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La storia delle confraternite siciliane, tra scopi e religione

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La storia delle confraternite siciliane, tra scopi e religione

Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti
Pubblicato in Cultura e Società · Giovedì 27 Apr 2023 · Tempo di lettura 4:15
Tags: confraternitesicilianescopiefunzionimanifestazionireligiosestoriaprocessioniConfratellistrutturasocialeprotezionisocialiinattivitàlavorativareddito

La storia delle confraternite siciliane, tra scopi funzioni e manifestazioni religiose


Le confraternite nascono in Sicilia per imitazione della città di Roma, che le aveva adottate prima in Francia e poi in tutta Europa, dove furono fondate molte di esse. La più antica risale al 1264 ed è intitolata al Gonfalone.

Durante le processioni, i confratelli avevano il compito di portare torce, stendardi, croci e baldacchini. Tuttavia, non bisogna fermarsi all'apparenza: la confraternita era una vera e propria struttura sociale che operava in un contesto statale che non garantiva alcuna protezione sociale e previdenziale ai sudditi. In altre parole, agli artigiani, sia piccoli che grandi, non era assicurata alcuna paga in caso di malattia, e ancor meno la pensione, qualora ci si fosse arrivati, o un reddito durante periodi di inattività lavorativa.

Un padre, infatti, si preoccupava principalmente di provvedere alla dote della propria figlia. La confraternita si occupava di questi aspetti: grazie alle tasse annuali di iscrizione e al patrimonio immobiliare, essa era in grado di prestare assistenza agli iscritti. Le confraternite costituivano, quindi, una rete di protezione sociale che rendeva meno fragili e vulnerabili le condizioni dei lavoratori, in particolare quelli delle città, rispetto alle avversità della vita. Il loro intervento andava dall'assistenza terrena a quella celeste.

Alcuni gruppi, come i Napoletani, Pisani, Milanesi, Genovesi, Calabresi, Catalani, costruirono chiese particolari per il proprio culto. Le Maestranze, cioè i membri di una stessa arte, edificavano chiese dedicate al loro Santo Protettore, spesso erigendo un altare in suo onore. La costruzione e la manutenzione di queste chiese divenne motivo di orgoglio per ciascuna confraternita.

Nel 1785, con la disposizione che i beni immobili e mobili degli istituti soppressi confluissero nei Patrimoni Ecclesiastici, venne sottovalutato il ruolo sociale delle confraternite. Le nuove compagnie avrebbero continuato a garantire assistenza a malati e moribondi, funerali e sepolture, ma il loro scopo sarebbe stato principalmente religioso e spirituale, mentre le garanzie di assistenza sociale, che prima erano assicurate dalle confraternite, risultavano incerti.

Nel periodo del misticismo religioso e della diffusione degli ordini monastici, che ottennero riconoscimento ufficiale dalla curia romana intorno al 1550, dopo il Concilio di Trento, le confraternite si chiamavano originariamente "Compagnie" e venivano poste sotto il patrocinio della Vergine o dei Santi. Nelle funzioni religiose a cui partecipavano, i confratelli indossavano un tipico costume medievale, costituito da una lunga tonaca di tela, detta "cappa", sostenuta ai fianchi da un cordiglio, e una mantella, detta "rucchettu", di colore variabile a seconda della confraternita. Sul capo portavano una visiera con due fori per gli occhi, che in certe occasioni veniva abbassata come una maschera, per impedire che i confratelli fossero riconosciuti quando assistevano i condannati a morte.

I principali compiti delle confraternite erano: assistere gli infermi, ospitare i viandanti, pregare per i defunti, organizzare funerali per i poveri, raccogliere fondi per elemosine destinate a orfani e vedove, e provvedere alla dote delle ragazze prive di mezzi economici. Inoltre, le confraternite si occupavano anche della spiritualità dei condannati a morte e dei carcerati. Le confraternite più ricche, inoltre, raccoglievano fondi per riscattare prigionieri di guerra o schiavi catturati durante le incursioni saracene in Africa.

Sotto il profilo spirituale, particolare attenzione veniva data alle processioni in onore dei santi e della Madonna, ma soprattutto alle manifestazioni pasquali legate alla vita di Cristo. Durante il regno degli Aragonesi, nel 1500, a Palermo cominciarono a formarsi le arciconfraternite, che costruirono chiese per radunarsi durante gli esercizi spirituali e seguivano regole (i "capitoli"). Fin dall'inizio, queste confraternite, che miravano alla penitenza, si vestivano di sacco nelle pubbliche processioni.

Nel periodo austriaco, circa nel 1700, le compagnie si fuse in unioni di laici, che pur vestendo ancora di sacco, erano meglio organizzate e più frequentate. Le chiese che edificavano prendevano il nome di "Oratori". Nello stesso periodo nacquero anche le Congregazioni, che non indossavano il sacco e svolgevano i loro esercizi sotto la direzione spirituale di un religioso. Alcune di esse fondarono oratori distinti, altre nei chiostri religiosi.

Le confraternite affrontarono molte difficoltà nei secoli, poiché i sovrani temevano che potessero essere luoghi di diffusione di idee sovversive. Nel 1842 fu vietata la formazione di nuove confraternite. Nel 1862, con un decreto del 3 agosto, Vittorio Emanuele II le legò alle "Opere Pie". Nel 1929, con il Concordato tra Chiesa e Stato, le confraternite divennero associazioni religiose dipendenti totalmente dall’autorità ecclesiastica, con scopo esclusivo o prevalente di culto.

Negli ultimi decenni del XX secolo, le confraternite sembrarono perdere di vigore, ma nel maggio del 1993, grazie al ‘IV Cammino delle confraternite d’Italia’ organizzato a Palermo dal Cardinale Salvatore Pappalardo con la guida di Monsignor Mirabella, esse conobbero un nuovo rinascimento.


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