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La letteratura siciliana

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La letteratura siciliana

Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti
Pubblicato in Cultura e Società · Venerdì 03 Apr 2020 · Tempo di lettura 3:15
Tags: letteraturasicilianaFedericoIIscuolapoeticasicilianaJacopodaLentinisonettoVerismoVergaCapuananarrativasocialeNovecentoPirandello

La letteratura della Sicilia


La letteratura siciliana trova nell’ambiente fiorente della corte di Federico II di Svevia una lingua completamente nuova, dando vita alla scuola poetica siciliana e alla nascita della poesia in lingua volgare (1194-1250).
Il capo scuola dei siciliani fu Jacopo da Lentini, l'inventore del sonetto, una delle innovazioni metriche più originali ed innovative della scuola poetica. Tuttavia, nonostante l'indiscussa importanza storica che la scuola siciliana possiede, essa non ebbe sviluppi significativi, poiché troppo legata alla fortuna della corte di Federico II, e si dissolse con la fine della dinastia sveva.

Tra i primi anni del 300 e la metà del 400, la cultura umanistica diffuse l’importanza della filologia. I principali esponenti di questo periodo, come Giovanni Aurispa e Antonio Beccatelli — il primo nato a Noto, il secondo a Palermo — si dedicarono quasi esclusivamente a dar nuova vita a testi antichi, senza apportare contributi originali, ma producendo materiale importantissimo dal punto di vista accademico.

Il Verismo

Con il verismo, che sorse intorno al 1870, la letteratura siciliana vive un nuovo periodo. Il verismo teorizzò e produsse una narrativa attenta ai problemi umani e sociali, volta a dare una rappresentazione della vita e del mondo fedele alla realtà. I maggiori esponenti di questo movimento furono Luigi Capuana (Mineo 1839 – Catania 1915), Giovanni Verga (Catania 1840 – 1922) e Federico De Roberto.
In questo periodo emerge anche Luigi Pirandello, che si concentra sulla rappresentazione della vita quotidiana, specialmente nelle sue tematiche amorose. I più grandi cambiamenti culturali furono scatenati dalla forza e dall'orrore della Prima Guerra Mondiale: in questo contesto nasce il teatro del grottesco, che, sulla scia della tradizione shakespeariana, fonde il comico e il tragico, analizzando la vita con un gusto agrodolce. Tra i rappresentanti di questo nuovo teatro ricordiamo Enrico Cavicchioli (Pazzalio 1885 – 1954) e il caltanissettese Pier Maria Rosso, la cui fama è stata oscurata dalla fortuna di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 – Roma 1936), considerato il più grande tra gli scrittori di teatro siciliani.

La grandezza di Pirandello risiede nell'aver inventato un teatro nuovo, con personaggi drammatici e tormentati, uomini agitati da dubbi ossessivi, afflitti da problemi insolubili e prigionieri di apparenze.

La letteratura siciliana del Novecento

Dopo i veristi e Pirandello, la Sicilia continua ad essere terra di grandi scrittori. Tra questi troviamo Salvatore Quasimodo, sensibile all'ermetismo, Elio Vittorini, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (autore de Il Gattopardo, pubblicato postumo nel 1958), Vitaliano Brancati, che scrisse della borghesia della sua regione con un’ironia tipicamente sicula, bonaria in apparenza ma in realtà profondamente spietata.
Anche Leonardo Sciascia è un nome fondamentale: le sue opere sono coraggiosi atti di accusa, mosse da un forte impegno civile e politico.
Tra le figure di spicco del Novecento troviamo anche Andrea Camilleri, il padre del commissario Montalbano.

Altri autori siciliani

Tra gli autori siciliani contemporanei va ricordato anche Antonio Pizzuto, scrittore palermitano che iniziò a pubblicare le sue opere solo dopo il pensionamento. Infine, non possiamo dimenticare Vincenzo Consolo.
L'elenco dei grandi scrittori siciliani è certamente non esaustivo, poiché ci sono anche poeti e autori importanti come Mario Grasso, Giuseppe Bonaviri, Michele Perriera, Maria Attanasio, Silvana Grasso, Anna Vasta. Si tratta di un fermento letterario e culturale che non si arresta mai. La Sicilia, con le sue mille contraddizioni, continua a regalare grandi opere, dalla letteratura di denuncia alla letteratura di svago e ironia.


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