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Sclafani Bagni Alt. 813 m s.l.m. , la posizione del paese, nell'entroterra di Imera, in luogo naturalmente fortificato a controllo delle vie di penetrazione verso l'interno, rendono possibile ipotizzare un insediamento di tipo militare anche in epoca antica, ma ne manca qualsiasi prova archeologica.

L'etimologia del nome è stata anche riportata ad un ipotetico Aesculapiii Fanum (tempio di Esculapio), mentre il nome arabo fu ‘Isqlafinah o Sqlafiah.



La chiesa di Santa Maria Assunta è la chiesa madre di Sclafani Bagni.

In una prima fase la chiesa, situata a ridosso dell'area del castello, fu probabilmente fondata come chiesa palatina al servizio dei signori di Sclafani, con dimensioni notevolmente più ridotte di quelle odierne.
Oggi la chiesa presenta un impianto a tre navate, separate da arcate, ampio e profondo presbiterio ed una seconda porta d’ingresso mentre gli altari laterali, noti dalla documentazione, sono stati soppressi o ampiamente modificati. La torre campanaria, massiccia, serra il prospetto principale come una torre fortificata.
Vi si conserva un sarcofago romano con scene dionisiache, reimpiegato per la sepoltura dei conti di Sclafani e proveniente dal castello.
Agli inizi del Seicento la chiesa subì importanti modifiche, connesse ad un generale rinnovamento delle chiese madri di vari centri della diocesi di Cefalù: un documento 4 dicembre 1611 ci informa della commissione del rinnovamento della navata ad opera di Giovanni Antonio De Maria, di Polizzi.
Al suo interno si conserva un Ecce Homo, opera seicentesca di frate Umile Pintorno da Petralia.

la Chiesa di S. Filippo, una delle più antiche di Sclafani, e quella di S. Giacomo, impreziosita al suo interno da pregevoli stucchi di scuola serpottiana.
La chiesa inoltre conserva la piccola "vara" del Crocefisso, uno dei pochi esempi superstiti di questo apparato per le processioni, in genere destinato, a causa dell'uso, a venire spesso rinnovato. Nel corso del Cinquecento e del Seicento le "vare", che ospitavano statue o gruppi scultorei, avevano infatti sostituito i gonfaloni lignei che servivano da insegna alle numerose confraternite.
Questo esemplare di piccole dimensioni ("varetta") fu eseguito nel 1630 dall'intagliatore Giuseppe Farullo di Polizzi (e già restaurata nel 1650 da Vincenzo Lo Presti), per ospitare un gruppo con Il Crocifisso, la Madonna e San Giovanni Evangelista, probabilmente preesistente.

Chiesa Di San Giacomo (XVI secolo)

La Chiesa di San Giacomo - Vista esterna, prospetto principaleLa chiesa di San Giacomo è ubicata sotto la Piazza del paese, vicino alla chiesa di San Filippo. A tre navate, con cappelle e coro, malgrado si regga in un precario equilibrio, rimane la più bella chiesa di Sclafani Bagni per i suoi stucchi di scuola serpottiana e i suoi affreschi.

L'organo di Antonino La Valle in Sclafani Bagni

L'Organo a canne"Die VI aprilis XIII Inditionis 161ó Magister Antonius ( sic ) la Valli civis panhormi hic sclafani repertar m.n.c. coroni nobis spante se obligavit et obligat R.do Don Sebastiano La Chiana vicario et canonico sclafani m.n.c. presenti et stipulanti pro usu et commoditate et decoro venerabilis maioris ecclesie eiusdam terre ci lacere unum organum bene et diligenter tic magistrabiliter.. etc".

Nella gloriosa storia della Chiesa Madre di Sclafani Bagni entra dunque uno degli organari siciliani più illustri: Antonino La Valle. Questi, figlio del celebre Raffaele La Valle, fu uno dei più rinomati organari di Sicilia del XVII ed autore di un buon numero di organi fra cui quello in cornu evangelii della Cattedrale di Cefalù (1614), della Chiesa di Caltavuturo (1619) e della Chiesa Madre di Collesano (1626).

Il La Valle doveva essere fortemente desiderato dal Rev. Don Sebastiano La Chiana per accettare quest'ultimo un clausola di contratto estremamente rischiosa: " ... Processit ex parto che detto rev. Vicario a suo risico e lariana et a sai spiri si debiti far portare detto organo dalla detta città di Palermo in questa terra et non altrimenti... ". Il trasporto dell'organo da Palermo a Sclafani, quindi, fu a rischio e, pericolo del committente e, a quei tempi, i viaggi erano tutt'altro che sicuri. In più "...esso rev.do Vicario ci debbia dare gratis al detto mastro Antonino cavalcatura dalla detta città di Palermo in questa terra e da questa terra in detta città et domentre stana in questa terra per spedire detto organo bene assettarlo ci debbia pure dare vitto cui posata gratis et non aliter ... . Le richieste del La Valle sembrano da "prima donna" ma vennero comunque accettate. Ne venne fuori un organo straordinario: innanzitutto per la bellezza della cassa, per la purezza sonora e per l'equilibrio fonico tra strumento ed ambiente che lo ospita. Nell'atto si stabilisce che l'organo deve essere di dieci palmi (la canna più grande, cioè, deve corrispondere al moderno 8 piedi) con le canne di facciata di stagno e tutte le altre di piombo; la cassa deve essere conformata "cum archis, pilastri et pilagustis et coni tilaris et partir de lignamine" e con "la forma prout ad presens est organus venerabilis ecclesie santi Nicolai della causa de urbis panhormi". Il costo dello strumento è fissato nella notevole cifra di centoquindici onze con pagamento in tre rate. Il 6 maggio 1620, il pittore Antonio Salamone da Nicosia si impegna a decorare tutto l'organo ed a dipingere quattro figure in olio negli spor-telli della cassa: nella parte interna L’Annunciazione, all'esterno gli Apostoli Pietro e Paolo, "sopra li tastami la Imagini del profeta Re David".

Come diversi altri strumenti di Sicilia, l'organo di Antonino La Valle venne sottoposto a manutenzione straordinaria nel 1772 da Giacomo Andronico, uno dei massimi originari del suo tempo, particolarmente esperto degli strumenti del La Val¬le. I nomi di Giacomo Andronico e di Raffaele ed Antonino La Valle si incrociano spesso nella storia organaria siciliana: molti strumenti dei La Valle sono stati re¬staurati ed ampliati da Giacomo Andronico al punto che quest'ultimo può essere oggi considerato uno degli "interpreti" migliori dell'arte dei La Valle, esperienza poi con¬fluita negli organi costruiti di sana pianta dall'Andronico stesso. L'organo dell'An¬nunziata di Isnello è un altro esempio madonita della "staffetta" Antonino La Valle (1625)- Giacomo Andronico (1765).

Fa parte del Parco delle Madonie.

Informazioni e accoglienza turistica a Sclafani Bagni
  • Sclafani Bagni, informazioni turistiche, cosa vedere, siti di interesse, monumenti e molto altro nella pagina dedicata al Comune.
  • Pro Loco o ufficio di informazione turistica, la promozione turistica, culturale, ambientale e sociale del territorio.
  • Le Guide turistiche di Palermo possono organizzare un programma su misura delle vostre esigenze compatibile con i vostri tempi.
  • Potreste anche rivolgervi ad un Accompagnatore turistico per fornirvi assistenza durante il viaggio fornendo informazioni sui luoghi di interesse turistico e sulle zone di transito.

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