Abiti colorati e corteo nunziale: le nozze in Sicilia
Pubblicato in Cultura e Società · Giovedì 23 Ott 2025 · 3:45
Tags: Sicilia, nozze, matrimonio, tradizioni, abiti, colorati, corteo, nunziale, calendario, romano, cultura, eventi, mesi, fortunati
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Abiti colorati, tavolo dei regali e corteo nunziale: le nozze in Sicilia
L’unione non poteva celebrarsi nè nel mese di maggio nè né ad agosto: in questi mesi, infatti, il calendario romano commemorava i defunti e dunque non era di buon auspicio per gli sposi. I proverbi avvertivano: “La spusa majulina nun si godi la cuttunina” e “La spusa agustina si la porta la lavina” ,la sposa di maggio/agosto non gode del letto nuziale o se la porta via la slavina, cioè muore presto.
I mesi preferiti erano Aprile, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre.
Anche alcuni giorni della settimana erano proscritti: Martedì e Venerdì erano considerati giorni fatali, come recita il proverbio “Né di Vènneri, ne di Marti, nun si spusa, né si parti“. La Domenica era, invece, il giorno favorito, specialmente nei piccoli paesi, anche se di solito cadeva di mercoledì, giorno sacro a San Giuseppe. Mai di lunedì, che era un giorno dedicato alle anime purganti.
I genitori della giovane acquistavano il corredo, a vagghiata de li robbi, bomboniere, salotto ed abito da sposa. Poi lo sposo faceva una stima del prezzo: se questo era in linea con le aspettative allora il matrimonio sarebbe avvenuto. Insomma all’epoca, il matrimonio centrava poco con i sentimenti e fin troppo con i soldi.
L’abito della sposa, una volta acquistato, non poteva “vivere” con lei, bensì affidato ad una parente che lo avrebbe custodito. Dimenticate il bianco candido: in Sicilia l’abito era colorato, il bianco si affermò nell'Ottocento con la Regina Vittoria. In Sicilia, l'abito era colorato.
A Terrasini, le giovani donne si sposavano in azzurro mentre a Siracusa si aggiungeva all’abito azzurro una collana di corallo rosso con un crocifisso d’oro giallo. A Milazzo, invece, l’abito da sposa era più raffinato: aveva lunghe maniche azzurre ed un’ampia gonna decorata con nastri, collane e perle.
La diffusione dell'abito da sposa bianco in Sicilia, così come nel resto d'Italia e d'Europa, è legata a un fenomeno di moda e tradizione relativamente recente, che ha soppiantato gli abiti da sposa colorati (spesso blu, rosso o nero) che erano tipici della cultura popolare.
Il momento chiave per la diffusione del bianco è stato il matrimonio della Regina Vittoria del Regno Unito con Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, avvenuto nel 1840. La Regina Vittoria scelse un abito di satin bianco, rompendo con la tradizione dei vestiti reali colorati o d'argento.
Questa scelta, ampiamente documentata e diffusa dalle nascenti riviste e dalla fotografia, divenne rapidamente un simbolo di eleganza, lusso e, successivamente, di purezza e castità.
In Sicilia, l'adozione di questa moda fu un processo graduale:
Inizialmente (metà '800): Il bianco fu adottato prima e più velocemente dalle classi sociali più abbienti e dall'aristocrazia, che erano più esposte alle mode europee e potevano permettersi un vestito costoso e difficile da mantenere pulito. Alcune fonti suggeriscono che, nell'Ottocento, il bianco fosse usato solo in determinate città o contesti molto ricchi in Sicilia.
Fine '800 e Primo '900: La tradizione si diffuse più ampiamente. Tuttavia, nelle aree rurali e tra le classi meno agiate, l'uso di abiti colorati, come l'azzurro, il bordeaux, o semplicemente l'abito della festa migliore, persistette ancora a lungo, talvolta fino a ben oltre la prima metà del Novecento, per motivi di praticità ed economia.
Nel dopoguerra e soprattutto a partire dagli anni '50 del XX secolo, che l'abito da sposa bianco in tutte le sue sfumature (avorio, crema, ecc.) si è consolidato universalmente in Sicilia come la norma per il matrimonio, grazie anche alla crescente influenza dei media e del cinema.
In sintesi, l'abito da sposa è diventato un'usanza diffusa in Sicilia a partire dalla seconda metà del XIX secolo (per le classi agiate) e si è consolidato come tradizione popolare nel corso del XX secolo.
Una volta arrivato il giorno delle nozze, la ragazza stretta al padre veniva accompagnata da un corteo di parenti fino alla Chiesa dove lo sposo l’avrebbe raggiunta al centro della navata. Qui si sarebbero incontrate le famiglie e insieme sarebbero arrivati all’altare.
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