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Guida turistica del Comune di Villafranca tirrena

Villafranca  è una piccola cittadina affacciata sul mar Tirreno

Il Patrimonio Architettonico di Villafranca Tirrena

CHIESA di Sant'Antonio Particolare CHIESA dalle dimensioni ridottissime molto frequentata dagli abitanti della zona “Castelluccio” e dalla quale parte e arriva la processione più importante e seguita del paese: la processione di Sant’Antonio. Di stile rustico, presenta una vetrata di notevole fattura.

CHIESA Madonna dei Cerei Comunemente detta “della Candelora”, la CHIESA “Madonna dei Cerei” è un tipico esempio di arte normanna, legato all’ordine dei monaci Basiliani di stanza a Gesso. Interessanti sono al suo interno il paliotto a tarsie marmoree policrome posto sull’Altare maggiore e la tela di Andrea Bruno raffigurante “la Madonna con le anime del purgatorio risalente al 1658”.

CHIESA San Gregorio Magno Il nuovo edificio parrocchiale è ubicato sul sito della CHIESA baracca, donata dal Papa Pio X dopo il sisma del 1908, concesso dai Baroni Marullo Arau di Condojanni. Venne ultimato nel 1932 come attesta l’iscrizione sul portale d’ingresso; Vescovo del tempo era mons. Angelo Pajno che si adoperò tanto per la riedificazione di Messina e delle sue chiese, e il cui stemma trovasi nel timpano della facciata.

CHIESA Santa Margherita d'Antiochia Dedicata alla Patrona di Calvaruso, la CHIESA è stata costruita nel 1617 dai Principi Moncada. fonte battesimale in marmo rosso (sec XVII); acquasantiera in marmo (sec XVII); pulpito in legno intagliato (sec XVII); paliotto in marmo con l’immagine della Madonna del Rosario posto sull’altare absidale destro; paliotto in marmo con l’immagine del sacramento posto sull’altare absidale sinistro; tavola raffigurante S. Lucia, affreschi della tribuna datati 1761 raffiguranti “Incoronazione della Vergine e Gloria della CHIESA” e “Storia di San Margherita”. Presso l'altare maggiore vi è una moderna e bellissima statua in legno di Santa Margherita, scolpita nel 1871 dall'artista messinese Michele Cangeri.

CHIESA “San Nicolo’ di Bari la CHIESA San Nicolò di Bari venne distrutta dal terremoto del 1908 e riedificata intorno al 1930. Al suo interno l’edificio sacro conserva opere risalenti a diversi periodi storici: la statua raffigurante “Madonna col Bambino”, realizzata in marmo da artista ignoto nel XVIII secolo; la statua “San Nicolo’ di Bari” del XVIII secolo, restaurata nel 1937 dallo scultore di Messina Mollica; un Altare del 1767 in marmi policromi; l’“Altare della Sacra Famiglia” datato 1865; un’Acquasantiera marmorea del XVII secolo; una lapide marmorea dedicata dal Conte Pettini alla moglie, morta nel 1844 all’età di 26 anni, sulla quale è possibile leggere la poesia di Felice Bisazza ad essa dedicata; una Croce dipinta in legno della prima metà del XVI secolo proveniente dal distrutto convento dei minori osservanti dedicato a S. Maria Annunziata, è attribuita a Mariano Riccio.

Il Santuario 'Ecce Homo' La nobile principessa Donna Eleonora Moncada, fece erigere sul poggio di S. Giovanni, sito di fronte al piccolo centro, una CHIESA con annesso convento da affidare alla custodia dei Francescani Minori Riformati. Inizialmente dedicato alla Vergine Immacolata, l’edificio venne definitivamente consacrato al culto dell’Ecce Homo dopo la realizzazione, nel 1634, della statua lignea raffigurante il Cristo, Frate Umile da Petralia. La leggenda vuole che il volto della scultura sia stato realizzato dagli angeli, non essendo stato capace, Frate Umile, di ultimare la statua nel laboratorio del castello Moncada.

Castello Bauso, le dimensioni e la fattura del palazzo dimostrano che l’edificio era solo una residenza secondaria dei Cottone, i quali vi sostavano per curare i loro interessi sul territorio, mentre la fortificazione vera serviva anche ai cittadini del borgo come rifugio nel caso di attacchi da parte di corsari barbareschi, a quell’epoca frequenti in tutta l’isola
Famosa ormai la storia della famiglia Bruno: il castello di Bauso e il feudo annesso appartennero alla famiglia Cottone, che gli aveva violentato la moglie. Egli si ribellò ai signori di Bauso, ferendo uno di loro. Catturato e giustiziato, il suo teschio fu chiuso in una gabbia di ferro e appeso alle mura del castello per lungo tempo. Successivamente il figlio Pasquale Bruno, provò a vendicare il padre ma la sua giovane esistenza, ricca di gesta memorabili, ebbe fine sul patibolo di Piazza Marina a Palermo in una calda mattina del 1801. Durante un suo soggiorno a Parigi, il musicista Vincenzo Bellini narrò all'amico Alessandro Dumas, le imprese di questo personaggio, difensore dei deboli e degli oppressi, che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Lo scrittore francese spinto dalla curiosità, qualche tempo dopo, trovandosi in Sicilia, si recò a Bauso, dove soggiornò e trasse ispirazione per scrivere il romanzo Pasquale Bruno.


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