Palazzolo Acreide turismo, guida turistica del Comune - ClickSicilia Informazioni Turistiche

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Palazzolo Acreide turismo, guida turistica del Comune

Guida turistica Palazzolo Acreide

Palazzolo Acrfeide, città barocca dalle radici greche, situata nei Monti Iblei e non distante dal fiume Anapo e la Necropoli Rupestre di Pantalica, nel 2002

Nel 664 a. C., sulla collina detta Acremonte, che separa le valli dell'Anapo e del Tellaro, i Siracusani fondarono Akrai. Numerose furono le dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli: romana, bizantina, araba, normanna. Da qui le varie denominazioni date alla città: Akrai, Acre, Balansùl, Placeolum o Palatioli ed infine Palazzolo a cui, nel 1862, fu aggiunto il patronimico di Acreide.

Palazzolo, riedificata nel '700, possiede parecchi edifici barocchi che si dispongono lungo le vie principali, corso Vittorio Emanuele e via Carlo Alberto, che confluiscono in piazza del Popolo, dominata dalla maestosa facciata di S. Sebastiano che vi si affaccia dall'alto della sua scalinata. All'estremità occidentale del corso si trova la Chiesa dell'Immacolata, dalla facciata convessa. Via Carlo Alberto è fiancheggiata da palazzi con belle mensole barocche. Da vedere la Casa-Museo dell'etologo Antonino Uccello, la Chiesa di S. Paolo Palazzo Ludica dall'incredibile e lunghissima balconata sostenuta da mensole a forma di mostri, chimere, mascheroni e altri terribili figuri tipici del gusto barocco.

Palazzolo Acreide trae origine da Akrai, città fondata dai siracusani nel 664 a.C. Prima di quella data la zona era abitata dai Siculi, come testimoniano i copiosi resti archeologici dell'area circostante. Numerose furono le dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli: romana, bizantina, araba, normanna. Da qui le varie denominazioni date alla città: Akrai, Acre, Balansùl, Placeolum o Palatioli ed infine Palazzolo a cui, nel 1862, fu aggiunto il patronimico di Acreide.


Distrutta dal terremoto del 1693 rinacque la Palazzolo settecentesca, oggi patrimonio dell'umanità riconosciuta dall'UNESCO. Notevoli le numerose chiese tra le quali spicca nella Piazza del Popolo l' imponente la Chiesa di S. Sebastiano con la sua scenografica gradinata. L'interno è a tre navate, con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di S. Margherita da Cortona, opera di Vito D'Anna. Di architettura settecentesca è il Palazzo Municipale sorto sul sito che fu del Monastero Benedettino. Altre chiese importanti della cittadina sono: La Chiesa del Convento, con annesso Convento dei Padri Cappuccini, la Chiesa di S. Antonio Abate, la Chiesa di S. Paolo, con la pregevole facciata in stile Barocco, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa di S. Michele.
A Palazzolo è possibile visitare la Casa-museo di Antonino Uccello, che si trova nei locali a pianterreno di un antico palazzo baronale in Via Machiavelli, risalente al '700. Qui la grande dedizione e passione per le tradizioni popolari di A. Uccello ha lasciato testimonianze etno-antropologiche di notevole interesse.

Altra tappa obbligata per chi visita Palazzolo Acreide è il Teatro Greco, ubicato all'interno del parco archeologico, dominante la valle dell'Anapo. A ridosso del teatro si trovano i resti del Tempio di Afrodite. A Sud-Est le latomie dette dell'Intagliata e dell'Intagliatella, usate inizialmente come cave di pietra per la costruzione dell'antica Akrai, poi in seguito diventati luoghi di sepoltura.
Da Palazzolo gli itinerari paesaggistici più interessanti sono costituiti dalla Valle dell'Anapo e Pantalica.
La Valle dell'Anapo è ricchissima di flora e la fauna; Pantalica, è la più grande necropoli del Mediterraneo con le sue 5.000 tombe a grotticelle artificiali.

Palazzolo Acreide Patrimonio Architettonico

Se si accede a Palazzolo Acreide, da Ovest, nella parte bassa della città, percorrendo la via Roma si raggiunge Piazza Aldo Moro, dove si trovano la Chiesa Madre e la Chiesa di San Paolo.
La Chiesa Madre, dedicata a San Nicolò, prospetta sul lato sud della piazza Aldo Moro; l’interno è a tre navate a croce latina con cupola, la trabeazione del cornicione presenta una ricca decorazione barocca. La facciata, rifatta nel 1893, presenta qualche motivo architettonico classicheggiante.
Di fronte alla Chiesa Madre si apprezza la vista laterale della Chiesa di San Paolo che prospetta su Piazza S. Paolo. Sorta sulla vecchia chiesa di Santa Sofia, si sviluppa in altezza in tre piani ed è preceduta da un pronao. La parte più pregevole è la facciata in stile barocco. Vi si venera San Paolo Apostolo eletto nel 1688 Patrono di Palazzolo Acreide.

Poco più avanti, si apre Piazza Umberto I dove, sul lato ovest, si può ammirare Palazzo Zocco dalle interessanti mensole figurate. Da questa piazza, scendendo per via Annunziata si giunge davanti la Chiesa dell’Annunziata, una delle più antiche di Palazzolo.
Ricostruita dopo il terremoto del 1693 la Chiesa ebbe un’impostazione più maestosa a tre navate.
Tre sono i capolavori di indiscusso pregio artistico che la distinguono: l’altare di marmo intarsiato con marmi di diversi colori, rappresentanti l’allegoria della primavera; il settecentesco portale barocco a colonne tortili binate; il quadro dell’Annunciazione di Antonello da Messina, oggi esposto al museo Bellomo di Siracusa.

Ritornando in Piazza Umberto I si imbocca via Garibaldi, caratterizzata da interessanti edifici settecenteschi. Al civico 127 si nota Palazzo Iudica-Cafici con la più lunga balconata barocca del mondo: i suoi 27 mensoloni sono mascheroni grotteschi differenti l’uno dall’altro; al numero 115 si trova il Palazzo Ferla; più avanti ci si immette in una stradina che conduce alla Chiesa di S. Antonio Abate, il cui culto preminente è quello della Madonna Addolorata.
Attraversando via Garibaldi e percorrendo via Nicolò Zocco si imbocca via Gaetano Italia dove si può ammirare Palazzo Cappellani, edificio dei primi del Novecento, destinato ad ospitare i reperti della collezione Iudica.

Da Piazza Liberazione si sale per via San Sebastiano e si giunge alla centrale Piazza del Popolo dove si innalza imponente la Chiesa di San Sebastiano con la sua scenografica gradinata e la fastosa facciata a tre ordini. L’interno è a tre navate con pregevoli stucchi risalenti al 1783 e numerosi quadri tra cui quello di Santa Margherita da Cortona, opera di Vito d’Anna. Piazza del Popolo è dominata anche dal Palazzo Municipale che sorge sul sito dove, nell’Ottocento, sorgeva il Monastero delle monache Benedettine; attualmente l’edificio presenta una struttura architettonica classicheggiante e negli intagli decorativi risente dello stile liberty.

Si imbocca via Machiavelli dove si può visitare, nel settecentesco Palazzo Ferla-Bonelli, la Casa Museo, testimonianza etnoantropologica della cultura contadina, frutto della grande passione e dedizione di Antonino Uccello per le tradizioni popolari.
Si giunge alla Chiesa dell’Orologio, e di qui ci si inoltra nel quartiere medioevale fino ai ruderi del Castello;

Retrocedendo in via Carlo Alberto, dopo pochi metri, si incontra la graziosa facciata settecentesca della Chiesa di S. Michele con l'interno abbellito da colonne in stile corinzio. Si procede quindi per via Acre al termine della quale si imbocca Corso Vittorio Emanuele: subito a destra l’ampia scalinata da cui si accede alla Chiesa dell’Immacolata dall’elegante e singolare facciata convessa, unico esempio architettonico tra le chiese palazzolesi. L’interno è arricchito dalla pregevole statua della Madonna col Bambino di Francesco Laurana.

Scendendo per il Corso Vittorio Emanuele, la più centrale e la più bella via cittadina, si possono ammirare eleganti edifici del ‘700 e dell’800: al n°38 Palazzo Pizzo-Guglielmino, splendido esempio di palazzotto borghese barocco; al n°10 il settecentesco Palazzo Judica, testimonianza architettonica di motivi del tardo barocco che si fondono a decorazioni di gusto spiccatamente neo-classico; attigua a questo Palazzo vi è un’altra bella costruzione dello stesso periodo edificata dai Messina-Ruiz.

In Piazza Pretura spicca lineare ed austero il Palazzo della Pretura, edificato intorno al 1880. Attualmente il palazzo ospita il comando della polizia municipale. Poco più avanti in Piazza Marconi la Villa Comunale.
Villa Comunale è un lussureggiante giardino storico che sorprende i visitatori per la sua bellezza e varietà. Alla sua origine si sviluppava su tre viali: uno centrale più ampio e due laterali. Ad abbellire il viale centrale nel 1881 fu posta una statua in pietra, la Flora, opera di Giuseppe Giuliano. Al centro di un elegante disegno di aiuole venne costruita una vasca con ninfee e pesci colorati. In seguito furono tracciati i vialetti che dall’ingresso si addentrano verso il boschetto, tra questi il vialetto "delle Rimembranze" che, disegnato nel dopoguerra, fu abbellito con lecci ognuno dei quali fu dedicato ad un caduto.

Da Piazza Marconi procedendo verso via Nazionale si trova la Chiesa e il Convento dei Padri Cappuccini, di recente costruzione. L’interno, ad una sola navata, ha sei altari marmorei tutti di raffinata fattura.

A circa 300 m., a sud-est dell’abitato si trova il Cimitero Monumentale. Ultimato nel 1896, è ricco di cappelle gentilizie, mausolei, cappelle borghesi, piccoli monumenti. Le più importanti cappelle gentilizie sono di notevole pregio artistico, il visitatore avrà modo di apprezzare vari stili architettonici quali il liberty e il gotico.

L'Area Archeologica di Akrai

L’area archeologia di Akrai si può raggiungere, partendo da Piazza del Popolo, percorrendo Via Carlo Alberto, via Acre, via Primosole, via Teatro Greco.
A pochi metri dall’ingresso si offre al visitatore il teatro greco, il monumento più insigne dell’area archeologica di Akrai; incerta è l’epoca della sua realizzazione, ma appare plausibile una datazione al III a.C.
Il teatro, orientato a settentrione, ha dodici file di sedili, per 700 posti complessivi; diversamente dagli altri teatri del mondo greco non fu scavato nella roccia e presenta un’orchestra semicircolare che lascia apparire la scena straordinariamente avanzata rispetto ai canoni classici. In epoca romana il teatro subì numerosi rimaneggiamenti: l’orchestra fu pavimentata e all’ingresso orientale fu eretto un vano rettangolare, presumibilmente un chioschetto. Sulla scena, infine, sono visibili i resti di un mulino di età bizantina.

Ad ovest del teatro si può apprezzare il Bouleuterion, edificio di modeste dimensioni utilizzato come luogo di riunione del senato cittadino, che si apriva sull’agorà, la piazza di Akrai.
Oltre il muro di cinta che delimita il bouleuterion si trova un edificio a pianta circolare ritenuto dai più un impianto termale di epoca romana, riattato a battistero in epoca bizantina.

Il Tempio di Afrodite, posto sopra il teatro, era composto da sei colonne di tipo dorico nella parte frontale e tredici sui lati. Oggi del tempio resta ben poco, solo i grossi blocchi squadrati del basamento. La povertà dei resti è dovuta a più fattori: la distruzione araba, i numerosi terremoti, ma soprattutto l’abitudine invalsa, specie dopo il terremoto del 1693, di costruire le moderne abitazioni civili avvalendosi dei grossi blocchi squadrati e ben rifiniti delle costruzioni antiche.

Le mura acrensi, oggi molto danneggiate per i motivi sopra esposti, sono datate tra il IV e la seconda metà del II sec. a.C. e dovevano essere veramente grandiose.
Le iscrizioni rinvenute attestano l’esistenza di due porte: quella siracusana che si apriva a poca distanza dall’attuale ingresso e quella selinuntina che si apriva sulla propaggine estrema dell’Acremonte.
Di grande interesse è il sistema viario urbano, il cui asse principale (platea o decumano), in collegamento con le due porte urbiche, fendeva da est ad ovest l’abitato. Su di esso confluivano delle piccole arterie (stenopòi) con orientamento nord/sud; la strada principale, dotata di una splendida e ben conservata pavimentazione lavica, ha una larghezza media di quattro metri. L’impianto viario rileva due fasi di realizzazione: una di epoca ellenistica, l’altra di epoca romana avanzata. Recentemente lungo la strada ellenistica sono stati rinvenuti i resti dell’antica stoà, il porticato.

Dietro il teatro si aprono le Latomie. Inizialmente sfruttate come cave di pietra, da esse fu tratto il materiale necessario alla edificazione delle abitazioni e dei monumenti di Akrai; successivamente furono adibite a necropoli, luoghi di culto e abitazioni.
L’Intagliata è la più grande di queste Latomie. È di forma ellittica e vi si accedeva attraverso una porta, tuttora ben visibile, posta sotto il teatro. All’interno dell’area sono presenti numerosi ipogei e sepolture ad arcosolio di età cristiana. Particolarmente interessante l’ipogeo cosiddetto della Grotta dei Cavalli, un’abitazione di epoca bizantina, composta da quattro grandi vani di forma rettangolare, a tetto piano, scavate nella roccia con accesso da uno stretto cunicolo.
L’Intagliatella, ha una tipica forma ad L ed è anche la più antica delle cave di pietra di Akrai. Questa latomia è caratterizzata dal succedersi di nicchie votive contenenti pinakes (tavolette o dipinti votivi), di tombe di varie epoche, ma anche di abitazioni di periodo bizantino. Ipogei e catacombe sono di varia fattura, alcuni di estrema raffinatezza con tombe a baldacchino ricche di pregevoli intagli, altre con numerosi arcosoli polisomi artistici.
L’aspetto che più caratterizza quest’area è dato dall’esistenza di un bassorilievo descrittivo, che mostra nella parte sinistra una scena sacrificale e nella destra un banchetto di eroi con al centro la figura di un guerriero romano in atto di compiere un sacrificio propiziatorio o di ringraziamento. Il bassorilievo, datato intorno alla prima metà del I sec. a.C., presenta caratteri di assoluta singolarità per la commistione di modelli greci e romani.
I Templi Ferali, appena fuori città, costituiscono la terza significativa latomia. Al pari dell’Intagliatella, le pareti della cava sono tessute da un centinaio di piccoli incavi dove venivano allocate offerte votive per i defunti, assunti nella venerazione dei viventi al grado di eroi. Le offerte consistevano nella posa di piccoli vasi, contenenti sovente monete, in fossette scavate nella roccia o nella nuda terra. L’uso della cava come area sacra ebbe inizio a partire dal III sec. a.C. e si protrasse sino al II sec. a.C.

Proseguendo in direzione sud-est rispetto all’antica città di Akrai sorgono la Necropoli della Pinita e le altre necropoli.
La Necropoli della Pinita costituisce il più appariscente monumento della vita preistorica di Palazzolo. Si compone di cinquantaquattro necropoli a grotticelle artificiali di forma ovale che si aprono sulla verticale rocciosa esistente, ben visibili dalla sottostante strada.
La Necropoli Greca e quella Ellenistica si trovano rispettivamente a contrada Torre Judica e a Colleorbo. Da tali aree provengono numerosi reperti confluiti per lo più in collezioni private.
I Santoni si trovano oltre l’attuale abitato di Palazzolo Acreide, verso Noto. Si tratta del più completo e più vasto complesso di figurazioni relative al culto della Magna Mater che il mondo antico abbia lasciato. Il sito ospita dodici grandi rilievi, dieci dei quali riproducono la medesima figura femminile seduta di pieno prospetto, mentre gli altri due contengono scene più complesse, con una pluralità di personaggi. Si tratta del maggiore santuario finora noto dedicato al culto delle dea Cibele, divinità orientale della fecondità, onorata a Roma con il nome di Magna Mater o Cerere.

Teatri di pietra
Teatro Greco di Akrai
Via Teatro Greco
96010 Palazzolo Acreide (SR)

Palazzolo Acreide informazioni turistiche sul patrimonio architettonico
Informazioni e accoglienza turistica a Palazzolo Acreide
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Comuni confinanti
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