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L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita

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L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita

Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti
Pubblicato in Le radici della Sicilia Storia e tradizioni · Giovedì 25 Dic 2025 · Tempo di lettura 7:30
Tags: isolamentopoliticoSeicentoSettecentoSpagnaSiciliastoriaturistipoliticaeconomiasalute

L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita


Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.

Ecco le due fasi principali:

1. L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo

Dopo lo splendore del Rinascimento, di cui abbiamo parlato, la Sicilia subì un lento processo di "periferizzazione".

Il declino dei commerci: Con la scoperta delle Americhe, il baricentro del mondo si spostò dal Mediterraneo all'Atlantico. La Sicilia, che era stata il "granaio del mondo" e il centro degli scambi, si ritrovò improvvisamente ai margini delle grandi rotte commerciali europee, ora controllate principalmente da inglesi e olandesi.

Il vice-regno spagnolo: Sotto il dominio degli Asburgo di Spagna, l'isola venne utilizzata principalmente come "bancomat" per finanziare le guerre dell'Impero. Questo portò a un isolamento culturale: mentre l'Europa viveva la Rivoluzione scientifica e l'Illuminismo, la Sicilia rimaneva legata a un sistema feudale rigido e a una nobiltà gelosa dei propri privilegi, distaccandosi dal progresso civile del resto del continente.

2. L'isolamento sanitario: la Grande Peste del 1624

Questo è il momento in cui l'isolamento divenne fisico e brutale. Come accennato parlando di Sofonisba Anguissola, nel 1624 una nave proveniente da Tunisi portò la peste a Palermo.

Il blocco totale: Per evitare il contagio, le altre nazioni europee e le città italiane interruppero ogni contatto con l'isola. Le navi siciliane non potevano attraccare da nessuna parte, e l'isola fu messa in una sorta di "quarantena forzata" globale.

La crisi di Messina (1743): Un altro isolamento drammatico avvenne con la peste di Messina nel 1743. La città fu circondata da cordoni sanitari militari, e chiunque tentasse di uscire o entrare veniva fucilato. Fu un periodo di isolamento totale che devastò l'economia messinese, un tempo fiorente.

3. L'isolamento "geografico" e il Grand Tour

Paradossalmente, l'isolamento finì grazie a un paradosso culturale. Nel tardo Settecento, la Sicilia era così "isolata" e "esotica" che divenne la meta finale obbligatoria del Grand Tour.

Intellettuali come Goethe dovettero letteralmente "riscoprire" la Sicilia, descrivendola come un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato. Goethe scrisse nel 1787: "L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito; qui è la chiave di tutto". Questo interesse internazionale ruppe l'isolamento, riportando l'isola al centro dell'immaginario europeo.

Il Grand Tour fu il fenomeno culturale che, tra il XVIII e il XIX secolo, "riportò la Sicilia sulla mappa" dell'Europa colta. Se nel Seicento l'isola era vista come un avamposto pericoloso e infestato dai briganti, nel Settecento divenne la meta suprema per chiunque volesse completare la propria educazione aristocratica.

Ecco come questo viaggio segnò la fine dell'isolamento siciliano:

La riscoperta del classico

Prima del 1750, i viaggiatori si fermavano quasi sempre a Napoli o a Ercolano. La Sicilia era considerata troppo difficile da raggiungere. La svolta avvenne quando l'Europa iniziò a sviluppare un'ossessione per l'archeologia greca:

La "Grecia in Italia": Gli studiosi si resero conto che i templi di Agrigento, Selinunte e Segesta erano meglio conservati di quelli della Grecia stessa (allora sotto il dominio ottomano).

Johann Joachim Winckelmann: Il padre dell'archeologia moderna esaltò la magnificenza dei templi siciliani, spingendo nobili e intellettuali a sfidare il mare per vederli.

Goethe e il "Viaggio in Italia" (1787)

Il momento cruciale dell'uscita dall'isolamento è legato al nome di Johann Wolfgang von Goethe. Il suo arrivo in Sicilia cambiò la percezione del continente:

La famosa frase: Goethe scrisse che senza vedere la Sicilia non si può fare un'idea completa dell'Italia. Per lui, l'isola non era una periferia, ma l'origine di tutto, il luogo dove la natura e l'arte classica si fondevano perfettamente.

Il mito della luce: Goethe rimase stregato dalla luminosità e dalla vegetazione, descrivendo una Sicilia lussureggiante e vitale, molto diversa dall'immagine cupa dei secoli precedenti.

Come si uscì materialmente dall'isolamento?

L'interesse del Grand Tour non fu solo letterario, ma portò a cambiamenti pratici fondamentali:

Miglioramento dei trasporti: Per accogliere i nobili inglesi, tedeschi e russi, si iniziarono a migliorare i porti e le prime strade rotabili, anche se con molta lentezza.

Nascita dell'Hotellerie: Nacquero le prime locande di alto livello. A Taormina, piccoli borghi agricoli iniziarono a trasformarsi in stazioni turistiche internazionali.

Il "Brand" Sicilia: Le stampe e i disegni di viaggiatori come Jean-Pierre Houël (che realizzò centinaia di tavole dettagliatissime dei paesaggi siciliani) circolarono in tutte le corti d'Europa, rendendo i monumenti dell'isola famosi quanto il Colosseo.

Da "Terra Incognita" a "Paradiso dei Viaggiatori"

L'isolamento finì perché la Sicilia smise di essere vista come una terra di conquista militare e iniziò a essere percepita come un museo a cielo aperto. Questo aprì la strada alla successiva rivoluzione dei Florio: una volta che l'Europa aveva riscoperto la bellezza della Sicilia, era solo questione di tempo prima che iniziasse a interessarsi anche alle sue risorse (zolfo, vino, agrumi).

Il Grand Tour trasformò la Sicilia da un segreto ben custodito nel Mediterraneo a una tappa obbligatoria del cosmopolitismo europeo.

Ti piacerebbe approfondire il viaggio di Goethe in una città specifica, come la sua sosta a Messina o la scalata dell'Etna, che lo lasciò letteralmente senza fiato?

Ti interessa esplorare come la Sicilia sia uscita da questo isolamento grazie al periodo dei Florio, che nell'Ottocento la riportarono a essere una potenza industriale e nautica?

La storia dei Florio è l’epopea di una famiglia che ha trasformato la Sicilia da un’isola feudale e isolata a un centro cosmopolita, facendola diventare, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, il "salotto d'Europa".

Quello che fecero i Florio fu un vero e proprio miracolo industriale, economico e culturale, noto come la Belle Époque siciliana.

Da droghieri a re del Mediterraneo

Tutto iniziò con Paolo e Ignazio Florio, arrivati a Palermo dalla Calabria dopo il terremoto del 1783. Iniziarono con una piccola bottega di spezie ("drogheria"), ma in tre generazioni crearono un impero:

La navigazione: Fondarono la Navigazione Generale Italiana, una delle più grandi flotte del mondo. Le navi dei Florio collegavano Palermo non solo a Napoli o Genova, ma a New York, Singapore e ai porti più lontani del globo. L'isolamento geografico era finalmente spezzato.

Il tonno e il vino: Inventarono il sistema di conservazione del tonno sott'olio in lattina (prima si conservava sotto sale) nelle loro tonnare di Favignana. Contemporaneamente, a Marsala, trasformarono il vino locale in un prodotto di lusso capace di competere con lo Sherry e il Porto.

Una corte senza corona

Con Ignazio Florio Jr. e sua moglie, la leggendaria Donna Franca, la Sicilia smise di essere una periferia. Palermo divenne meta di re, imperatori e artisti:

Ospiti illustri: Il Kaiser Guglielmo II di Germania, lo Zar di Russia, il Re d'Inghilterra e artisti come Gabriele D'Annunzio erano di casa a Palermo.

Franca Florio: Definita da D'Annunzio "L'Unica", era l'icona della bellezza e dell'eleganza europea. Il suo ritratto realizzato da Giovanni Boldini è il simbolo di quell'epoca d'oro.

Il Liberty Siciliano: L'architettura del riscatto

Mentre nel Rinascimento si cercava la perfezione del marmo, sotto i Florio la Sicilia abbracciò il Liberty (o Art Nouveau). Fu un linguaggio moderno, floreale e ottimista:

Ernesto Basile: L'architetto della famiglia, che progettò capolavori come il Teatro Massimo di Palermo (all'epoca il terzo teatro più grande d'Europa, segno di una ritrovata centralità culturale) e Villa Igiea, inizialmente concepita come sanatorio di lusso e poi diventata l'hotel più esclusivo del Mediterraneo.

La Targa Florio

Vincenzo Florio, il fratello di Ignazio, portò in Sicilia la modernità assoluta: l'automobile. Nel 1906 fondò la Targa Florio, la corsa automobilistica più antica del mondo, che si snodava sulle polverose strade delle Madonie, attirando piloti e case automobilistiche da tutto il continente.

Il declino: Perché finì il sogno?

L'impero dei Florio crollò dopo la Prima Guerra Mondiale a causa di diversi fattori:

Cambiamenti politici: Il governo centrale iniziò a tagliare i sussidi per la navigazione.

Spese folli: Lo stile di vita regale dei Florio consumò enormi capitali.

La fine di un'era: La guerra distrusse il vecchio mondo delle corti europee su cui si reggeva il prestigio della famiglia.

Nonostante il fallimento economico finale, i Florio lasciarono una Sicilia consapevole di poter essere all'avanguardia mondiale. Se oggi Palermo e la Sicilia hanno un volto europeo e cosmopolita, lo si deve a quei decenni in cui l'isola non era un'isola, ma il centro di tutto.


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