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Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo

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Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo

Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti
Pubblicato in Cultura e Società · Martedì 21 Mar 2023 · Tempo di lettura 4:45
Tags: pozzodeimiracoliSant’OlivaaPalermoOlivacompatronadiPalermochiesadiSanFrancescodiPaolaPalermo

Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo, compatrona di Palermo


Nella chiesa di San Francesco di Paola, a Palermo, c’è una cappella dedicata a una delle antiche patrone della città. È qui che si pensa fossero stati sepolti i suoi resti, che però non vennero mai ritrovati.
E’ probabile che non tutti sono a conoscenza che, in origine, la Santa protettrice della città di Palermo non è sempre stata Santa Rosalia. Prima della Santuzza, infatti, le sorti dei fedeli cristiani del capoluogo siciliano erano affidate a Santa Oliva, che è stata riconosciuta come la Patrona di Palermo nel Medioevo.
Oliva è compatrona di Palermo: nel secolo XVIII, la città contava quindici santi principali e venti santi ordinari: le quattro sante patrone santa Ninfa, sant'Oliva, sant'Agata e santa Cristina, non vennero più riconosciute dalla popolazione come principali relegandole a "compatrone", dopo che il loro culto era andato scemando in séguito alla scoperta delle ossa di santa Rosalia, prima del ritrovamento delle spoglie di Rosalia Sinibaldi nell’eremo di Monte Pellegrino, che avevano consentito il salvamento della città dalla peste nel 1624: la cittadinanza, in conseguenza di ciò, prese a venerare come patrona principale, su tutti, quest'ultima.

Oliva era una di queste, pregata e venerata tanto da edificare una cappella nel luogo che era ritenuto sede della sua sepoltura. Tanto da credere che l’acqua, sgorgata un giorno da quel pozzo, avesse poteri prodigiosi. Una cappella piccola, modesta, affidata alla congregazione dei sarti, destinata a diventare il nucleo fondativo di una delle chiese più imponenti e opulente di Palermo, San Francesco di Paola, nella piazza che prende il nome dalla santa che convertiva i pagani.

Nella navata sinistra, terza campata, cappella di Sant’Oliva: c’è una botola, e sotto la botola un cunicolo, è qui che secondo la tradizione cristiana sono state custodite per secoli le spoglie di Oliva, la giovane martire decapitata a Tunisi nel 463 dopo Cristo, amorevolmente trasportata dai suoi fedeli a Palermo per essere tumulata avvolta in pelli di cammello dentro un pozzo, dove i suoi resti, però, non vennero mai ritrovati.

“Ricordiamo che San Francesco di Paola, dal 1739, è patrono della Sicilia, insieme all’Immacolata. Alla consacrazione è dedicata la seconda cappella a sinistra del transetto, la cappella del Patronato, dove si trovano l’altare in legno costruito in onore del Santo e il cartiglio con l’iscrizione latina. Nella cappella delle reliquie, a destra dell’altare maggiore, si trovano la statua in argento di Francesco, realizzata dai fratelli argentieri Carini, che al suo interno custodisce un pezzo della costola, e, ai piedi del simulacro, un pezzo del bastone del santo, conservato in una teca di cristallo”.

Poetico e visionario, il racconto del miracolo di Francesco sulle acque dello Stretto di Messina. “Nel 1464 il frate aveva chiesto passaggio ad un barcaiolo per raggiungere Milazzo dalle coste calabresi e fondare lì il primo convento dei Minimi. L’uomo, però, si era rifiutato, e allora Francesco, per superare l’ostacolo del mare aperto, distese il suo mantello sull’acqua e issò il bastone come albero maestro della vela. Così riuscì a fare la traversata”.

Dopo l’alienazione dei beni ecclesiastici nel 1868, in seguito al processo di unificazione dell’Italia, il convento dei frati Minimi, attiguo alla chiesa, fu acquisito dallo Stato sabaudo e adibito a caserma e circolo ufficiali delle Forze armate. Trentasette anni dopo, nel 1905, i frati sono tornati in possesso di una piccola parte del complesso.

Ritorniamo su Sant'Oliva di Palermo, Palermo, 448 – Tunisi, 10 giugno 463, è stata una martire cristiana, venerata come santa della Chiesa cattolica, che la festeggia il 10 giugno, e patrona di Palermo nel Medioevo.
Una immagine di Oliva si trova nel dipinto detto della "Martorana", attualmente al Museo Diocesano di Palermo, forse del XII secolo, in cui sono raffigurate sant'Oliva, sant'Elia, santa Rosalia e santa Venera: il segno certo per riconoscerla era il ramo d'olivo che teneva in mano, emblema del suo nome.
Il popolo ed il Senato palermitano il 5 Giugno 1606 elessero Sant' Oliva Patrona della città con le sante Ninfa ed Agata; dal 1981 è stata espunta dal Calendario Liturgico Regionale, ma nella Città di Palermo può essere sempre celebrata con il grado di Memoria facoltativa.

Le è stata dedicata una Parrocchia della Città nel 1940, mentre il culto è vivo a Pettineo, Raffadali (AG), Alcamo, Cefalù, Monte San Giuliano, Termini Imerese ove è Patrona principale e nella Chiesa Cattedrale di Tunisi, a lei intitolata.
Il suo corpo fu portato via da alcuni cristiani a Palermo per essere seppellito. A Tunisi esiste una moschea che porta il nome di “Jāmiʿ al-zaytūna”, ovvero “Moschea dell'oliva”, dedicata alla santa: questo perché in quel luogo era stata eretta una chiesa, che poi gli arabi convertirono in moschea, lasciandone però il nome, tradotto in arabo.

Troviamo delle statue di Sant'Oliva, ad opera di Antonello Gagini, nella Cattedrale di Palermo, Statua di sant'Oliva ai Quattro Canti, Palermo, Statua di sant'Oliva, opera di Antonello Gagini, nella Chiesa di Sant'Oliva ad Alcamo.


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