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Modica turismo, guida turistica del Comune

Guida turistica Modica

Modica è posta alle pendici meridionali degli Iblei, la città alta sul cuneo di un altopiano, la bassa ad avvolgerla nell'invaso di due torrenti, oggi coperti. La ricostruzione dopo il terremoto del 1693 ha determinato l'aspetto barocco della città e vi ha inserito un gioiello di architettura: la scenografica facciata settecentesca di S. Giorgio, attribuita al siracusano Rosario Gagliardi. In via Posterla si trova la casa natale di Salvatore Quasimodo.

Modica è la città delle cento chiese e delle cento campane che nel 1300 fu, per la sua potenza e bellezza, il Regnum in regno.
L'età d'oro della Contea che nacque come unico stato feudale il 25 marzo del 1296, con l'assegnazione del regno a Manfredi di Chiaramonte dopo l'incoronazione del re Federico II di Sicilia.
Modica è oggi uno dei regni del barocco ibleo. La cittadina è ricca di bellezze architettoniche al centro da un ripido sperone di roccia, sorge il Castello dei Conti. Essa è adagiata su tre valli a forma di ipsilon. Questa caratteristica geomorfologica che la contraddistingue, ne rende spettacolari le panoramiche dall'alto. Chi percorre di notte il Ponte Guerrieri sulla strada che congiunge il capoluogo alla città e volge lo sguardo in basso, avrà la visione di uno splendido presepe. Le case si innalzano a gradinata e si congiungono nelle salite.

Si ritiene che Modica venne fondata da Ercole gizio.
Il suo antico nome fu Motyca, ma la sua potenza rimasta in ombra con il dominio dei greci e dei bizantini, esplose in tutta la sua vitalità durante il dominio degli arabi che la chiamarono Mohac.
I segnali dello stile gotico- chiaramontano introdotto dai Conti, sono diffuse in parecchi testimonianze d'arte: la Madonna del Carmine, il palazzo Lena, la chiesa del Gesù. Il convento annesso al Gesù venne costruito per solennizzare il matrimonio di Anna Cabrera con Henriquez. Il magnifico chiostro all'interno è stato riconosciuto monumento nazionale.

La città che diede i natali all'illustre poeta Salvatore Quasimodo, vanta anche uno dei più interessanti musei etnoantropologici siciliani. Il Museo Ibleo delle Arti e tradizioni popolari S.A. Guastella è sito al primo piano dell'ex convento dei padri Mercedari, una architettura del Settecento elegante e sobria in un linguaggio tardo barocco e rococò. Il museo rappresenta uno specchio della civiltà contadina e artigiana, culla delle tradizioni locali. Perchè la Contea fu, e lo è ancora oggi, uno scrigno inesauribile di antichissime tradizioni, costumi e riti religiosi, dove si fondono il sacro e il profano, la fede e la superstizione.



Il Patrimonio Architettonico

Le chiese di San Pietro e San Giorgio
Delle cento chiese due la chiesa tardobarocca di San Pietro in corso Umberto, è il punto di attrazione del quartiere basso della città. In essa ritroviamo la maestosità di Noto, in quella sua lunga scalinata perimetrata dalle sculture statuarie dei dodici apostoli. Alla sommità della scalinata, il prospetto della chiesa rivela un modello di concezione estetica decorativa. Il percorso interno a tre navate offre opere sublimi come il gruppo statuario di San Pietro e il Paralitico di Benedetto Civilletti e le statue lignee di Pietro Padula.
Il San Giorgio si mostra anch'esso con tutta la sua imponenza, ergendosi su una salita che forma un bel balcone naturale. Dalla cima dei 250 gradini si gode al massimo la visione della plasticità del prospetto che è suddiviso in tre ordini. La chiesa accoglie l'urna argentea che custodisce alcune reliquie di San Giorgio, dono della chiesa alla potente famiglia dei Chiaramonte.
La chiesa di San Giorgio è un monumentale esempio dell'arte barocca siciliana, presente al suo interno una meridiana.
Modica Alta mostra belle chiese e numerosi palazzi, come quello di Tommasi-Rosso, dal vasto portale lavorato in pietra e splendidi balconate in ferro battuto, sostenute da terrazze con maschere tipiche barocche.
Palazzo Polara, situato a fianco della cattedrale di San Giorgio, esempio imponente di barocco siciliano.
In Piazza Pola, la Chiesa di San Giuseppe presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di S. Giorgio, Poco lontano si trovano Palazzo Cosentini e Palazzo Bertini. Un altro edificio che merita di essere visitato é la Cattedrale di San Giovanni.

Se in una prima fase del barocco siciliano, qui come altrove, viene elaborato uno stile più comune, uno stile paesano contrassegnato da grande libertà e fantasia nel trattare in modo particolare il dettaglio architettonico, si assiste alla fine del XVII secolo alla nascita di uno stile molto più elaborato introdotto da architetti formatisi nel continente e tornati in patria con una conoscenza approfondita nelle  conquiste dell’architettura barocca romana. Una terza fase vede gli architetti locali superare lo stadio della discendenza ideale da Roma ed enucleare uno stile nuovo e in alto grado personale. Gli architetti, pur mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti da Roma o Napoli, adattano questi modelli alle esigenze delle tradizioni locali costruendo un gruppo di monumenti che si possono catalogare fra le più altre tradizioni del tardo barocco.
Tuttavia esistono legami anche con altri Paesi.
L’architettura barocca siciliana e quella spagnola, ad esempio, hanno in comune l’amore per una decorazione ricca e intollerante dei limiti. La soluzione adottata da Rosario Gagliardi, il più importante e valido architetto della Sicilia sud-orientale, che trasforma, per risolvere il problema del campanile.

La meridiana
Sul pavimento dinanzi l'altare maggiore, nel 1895 il matematico Armando Perini disegnò una meridiana solare; il raggio di sole, che entra dal foro dello gnomone posto in alto sulla destra, a mezzogiorno, segna sulla meridiana il mezzogiorno locale. All'estremo sinistro della meridiana, una lapide del pavimento contiene l'indicazione delle coordinate geografiche della chiesa, e dunque della stessa città di Modica.

L’itinerario modicano dedicato al barocco e dintorni
Si comincerà dalla Chiesa di San Giorgio, uno dei simboli della Siclia sud-orientale. Proprio a sinistra del Piazzale una strada in salita, la Via San Giorgio, conduce alla splendida architettura collocata a fare da cerniera, tra la parte alta e la parte bassa della città. Dopo aver ammirato la Chiesa di San Giorgio e averne visitato l’interno, dove si potranno ammirare il più grande polittico ligneo siciliano dipinto e una opera di Filippo Paladini del 1610, l’imponente scalinata condurrà i turisti sul Corso Umberto, l’arteria principale della città, lungo il tragitto una breve sosta è d’obbligo nel piccolo slargo antistante la Chiesa del Soccorso, annessa, un tempo, al Collegio dei Padri Gesuiti, un articolato complesso architettonico che occupa una vasta area alle spalle della Chiesa.

La tappa successiva è la Chiesa di San Pietro anch’essa preceduta da una monumentale scalinata e custodita dalle statue dei dodici apostoli poste su alti piedistalli.
Proseguendo con la visita della Chiesa del Carmine, in Piazza Matteotti, una tra le architetture ecclesiastiche più antiche della città e una delle testimonianze più significative del tardogotico nella Contea di Modica basti notare il portale stombato e definito da fasci di colonnine, lo splendido e integro rosone di Santa Margherita a dodici braccia. L’interno, rimodulato nella seconda metà del ‘700, conserva capolavori di scultura e pittura rinascimentali.
A fianco della chiesa di San Pietro e della scalinata che conduce verso il Castello una anonimo ingresso dà l’accesso a un vero e proprio gioiello di architettura rupestre: la piccola chiesa di San Nicolò inferiore. Scoperta casulamente da Duccio Belgiorno nel 1997 che tentava di recuperare un pallone lanciato dai ragazzini che giocavano in strada sul tetto di quella che, oramai, era diventata una abitazione, si trova in Via Grimaldi al N° 89, e costituisce la testimonianza più importante dell’architettura rupestre modicana anche per la presenza, all’interno , di affreschi, ben conservati e restaurati. Il soggetto iconografico è abbastanza diffuso in Sicilia: il Cristo assiso in trono tra due coppie di angeli, racchiuso in una mandorla decorata con filetto rosso continuo. Un soggetto che avvicina il Pantocrator di San Nicolò inferiore al Cristo Pantocratore del Duomo di Cefalù, opera dei mosaicisti della corte normanna.

La passeggiata attraverso l’antico quartiere del Cartellone prende le mosse proprio dal Corso, di fronte alla Chiesa di San Pietro dove, un vicolo sovrastato da un arco (da notare la chiave di volta con un’iscrizione ebraica) invita i passanti a deviare dal percorso tradizionale per avventurarsi nel dedalo di vicoli. Lasciandosi alle spalle il primo livello del quartiere, quello chiamato appunto Costa de li judei, lungo il Corso e caratterizzato dalla presenza di numerosi palazzetti settecenteschi e ottocenteschi, il volto benestante di questo versante della collina, ci si imbatte, nel volto popolare della città, in quell’architettura minore.
In Via Ritiro, proprio dietro il Teatro Garibaldi, si trova la Chiesa di Santa Maria del Rosario chiamata Il Ritiro con l’annesso “reclusorio” delle Vergini. La chiesetta venne fondata intorno al 1640 dal canonico don Pietro Civello. Alla chiesa il pio ed illustre modicano aggiunse un “reclusorio” sotto il titolo del SS. Rosario per le vergini, che subì dei rifacimenti nel 1820.
Tra le architetture a cui si può far riferimento lungo il percorso citiamo, spostandosi sulla sinistra, il Portale De Leva, frammento d’architettura tardo gotica, risalente alla seconda metà del XIV secolo, in stile chiaramontano. Lo stile chiaramontano fiorisce tra il 1296 e il 1392, nel periodo in cui i Chiaramonte ( una delle più importanti famiglie dell’Isola) vengono insigniti del titolo di Conti di Modica. Il portale De Leva costituiva l’ingresso alla Chiesa di San Filippo e San Giacomo.
Alle spalle del Portale, con la facciata rivolta verso … i turisti avranno modo di visitare la Chiesa del SS. Salvatore. Tra le chiese minori è una delle più significative. Non si possiedono notizie relative alla chiesa precedente il terremoto del 1693. La fisionomia attuale è da riferire al Settecento, con ulteriori trasformazioni tra Ottocento e Novecento. L’interno presenta degli spazi che, nella loro articolazione sono tra i più interessanti del Settecento ibleo. Nella parete di fondo dell’abside si trova una monumentale cappella a due ordini, in calcare decorata con oro zecchino.
Un discreto numero di chiese rupestri e semirupestri erano presenti nel quartiere del Cartellone e che potrebbero essere state impiantate dopo il 1492, l’anno dell’espulsione degli Ebrei dalla Sicilia voluta da Ferdinando il Cattolico,non è esclusa comunque una loro preesistenza a questa data, poiché il Cartellone, essendo uno dei più estesi quartieri, comprendeva aree abitate dalla popolazione cristiana. Tra le chiese citiamo Santa Maria della Consolazione sotto il titolo dello Xaudo, dove in Xaudo deve riconoscersi una storpiatura volgare di Exaudi nos. Santa Maria della Consolazione risulta posizionata tra la fine della Via Turbazzo e la Chiesa di Santa Maria dell’Itria. Carattere semirupestre ha la Chiesa di San Rocco, anteriore al 1553 della quale non si conosce l’impianto originario. Sul sentiero che si inerpica nella parte settentrionale della collina dell’Idria, si trova la Chiesa rupestre di San Giuseppe ù Timpuni, sufficientemente nota e spiegata come espressione di devozione popolare del XVII-XVIII secolo. Dagli intonaci rupestri c’è da ritenere che tutta la grotta fosse affrescata.
Sulla sommità della collina dal nome Itria, proprio di fronte al Castello , in una posizione strategica dalla quale è possibile ammirare la città di Modica e leggere perfettamente la struttura del Castello dei Conti, si trova la piccola Chiesa di Santa Maria dell’Itria o Odigitria. Le fonti attestano che la chiesa esiste dal 1600. La tradizione vuole che il martedì dopo Pasqua, detto il Martedì di Pasqua o dell’Itria, la popolazione si raduni attorno alla collina, sulle terrazze rocciose portando delle vivande per consumarle nei pressi della chiesa. La festa del martedì dell’Itria ci riporta alla fine del Trecento quando, con i Vespri siciliani (1282), gli aragonesi cacciarono via dall’isola gli angioini. Il nome Odigitria vuol dire Madonna che guida i fedeli per la retta via ( da odòs, in greco “via” e da ago, “cammino”). Il culto alla Madonna sotto questo titolo pare provenga da Costantinopoli, è molto diffuso in Sicilia ed è stato assunto a simbolo religioso dell’isola nella omonima chiesa dei siciliani a Roma. Particolarmente sentito è il culto dei modicani alla Madonna dell’Itria fin dall’epoca dell’edificazione della chiesa.
Coloro che preferiranno l’itinerario in macchina visiteranno la parte alta del quartiere Cartellone e, dalla Chiesa con l’annesso convento di Sant’Anna e San Calogero si porteranno sulla terrazza panoramica dalla quale saranno incantati dallo stupefacente spettacolo della città, uno spettacolo consigliato anche di notte per la sapiente illuminazione che permette di leggere tutte le architetture, religiose e civili, che sbocciano e si manifestano come fiori in un giardino notturno.

La Chiesa e il Convento di Sant’Anna e San Calogero sono testimoniati, per la prima volta da un documento del 1600. La Chiesa si trova sulla Via Liceo Convitto. Dell’attiguo convento sappiamo che venne edificato nel 1613 e abitato dai Riformati del Terzo Ordine di San Francesco e, in un secondo momento dai frati Osservanti, un altro ordine francescano. I locali del convento vennero trasformati, nel 1878 in Liceo Convitto e già nel 1880 era in funzione il Liceo Classico intitolato al modicano Tommaso Campailla, filosofo. All’interno del convento di vero interesse e fascino è il chiostro con 18 colonne monolitiche e 8 semicolonne seicentesche. Il chiostro originario era a due ordini, il secondo fu murato nella ristrutturazione ottocentesca dell’edificio. La Chiesa di Sant’Anna conserva l’aspetto seicentesco poiché non venne danneggiata in modo significativo dal terremoto.
Proprio di fronte alla Chiesa di Sant’Anna sorge l’imponente complesso delle suore benedettine realizzato alla fine dell’Ottocento quando le monache furono costrette a sgombrare il loro convento con l’annessa chiesa che si trovava lungo Corso Umberto e che divenne, successivamente, la sede del Tribunale di Modica. Per chi volesse approfittare dell’occasione per visitare un altro complesso francescano, non troppo distante dalla Chiesa di Sant’Anna, sulla strada che conduce a Modica Bassa, nella parte mediana della collina denominata Dente, si trova il Convento dei padri Cappuccini che si insediarono a Modica fin dal 1556. L’impianto del complesso, come si presenta oggi, risponde alla formulazione cinquecentesca nella semplicità delle strutture murarie, nella distribuzione delle celle e delle officine intorno al cortile, nella presenza del loggiato che si affianca al vano della chiesa e risponde anche alla tipologia di tanti conventi capuccini presenti in Sicilia: nell’area è assimilabile a quelli di Scicli, Ragusa, Ispica e Sortino. Il portale della chiesa annessa è definito da due paraste e da una cornice di ordine tuscanico ed è sovrastato da una finestra decorata da uno scudo sotto un timpano ad omega. L’interno è ad aula unica. Sull’altare centrale troneggia una bellissima custodia lignea databile tra Seicento e Settecento, con uno sviluppo piramidale e conclusa da una cuspide a bulbo.

Un itinerario nel quartiere antistante il Cartellone, il quartiere di Corpo di Terra (“gravitava attorno alla Chiesa di San Pietro e si estendeva su tutto il versante occidentale del Castello”) comprendente il Castello dei Conti di Modica a cui si accompagna la visita di monumenti e siti di particolare interesse artistico lungo Corso Umberto, Corso Garibaldi e Via Marchesa Tedeschi.
La passeggiata può cominciare dal Piazzale antistante la Chiesa di San Pietro. Sulla destra della chiesa una piccola strada conduce a una scalinata che porta in alto fino al Castello. La visita a quello che, unanimemente, viene considerato il simbolo visivo della città di Modica è d’obbligo. Si tratta di un’area molto estesa occupata dal Castello e dagli edifici ad esso connessi che non mancherà di affascinare il viaggiatore con un vero e proprio tuffo nel passato.
L’itinerario proseguirà ritornando sul sentiero che ha condotto in cima alla collina. Circa a metà percorso i visitatori potranno di visitare la casa dove nacque e visse, per qualche anno, il grande poeta e Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo. La Casa Quasimodo è una tipica casa piccolo borghese modicana, la visita, accompagnata dalle utilissime informazioni fornite dalle ragazze della Cooperativa Ethnos ( la Cooperative che si è fatta carico della realizzazione e organizzazione del Parco Letterario Salvatore Quasimodo e che, attualmente, lo gestisce), è un’ottimo modo per calarsi nello spazio di una famiglia della prima metà del secolo scorso. Ma l’itinerario quasimodiano non finisce qui dal momento che uno spazio situato sul lato destro delle Chiesa di San Pietro, è stato dedicato alla Poesia. La Stanza della Poesia è un percorso fisico attraverso una scelta delle più belle composizione quasimodiane grazie all’uso di sistemi multimediali. Il Percorso continua anche nei quartieri del Centro storico con pannelli con poesie dell’illustre modicano.
Dopo una breve sosta una visita al Museo Civico Archeologico che, da poco, è stato trasferito nella sede dell’ex Tribunale, proprio di fronte al Caffè dell’Arte. il Museo è, senza ombra di dubbio, uno strumento utile alla lettura della storia urbana e per la comprensione della cultura materiale della città e del territorio modicano.
Al termine della visita al Museo Archeologico i turisti potranno inserire nel loro itinerario la Chiesa di Santa Maria di Betlem. La Chiesa è situata lungo Via Marchesa Tedeschi e,l’impianto monumentale a tre navate, è il terzo per importanza in città dopo quelli delle chiese di San Giorgio e San Pietro.
La chiesa fu costruita al posto o per l’integrazione di quattro piccole chiese (San Bartolomeo, Sant’Antonio, Santa Maria di Berlon, San Mauro), e l’aspetto attuale si presenta come il risultato di interventi che vanno dal Cinquecento all’Ottocento. La facciata, a due ordini, scanditi da una cornice marcapiano. è il risultato di due fasi costruttive, il primo ordine è da collocare tra il secondo Cinquecento e il primo Seicento, mentre il secondo ordine fu realizzato nell’Ottocento. All’interno, dell’antico Tempio, dopo le distruzioni avvenute durante i terremoti del 1613 e del 1693, rimane la cappella in fondo alla navata destra, chiamata cappella palatina o Cappella Cabrera, uno dei rari esempi di architettura di transizione dalla fase arabo normanna a quella rinascimentale. Una cappella che può essere accostata, per gli elementi decorativi, all’abside di Santa Maria presso San Satiro a Milano, capolavoro di Donato Bramante.
All’uscita ci si porta sulla via parallela a Via Marchesa Tedeschi, Corso Garibaldi dove vi consigliamo una sosta al Teatro Garibaldi. L’attuale fisionomia è legata alla ristrutturazione Ottocentesca che lo ha reso un vero e proprio gioiello di architettura neoclassica, vero e proprio centro, allora come oggi, della vita culturale modicana. I visitatori rimarranno incantati dall’eleganza e dalla raffinatezza degli interni (la sala, il foyer, i palchi) e apprezzeranno l’impegno profuso dal Comune per la riapertura del teatro dopo molti anni di abbandono.

Tra gli itinerari bisogna assolutamente consigliare una visita alla sorella della Modica che abbiamo già illustrato: Modica Alta. Il quartiere di Modica Alta, chiamato quartiere Francavilla, è uno dei più antichi e si estendeva dalle mura settentrionali del Castello fino alla attuale Chiesa di San Giovanni. L’itinerario proposto va svolto, preferibilmente, a piedi per poter fruire pienamente dei monumenti che si trovano lungo il percorso principale ma anche, e soprattutto, per poter vivere la dimensione di un antico tracciato viario medievale, fatto di strettoie, vicoli, scalinate. L’itinerario potrà cominciare dal piazzale antistante la Chiesa di San Giorgio, ai lati della quale sono degni di nota due palazzi: Palazzo Polara, a destra della chiesa, e Palazzo Grimaldi, sulla sinistra.
Proseguendo lungo Corso San Giorgio e immettendosi, dopo una curva a gomito, su Via Francesco Crispi, si incontrano in sequenza una serie di palazzetti storici, chiese e conventi. I palazzi storici di una certa rilevanza artistica sono stati dotati di una targa che indica il periodo di realizzazione e i nomi delle famiglie che li hanno abitati o li abitano tutt’ora. Una iniziativa voluta da un noto Club Service. Salendo, a sinistra, Palazzo Cannata, mentre, a destra si trova la Chiesa di San Michele, una piccola chiesa realizzata nel XVIII secolo e, di fronte, la Chiesa di San Giuseppe, una chiesa conventuale costruita nel 1613 e ristrutturata nel 1894 che custodisce una Natività (1511) in marmo policromo realizzata da un ignoto artista locale. Sul lato destro si incontrerà, di lì a poco, il più bel palazzo tardobarocco della città, Palazzo Napolino Tommasi Rosso, con i balconi modellati, le inferriate panciute in ferro battuto e delle interessantissime mensole raffiguranti mascheroni e figure antropomorfe.
Si giunge in Piazza Santa Teresa, dove si potra visitare l’omonima chiesa con il convento annesso, oggi scuola elementare. Proprio a fianco di Santa Teresa (XVIII sec.) si trova il Palazzo Failla (XIX secolo) recentemente ristrutturato e trasformato in Hotel, proseguendo verso la sommità della collina. Anche Via Regina Margherita è una strada ricca di palazzi storici e edifici ecclesiastici. La Chiesa di San Nicolò ed Erasmo, annessa, un tempo al monastero, che deve la sua attuale fisionomia a una ripresa architettonica intorno agli anni '30 - '40 dell’Ottocento.
Il Palazzo Floridia, un palazzo del XIX secolo, era l’abitazione di Pietro Floridia, musicista modicano, nato nel 1860 morto nel 1932, grande a apprezzato compositore quasi dimenticato dai suoi concittadini ma non dagli esperti di musica classica. Il Palazzo Solonia Floridia è un esempio tardoneoclassico della seconda metà dell’Ottocento, mentre, Palazzo Salonia-Di Lorenzo- Minardo, un esempio architettonico di fine Settecento. Prima di giungere in cima a Via Regina Margherita, dove regna l’imponente mole della Chiesa di San Giovanni Evangelista, si incontrano la Chiesa di San Ciro e la Chiesa di San Martino con l’annesso convento, trasformato nei primi del Novecento in Ospedale e, attualmente, sede dell’Università.
Posta nella parte più alta della città, anch’essa in posizione scenografica, al termine di una imponente scalinata, la Chiesa di San Giovanni Evangelista dovrebbe, di regola, concludere l’itinerario architettonico della città. Di fatto dopo aver visitato l’interno della Chiesa e aver ammirato i pregevoli stucchi di Sebastiano Giuliano, artista di Palazzolo Acreide, imboccando il vicolo che costeggia il prospetto laterale sinistro della chiesa si può proseguire fino al Pizzo, il punto più alto della città, una stupenda panoramica sulla fuga di tetti della città.
Si prosegue, per le vie Botta e Don Bosco, verso la Chiesa e il Convento di Santa Maria del Gesù. Il gioiello d’arte tardogotica può essere ammirato solo esternamente dal momento che, nel 1865, l’intero stabile fu adibito a carcere ( è possibile visitare l’interno dopo aver inoltrato una richiesta alle autorità carcerarie). Il Convento dei Frati Minori Osservanti con l’annessa Chiesa di Santa Maria del Gesù è uno dei monumenti superstiti dell’architettura del Quattro-Cinquecento siciliano tra i più rilevanti e meno conosciuti. Non subì danni particolarmente significativi dal terremoto del 1693.
La Chiesa e il Convento furono fondati nel 1478 circa e la costruzione è sicuramente correlata ai finanziamenti di Anna Cabrera, Contessa di Modica e Federico Henriquez, figlio dell’Almirante di Castiglia, che sarebbero andati a nozze nel 1481. La fisionomia attuale del Convento e dell’annessa chiesa è un articolato palinsesto architettonico che abbraccia i secoli dal XV al XVIII.



Cose da fare e vedere vicino Modica

www.chocobarocco.it

Tel.: +39 338 8060576
info@terrabarocca.it
www.terrabarocca.it


www.altarte.com



Informazioni e accoglienza turistica a Modica
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