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Solarino turismo, guida turistica del Comune

Guida turistica Solarino

Il territorio comunale di Solarino si estende su una zona collinare denominata Val d'Anapo, estrema propaggine orientale dei Monti Iblei che degradano verso la Piana di Siracusa.

Il Patrimonio Architettonico

I siti d'interesse di Solarino sono senza dubbio quelli legati alla tradizione ed al culto del Patrono, i cosiddetti luoghi paolini, vale a dire:

il Pozzo di San Paolo, o Pozzo della chiesa (Puzzu â Cresia), consistente in un pozzo di acqua sorgiva profondo circa 8 metri e protetto da puteale rettangolare in muratura e conci di pietra calcarea, nel quale è impressa quella che, stando alle credenze popolari doveva essere l'"impronta del piede di San Paolo" che fece scaturire l'acqua dal suolo[2]. Accanto ad esso sono posti due blocchi di calcare incavati, al fine di contenere l'acqua per dissetare gli animali. Sempre secondo la tradizione, tale acqua sarebbe taumaturgica e che per miracolo di San Paolo non si sarebbe mai esaurita

la Grotta di San Paolo cavità naturale ipogeica, a pianta quasi circolare dal diametro di 15 metri circa e profonda circa 4 metri, all'interno della quale trovava una piccola sorgente d'acqua e dove, secondo la leggenda si riposò l'Apostolo delle Genti e furono ritrovati: la statua lignea del Santo che attualmente è custodita in chiesa madre, una scodella, un cucchiaio di legno ed un pentolino.

i resti della Chiesa di San Paolo costruzione paleocristiana con ingresso a Nord-Ovest situata vicino al Pozzo di San Paolo, della quale, dopo il crollo causato dal Terremoto del Val di Noto del 1693, sono rimasti soltanto il pavimento e la base dei muri settentrionali ed occidentali
si trovano a Cozzo Collura

Chiesa madre del paese intitolata proprio all'Apostolo
La chiesa ha una pianta a croce latina, è a tre navate - divise da quattro archi per lato, poggianti su pilastri - coperte da volte di gesso: a botte lunettata quella centrale ed a crociera quelle laterali.
Nella navata sinistra, si possono ammirare: il battistero con il marmoreo fonte battesimale; l'altare di San Francesco d'Assisi che custodisce una statua in legno del santo, opera ottocentesca dello scultore palermitano Rosario Bagnasco; l'altare dell'Immacolata con la statua lignea della Vergine, realizzata nel 1897 a Spadafora dallo statuario Michele Salerno; la statua di Maria Santissima Addolorata, realizzata nel 1961, posta in una nicchia, ed il quadro delle Anime del Purgatorio, realizzato nel 1858 dal pittore Andrea Mellina, che raffigura la Santissima Trinità e le Anime Purganti. La cappella in fondo alla navata contiene il sontuoso altare del patrono, finito di costruire nel maggio 1887, ove è custodita l'omonima statua lignea.
Nella navata di destra trovano collocazione: una lapide marmorea ed un monumento di ceramica - opera del calatino Luigi Angelico - eretto nel 1981 in occasione del cinquantenario della morte del missionario solarinese Padre Paolo Barbagallo, avvenuta in Birmania il 6 ottobre 1931; segue, l'altare di San Giuseppe costruito nel 1906 che accoglie la statua in cartapesta del santo; l'altare della Madonna del Carmine dove è esposto il simulacro in cartapesta e legno della Vergine con il Bambino, la statua di Santa Teresa d'Avila che arreda l'interno di una nicchia ed infine l'altare del Cristo alla Colonna contenente l'omonima statua del 1817[7] e che era già stato dedicato a San Francesco di Paola. In fondo alla navata, si trova la cappella del Santissimo Sacramento, affrescata nel 1933 dal floridiano Francesco Guardo con una tecnica mista su intonaco stagionato. Al suo interno è conservata la statua in legno del Sacro Cuore, anch'essa del 1933. Nella parte frontale che fa da sfondo alla statua del Cristo, sono rappresentati Dio Padre e lo Spirito Santo; mentre, nei quattro pennacchi delle volte a crociera, la Fede, la Speranza e la Carità e San Tarcisio confortato da Gesù. I quattro angoli dell'intradosso dell'arco che immette nella cappella sono, poi, decorati da finti stucchi rappresentanti fasci di spighe e grappoli d'uva.
Nella navata centrale, sul palco di cantoria, addossato alla controfacciata, è situato un grande organo a nove registri sonori e a cinquecentosessantanove canne, costruito nel 1921 dalla ditta Polizzi di Modica e recentemente restaurato nel 2001;[8] mentre, al terzo pilastro sinistro si trova il pulpito realizzato nel 1887. Infine, l'Arco Trionfale che si apre proprio al centro della navata denota un'estrema decisione di ampliamento adottata durante la costruzione della chiesa. Sull'altare maggiore in marmo, costruito nel 1938, che sostituì il precedente altare in legno danneggiato da un incendio, trionfa la "Conversione di San Paolo", una tela del 1808 dipinta dal pittore palazzolese Paolo Tanasi.
La volta, a differenza di quelle delle navate laterali, è riccamente affrescata con motivi floreali e con quattro grandi quadri raffiguranti scene della vita di San Paolo, risalenti all'inizio del XX secolo, restaurati nella seconda metà degli anni sessanta.
Particolare interesse rivestono le nove ninfe ovvero i lampadari interamente in cristalli smerigliati con decorazioni in rame sbalzato e dorato, che adornano la navata centrale e gli archi che immettono da questa alle navate laterali. Quando ancora a Solarino non c'era l'energia elettrica le ninfe funzionavano a candele che furono sostituite dalle lampadine a energia elettrica la sera dell'8 dicembre 1922, giorno in cui fu inaugurata l'illuminazione pubblica.
Altrettanto ricca d'arte è la sagrestia con il gruppo ligneo che rappresenta l'Annunziata e l'Arcangelo Gabriele, realizzato nel 1986 ad Ortisei dallo scultore Giuseppe Stuflesser, con il contributo dei solarinesi residenti negli Stati Uniti d'America, in sostituzione del precedente manufatto in gesso risalente agli anni venti.

Il simulacro di San Paolo - di periodo incerto - è in legno di pero selvatico e secondo la leggenda tramandataci dall'antropologo Giuseppe Pitrè, era opera di un pastore e venne ritrovata nella Grotta di San Paolo a Cozzo Collura insieme ad una scodella, un cucchiaio di legno ed un pentolino. La sua particolarità, che ne fa un unico nel suo genere, è legata alla rappresentazione dell'apostolo, dal momento che si discosta totalmente dall'iconografia classica. La statua, infatti, raffigura sia "Saulo", dal momento che ha indosso la lorica, tipica corazza dei soldati romani, lo sguardo al cielo e la mano sinistra al petto, con evidente richiamo alla folgorazione sulla via di Damasco, sia "Paolo", con la rappresentazione, nella mano destra, della spada con la vipera attorcigliata, chiaro riferimento al prodigio effettuato dal Santo a Malta e descritto negli Atti degli Apostoli.

La Grotta del Ventaglio è una grotta carsica ricca di stalattiti e stalagmiti formatasi nel corso di circa due milioni di anni, che si estende nel sottosuolo di Solarino.
Il nome è dovuto dalla presenza di una stalattite a forma di ventaglio molto grande, sottile e trasparente, posta quasi al centro della stessa cavità. La sua scoperta è avvenuta per caso il 27 ottobre 1987 durante i lavori di scavo per la posa di tubi della fognatura, nel centro abitato, in Via Dante, all'altezza del numero civico 20.
Essa è caratterizzata da una sala di circa m 30 x 12, ove sono presenti, oltre al ventaglio, stalattiti di dimensioni superiori ai 2 metri di colore bianco, rosa e rossastro e falde di alabastro, la cui apertura può raggiungere i 50 metri; dietro alla sala, poi, si trova un laghetto non molto esteso ed una rete di cunicoli.

Solarino informazioni turistiche sul patrimonio architettonico
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