Dallo Spritz al Bitter siciliano all’amaro con Ulibbo
Pubblicato in Street Food, Vino, Birra, Dolci · Sabato 24 Mag 2025 · 4:15
Tags: Spritz, Bitter, siciliano, amaro, Ulibbo, cocktail, aperitivo, storia, erboristeria, spezieri, rimedi, medicinali
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Dallo Spritz al Bitter siciliano: la rinascita dell’amaro con Ulibbo
Lo Spritz è il celebre cocktail-aperitivo dal caratteristico colore rosso, ormai parte integrante delle nostre abitudini. Ma quanti conoscono lo Spritz Ulibbo, nuovo prodotto premiato nel 2023 al World Liqueur Awards?
Pochi conoscono la storia e l’evoluzione del bitter, l’ingrediente chiave del cocktail, che affonda le sue radici in un passato fatto di erboristeria, spezieri e antichi rimedi medicinali.
La classica ricetta dello Spritz prevede il bitter Campari, miscelato con prosecco e una spruzzata di seltz. Un mix che tutti conoscono. Il nome "Spritz" risale al periodo della dominazione asburgica in Veneto. Gli occupanti austriaci, non abituati al grado alcolico dei vini locali, chiedevano che il calice venisse “spruzzato” (spritzen in tedesco) con acqua. Con l’introduzione dei sifoni d’acqua all'inizio del Novecento, questo “spruzzo” divenne frizzante.
Il Campari, nasconde un mondo antico, è un bitter, termine inglese che significa “amaro”, le cui origini e la diffusione affondano in un uso inizialmente farmaceutico: si trattava di estratti alcolici ottenuti tramite la macerazione o infusione di radici, cortecce, spezie, semi, erbe e frutta. Questi elisir erano usati per favorire la digestione, combattere infezioni o lenire l’ansia. Venivano venduti in piccole bottigliette, da diluire in acqua secondo le indicazioni dello speziale.
Gli ingredienti variavano, ma tra i più comuni c’erano genziana, achillea, chinino, assenzio e arancio amaro. In questo contesto si inseriscono i Florio, spezieri e aromatari siciliani, che grazie alla disponibilità di erbe e spezie provenienti da tutto il mondo, iniziarono a creare amari per uso quotidiano. Da qui l’idea di un bitter adatto a ogni evenienza.
La fortuna dei Florio nacque anche grazie al commercio di spezie e alla fondazione, circa due secoli fa, delle Cantine Florio da parte di Vincenzo Florio Senior, marito di Giulia Florio. Oltre al vino, producevano il celebre Marsala (sia dolce che secco) e diversi liquori.
La famiglia iniziò a commerciare il chinino a Palermo già nel 1800. Questo principio attivo, usato per curare la malaria, divenne simbolo della famiglia: un leone che beve accanto a un albero di chinino, immagine che comparve anche sulle confezioni di tonno, altro prodotto chiave del successo imprenditoriale Florio nel XIX secolo.
Gaspare Campari, intanto, sperimentava vari liquori, fino a creare l’amaro che porta il suo nome. Una delle novità era il consumo prima dei pasti, come aperitivo, anziché come digestivo.
In questo contesto si sviluppa una leggenda: Vincenzo Florio Jr, fratello di Ignazio e marito di Lucie Henry (quindi cognato della celebre Franca Florio), fu un innovatore e appassionato di automobilismo. Ideò la Targa Florio e, durante le competizioni, divenne amico di Giuseppe Campari, pilota e parente dell’inventore del famoso bitter.
Spinto dalla creatività, Vincenzo Jr creò un liquore-bitter chiamato VLF (dalle iniziali sue e della moglie), con una formula che prevedeva corteccia di china e cinque erbe segrete siciliane. Anche se autorizzato con licenza UTIF e prodotto nell'impianto di Arenella, il VLF non ebbe mai grande diffusione. Secondo la leggenda, Giuseppe Campari ne rimase colpito e ne ricevette una versione modificata della ricetta in dono da Vincenzo.
Difficile dimostrare che quella ricetta influenzò direttamente il Campari, la cui produzione risale al 1860. Gaspare Campari usava chinino, angostura, cardamomo, pompelmo, arancio amaro, chiodi di garofano e una miscela di tredici erbe. Anche oggi, il Campari è noto per il suo profumo di scorza d’arancia amara e il suo carattere mediterraneo. Originariamente colorato con carminio (estratto dai carapaci della cocciniglia), oggi viene prodotto con coloranti artificiali. https://cantineflorio.it/gamma-florio/amaro-florio/
L’amaro siciliano Ulibbo
E arriviamo ai giorni nostri con l’amaro siciliano Ulibbo, prodotto a Ragusa, è stato premiato come secondo miglior amaro al mondo al World Liqueur Awards 2023 di Londra.
Realizzato secondo un'antica ricetta che prevede l’infusione di foglie di ulivo e carrubo, Ulibbo ha conquistato il prestigioso “Silver Award” nella categoria Amari. Questo premio segue un altro importante riconoscimento ricevuto al Vinitaly 2022, durante il Sol&Agrifood – Il Golosario, che celebra le eccellenze agroalimentari italiane.
Ulibbo è prodotto nell’ambito del progetto Nativi, dell’azienda agricola Verso (https://www.nativi.bio), un’iniziativa nata da anni di ricerca sull’economia locale, sulla valorizzazione del territorio e delle sue risorse. Il progetto include la produzione di liquori a base di erbe iblee, l’allevamento all’aperto di galline Livornesi, lo Spino degli Iblei e il recupero della pecora Barbaresca Siciliana, razza in via d’estinzione.
“Dentro Ulibbo – ha spiegato Roberto Floridia, ideatore e responsabile di Verso le origini – c’è un distillato che nasce da un’antica ricetta di famiglia, tramandata di generazione in generazione”.
Dal rosso iconico dello Spritz all’amaro profondo di Ulibbo, la storia italiana del bitter continua, tra miti, premi internazionali e un rinnovato amore per l’artigianalità.
Fonti di questo articolo:
- I luoghi dei Florio: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-luoghi-dei-florio
- La Sicilia dei Florio: https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-la-sicilia-dei-florio.php
- Viaggio tra i sapori siciliani: https://www.clicksicilia.com/beremangiaresicilia/
- Agriturismo Sicilia: https://www.clicksicilia.com/agriturismo/
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