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Guida turistica Ragusa

La città di Ragusa si estende sulla parte meridionale dei monti Iblei, essa è chiamata la città dei ponti Ponte Vecchio; Ponte Nuovo; Ponte Papa Giovanni XXIII.


La presenza dell'uomo risale al III millennio. Ibla, ovvero Hybla Heraia, fu roccaforte dei siculi, arretrati nell'interno per la colonizzazione greca sulle coste. Oggi Ragusa Inferiore o Ibla , è la parte orientale della città, allungata tra due ripidi valloni alle pendici meridionali dei monti Iblei; il suo aspetto è barocco si deve all'intervento dell'architetto siracusano Rosario Gagliardi, dalle rovine del terremoto del 1693. Più a ponente sta Ragusa Superiore, la città settecentesca che la nobiltà agricola di recente formazione volle, in ordinata scacchiera, dopo la stessa sciagura e i successivi ampliamenti, gli ultimi favoriti dallo sfruttamento delle miniere di asfalto, scoperte nel 1898,e in seguito dal petrolio.

Il Patrimonio Architettonico

La Cattedrale di San Giovanni Battista, la cui costruzione fu iniziata nel 1706 e a più riprese viene completata e consacrata nel 1778. è opera di due maestri costruttori Mario Spata e Rosario Boscarino. L'ampia facciata barocca è a tre portali, quello centrale e ornato da tre statue rappresentanti l'Immacolata, il Battista e San Giovanni Evangelista, interessante, sempre sulla facciata, l'orologio solare recentemente restaurato.
L'interno, a croce latina a tre navate, è ornato da fastosi stucchi; la statua del santo in pietra pece (1513) è opera di Angelo Rocchetti ed è proveniente dall'antico tempio dedicato al Santo distrutto dal terremoto del 1693.
Mentre quella lignea (1858) che si porta in processione per la festa del patrono il 29 agosto con grande partecipazione di popolo è opera del ragusano Carmelo Licitra detto "Giuppino". All'interno sono conservati diversi quadri tra i quali Cristo del Manno, S. Filippo Neri del Conca, S. Gregorio Magno di Paolo Vetri.
A lato della cattedrale in Corso Italia, c'è il Collegio di Maria edificato nel 1796 dea D. Felicia Schininà, l'interno, a pianta centrica, conserva dei quadri di Tommaso Pollaci. Scendendo da Corso Italia si incontrano diversi bei palazzi settecenteschi fra cui Palazzo Lupis, notevole per gli stupendi mensoloni. Arrivati in piazza Matteotti sulla sinistra abbiamo il Palazzo delle Poste e sul corso il Palazzo del Comune (1880), ampliato nel 1929 per ospitare la Prefettura, all'interno nel salone dei ricevimenti affreschi di Duilio Cambelotti. (1933). Scendendo si incrocia via San Vito che conduce al ponte Papa Giovanni XXIII o "Nuovissimo" (1964) che attraversa la valle S. Domenica.

Corso Vitt. Veneto c'è il Palazzo Zacco, barocco, con le mensole dei balconi riccamente lavorate. Continuando a scendere da Corso Italia al civico 35 troviamo Palazzo Bertini con i famosi mascheroni linguacciuti posti a chiave di volta sulle tre finestre, oggetti di frequenti riprese fotografiche.

chiesa di S. Maria delle Scale o delle Cateratte, riedificata dopo il terremoto del 1693, la quale conserva della primitiva chiesa quattrocentesca e rinascimentale un pulpito gotico all'esterno e delle cappelle gotico-catalane e rinascimentali all'interno; interessante un altorilievo policromo in terracotta, di recente restauro, raffigurante il transito della vergine di scuola gaginesca (1538).
Dal sagrato possiamo ammirare uno dei più bei panorami su Ragusa Ibla.

Chiesa della Madonna dell'Idria, ricostruita dopo il terremoto del 1693 su una precedente chiesa fondata nel 1629 dall'ordine dei Cavalieri di Malta. Il campanile è rivestito con ceramiche policrome di Caltagirone.

Attaccato alla chiesa dell'Idria, Palazzo Cosentini ci mostra i fantasiosi mensoloni con figure grottesche e mascheroni fra i più belli di Ragusa

chiesa di S. Giuseppe. La facciata, richiamando i motivi architettonici della chiesa di S. Giorgio, è sicuramente della scuola del Gagliardi.

Duomo di S. Giorgio, opera dell'architetto siracusano Rosario Gagliardi, che ha firmato parecchie opere importanti in tutta la val di Noto. Iniziato nel 1738, sul posto dove sorgeva la chiesa di S. Nicolo' distrutta dal terremoto del 1693, fu completata nel 1775. Il Gagliardi sfrutta l'idea originale della facciata torre, utilizzata anche in altri progetti, realizzando un tempio dalla forma slanciata che è sicuramente fra i più belli del barocco siciliano

Santuario Madonna Del CarmineLa Storia
La storia del Santuario è legata alla presenza dei Carmelitani a Ragusa. Dopo il terremoto del 1693 i Frati costruirono Monastero e Chiesa. Nel 1726 il Monastero fu ricostruito con la Chiesa del Carmine. Nel 1957 fu abbattuta l'antica Chiesa (tranne il campanile) e fu ricostruito ex novo l'attuale Santuario.
Il Convento ed il bel campanile barocco conservano l'originaria fisionomia settecentesca. Dell'antica Chiesa rimangono il simulacro della Madonna del Carmine del '700, sull'altare maggiore, e l'abitino o scapolare. Nel Santuario è conservata inoltre la statua di S. Spiridione vescovo.

Cattedrale di San Giovanni Battista
La cattedrale è fra le più grandi chiese della Sicilia[23], prima del terremoto sorgeva nella parte ovest della città, sotto le mura del castello. I capomastri Giuseppe Recupero e Giovanni Arcidiacono progettarono la riedificazione in stile barocco. Possiede una maestosa facciata, ricca di intagli e sculture, è divisa in cinque partiti da grandi colonne, sul lato sinistro svetta il campanile che si innalza per oltre 50 metri. L'interno è a croce latina, con presbiterio absidato, è diviso da tre ampie navate e quattordici colonne in pietra pece ragusana come anche il pavimento, costituita anche da intarsi in calcare bianco, mentre nel 1858 fu costruito il grande organo Serassi con l'ampia cantoria in legno scolpito e dorato. Dal 1950 la chiesa è sede della cattedra del vescovo e madre di tutte le chiese della diocesi. All'incrocio del transetto con la navata centrale, nel 1783, venne innalzata la cupola che, nei primi anni del secolo XX, fu rivestita con una copertura di lastre di rame, per eliminare le nocive infiltrazioni d'acqua piovana che ne stavano compromettendo la struttura. Nella prima metà del XIX secolo gli altari delle navate laterali originariamente in pietra calcarea riccamente scolpita e dorata, opera degli intagliatori ragusani della famiglia Cultraro, sono demoliti e trasformati in piccole cappelle, in cui vennero posti dei sobri altari in marmi policromi.
Duomo di San Giorgio
Il Duomo è una delle massime espressioni a livello mondiale dell'architettura sacra barocca, la chiesa antica sorgeva all'estremità est dell'abitato, dove si trova ancora l'antico portale. Fu riedificata al posto della chiesa di San Nicola, che fino al XVI secolo era stata di rito greco. Del progetto venne incaricato il grande architetto Rosario Gagliardi, si conservano tuttora le antiche tavole originali, esso è caratterizzato dalla monumentale facciata a torre che ingloba anche il campanile nel prospetto e termina con una cuspide a bulbo. La sua collocazione al termine di un'alta scalinata e la sua posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante ne accentuano l'imponenza e gli effetti plastici. La cupola di gusto neoclassico a doppia calotta, poggiante su due fila di colonne sarebbe stata progettata dal capomastro ragusano Carmelo Cultraro, ispirandosi alla cupola del Pantheon di Parigi. All'interno si trovano le statue del Gagini e si trova inoltre il capolavoro della ditta Serassi che lo volle chiamare Organum maximum in quanto sintesi della migliore arte organaria all'epoca esistente composto da 3368 canne. Nelle cappelle delle navate laterali si trovano tele dei migliori[24] artisti del settecento siciliano: D'Anna, Tresca, Manno. Sopra le porte laterali sono conservati i due simulacri che vengono portati in processione per le strade, durante la festa patronale di San Giorgio: la statua del Santo a cavallo opera dello scultore palermitano Bagnasco, che la realizzò nel 1874, e la grande cassa-reliquiario in lamina d'argento sbalzata, opera del 1818 dell'argentiere palermitano Domenico La Villa. Le finestre della navata centrale sono chiuse da vetri colorati, artisticamente istoriati: in tutta la chiesa ve ne sono ben 33, raffiguranti 13 episodi del Martirio di San Giorgio, 6 figure di Santi, 14 simboli vari, realizzati su disegni di Amalia Panigati. L'architettura trova corrispondenza non tanto nelle Chiese italiane, ma è molto più simile ai modelli dell'Europa del nord, come le chiese londinesi di Hawksmoor o quelle di Neumann in Franconia, che sviluppano in facciata il tema del partito centrale a torre.
Chiesa di Santa Maria dell'Itria
La chiesa di Maria Santissima dell'Itria è la chiesa commendale del Sovrano militare ordine di Malta sotto il titolo di San Giuliano, fondata dal barone Blandano Arezzi nel 1626, vicino all'ospedale col medesimo nome. Il nome deriva dal greco Odygitria (ovvero colei che indica il cammino). La chiesa, che è situata al centro dell'antico quartiere ebraico di "Cartellone", non fu particolarmente colpita dal sisma, essa però venne ugualmente ampliata e modifica in stile barocco, diventando uno dei luoghi di culto più importanti del quartiere.
I monumenti del tardo barocco di Ragusa e i 18 Monumenti riconosciuti dall'UNESCO :

S. Maria delle Scale

Palazzo Battaglia

S. Filippo Neri

S. Giovanni Battista

Palazzo Zacco

Palazzo Sortino Trono

S. Maria del Gesù

S. Francesco all'Immacolata

Palazzo Bertini

Chiesa del Purgatorio

Palazzo della Cancelleria

S. Maria dell'Itria

Palazzo La Rocca

S. Giorgio

S. Giuseppe

Palazzo Cosentini

Palazzo Vescovile Schininà

S. Maria dei Miracoli

Chiesa di Santa Maria delle Scale
La chiesa chiesa s maria delle scale sarebbe stata edificata dai monaci Cistercensi dell'abbazia di S. Maria di Roccadia di Lentini, nella prima metà del secolo XIII. Risulta comunque già esistente agli inizi del secolo XIV e riveste una notevole importanza dal punto di vista architettonico, poichè conserva un'intera navata e numerosi resti lapidei di stile gotico che ci riportano allo stile architettonico della città prima delle distruzioni operate dal terremoto del 1693. 
L'antica chiesa era preceduta da un portico con arcate, chiamati "le pinnate di Santa Maria", che occupava l'attuale navata sinistra sotto il cui pavimento ci sono anche cospicui resti del suo pavimento in lastre di calcare.
In un lato del portico c'era un pulpito ottagonale in pietra, oggi murato all'esterno della chiesa, e le pareti erano decorate con numerose pitture murali. Tra queste una raffigurava San Giovanni Battista che battezzava Gesù; la chiesa infatti pur non essendo parrocchiale era "sacramentale" cioè poteva amministrare i sacramenti del battesimo e del matrimonio per conto della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista da cui dipendeva.
A destra del portico c'era il campanile, ancora esistente, sotto il quale, in una cappellina di gusto rinascimentale, si trova un pregevole fonte battesimale, scolpito nel 1552 in un solo blocco di pietra pece.
L'interno della chiesa, ad aula unica, aveva tre cappelle, portone cappella purgatoriodelineate da grandi arcate di stile tardo-gotico di origine catalana, ricche di sculture ed intagli in pietra raffiguranti creature celesti, elementi vegetali ed animali e creature mostruose e fantastiche, ad indicare il dominio di Cristo sulla realtà del cielo, su quelle terrestri e su quelle degli inferi. La cappella centrale, dedicata all'Assunzione della Madonna era stata rifatta nel 1538, in forme rinascimentali, ed impreziosita da una grande pala in terracotta policroma raffigurante la "Dormitio Virginis".
Tra la fine del XVI e l'inizio del XVI secolo fu aggiunta un'altra cappella dalle linee molto semplici con i piedritti costituiti da due colonne appoggiate a lesene che reggono un arco acuto dalle linee molto sobrie.
Nella ricostruzione settecentesca l'orientamento della chiesa venne ruotato di 90º e le tre pareti laterali, furono trasformate nell'attuale navata destra.
Chiesa di Santa Maria del Gesù
Il convento chiesa s maria del gesú e la chiesa di S. Maria del Gesù vennero edificati dai Frati minori riformati a partire dal 1636. La costruzione fu lenta e difficoltosa dato che il sito scelto per ospitare il grande edificio non era favorevole alla edificazione. Il fabbricato, per la cui costruzione furono utilizzati i materiali di risulta dell'ormai abbandonato castello di Ragusa si eleva, per un'altezza di 21 metri, su quattro livelli che, anticamente ospitavano i diversi ambienti del convento. chiostro Il locali del primo piano erano destinati al servizio della "sila" - l'adiacente terreno sistemato "a terrazze" in cui i frati coltivavano olivi, agrumi, uva ed ortaggi - nel secondo piano si trovano i magazzini e una grande cisterna scavata nella roccia, al terzo piano, il refettorio, la cucina, il chiostro e gli altri locali comuni, ed infine, al quarto, le celle dei Frati. Sul lato nord, tra il terzo ed il quarto piano si trova la chiesa che, a differenza del convento, venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita nei primi decenni del XVIII secolo. 
Il prospetto dalla caratteristica forma "a capanna", tipica delle chiese dei Frati minori osservanti è delimitato da due paraste bugnate ed ha come unico ornamento il portale scandito da due semi-colonne che reggono un timpano spezzato, al centro del quale si trova lo scudo, coronato e sostenuto da due angeli, recante l'immagine della Madonna col Bambino. Caratteristica è la scanalatura a spirale delle semi-colonne che poi si ripete nell'arco del portone d'ingresso, come pure è particolare il piccolo campanile posto sul lato sinistro della chiesa. L'interno, ad aula unica, con le cappelle laterali scandite da semi-colonne con capitello corinzio, è ricco di stucchi, realizzati nel 1733 da Raimondo Viccione da Vizzini. La cappella maggiore è invece, decorata con pitture raffiguranti finte architetture e drappeggi forse realizzate nella seconda metà del XVIII secolo, del ragusano Matteo Battaglia; ai lati dell'altare, in due nicchie si trovano i monumenti funebri in marmo intarsiato di Don Vincenzo Campolo e del fratello Girolamo.
Chiesa di San Francesco all'Immacolata
Dedicata a prospetto san francesco all'immacolata S.Francesco D'Assisi, ma conosciuta con il nome di Immacolata, la chiesa sorse, con molta probabilità nella seconda metà del secolo XIII. Una tradizione la vuole edificata, insieme all'attiguo convento, sul palazzo in cui risiedevano i Conti Chiaramonte, di cui il campanile sarebbe una delle torri.
Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, la chiesa subì un navata centraleconsistente intervento di ricostruzione e probabilmente di ampliamento in stile tardo-manierista, conservando dell'antico edificio soltanto la torre campanaria ed il prospetto principale. Il terremoto del 1693 distruggeva l'intero convento e danneggiava gravemente la chiesa provocando il crollo della cella campanaria e dell'intero prospetto gotico. particolare della scalinata I danni vennero comunque presto riparati e già nel 1711 i lavori si concludevano, con la posa delle campane nella nuova cella campanaria, sormontata da una balaustra con quattro statue, oggi molto rovinate. Della primitiva chiesa gotica ci restano solo: il portale, rimontato dopo il crollo della facciata, i cui caratteristici capitelli ad uncino ne pongono la datazione alla seconda metà del XIII secolo, e la base della torre campanaria, anch'essa databile al periodo svevo. L'interno della chiesa, a cui si accede da una porta laterale, risale invece alla ricostruzione della fine del secolo XVI, ed è diviso in tre navate da due file di robusti pilastri. In fondo alla navata centrale si trova il presbiterio, completato alla fine del 500, che risulta oggi poco leggibile nelle sue strutture architettoniche, in quanto occupato da una grande tribuna lignea, eretta nel 1906 per conservarvi la statua dell'Immacolata. L'adiacente convento, che si affaccia sulla vallata S. Leonardo, venne costruito nei primi anni del secolo XVIII, sulle rovine dell'antico, crollato col terremoto, è costituito da un pianterreno nel quale si trovano la cucina, il refettorio e gli altri i locali comuni da un primo piano in cui si trovavano le celle dei frati, queste ultime hanno delle caratteristiche sopraporte dipinte, con ritratti di illustri personaggi dell'ordine Francescano. I due livelli sono raccordati da una sontuosa scalinata, interamente realizzata in pietra pece, con una balaustra ricca di ornamenti e sculture di sapore tardobarocco.
Chiesa di San Giorgio
La chiesa di San Giorgio, antica chiesa madre della città, prima del 1693, sorgeva all'estremità est dell'abitato, chiesa san giorgio nei pressi dell'attuale Giardino ibleo, dove si trova ancora il grande portale quattrocentesco, di stile gotico-catalano, unica vestigia rimasta dell'antico tempio.
La chiesa venne infatti gravemente danneggiata dal terremoto: restarono in piedi parte della facciata, alcune cappelle e parte della Cappella maggiore, per cui venne costruito un ampio locale adiacente alla navata sinistra del vecchio tempio, in cui poter svolgere le sacre funzioni. Nel secondo quarto del secolo XVIII, si pensò al trasferimento della chiesa in una posizione piu' centrale, si decise di costruirla al posto della chiesa di S. Nicola, che fino al secolo XVI era stata la parrocchia dei fedeli di rito greco e successivamente, passata al rito latino, era divenuta "chiesa sacramentale " di S. Giorgio. Del progetto della nuova chiesa venne incaricato, nel 1738, Rosario navata centraleGagliardi, architetto della città di Noto e del suo vallo, uno dei protagonisti della ricostruzione barocca, che in questo edificio ci ha lasciato, forse la sua opera migliore. 
Al Santo Vescovo venne poi intitolato l'altare del transetto destro che probabilmente è posto nel luogo in cui sorgeva l'altare maggiore dell'antica chiesa.
Il progetto del Gagliardi, di cui si conservano ancora le tavole originali, è caratterizzato dalla monumentale facciata "a torre" che ingloba il campanile nel prospetto e termina con una cuspide a bulbo, richiamando i tabernacoli lignei, seicenteschi, delle chiese cappuccine. La sua collocazione, al termine di un'alta scalinata, e la posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante ne accentuano l'impotenza e gli effetti plastici, creati da una lieve convessità del partito centrale e dalla presenza delle colonne libere.
Due coppie di volute fanno da raccordo tra i diversi livelli ospitando, rispettivamente, le statue di S. Giorgio e San Giacomo, in basso, e quelle di S. Pietro e S. Paolo, in alto. Sulla cuspide, sotto la croce, si legge la data 1775, che indica la conclusione dei lavori della facciata, avvenuta il 5 ottobre di quell'anno con la "salita" delle campane.
Nel primo ordine del partito centrale si apre un grande portale con la cornice mistilinea, ricca di fregi e rilievi a motivi vegetali, mentre le porte lignee hanno una preziosa decorazione scultorea, in sei riquadri, con la raffigurazione di episodi del martirio di San Giorgio, opera dell'intagliatore palermitano Vincenzo Fiorello, che li realizzò nel 1793. L'interno, a croce latina, con le braccia chiuse da absidi semicircolari, è sereno ed equilibrato e viene diviso in statua di san giorgiotre navate da dieci robusti pilastri in pietra, con un'ampia zoccolatura in pece. Gli intagli che decorano il cornicione e i capitelli dei pilastri furono realizzate tra il 1779 ed il 1781, dagli scultori Giambattista Muccio e Giorgio Nobile di Ragusa. Nell'incrocio del transetto con la navata centrale si eleva la cupola, di gusto neoclassico, a doppia calotta, poggiante su due file di colonne.Secondo la tradizione sarebbe stata progettata e realizzata, nel 1820, dal capomastro ragusano Carmelo Cultraro, ispirandosi alla cupola del pantheon di Parigi, tuttavia recenti studi e riscontri archivistici ne assegnano la paternità all'architetto Stefano Ittar.
Nelle cappelle delle navate laterali si trovano tele dei migliori artisti del settecento siciliano: D'Anna, Tresca, Manno; sopra le porte laterali sono conservati i due simulacri che vengono portati in processione per le strade , durante la festa patronale di San Giorgio: la statua del Santo a cavallo opera dello scultore palermitano Bagnasco, che la realizzò nel 1874, e la grande cassa-reliquiario in lamina d'argento sbalzata, opera del 1818, dell'argentiere palermitano Domenico La Villa.
Sulla navata centrale prospetta il grande organo (1887) a 3368 canne, capolavoro della ditta "Serassi" di Bergamo, che lo volle chiamare "Organum maximum", in quanto sintesi della sua migliore arte organaria. Nell'adiacente sacrestia si conserva un resto della monumentale ancona in pietra calcarea che lo scultore Antonino Gagini aveva scolpito per la vecchia chiesa di San Giorgio tra il 1573 e il 1576. Dalle rovine della chiesa furono recuperate tre nicchie e quattro statue che, pur assemblate in modo alquanto scorretto, danno tuttavia una idea della magnificenza dell'opera originaria.
Chiesa di San Filippo Neri
La chiesa sorse nel 1636, pochi anni dopo la canonizzazione di San Filippo Neri interno (1622), per iniziativa della Confraternita a lui intitolata. Non riporto' danni dal terremoto e venne probabilmente ampliata tra il 1738 e il 1740. Alcuni anni dopo, precisamente nel 1761, subì un ulteriore intervento di ristrutturazione con l'elevazione dei prospetti laterali, l'apertura delle grandi finestre e la costruzione della volta, in sostituzione del soffitto in legno. Il prospetto, molto semplice, si affaccia su un piccolo sagrato recintato ed è chiesa f neri impreziosito dal portone d'ingresso, incorniciato da due colonne lisce con capitello corinzio che reggono la trabeazione col fregio decorato a motivi vegetali.
Sopra il portone si apre una finestra affiancata da due belle volute in pietra e sormontata da una cornice aggettante su cui poggiano altre due volute. L'interno ad aula, con una cappella sul lato destro, fu rimaneggiato alla fine dell'ottocento per cui risulta poco agevole coglierne l'originario aspetto.
Esso risulta leggibile, invece, nella cappella laterale che, oltre al dipinto raffigurante la Presentazione al Tempio della Vergine Maria risalente al XVII secolo, ed all'altare, rivestito di vetri dipinti ad imitazione del marmo, presenta ancora l'originario pavimento settecentesco in pietra calcarea bianca con intarsi geometrici in pietra pece.
Chiesa di San Giuseppe
Fu edificata a partire dal 1756, per iniziativa delle monache Benedettine chiesa s. giuseppe dell'attiguo monastero, occupando parte del luogo in cui, prima del terremoto sorgevano la chiesa di San Tommaso ed il suo campanile; i lavori si conclusero nel 1796.
La facciata a tre ordini, ricca di intagli e sculture, è ornata dalle grandi statue dei Santi dell'ordine Benedettino: San Benedetto e San Mauro in alto, Santa Gertrude e Santa Scolastica in basso. Mentre due statue più piccole, ai lati del portone d'ingresso, raffigurano S. Gregorio Magno e Sant'Agostino.
Quattro pilastri e quattro colonne, caratterizzate da una vistosa rastremazione verso la base e poste su alti basamenti, dividono il prospetto in tre partiti.
I due laterali hanno soltanto il primo ordine e terminano con le due statue, affiancate a grandi volute, che furono ideate e realizzate dallo scultore ragusano Giambattista Muccio, altare maggiore nel 1775.
Il partito centrale, convesso a due ordini, termina con un timpano spezzato sopra il quale si trova la cella campanaria, a tre luci, sormontata da un fregio di gusto rococo'. Nel primo ordine, al termine di una breve scalinata, si apre il portone d'ingresso, sormontato da un fregio a motivi vegetali, nel secondo si apre, invece, una grande finestra con la grata in ferro battuto, "a petto d'oca", opera dell'artigiano sciclitano Filippo Scattarelli che la realizzo' nel 1774.
L'interno rispondente ai canoni dell'architettura monastica, è caratterizzato dalla pianta ovale, che permetteva alle monache, poste nel grande coro sopra il vestibolo d'ingresso e nei coretti laterali, di poter seguire agevolmente i riti sacri senza essere viste.
La copertura è costituita da una grande volta a cupola, al centro della quale si trova un affresco di Sebastiano Monaco (1793) che raffigura la Gloria di San Giuseppe con San Benedetto. volta La volta e le pareti sono decorate da stucchi a motivi neoclassici opera dei maestri stuccatori Agrippino Maggiore di Mineo e Cultrera di Licodia Eubea che li terminarono nel 1793.
Nel 1798 l'ebanista ragusano Ippolito Cavalieri costruiva le grate lignee del "coro grande", posto nella tribuna sopra il vestibolo d'ingresso, e gli otto "coretti" che si affacciano nella navata, dai quali le monache seguivano i sacri riti. Gli altari, costruiti nei primi anni del XIX secolo da Carmelo Cultraro junior sono rivestiti di vetro dipinto ad imitazione del marmo e sono sormontati da grandi tele di Tommaso Pollace e Giuseppe Crestadoro, raffiguranti: La Trinità, San Mauro, San Benedetto e Santa Gertrude. Di raffinata esecuzione è il pavimento, in lastre di calcare bianco con intarsi in pietra pece e mattonelle in maiolica. Nelle nicchie del vestibolo d'ingresso si conservano le statue di San Benedetto, del XVII secolo, e di San Giuseppe, del 1785. Quest'ultima venne acquistata a Napoli e fatta rivestire, dall'argentiere messinese Antonino Mussolino, con una lamina d'argento finemente lavorata a sbalzo, per iniziativa della badessa Giovanna Maria Arezzo.
Chiesa di San Giovanni Battista
Dedicata a San Giovanni Battista, gravemente danneggiata dal sisma, venne riedificata al centro del nuovo abitato di Ragusa che cominciava a sorgere nella contrada "del Patro" chiesa s giovanni battista. Trascorsi alcuni anni, nel 1718, si diede inizio alla costruzione nello stesso sito, di una nuova chiesa, molto più grande ed adeguata alle prospettive di ampliamento urbano verso l'altopiano dell'abitato di Ragusa. 
La maestosa facciata, ricca di intagli e sculture, è divisa in cinque partiti da grandi colonne, su alti basamenti, e da caratteristiche lesene bugnate che si ripetono anche nei lati della costruzione. Davanti si apre un ampio sagrato, sopraelevato rispetto alla piazza sottostante e cinto da una balaustra in pietra pece costruita nel 1745. Nel partito centrale si trova il portale d'ingresso, affiancato da due coppie di colonne riccamente scolpite, che reggono un timpano spezzato; ai lati le statue di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista e, al centro, in una edicola, la statua dell'Immacolata. porta laterale
La presenza di questa statua ha fatto pensare, che la chiesa sia sorta su una preesistente chiesa rurale dedicata alla Vergine, in realtà la presenza della statua è legata soltanto ad un atto di devozione alla Madonna.
Nel secondo ordine; più modesto rispetto al primo, risaltano due grandi orologi solari che portano la data del 1751: quello a sinistra misura il tempo in "ore italiche" (dal tramonto al Tramonto) mentre quello a destra lo misura in "ore francesi" (da mezzanotte a mezzanotte).
Sul lato sinistro del prospetto svetta il campanile che si innalza per un'altezza di circa 50 metri; dell'altro campanile, che doveva essere costruito sul lato destro, fu realizzata soltanto la base nel 1820. L'interno, a croce latina, con presbiterio absidato, è in pietra pece, oggi intonacate, con capitelli riccamente scolpiti dal capomastro Carmelo Cultraro nel 1731 e successivamente indorati. Sopra le colonne si trovano grandi cartigli con i versetti della S. Scrittura che si riferiscono a Giovanni il Battista, scolpiti nella pietra calcarea da Crispino Corallo nel 1741, a cui successivamente vennero aggiunti gli angeli in stucco. navata centrale Tra il 1776 e il 1777 i fratelli palermitani Giuseppe e Gioacchino Gianforma decorarono con pregevoli stucchi dorati di gusto rococò le volte delle navate e del presbiterio e, nelle pareti dei transetti realizzarono delle grandi nicchie circondate da statue.
A sinistra le virtù teologali Fede Speranza e Carità, fanno da cornice alla Crocifissione mentre a destra le statue dell'Eterno Padre adorato dagli angeli circondano una tela raffigurante l'Adorazione dei Pastori, di scuola napoletana della metà del XVIII secolo.
Terminate le decorazioni interne. Il 30 maggio del 1778, con una cerimonia durata due giorni, presieduta dal vescovo di Siracusa, Mons. Giovanni Battista Alagona e Giustiniani, la chiesa venne solennemente consacrata. All'incrocio del transetto con la navata centrale, nel 1783, venne innalzata la cupola che, nei primi anni del secolo XX, fu rivestita con una copertura di lastre di rame, per eliminare le nocive infiltrazioni di acqua piovana che ne stavano compromettendo la struttura. Nella prima metà del secolo XIX gli altari delle navate laterali originariamente in pietra calcarea riccamente scolpita ed indorata, opera degli intagliatori ragusani della famiglia Cultraro, furono demoliti e trasformati in piccole cappelle, in cui vennero posti dei sobri altari in marmi policromi.
Sempre nel secolo XIX e precisamente nel 1848, venne realizzata la caratteristica pavimentazione costituita da lastre di pietra pece con intarsi in calcare bianco, mentre nel 1858, fu costruito il grande organo "Serassi", con la sua monumentale cantoria in legno scolpito e dorato, oggi posta sopra la porta maggiore. Il 6 Maggio del 1950, con la istituzione della Diocesi di Ragusa la chiesa è diventata Cattedrale, sede della cattedra del Vescovo e madre di tutte le chiese della Diocesi.
Chiesa del Purgatorio
Edificata a metà del XVII secolo, la chiesa venne aperta al culto il chiesa purgatorio 6 Maggio 1658 e dedicata a Tutti i Santi e alle Anime Purganti.
Nel primo quarto del secolo XVIII venne costruito il campanile, che è separato dalla chiesa e poggia su un tratto delle mura bizantine del castello di Ragusa.
Non risultando più adatta alle esigenze del popoloso quartiere, in quanto di piccole dimensioni e dotata di due sole navate, dopo l'acquisizione di alcuni spazi adiacenti, nel 1740 si diede inizio alla costruzione di una nuova chiesa, con un impianto di tipo basilicale, a tre navate concluse da due cappelle e da un ampio presbiterio absidato. Nel 1757, venne terminata la facciata, ma i lavori continuarono fino al 1787, quando venne terminata la zona presbiteriale e la chiesa fu aperta al culto. Il prospetto, posto su una ripida scalinata domina la piazza detta "degli Archi", in ricordo delle arcate dell'antico acquedotto che l'attraversavano fino al 1693, ed è costituito da due ordini coronati da un timpano. Il primo ordine è diviso in tre cappella ss corcifisso parti da un capitello corinzio. Nel partito centrale si apre il portone d'ingresso, decorato con intagli a navata centrale motivi vegetali, che porta nel coronamento le sculture raffiguranti le Anime Purganti; nei partiti laterali si aprono le altre due porte simili a quelle della seicentesca chiesa di S. Maria dei Miracoli, che sorge a poca distanza. L'interno è diviso in tre navate da dieci colonne in pietra pece con capitelli corinzi, realizzate nel 1741 sul modello di quelle della chiesa di San Giovanni. In fondo alle navate laterali si aprono le cappelle del SS. Sacramento e del SS. Crocifisso, il cui altare caratterizzato da belle colonne tortili e dalle statue di San Giovanni Evangelista e dell'Addolorata, era forse l'altare maggiore dell'antica chiesa. In fondo alla navata centrale, sopraelevato di due gradini, si trova il presbiterio che è chiuso da un abside semicircolare in cui si trova l'altare maggiore in marmi policromi, della fine del secolo XVIII, ed il grande quadro dei Santi e delle Anime Purganti, dipinto da Francesco Manno tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. Caratteristiche sono le sculture del cornicione delle navate laterali, in cui sono raffigurati dei teschi con le insegne di re, papi, cardinali e vescovi, che simboleggiano la caducità delle ricchezze e dei poteri umani.
Chiesa di Santa Maria dell' Itria
Sorta con molta probabilità nel sec. XIV, al centro dell'antico quartiere ebraico di "Cartellone", la chiesa chiesa dell'itria apparteneva all'Ordine dei Cavalieri di Malta e precisamente alla Commenda di Modica-Randazzo, fondata dai conti di Modica della famiglia Chiaramonte, come indica la presenza delle caratteristiche croci ottagone nel portone d'ingresso, nella cantoria dell'organo e nell'altare maggiore.
Era dedicata al Santo Vescovo Giuliano l'Ospedaliere, poichè aveva annesso un "hospitium" per l'accoglienza dei viandanti e degli ammalati. Tuttavia, poichè vi si venerava una immagine della Madonna dell'Itria (dal greco Odygitria che significa colei che indica il cammino), la cui devozione è molto diffusa in Sicilia, ben presto la chiesa fu ad essa intitolata.
Nella prima metà del XVIII secolo, l'antica chiesa fu ampliata e ricostruita in stile barocco diventando uno dei luoghi di culto più importanti del quartiere. La facciata, completata nel 1740, ha una impostazione al quanto classicista ed accademica. Nel primo ordine si aprono torre campanaria tre portali caratterizzati da cornici aggettanti e decorazioni in pietra calcarea intagliata a motivi floreali e a festoni. A fianco si innalza la torre campanaria coronata da una balaustra a pilastrini e sormontata dal tamburo ottagonale che termina con una cupoletta costolata.
Le pareti del tamburo ospitano otto riquadri in terracotta policroma datati 1754, con la raffigurazione di grandi vasi di fiori di gusto rococò. L'interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da due file di colonne in pietra calcarea con capitelli corinzii, che altare maggiore reggono otto archi a tutto sesto: sull'arco trionfale del presbiterio la data 1739 indica la conclusione dei lavori.
Particolarmente interessanti sono i cinque altari delle navate laterali ricchi di sculture ed intagli, realizzati tra il 1741 e il 1758 dagli scultori ragusani della famiglia Cultraro.
Quelli di San Giuliano e del Crocifisso, che sono i più antichi, si caratterizzano per un'esuberante decorazione scultorea con ghirlande di fiori e frutti che arricchiscono anche le belle colonne tortili mentre quelli dedicati a San Biagio e alla Sacra Famiglia risalenti al 1758, si distinguono per uno stile molto più raffinato ed originale, di ispirazione rococò.
Di dimensioni maggiori ma di impostazione più accademica risulta l'altare del presbiterio, il cui modello venne fornito agli scultori dal rettore della chiesa, il rev. Don Francesco Donzelli nel 1743 e in cui si trova inserita una grande tela raffigurante la Madonna dell'Idria.
All'inizio della navata destra si apre la cappella dell'Addolorata realizzata nel secolo XIX sull'area in cui sorgeva l'antica chiesa, di cui restano alcune cornici intagliate che ornano la porta d'ingresso ed un pilastro esagonale murato nella parete dell'adiacente sacrestia.
Sul pavimento della chiesa si trovano tre lastre tombali in pietra pece che indicano rispettivamente le sepolture del popolo, del clero e della famiglia Cosentini, che aveva lo jus patronato sull'altare del Crocifisso.
Chiesa di Santa Maria dei Miracoli
La chiesa di Santa Maria dei Miracoli, secondo la tradizione, venne edificata intorno alla metà del XVII secolo, chiesa s maria dei miracoli fuori dal recinto urbano della città, in seguito al rinvenimento di una immagine della Madonna col Bambino, forse appartenente ad un oratorio rupestre di culto greco, dell'epoca bizantina o, piu'pittura madonna col bambino probabilmente, tardo-medievale. 
La chiesa, costruita con tanto entusiasmo, rimase tuttavia incompleta, manca infatti, di un'adeguata copertura, forse prevista con una volta a padiglione, ed i prospetti mancano del secondo ordine. portale laterale Ciononostante l'edificio costituisce un "unicum" nel panorama architettonico barocco della città, al punto da far pensare che sia stata ideata da un colto progettista, venuto in contatto con gli ambienti del Barocco romano ed in particolare con la cerchia del Bernini. Particolare è infatti la pianta, ad ottagono allungato, e raffinati ed originali sono gli intagli delle tre porte d'ingresso da cui i "capimastri" locali trassero ispirazione per le facciate settecentesche delle vicine chiese delle Anime Sante del Purgatorio e di Santa Petronilla.
La chiesa venne chiusa al culto nel 1951 ed i pochi arredi trasferiti nella chiesa di S. Giorgio; tra questi un dipinto di stile orientale, raffigurante la Madonna col Bambino con ai lati un Santo vescovo ed un Santo monaco.
Si è creduto, nel passato, che il dipinto fosse l'antica immagine ritrovata nel secolo XVII o una copia dell'epoca, in realtà, ad una lettura piu' attenta si vede che i due angeli che tengono la corona sul capo della Vergine sono di fattura tardobarocca o addirittura ottocentesca ed il Santo monaco regge un cartiglio con l'iscrizione in caratteri cirillici, tipici dei paesi slavi. I due Santi potrebbero quindi essere individuati in Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi. Ignota rimane, invece, l'origine del dipinto e il motivo della sua presenza a Ragusa.
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