Dalle lastre di vetro al digitale, i fotoreporter
Pubblicato in Arte contemporanea · Mercoledì 21 Gen 2026 · 7:45
Tags: turisti, fotoreporter, Sicilia, storia, fotografia, archivio, visivo, Novecento, bellezza, cultura, viaggio
Tags: turisti, fotoreporter, Sicilia, storia, fotografia, archivio, visivo, Novecento, bellezza, cultura, viaggio
Dalle lastre di vetro al digitale
Viaggio nella Sicilia dei fotoreporter
Entrare in Sicilia significa anche entrare in un immenso archivio visivo.
Prima delle cartoline patinate, prima dei selfie e dei droni, l’isola è stata raccontata da uomini e donne che camminavano per le strade con una macchina fotografica al collo, spesso rischiando la vita. Erano i fotoreporter: testimoni silenziosi di un Novecento siciliano fatto di bellezza e miseria, sangue e festa, immobilità e trasformazione.
Molte di quelle immagini oggi le riconosciamo all’istante. Ci sembrano familiari, quasi inevitabili.
Eppure non ricordiamo chi le abbia scattate. È da questa sensazione, da quella di aver già visto tutto, senza ricordare i nomi, che nasce il racconto della mostra Sulla strada. Fotoreporter di Sicilia, una mostra ospitata a Palermo presso la sede del Sindacato Unitario dei Giornalisti di Sicilia, e con essa un viaggio nella storia recente dell’isola. https://www.assostampasicilia.it/
Per decenni la Sicilia è stata fotografata a piedi, in bicicletta, in auto, chilometro dopo chilometro.
Dai vicoli di Palermo alle campagne dell’entroterra, dai porti di Lampedusa ai tribunali durante i maxiprocessi di mafia.
I fotoreporter lavoravano con attrezzature pesanti, rullini limitati, tempi lunghi.
Prima del digitale e del colore c’erano le lastre di vetro, poi la pellicola, lo sviluppo in camera oscura, l’attesa.
Ogni scatto aveva un costo. Ogni fotografia era una scelta.
Citiamo: Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna, Tony Gentile, Gigi Petyx, Franco Lannino, Michele Naccari, nomi che hanno costruito, consapevolmente, l’immaginario stesso della Sicilia contemporanea. Non solo mafia e cronaca nera, ma anche bambini che giocano per strada, feste religiose, mercati storici come Ballarò e la Vucciria, il mare come confine e apertura sul mondo, hanno fatto si che non si chiudesse una finestra, ma si aprisse una porta.
Fotografia e mafia: raccontare l’indicibile
Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, fotografare in Sicilia significava spesso documentare una guerra non dichiarata.
Delitti di mafia, stragi, funerali, madri in lacrime: immagini durissime che oggi troviamo nei libri di storia e che allora arrivavano sui giornali il giorno dopo.
Quelle fotografie non erano simboli, erano cronaca viva.
Celeberrima è l’immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che sorridono e si parlano, scattata da Tony Gentile nel 1992 a Palermo.
Un momento umano diventato nel tempo un’icona civile, oggi visibile in scuole, murales e spazi pubblici, in dialogo con i luoghi della memoria come il Museo Falcone-Borsellino, l’Albero Falcone in via Notarbartolo e il Giardino della Memoria di Capaci. https://www.museodelpresente.it/
Poi è arrivato il digitale. Internet. I social network.
La fotografia si è diffusa, moltiplicata, resa accessibile a tutti. Ma questa democratizzazione ha avuto un effetto collaterale: il fotoreporter come mestiere è quasi scomparso e la qualità delle fotografie e scaduta drasticamente.
Le redazioni hanno smesso di pagare le immagini. Il valore del rischio, dell’esperienza e della presenza sul campo si è assottigliato fino quasi a sparire. Molti fotografi siciliani si sono ritirati, altri hanno cambiato vita.
Restano archivi enormi, spesso poco conosciuti, che oggi rappresentano una ricchezza culturale incalcolabile.
Oggi scattiamo migliaia di fotografie senza pensarci.
I fotoreporter del Novecento siciliano, invece, scattavano sapendo che forse quell’immagine sarebbe rimasta, avevi 24 o 36 pose, sempre che la fotografia scattata non era troppo importante e bruciavi gli scatti rimanenti.
Viaggiare in Sicilia significa anche questo: camminare sulle stesse strade, guardare gli stessi volti, sapendo che qualcuno, prima di noi, li ha fissati per sempre. Il digitale ha cambiato tutto, ma ha lasciato un’eredità preziosa: uno sguardo che ancora oggi ci insegna come vedere davvero l’isola.
Raccontare la Sicilia attraverso le immagini significa anche dare un nome a chi quelle immagini le ha rese possibili.
Alcuni fotografi non hanno solo documentato l’isola, ne hanno costruito l’immaginario visivo.
Letizia Battaglia (1935–2022), la passione e il sangue
Non si può parlare di Sicilia senza parlare di Letizia Battaglia. Prima donna europea a ricevere il Premio Eugene Smith, ha fotografato Palermo senza mai arretrare.
Il suo bianco e nero è crudo, diretto, privo di concessioni estetiche al dolore. Ha documentato gli anni più violenti della città, arrivando spesso sulle scene del crimine prima della polizia. Ma la sua grandezza sta anche nell’aver fotografato i vivi: le bambine del quartiere Cala, le donne che resistevano, la nobiltà decadente. Il suo archivio è un diario intimo di una città in guerra con se stessa.
Ferdinando Scianna (1943), il filosofo dell’immagine
Nato a Bagheria e “scoperto” da Leonardo Sciascia, è stato il primo italiano a entrare nell’agenzia Magnum Photos.
Per Scianna la fotografia è una forma di scrittura. Il suo lavoro sulle feste religiose in Sicilia (1965) è una pietra miliare dell’antropologia visiva. Ha rivoluzionato anche la fotografia di moda, portando la modella Marpessa tra i vicoli siciliani e mescolando eleganza e realismo quotidiano.
Tony Gentile (1964) l’istante che si fa Storia
Ha raccontato decenni di cronaca, ma il suo nome è legato per sempre a un solo fotogramma: Falcone e Borsellino che sorridono insieme.
Quello scatto ha superato il valore documentario per diventare un’icona laica, un simbolo di speranza e memoria civile, riprodotto su murales, bandiere e spazi pubblici.
Altri maestri dello sguardo, Enzo Sellerio (1924–2012)
L’ironia e l’eleganza
Editore e fotografo, ha raccontato una Sicilia diversa da quella dei delitti: giochi di bambini, geometrie urbane, sguardi ironici. Un occhio colto e discreto, influenzato dal neorealismo e attraversato da un sottile umorismo.
Giuseppe Leone (1936–2024) il cantore del paesaggio ibleo
Mentre Palermo viveva gli anni più duri, Leone raccontava Ragusa, Modica e Noto. Barocco, campagna, civiltà contadina. Le sue fotografie, spesso in dialogo con scrittori come Sciascia e Bufalino, sono fondamentali per capire la Sicilia sud-orientale.
Nicola Scafidi (1925–2004), il cronista delle lastre
Ponte tra l’epoca delle lastre di vetro e quella del rullino, ha fotografato il bandito Giuliano, lo sbarco degli Alleati e la ricostruzione post-bellica. Il suo archivio è una chiave essenziale per leggere la Sicilia di metà Novecento.
Dalla lastra al sensore
Il cambiamento tecnologico non è stato solo un cambio di strumenti, ma di mentalità:
Lastre di vetro: lentezza, precisione assoluta, ogni foto come evento.
Pellicola: nasce lo scatto rubato, il fotogiornalismo d’assalto.
Digitale: velocità estrema, ma anche saturazione e immagini sempre più effimere.
Chi vuole un itinerario fotografico per viaggiare in Sicilia
Chi vuole scoprire l’isola seguendo le tracce di questi sguardi può partire da tre tappe fondamentali:
Palermo
Centro Internazionale di Fotografia alla Zisa, Archivio Scafidi, luoghi della memoria civile.
https://www.facebook.com/p/Centro-Internazionale-di-fotografia-100064690416438/ https://www.giustoscafidi.it/
Bagheria
Museo Guttuso e mostre dedicate a Scianna, tra ville settecentesche e luce mediterranea. https://www.museoguttuso.com/
Ragusa
Fondazione Giuseppe Leone: il barocco e il paesaggio trasformati in racconto visivo. https://www.facebook.com/p/Giuseppe-Leone-100054257870483/
A queste si aggiungono Catania (Castello Ursino), Gangi sulle Madonie e Lampedusa, dove la fotografia diventa racconto del Mediterraneo contemporaneo.
Consiglio di viaggio
Affianca sempre ai luoghi iconici una mostra fotografica.
Le immagini aiutano a vedere ciò che non è più visibile, o che rischia di passare inosservato.
Fotografare significa creare immagini capaci di mostrare per fissare, nello spazio della superficie della stampa, una realtà.
La Sicilia dei fotoreporter non è solo da guardare:
è da attraversare, passo dopo passo, come hanno fatto loro.
Anche giovani fotografi, come Fulvio Roiter, hanno iniziato la loro carriera pedalando per l’isola e inviando le prime immagini a case editrici internazionali, confermando il ruolo della Sicilia come laboratorio e fonte d’ispirazione per la fotografia. L’amata Venezia in bianco e nero, la Sicilia in bicicletta, l’Italia a colori. La prima retrospettiva del fotografo che scriveva versi con la Rolleiflex
«Spedii la bicicletta a Palermo, bagaglio amano. La recuperai alla Stazione centrale. Ho pedalato per duemila chilometri, in giro per l’isola, ho fotografato tutto quello che mi sembrava fotografabile. Tornato, ho mandato una scelta di scatti a La Guilde du livre, la casa editrice di Losanna, il tempio sacro dell’immagine. L’ho accompagnata con una lettera, piena di scuse, di pudori, sa le lettere che si scrivono quando si è agli inizi, credi di valere qualcosa, ma non hai la controprova, non c’è nessuno che crede in te. Per un paio di settimane feci la posta all’ufficio postale: “Toni, c’è niente per me? Niente Fulvio”. Poi un bel giorno, la risposta. Ricordo ancora l’inizio a memoria: “Monsieur, vous etes trop modeste”. Da allora non mi sono più fermato». Era nato il suo primo reportage. In Sicilia. Fulvio roiter
Amche Robert Capa fu in Sicilia, durante la Seconda Guerra Mondiale per documentare la Campagna di Sicilia (Operazione Husky), cioè lo sbarco e la successiva avanzata degli Alleati sull’isola nell’estate del 1943.
A Troina (Enna), in Sicilia, esiste un Museo della Fotografia dedicato a Robert Capa dove sono esposte 62 stampe originali tratte dai negativi che Capa fece sull’isola. La mostra permanente si chiama “Fragments of War in Sicily” https://robertcapatroina.it/
Fonti di questo articolo:
- Fotografi e fotografia siciliana: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?fotografi-e-fotografia-siciliani
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