in conseguenza delle maree, dei flutti o vortici pericolosi detti a garofono pericolosi allora per i naviganti

Chiesa SS. Annunziata dei Catalani
Chiesa SS. Annunziata dei Catalani
Il prospetto sella chiesa è rivolto verso la piazzetta Lepanto in cui è collocato il tardocinquecentesco monumento a Don Giovanni D'Austria di Andrea Calamech.
E' denominata chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, perché sede della Confraternita dei mercanti catalani. 
Essa è una magnifica espressione dell'arte bizantina siciliana con influenze arabo-normanne, si fondono magnificamente gli stili bizantino, romanico, arabo e normanno
Precedntemente era presente un tempio e la città convertitasi al cristianesimo la consacra alla Vergine Maria , durante gli anni subisce trasformazioni e ristrutturazioni e rimaneggiamenti , con pianta basilicale a tre navate con santuario a tre absidi sormontato da una cupola. 
Il Campanile del Duomo di Messina
Il campanile del Duomo di Messina unico per la sua complessità , è stato commissionato dall' Arcivescovo Paino.

Da un punto di vista figurativo simbolico, sul prospetto che guarda la piazza si fa riferimento alla storia civile , religiosa ed alla simbologia umana, sul prospetto che guarda il Duomo vengono rappresentati i fenomeni astronomici.
Cominciamo dalla parte rivolta verso la porta d'ingresso del Duomo, iniziamo dal basso, dove è collocato il quadrante del calendario perpetuo , nella quale sono segnati i giorni , i mesi, gli anni e le feste mobili, una figura di marmo, un angelo indica con una freccia il giorno.

Alzando lo sguardo troviamo il planetario, con nove sfere, che indicano i pianeti del sistema solare:
Mercurio gg 87 23 ore.
Venere gg 224 16 ore
Terra 365 5 ore
Marte 686 gg 22 ore
Giove 4330 gg 14 ore
Saturno 10746 gg 22 ore

Al di sopra tra due finestre un globo suddiviso in due emisferi uno dorato e l'altro nero, che rappresentano le fasi lunari , la luna ruota sul proprio asse impiegando 29 gg 12 ore 44 minuti.

Nella facciata rivolta alla piazza, iniziando dal basso troviamo il campanile diviso in cinque riquadri:

il carosello dei giorni della settimana, ogni giorno della settimana viene rappresentato da un carro, dove trova posto una divinità pagana, trainata da un animale, a mezzanotte si muove occupando il centro della scena:
la domenica Apollo guida il carro trainato da un cavallo.
Il Lunedì il carro trainato da un cervo e guidato da Diana
Martedì, marte siede sul carro trainato da un cavallo.
Mercoledì una pantera tira il carro guidato da Mercurio.
Giovedì giove è seduto sul carro trainato da una chimera .
Venerdì una colomba trascina il carro dove siede Venere.
Sabato Saturno guida il carro trainato da una chimera.

Il carosello delle età : quattro statue che rappresentano le età dell'uomo, raffiguranti un fanciullo , un giovane , un guerriero , un vecchio, avanzano ogni quarto d'ora e la morte posta al centro della scena abbassa la falce scandendo il corso della vita, il giro si compie in un ora.

La Chiesa di Montalto rievocazione di un altro episodio di Messina, edificata per volere della Vergine , apparsa ad un eremita di nome Nicola , a conferma del suo sogno una colomba bianca volando radente il suolo davanti alle autorità civili e religiose segnò il perimetro della CHIESA. La colomba che appare sulla terza finestra dove si vede una roccia compie un giro e subito dopo compare la Chiesa di Montalto .

Il carosello delle scene bibliche , da Natale all'epifania, ammiriamo l'adorazione dei pastori con Maria , Giuseppe ed il bambino, con i pastori che sfilano inchinandosi.
Dall' epifania a pasqua l'adorazione dei magi che preceduti dalla stella passano i magi adorando il bambino che si trova nelle braccia della Madonna .
Da pasqua a pentecoste la resurrezione di cristo con due soldati che custodiscono il sepolcro.
Da pentecoste a natale la discesa dello spirito santo , i dodici sono radunati attorno a Maria e dopo la colomba simbolo dello spirito santo ha volato su di loro compare una fiammella e tutti sollevano le braccia.

La Madonna della Sacra Lettera, poco dopo le 12:00, la Vergine riceve dall'angelo la pergamena con il testo della lettera, che sarebbe stata inviata dall'apostolo Paolo, scritta dai messinesi, ed ella avrebbe risposto :
"Maria vergine figlia di Gioacchino umilissima serva di dio madre di Gesù crocifisso della tribù di giuda della stirpe di Davide , saluta tutti i messinesi e benedizione di dio padre onnipotente. Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande avete a noi spedito legati e ambasciatori e confessate che il nostro figlio generato da dio sia dio e uomo e che dopo la sua risurrezione salì al cielo conoscendo voi la via della verità per mezzo della predicazione di paolo apostolo eletto. Per la qual cosa benediciamo voi e la stessa città della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice" . Nell'orologio gli ambasciatori sono sei: per primo l'angelo che consegna la pergamena , segue san Paolo che presenta a Maria gli ambasciatori, ricevendo la benedizione e l'ultimo prende la lettera. Dopo benedice tutti coloro che sono presenti nella piazza.

Sopra il gallo simbolo del risveglio, a mezzogiorno finito il ruggito del leone il gallo batte le ali, alza la testa e lancia il suo verso. Ai lati del gallo le statue di dina e carenza che suonano , Dina i quarti, Clarenza le ore. Secondo la tradizione le due donne di guardia, accortesi dell'avanzata delle truppe angioine, diedero l'allarme svegliando la città.

Sulla mensola si erge il leone rampante, incoronato che sorregge la bandiera di Messina, dopo che sono state battute le dodici, agitata la bandiera e si rivolge alla piazza, emettendo tre ruggiti, la bandiera concessa alla città dall'imperatore Arcadio per l'aiuto ricevuto, è formata da una croce d'oro su campo rosso.

Sul punto più alto l'orologio .

Teodoro Ungerer ha rivestito la sua opera di un significato simbolico dividendi l'orologio in sedici parti e quattro tetralogie collocandole sui bracci della croce :
nel piede della croce la cosmografia ; luna, planetario , quadrante (ore , calendario , giorni) calendario.
Nel braccio sinistro la tetralogie della simbologia , animali (gallo e leone), umana , carosello dei giorni e della vita.
Nel braccio destro la tetralogie della storia umana , civile (dina e Clarenza ), religiosa l'ambasceria alla vergine e la CHIESA di Montalto.
Sulla sommità della croce la tetralogia della redenzione (incarnazione ; adorazione dei pastori e dei magi , glorificazione ; pasqua e pentecoste).

Il Duomo di Messina
Il Duomo ebbe come primo nome quello di Santa Maria nel 1197 , è un capolavoro di arte gotica, lungo le fasce quattro fasce marmoree collocate accanto alla porta vengono rappresentate la semina, la tessitura, la vendemmia, la raccolta degli ulivi , partendo dagli stipiti ci accorgiamo che sono rivestiti di una duplice decorazione, partendo dal portone d'ingresso si susseguono undici edicole con figure di re e profeti all'interno partendo dalla forcella a destra fuori del fogliame un anziano dalla capigliatura e barba folta che riposa su un isola un vecchio in ginocchio pieno di paura di fronte a sette candela un anziano ed un angelo che tiene un libro aperto con un piede immerso e uno sulla terra una donna seduta con il bambino sulla gamba una donna incinta un angelo con corazza che combatte il drago a sette teste una donna con un paio d'ali una donna nuda una bestia in atteggiamento aggressivo il drago a sette teste un angelo con cartiglio in mano angelo con la testa di un mostro in mano un angelo con un attrezzo da lavoro un angelo con cartiglio in mano un angelo con anfora capovolta una donna con anfora un uomo con strumento musicale .

Nell'architrave centrale
si trova il bambino Gesù benedicente, da sinistra san Marco ed il leone, animale solare dove si trovano l'umano ed il divino , san Giovani e l'aquila emblema del trionfo divino, san Matteo e l'angelo, san Luca e il toro sorgente di luce .

Nella lunetta la statua della vergine col bambino .

Sui capitelli si affacciano a destra tre figure femminili in atteggiamento allegro , a sinistra in atteggiamento commosso.

Nel portale di sinistra: dal basso verso l'alto, santa Barbara , santa Caterina , san Pietro , l'arcangelo Gabriele ; a destra dall'alto in basso l'Annunziata , san Paolo , un togato e san Giovani battista.

La cuspide è racchiusa in una cornice di foglie, al centro tra gli angeli un medaglione con due figure , il figlio pone la corona sul capo della madre.

Il portone principale
partendo dall'alto :
la predicazione di Paolo
l'ambasciata dei messinesi
la fondazione della Cattedrale
la dama bianca che difende la città dagli angioini durante i vespri
santa Eustochia
la battaglia di Lepanto
il terremoto , il giubileo del 2000 .

Nel portale di sinistra, al centro dell'architrave sostenuto da mensole di fogliame , al suo interno, la lunetta con la vergine in trono.

Il portale di destra negli stipiti elementi floreali e animali, nell'archiviato le dodici figure dei profeti con cartiglio , nell'architrave otto figure di apostoli , con al centro Pietro e Paolo e nella lunetta san Placido .

Sul fianco destro un portale rinascimentale.

L' interno del Duomo si presenta con forma a croce latina a tre navate, entrando tra il quarto arco di destra ed il quinto di sinistra, una linea obliqua attraversa il pavimento è una meridiana realizzata dal matematico Antonio Jaci.

a sinistra la cappella dedicata a san Vittorio de Angelica , martire messinese il battistero , una vasca ottagonale sulle qui facce si trovano intarsi di marmo policromi , sostenuto da colonne in stile rinascimentale Cappella dell'apostolo Simone , nel piedistallo i bassorilievi rappresentano la predicazione , il suo processo, il martirio.

Cappella dell' apostolo Bartolomeo , nel basamento l'apostolo dinnanzi ai giudici , mentre discute con le genti , il martirio.

Cappella dell'apostolo Filippo , nel piedistallo Nataele viene presentato a Gesù , a colloquio con Gesù , la predicazione.

Cappella dell'apostolo Giovanni Evangelista , nel piedistallo l'evangelista ai piedi della Croce , l'ultima cena , mentre scrive il vangelo.

Cappella dell'apostolo Andrea , nel piedistallo l'apparizione di Cristo all' apostolo, l'angelo che invita l'apostolo a salire sulla nave , la sua crocifissione.

Da ammirare anche il pulpito a forma di calice nella navata di destra su una base quadrata si innalza un pilastro , che nella su parte sommitale si presenta come una piramide rovesciata , sormontato da un capitello dove sono scolpite quattro figure , che vengono identificate come Maometto , Zuinglio , Calvino e Lutero , tutti facenti capo a dottrine che vengono annientate dal Vangelo , sul pulpito decorato da bassorilievi troviamo raffigurati le virtù della teologia, Cristo benedicente e gli Evangelisti.

nell'abside di sinistra :
la Cappella del Sacramento , riscontriamo in alto la figura a mosaico della Theotòkos , la Regina siede sul trono e tiene sulle ginocchia il Figlio , alla sua destra l'arcangelo Michele , la regina Eleonora ( moglie di Federico II d' Aragona ) inginocchiata , santa Lucia martirizzata sotto Diocleziano, a sinistra l'arcangelo Gabriele , la regina Elisabetta ( moglie di Pietro II ) sant Agata martire inginocchiata. al centro dell'abside il tempietto. Regina degli angeli , delle vergini, rappresentate dalle due vergini siciliane e dalle due regine

nell' abside di destra :
nel catino il mosaico con al centro San Giovanni evangelista , alla sua sinistra San Mena ed inginocchiato Giovanni duca di Randazzo ed alla sua destra San Nicola titolare della antica Cattedrale ed inginocchiato Ludovico re d'Aragona, al centro dell'abside il tempietto.

nell' abside centrale :
il punto dove converge tutto l'edificio sacro , nel suo catino il mosaico del Salvatore sul trono 8 il mistero della sua incarnazione è rappresentato dai colori dei suoi abiti ( il blu del mantello la sua umanità ; il giallo oro della tunica rivela la sua divinità ; il bianco della sottotunica manifesta la sua gloria ) , a destra Giovanni Battista ( sintesi vivente dell'Antico Testamento, cerniera dei due Testamenti ) e l'arcangelo Gabriele inginocchiato re Pietro , a sinistra Maria ( madre di Dio ) e l'arcangelo Michele inginocchiati l'arcivescovo Guidotto e re Federico tutte le figure con le mani indicano il Cristo .
Sopra il Salvatore viene raffigurata l'Etimasia che stabilisce un rapporto fra l'eucarestia celebrata e la vita futura , con il trono vuoto preparato per il ritorno di Cristo.

Dietro l'altare centrale del Duomo di Messina il baldacchino con al centro l'icona della Madre di Dio, meglio nota come La Madonna col bambino o Madonna della Lettera , realizzata nel 1950 su richiesta della Curia per sopperire alla perdita del quadro distrutto dagli alleati nel 1943. Il dipinto è visibile solo in parte perchè è ricoperto da una manta di argento, che viene rimossa soltanto il 3 giugno di ogni anno in occasione della festa della patrona e viene ricoperta da una manta d'oro. Il dipinto sotto la manta si presenta la Vergine con il bambino , ella indossa una tunica rossa , una manta blu ed i capelli nascosti da un velo bianco,il tutto su uno sfondo d'orato.
Alla sua base una raffigurazione dell'ambasceria dei messinesi alla Vergine, dietro il coro ligneo, diviso in un doppio ordine, finemente lavorato.

Sotto il Duomo la cripta.

La meridiana
Una grande meridiana costruita da Antonio Maria Jaci sul pavimento della cattedrale di Messina nel 1802 segnalante con assoluta precisione mesi e giorni, ore e minuti, segni zodiacali, movimenti solari, solstizi ed equinozi, il tutto intagliato in marmi policromi. L'installazione rimane danneggiata dal Terremoto di Messina del 1908, in seguito restaurata e distrutta dal bombardamento angloamericano nel giugno 1943 durante il secondo conflitto mondiale. L'attuale pavimento del Duomo ha coperto tutto ma, il complesso meccanismo dell'Orologio astronomico di Messina ubicato nel vicino campanile ha sostituito il tutto con tecnologie indipendenti dal contributo della luce solare.

Organo a canne

L'organo della cattedrale è il secondo più grande d'Italia (il primo è quello del duomo di Milano), uno dei più grandi in Europa[2], con 5 tastiere, 170 registri, 16.000 canne. È opera della ditta Tamburini di Crema del 1948 e ne sostituisce un altro, costruito dalla stessa ditta nel 1930, andato perduto durante i bombardamenti del 1943.

Santuario Madonna del Carmine
Il Santuario Madonna del Carmine realizzato dai religiosi Carmelitani, giunti a Messina probabilmente non più tardi del 1238, fissarono la loro prima dimora presso il torrente San Michele, a due miglia dalla città. Lì costruirono il loro primo convento con relativa chiesa, da loro chiamata «Santa Maria del Carmelo». Quel luogo, per la vita eremitica vissuta dai frati, fu in seguito comunemente chiamato «Ritiro» nome che poi prese tutta la contrada. Le pressioni dei fedeli che ingenti accorrevano, attratte dall’edificante vita di quei frati, per chiedere l’elemosina, indussero i Carmelitani a cambiare sede e a spostarsi quasi alla foce dello stesso torrente San Michele. Nel 1926, grazie al paterno interessamento dell'Arcivescovo Angelo Paino, successore di D'Arrigo, si otteneva il progetto della nuova chiesa e del convento da parte del rinomato architetto Cesare Bazzani. L'interno, a forma di croce greca con cappelle laterali, è ornato di marmi policromi e da colonne in marmo rosa sormontate da capitelli intarsiati. La cupola della chiesa, a pianta ottagonale, ha su ogni facciata una finestra circolare ed è sormontata da una lanterna quadrangolare. Il vano centrale ha la forma ottagonale ed è coperto da una cupola che si trova in asse con la via Nicola Fabrizi e con il corso Cavour.
Fontana Orione
La Fontana Orione è ubicata nella piazza Duomo, ha una schema compositivo piramidale con coppe sovrapposte è dedicata al gigante Orione, che secondo una tradizione orale fonda la città di Messina.
L'opera è realizzata dal Montorsoli. Il basamento è formato da dodici lati, rialzato su tre gradini ed attorniato nella parte più esterna da da otto figure di animali, quattro vasche nella quale versano l'acqua dalle loro anfore quattro statue maschili sdraiate, che rappresentano quattro fiumi, il Nilo , il Tevere, l'Ebro ed il Camaro.

Sotto le statue sdraiate, sono posti dei bassorilievi:
sotto la statua del fiume Nilo è scolpito il fiume, tra palme e canne con sette puttini e nelle targhe ovali troviamo rappresentato Aci l'amante di Galatea ucciso da Polifemo e nell'altra Pomona e Vertunno.
sotto la statua del fiume Tevere troviamo incisa la lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo tra trofei d'armi e nelle targhe Narciso trasformato in fonte e Atteone trasformato in cervo , inseguito dai cani e dilaniato.
sotto la statua del fiume Ebro troviamo scolpiti l'aquila spagnola, il dio fluviale mentre tende il braccio sinistro verso l'aquila imperiale che stringe tra gli artigli le colonne d'Ercole con il tridente rivolto verso il basso in segno di pace, le ninfe nel giardino delle esperidi, nelle targhe Pegaso che sale Elicona ed Europa rapita da Giove sotto le spoglie di toro.
sotto la statua del fiume Camaro troviamo una porta della città di Messina con forme femminili che invita il fiume ad immettersi, nelle formelle, la morte di Icaro che vola e cade in mare ed Elle che cadendo nel mare dall'ariete Frisio, sprofondano nel mare dà il nome all'Ellesponto.

Nel centro della vasca su un quadrato stanno quattro sirene alate e su questi quattro tritoni nudi con le code in alto e le braccia incurvate , mentre le loro teste reggono la tazza superiore.
nel mezzo di questa tazza ci sono quattro grandi ninfe con un ginocchio a terra e tra di loro ci sono quattro delfini che lanciano dalle loro bocche dei getti d'acqua, mentre le ninfe sorreggono l'altra vasca, dal centro di questa sopra un dado quattro puttini , che sono cavalcioni ciascuno sopra un delfino.

Da questo gruppo a sua volta la base poggia su un supporto semisferico, da dove si eleva Orione, con il cane Sirio , con una mano alzata in segno di saluto e l'altra poggiata sullo scudo con il simbolo di Messina.

I fiumi rappresentano i confini del mediterraneo l'Ebro il principale fiume del regno d'aragona, il Nilo la civiltà egiziana, il Tevere l'impero romano, il Camaro Messina
Santuario Montalto
Santuario di Montalto santuario cittadino della Madonna di Montalto fu fondato nel 1294,durante la lunga Guerra del Vespro Siciliano col concorso di tutta la Città, perchè gli abitanti avevano posto fiducia nelle sua Protezione, con segni tangibili quando appare una bianca signora sugli spalti della città per rincuorare i messinesi ed il secondo quando la cinttà cinta d'assedio riesce a rifornirsi forzando il blocco francese, episodio ricordato con il vascelluzzo. Altri sono gli episodi per la quale sono devoti i messinesi quale quello della battaglia di Lepanto e quello della pestilenza.
Il quadro della Madonna di Montalto, benché sia quello originale venerato nella CHIESA sin dalle origini e ritrovato da Mons. Bruno il 16 Marzo 1909, dal profilo artistico ha di interessante solo la Manta d'argento. Fu precisamente questa manta che protesse l'immagine dal'intemperie dopo il 28 Dicembre; ma i visi della Madonna e del Bambino, che non avevano quella protezione scomparvero. Il quadro della Bianca Signora che sopra gli spalti protegge Messina, è opera del pittore Adolfo Romano. Interessante è il Crocifisso ligneo quattrocentesco che si venera nel transetto, molto curato nel corpo e meno nel viso.
Ogni campana ha il suo nome, la figura del Santo a cui è dedicala, un motto e l'anno di fusione
Il Santuario, per esplicita volontà della Madonna e col concorso di tutta la Città. Un ruolo non indifferente ebbero la Giunta Comunale del tempo, che comprò e donò il terreno per la costruzione del Santuario e la Casa reale Aragonese che presenziò alla posa della prima pietra con la Regina Costanza e dotò il Santuario di 40 onze annue col re Federico II. Fu curato per circa 6 secoli, fino alla soppressione del 7 luglio 1866, dalle Suore Cistercensi. Fu completamente distrutto dal catastrofico terremoto del 28 dicembre1908. Gli Arcivescovi: Mons. D'Arrigo (+1922) e Mons. Paino (+1967), insieme a Mons. Francesco Bruno (+1934), furono i principali artefici della ricostruzione del Santuario, nonché del rilancio della devozione alla Madonna culminata nella "Peregrinatio Mariae" diocesana del 1948—1949, chiusa il 1° gennaio 1950 con la solenne incoronazione della Vergine e consacrazione della diocesi al Suo Cuore Immacolato. Altri momenti memorabili sono stati l'Anno Mariano del 1954, le celebrazioni del 7° Centenario (1282 — 1982) delle apparizioni della Madonna a Montalto e infine la visita di SS. Giovanni Paolo II il 12 Giugno del 1988. Nel 1946 il Santuario venne affidato alle cure dei figli di S. Alfonso Maria dei Liguori, i Padri Redentoristi. Il primo Gennaio 1965 veniva eretto canonicamente in chiesa parrocchiale e il 30 Dicembre 1967 l'erezione otteneva il riconoscimento giuridico del Capo dello Stato. Il primo Giugno 1968, Mons. Francesco Fasola, riconsacrava il tempio che, dopo la ricostruzione del 1928, era stato soltanto benedetto, ma la festa liturgica della consacrazione restava confermata al 12 Giugno, così come era fissata nell'antico proprio dell'Archidiocesi di Messina. Dall'Agosto del 2003 la custodia del Santuario è ritornata alla Diocesi di Messina e affidata ad un sacerdote diocesano.


1.REGINA DELLA VITTORIA - Terribilis ut eastrorum acies ordinata
2.MADRE DI MONTALTO - In monte salvum me fac
3.MADRE DELLA LETTERA - Vos et ipsam civitatent benedicimus
4.IMMACOLATA - Tota pulchra es Maria
5.LA NATIVITÀ - Nativitas tua gaudium annuntiavit in universo mundo
6.LA PRESENTAZIONE - In tempio gloriae tuae praesentari mereamur
7.L'ANNUNZIATA - Angelus Domini nuntiavit Mariae
8.LA VISITAZIONE - Magnificat anima atea Dominun
9.LA PURIFICAZIONE. - Lumen ad revelationem gentium
10.L'ADDOLORATA - Magia est velut mare contritio tua
11.L'ASSUNTA - Assunpta est Maria in coelum gaudent Angeli
12.CONSOLATRICE - Vade ad Matrem misericordiae et ostende illi plagas
13.MADONNA DEL BUON VIAGGIO - Unica semper ipsi amica stella pulset
14.STELLA DEL MARE - Ave Maris Stella
15.RIFUGIO DEI PECCATORI - Tu es spes unica peccatorum
16.MADONNA DELLA SCALA - Ad Jesum per Mariam
17.VIRGO BIMARIS (DINNAMMARE) - Fundamenta eius in montibus sanctis
18.REGINA DEL ROSARIO - Regina Sacratissimi Rosarii, ora pro nobis
19.SALUS INFIRMORUM - O Sales in te sperantium
20.REGINA ANGELORUM - Omnes Angeli eius laudate Dominum de caelis
21.BEATA EUSTOCHIO - Messanentium gloria
22.S. IGNAZIO DI LOIOLA - Quam sordet tellus dum coelum aspicio
23.S. PIETRO CANISIO - Anno Canonizationis - Hic locus praedicationis eius
24.SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU - Farò cadere dal cielo una pioggia di rose
25.S. FRANCESCO DI PAOLA - Charitas

Santuario Cristo Re
Cristo Re è un ossario posta sopra un altura indicata come castello Mata e Grifone o Rocca Guelfonia, oltre che fortezza è stata abitazione reale sede del senato e carcere, ha soggiornato anche Riccardo Cuor di Leone prima di partire per la terza crociata in terra santa. L'attuale struttura la dobbiamo a Monsignore Paino che ottiene un decreto che avrebbe valorizzato la fortezza realizzando il complesso Cristo Re. l'architettura esterna domina lo stretto sono presenti quattro statue che raffigurano la Fede , la Speranza e la Carità ed altre quattro che rappresentano Prudenza , Giustizia, Fortezza e Temperanza. sulla torre poggia un campanone.
Chiesa Montevergine
Chiesa di Montevergine fondata da Eustochia Smeralda Calafato di Messina, è stata una religiosa italiana dell'ordine delle monache clarisse; fondatrice e prima badessa del convento messinese di Montevergine . Il prospetto slanciato per effetto della scalinata d'accesso, viene realizzato dopo il terremoto, con un grande portale ed un finestrone sopra Di grande rilievo l'Altare Maggiore, nel quale si ammira il celebre dipinto del pittore messinese Giovanbattista Quagliata, dal titolo S. Maria degli Angeli, del 1658, dono di Sr. Margherita Marchese, l'altare presenta finissimi intarsi marmorei, tra i quali fa spicco lo stemma della nobile famiglia Marchese, che si distinse per la generosità a favore del Monastero e della CHIESA , alla famiglia Rullo, il cui stemma è visibile sull'altare della Natività, oggi di S. Chiara; per lo stesso motivo si distinse la famiglia Stagno, il cui emblema è visibile sull'altare della Crocifissione.
Il percosso che conduce alla Cappella della Santa da luogo all'interessante esposizione legata alla storia del Monumento alla stessa santa: reliquie, cimeli e oggetti artistici I due altari dì sinistra, entrando, erano dedicati alla Madonna della Lettera ( ora S. Biagio ) e all'Incoronazione della Madonna (ora Francesco )
Chiesa San Francesco d'Assisi
Chiesa San Francesco d'Assisi detta anche dell'Immacolata, si compone di un unica aula rettangolare,l'attuale tempio fu realizzato nel 1200 e doveva essere grandioso solo secondo al Duomo, dopo il terremoto venne ricostruito senza divisioni in navate , con pianta basilicale a croce latina , transetto ed absidi terminali , sono presenti sedici simmetriche cappelle laterali, sull'altare a destra è presente il Crocifisso del Tiburzi , che con le sue mani ed i suoi piedi che sfiorano la croce tendente a rappresentare il punto di fuga del dramma, inoltre osservando il crocifisso al posto del perizoma si trovano delle corde e che la croce è a forma del Tau e non latina, per meglio rappresentare la sofferenza del Cristo. Sul transetto sormontanti le tre absidi sono ravvisabili tre occhi, dal valore simbolico attribuito al numero tre, che viene associato alla Trinità. Il portale principale dalla forma slanciata è sormontato da un grande rosone. qui ha dimorato anche fra antonio da Lisbona divenuto Sant'antonio da Padova.
Si narra che i frati per attingere l'acquadovessero effettuare un lungo tragitto, Sant Antonio allora fece scavare un pozzo che forniva l'acqua necessaria , il guardiano del convento ritornando inflisse una sanzione al santo reo di avere alleggerito le penitenze dei frati.

Fontana Falconieri
Fontana Falconieri :
in occasione delle feste, in onore della Madonna della Lettera, viene realizzata la fontana commissionata all' Arch. Falconieri la fontana si presenta con base ottagonale con una vasca centrale contornata da altre piccole vasche portanti quattro mostri con il corpo di cavallo, ma teste d'uomo, uccello, pesce e leone, nel centro si erge una vasca più piccola dalla quale si erge una stele con ornamenti vari.

Statua di Don Giovanni d' Austria
Statua di Don Giovanni d' Austria, monumento che il senato messinese erige in ricordo della vittoria da lui riportata contro l'armata turca nelle acque di Lepanto al comando delle flotte riunite della Lega Cristiana. La statua,raffigura don Giovanni D'Austria, eroe della battaglia navale e figlio naturale di Carlo V, che calpesta la testa del turco Alì Bassà, posta su un piedistallo di marmo riccamente scolpito con l'insegna del Toson d'Oro, quattro grandi targhe di bronzo incassate incorniciano il basamento, nella parte frontale i dati relativi alla costituzione della Lega , sulle altre parti la narrazione degli episodi dell'impresa in quella di destra la disposizione delle flotte in battaglia, in quello posteriore lo scontro , a sinistra l'armata rientrante nel porto di Messina.

Basilica-Santuario di Sant’Antonio di Padova

Basilica-Santuario di Sant’Antonio di Padova
Il Santuario di Sant’Antonio sorge sul luogo dell’antico quartiere «Avignone» dove Sant’Annibale Maria dal marzo 1878 iniziò il suo apostolato a favore dei più poveri e bisognosi.
Nel 1881, nelle casette Avignone, venne inaugurata la prima cappella dedicata al Cuore di Gesù.
Dopo il terremoto del 1908, venne impiantata una chiesa baracca, dono di S. Pio X. Il Santuario fu la prima chiesa in muratura costruita nel cuore di Messina, dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Mentre la ricostruzione edilizia della città sarà fondamentalmente influenzata dallo stile “liberty” di Ernesto Basile, le nuove Chiese si richiameranno all’architettura antica.
www.basilicaantoniana.it


Fontana del Nettuno
La fontana del Nettuno

Viene realizzata dal Montorsoli la grande vasca circolare contiene la base quadrangolare, di tre gradini con gli angoli arrotondati dove poggia una vasca ottagonale, allungata e decorata
Camaro, oggi inglobato nell’area urbana di Messina, ove è stato realizzato il Museo San Giacomo Apostolo di Camaro tel. 090620101, presso la Confraternita, l’unico in Sicilia specializzato nella cultura del pellegrinaggio compostellano. Ogni anno infatti sono ben due le processioni che si svolgono per ricordare la sua figura, una verso la Cattedrale di Messina, unico villaggio della città al quale è permesso tal privilegio, e l’altra per le vie del paese, L’arca, realizzata dai fratelli Juvara, è una delle più belle opere di argenteria barocca. Alta più di tre metri, è composta da otto pannelli, sei nella parte inferiore e sei nella parte superiore, che illustrano gli episodi più significativi della vita di San Giacomo. Nell'iconografia classica viene rappresentato come un pellegrino con un bastone ed un cappello a falde larghe, Quest’opera d’arte, collocata nel transetto di destra, raffigura il Santo pellegrino col Vangelo, la tunica rossa e il bordone, Il Fercolo di San Giacomo e l’argenteria legata al culto jacopeo messinese. La studiosa ha descritto il fercolo d’argento, completato nel 1666 dai fratelli Juvarra, noti argentieri messinesi, e conservato nella Chiesa di Santa Maria Incoronata di Camaro Superiore, del braccio reliquiario d’argento caratterizzato da motivi ornamentali e conservato nel Tesoro del duomo di Messina. Nella mano è posta una conchiglia sormontata da una teca a tempietto in cui è custodita la più antica reliquia di Santa Giacomo attestata in Sicilia. Un sistema di itineraria peregrinorum che convergeva su Messina e consentiva l’afflusso di quei pellegrini che dovevano proseguire alla volta di Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostella. Appartengono due oronimi rilevati nel territorio di Patti, sulla stessa strada che conduce dal Capo d’Orlando al Capo Oliveri. Uno identifica il monte Gioiosa l'altro è attestato come Monjoye anche come Mongioia oggi Monte Giove. Nell'epica carolingia, infatti, Gioiosa è il nome della spada di Carlomagno, e Mongioia, in francese monjoie, indica indifferentemente sia l’orifiamma sia il grido di battaglia dell’imperatore oppure un monte della Gioia perché dalla sua sommità si osserva Tindari, un luogo in cui ancora oggi si custodisce una scultura lignea raffigurante la Madonna Nera , luoghi che indicavano l’itinerario, dove erano disponibili diversi hospitalia . Queste strutture, come in tutt’Europa, in quell’epoca erano sorte esclusivamente per ospitare i pellegrini. Gli hospitalia, quindi, erano punti di sosta obbligati per il pellegrino che si affidava alla perfetta organizzazione di Ordini cavallereschi quali gli Ospitalieri, i Templari, i Teutonici. Di conseguenza, queste strutture di ospitalità, per costituire una rete di assistenza efficiente, dovevano essere ubicate a un giorno di marcia l’una dall’altra le stazioni tra Palermo Termini Imerese, Cefalù, Tusa, Acquedolci, Brolo, Tindari, San Filippo del Mela e Messina

Chiesa di San Giovanni di Malta

Chiesa di San Giovanni di Malta


Opera di Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo, assieme al palazzo del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta, che posero a Messina la residenza del loro Gran Maestro dopo la cacciata da Rodi nel 1136, prima di trasferirsi definitivamente a Malta. Nella chiesa, sede un tempo della prima abbazia benedettina del mondo dopo quella di Montecassino, sono custodite le reliquie del santo martire messinese Placido e dei fratelli Eutichio, Vittorino e Flavia, nonché il sepolcro del grande scienziato messinese Francesco Maurolico (1494 - 1573).

Le origini della chiesa risalgono al 535 d.C., quando San Benedetto da Norcia mandò a Messina il giovane monaco Placido per costruire il primo monastero benedettino di Sicilia, con una chiesetta annessa dedicata a San Giovanni Battista.

Sei anni dopo la costruzione sbarcò ad Acqualadroni una flotta di pirati saraceni guidati da Mamuca. I pirati devastarono e saccheggiarono tutto quello che incontrarono sul loro cammino, sino a giungere alla chiesetta edificata da Placido. Placido venne legato ad un albero di ulivo e durante la tortura gli venne chiesto di rinnegare la sua fede, cosa che lui non fece. Per punirlo Mamuca ordinò ai suoi prima di tagliarli la lingua e poi di trucidarlo insieme ai suoi compagni.

Nel 1588, durante i lavori per il cambio della facciata d'ingresso su progetto di Iacopo del Duca, architetto del Senato di Messina, venne portato alla luce un sepolcro di marmo. Nell'aprirlo vennero rinvenuti quattro corpi. Scavando ancora , accanto al sepolcro, furono rinvenuti altri corpi che tenevano accanto al capo e al petto ampolle di vetro e creta piene di sangue. Fu ovvio pensare ai corpi dei San placido e dei monaci martirizzati. I resti di Placido vennero riconosciuti perché sul petto di uno dei corpi rinvenuto dentro il sepolcro fu trovato un vasetto con dentro una lingua.

Nell'anno 976, dopo 300 anni di eroica e gloriosa resistenza, Messina cadde, restando schiava per oltre 80 anni, della tirannia saracena. La vita cristiana fu resa impossibile dagli oppressori e non si poté avere neppure una benché minima e nascosta pratica di cristianesimo.

Quando la città fu liberata, nel 1086 Ruggero il Normanno istituì il Gran Priorato dell'Ordine Gerosolimitano nel locali costruiti accanto alla chiesa. Il nome della chiesa, intitolata a San Giovanni Battista, prese così il nome si San Giovanni di Malta in quanto annessa al bellissimo palazzo del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta che avevano qui la loro sede dal 1136 e che posero successivamente la residenza del Gran Maestro quando furono scacciati da Rodi nel XVI secolo.

Nel 1591 ripresero i lavori di costruzione con la partecipazione del Senato cittadino. La chiesa divenne grande e maestosa con ben 3 navate e il suo ingresso che si trovava probabilmente dove oggi è stata collocata la fontana del Nettuno.

Il sisma del 1783 risparmiò buona parte del grandioso tempio. La chiesa si estese ancora con numerose cappelle e be 19 altari, tutti riconoscibili per la presenza dello stemma di michele Paternò, gran priore dell'Ordine dei Cavalieri di Malta.

Nel 1806 re Ferdinando II la innalzò a cappella Palatina, titolo che ancora conserva. Il terremoto del 1908 distrusse quasi totalmente la magnifica chiesa.

Dopo il sisma del 1908, nel 1925 quello che resta della chiesa venne riaperta al culto, ma del suo splendore originario resta certamente molto poco.

La Leggenda di Cola Pesce

di Annamaria de Francisco

Si racconta la storia singolare di un ragazzo che amava tanto il mare da trascorrere intere giornate tra la spiaggia e le onde ricciolute.
Si tuffava, emergeva e rituffava e felice nell'acqua volteggiava: la sua mamma scuoteva la testa disapprovando e si mostrava mesta; si Chiamava Nicola il suo ragazzo che qualcuno prendea quasi per pazzo, sulla costa era nato siciliana in un paese nei pressi di Messina.
Pescatore provetto era suo padre, mentre alla casa accudiva la madre, caro a lui il mare e la bagnata rena e dei pesci pescati aveva pena.
Rincresceva alla madre quella vita della creatura da lei partorita: poichè i pesci ti garba d'imitare, proprio un pesce dovresti diventare esclamò una volta con passione e si verificò la predizione: gli spuntarono pinne, coda e squame, degli abissi conobbe il gran reame, Cola pesce fu detto e tutti seppero le sue imprese marine le prodezze.
Anche al Re di Sicilia la sua storia fu narrata e ad entrambi venne gloria. Un anello tra i flutti il re scagliò, Cola pesce s'immerse e lo trovò: di nuovo il re volle fare la prova, di nuovo Cola la gemma gli trova.
Dalle acque profonde uscì stremato e non appena ebbe ripreso fiato annunziò una terribile notizia portatrice di lutto e di mestizia: che vi son tre colonne da millenni su cui l'isola poggia e ancora indenni vivono gli abitanti, ma per poco, perchè una è corrosa e non di poco.
Cola pesce si offre generoso di far fronte all'evento minaccioso.
Sotto il mare egli là, dai pesci amato dalle ninfe marine confortato, dell'isola pilastro fu e sarà vigile e fermo per l'eternità.

Guida turistica Messina

Cappella del Cristo Risorto

CHIESA SS. Salvatore
CHIESA San Francesco

Santa Maria Alemanni :
con pianta basilicale a tre navate senza transetto con due absidi

CHIESA di San Giuliano

S. Maria della Valle

Annunziata dei Teatini

CHIESA del Carmine

Madonna della Grotta

S. Caterina Valverde

Madonna di Pompei
Santuario Beata Vergine di Pompei www.fraticappuccinimessina.org


CHIESA Spirito Santo

San Tommaso

CHIESA di Portosalvo , crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia

San Giovanni di Malta

S. Maria Mili S. Pietro

Maria SS. di Dinnamare:

Madonna della Mercede

CHIESA di S. Elia :
al suo interno la CHIESA si presenta decorata a stucchi barocco , fu cappella di un monastero di suore di San Francesco di Paola , la città afflitta dalla peste , riconoscente a Sant Elia le offriva il 27 luglio due ceri .

CHIESA di San Nicolò

S. Pietro e Paolo

Madonna Buon Viaggio

Convento di porto Salvo un crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia

Sacra Famiglia

CHIESA Santa Maria di Gesù Inferiore:
, al suo interno una statua del Gagini la Madonna col bambino sulla base dei bassorilievi raffiguranti la vita della Madonna Annunciazione e Visitazione e le figure dei Santi San francesco e Sant'Antonio.

S. Maria Stella Maris

www.latheotokos.it

Cappella del Cristo Risorto

CHIESA SS. Salvatore
CHIESA San Francesco

Santa Maria Alemanni :
con pianta basilicale a tre navate senza transetto con due absidi

CHIESA di San Giuliano

S. Maria della Valle

Annunziata dei Teatini

CHIESA del Carmine

Madonna della Grotta

S. Caterina Valverde

Madonna di Pompei
Santuario Beata Vergine di Pompei www.fraticappuccinimessina.org

CHIESA Spirito Santo

San Tommaso

CHIESA di Portosalvo , crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia

San Giovanni di Malta

S. Maria Mili S. Pietro

Maria SS. di Dinnamare:

Madonna della Mercede

CHIESA di S. Elia :
al suo interno la CHIESA si presenta decorata a stucchi barocco , fu cappella di un monastero di suore di San Francesco di Paola , la città afflitta dalla peste , riconoscente a Sant Elia le offriva il 27 luglio due ceri .

CHIESA di San Nicolò

S. Pietro e Paolo

Madonna Buon Viaggio

Convento di porto Salvo un crocifisso ligneo di Fra Umile da Petralia

Sacra Famiglia

CHIESA Santa Maria di Gesù Inferiore:
, al suo interno una statua del Gagini la Madonna col bambino sulla base dei bassorilievi raffiguranti la vita della Madonna Annunciazione e Visitazione e le figure dei Santi San francesco e Sant'Antonio.

S. Maria Stella Maris

www.latheotokos.it

Informazioni e accoglienza turistica a Messina
  • Messina, informazioni turistiche, cosa vedere, siti di interesse, monumenti e molto altro nella pagina dedicata al Comune.
  • Pro Loco o ufficio di informazione turistica, la promozione turistica, culturale, ambientale e sociale del territorio.
  • Le Guide turistiche di Messina possono organizzare un programma su misura delle vostre esigenze compatibile con i vostri tempi.
  • Potreste anche rivolgervi ad un Accompagnatore turistico per fornirvi assistenza durante il viaggio fornendo informazioni sui luoghi di interesse turistico e sulle zone di transito.

Cose da fare e vedere vicino Messina
Per comunicazioni o collaborazioni, il tempo che potete dedicare da parte vostra ad aiutarci a titolo gratuiito, per meglio potere sviluppare le pagine del sito, potreste farlo inviando il vostro materiale.
Ogni Vostra opera inviata, ci autorizza automaticamente e tacitamente alla sua eventuale pubblicazione gratuita per tutte le volte che il nostro circuito lo riterrà opportuno. Resta inteso che la proprietà del materiale è comunque degli autori che ci autorizzano.
Torna ai contenuti | Torna al menu