Alan Lomax e la scoperta sonora della Sicilia
Pubblicato in Cultura e Società · Giovedì 08 Gen 2026 · 6:30
Tags: Alan, Lomax, Sicilia, tradizioni, musicali, etnomusicologia, folklore, World, Library, of, Folk, and, Primitive, Music, Columbia, Records, anni, '50, registrazione, sonora, musica, popolare
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Aprile 1954, un pullmino Volkswagen malandato, carico di apparecchiature all’avanguardia per la registrazione del suono, attraversa l’Italia da nord a sud. Alla guida c’è un uomo, che parla un curioso “itagnolo”, una sorta di spagnolo ed italiano: è Alan Lomax.
Lo scopo del viaggio è ambizioso: documentare le tradizioni musicali popolari italiane per la collana World Library of Folk and Primitive Music, pubblicata dalla Columbia Records, uno dei più importanti progetti etnomusicologici del Novecento.
All’epoca Lomax, un quarantenne, è già una figura di primo piano negli Stati Uniti. Insieme al padre John, pioniere degli studi sul folklore americano, aveva percorso le strade del Sud degli USA registrando canti di lavoro, blues, ballate e spirituals, contribuendo a far conoscere artisti leggendari come Lead Belly e Woody Guthrie.
Spinto da una visione profondamente umanistica e progressista, Lomax considerava il folklore non come una curiosità del passato, ma come una chiave per comprendere l’identità e la dignità dei popoli.
Un americano in Italia
Dopo ricerche in Europa, Lomax arriva in Italia. A Roma incontra Giorgio Nataletti, direttore del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare dell’Accademia di Santa Cecilia, e ottiene l’appoggio necessario per avviare una grande campagna di registrazioni sul campo.
Gli viene affiancato Diego Carpitella, giovane ma già autorevole etnomusicologo. Insieme percorrono il Paese seguendo l’istinto più che gli itinerari ufficiali, non devono ricalcare il Grand Tour, non sono alla ricerca di monumenti, ma delle persone, fermandosi nei villaggi, parlando con contadini, pescatori, minatori e cantastorie.
La Sicilia è la prima regione esplorata, il diario siciliano di Lomax è una enciclopedia del viaggio.
Tre settimane in Sicilia
Il viaggio siciliano inizia il 2 luglio 1954 da Sciacca, con la registrazione dei canti di tonnara (cialome). Seguono Trapani, con i canti dei salinai, e poi l’entroterra: Madonie, Enna, Caltanissetta, Sommatino, tra zolfare e canti di lavoro durissimi, specchio di una vita segnata dalla fatica.
Lomax rimane profondamente colpito dalla Sicilia:
«Uno shock potente: un paesaggio aspro, uomini duri, una bellezza selvaggia.»
Sull’Etna registra suonate di ciaramedda, stornelli improvvisati e canti contadini; sulla costa ionica incontra Orazio Strano, uno dei più grandi cantastorie siciliani del Novecento. A Modica, Avola, Mirto e nelle Madonie documenta tarantelle, ninne nanne, canti religiosi, balli tradizionali e lamenti rituali.
A Palermo ascolta il cuntastorie Roberto Genovese, che narra le gesta dei paladini di Francia davanti a un pubblico popolare, mantenendo viva una tradizione secolare.
Il 23 luglio Lomax lascia l’isola attraversando lo Stretto di Messina. La Sicilia resta alle spalle, ma le sue voci sono ormai fissate per sempre.
L’eredità di Alan Lomax
Le registrazioni siciliane di Lomax costituiscono oggi un patrimonio culturale di valore inestimabile. Canti di lavoro, d’amore, di fede e di protesta raccontano una Sicilia arcaica e vitale, profondamente legata ai ritmi della natura e della comunità.
Grazie a quel viaggio, suoni e tradizioni che rischiavano di scomparire sono salvi, permettendoci di ascoltare il passato e comprendere meglio il presente.
Scoprire la Sicilia attraverso le registrazioni di Alan Lomax significa intraprendere un viaggio nella memoria profonda dell’isola, tra fatica, dignità e bellezza senza tempo.
Il passaggio di Alan Lomax in Sicilia non fu solo una spedizione scientifica, ma un vero e proprio salvataggio culturale.
Mentre l’Italia si avviava verso il “boom economico” e l’omologazione culturale, Lomax ebbe l’intuizione di catturare un mondo che stava per mutare per sempre.
Perché il lavoro di Lomax in Sicilia fu rivoluzionario?
Per comprendere appieno l’importanza del testo, è utile evidenziare alcuni punti chiave dell’impatto di Lomax sull’isola:
La “Cantalmagia”: Lomax non cercava la perfezione tecnica, ma la verità emotiva. Definiva la musica popolare siciliana come un’espressione di “tristezza e orgoglio”, notando come i canti dei minatori di zolfo avessero una tensione drammatica simile al blues del Delta del Mississippi.
La collaborazione con Carpitella: il sodalizio con Diego Carpitella permise di unire la tecnologia e l’orecchio “globale” americano con la conoscenza profonda del territorio italiano, fondando di fatto l’etnomusicologia moderna in Italia.
La dignità degli ultimi: in un’epoca in cui la cultura contadina era spesso vista come qualcosa di cui vergognarsi o da superare, Lomax trattò i pescatori di Sciacca e i contadini dell’entroterra come veri e propri artisti di livello mondiale.
Per approfondire: il cantastorie e la tonnara
Il testo cita Orazio Strano e le cialome. È interessante notare che:
Orazio Strano era cieco e rappresentava l’anima errante della Sicilia; le sue ballate su fatti di cronaca e leggende erano quello che potevamo definire pria di internet i telegiornali delle piazze.
Le cialome (i canti della tonnara) sono tra le registrazioni più potenti: il ritmo del canto serviva letteralmente a coordinare lo sforzo fisico brutale dei tonnaroti durante la mattanza, lavoro durissimo che potremmo trovare anche nelle fotografie di Sebastiao Salgado che ha documentato alcuni dei lavori manuali più duri ed estenuanti del mondo moderno.
Un’eredità viva
Oggi molte di queste registrazioni sono conservate presso l’Association for Cultural Equity, fondata da Lomax stesso e sono accessibili online, permettendo a chiunque di riascoltare la voce dei propri nonni o bisnonni.
Il viaggio di Alan Lomax in Sicilia nel 1954 produsse circa 160 audio registrazioni in 18 diverse località. Grazie al suo registratore a nastro Magnecord, tecnologia d’avanguardia per l’epoca e alla sua Leica, riuscì a catturare non solo la musica, ma l’anima di una società che stava per scomparire.
Le sessioni di registrazione più iconiche:
Le zolfare di Sommatino e Caltanissetta
Lomax definì i canti dei minatori di zolfo (surfarara) come il “blues della Sicilia”. Le registrazioni rivelano:
Voci “sporche” e tese: una vocalità forzata, quasi un grido, che rifletteva la pressione fisica e psicologica del lavoro a centinaia di metri sottoterra.
Temi di protesta e rassegnazione: i testi parlano di incidenti, di “padroni pescecani” e della polvere che divorava i polmoni. Lomax registrò brani come Surfarara, eseguiti da Marco Croce e Giuseppe Infuso.
Le cialome della tonnara (Sciacca)
Il 2 luglio 1954 Lomax salì su una barca a Sciacca. Fu la prima volta che questi canti venivano registrati in situ.
Funzione ritmica: le cialome non erano semplici canzoni, ma strumenti di lavoro.
L’aneddoto del “teatro”: poiché non c’erano tonni quel giorno, i pescatori simularono la “mattanza” battendo i piedi nudi sul legno per creare il suono convulso dei pesci, permettendo a Lomax di ottenere una registrazione realistica.
I canti delle saline di Trapani
A Trapani Lomax registrò i canti dei salinai, descrivendoli come un “lamento di selvaggia malinconia”.
Origini antiche: individuò influenze nordafricane e arabe nella struttura melodica, ipotizzando una sopravvivenza quasi intatta dai tempi della dominazione musulmana.
Il cunto e i cantastorie
A Palermo e nel resto dell’isola Lomax documentò la parola narrata:
Roberto Genovese: registrò un lungo estratto de I Reali di Francia, con l’uso di una spada di legno per scandire il ritmo delle battaglie.
Orazio Strano: a Riposto registrò La storia di Cìcciu Ulivieri, simbolo della funzione sociale del cantastorie.
Il lavoro di Lomax è oggi un ponte verso una Sicilia “arcaica e vitale”, un archivio in cui i suoni non sono solo note, ma documenti di resistenza umana.
Palermo. Sicilia 1954. Il viaggio musicale di Lomax e Carpitella
Questo video documenta una mostra dedicata al viaggio siciliano del 1954, mostrando le fotografie scattate da Lomax e spiegando l’importanza del suo metodo di ricerca sul campo.
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