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Ni liccamu a sarda un modo di dire siciliano

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Ni liccamu a sarda un modo di dire siciliano

Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti
Pubblicato in Street Food, Vino, Birra, Dolci · Martedì 29 Lug 2025 · Tempo di lettura 3:45
Tags: Siciliamododidireespressionisicilianeculturasicilianacuriositàstoriapovertàtradizionisardapesce

Ni liccamu a sarda: un modo di dire siciliano ricco di significati


Se venite in Sicilia, potreste sentire l’espressione ni liccamu a sarda. A prima vista, potrebbe sembrare legata a momenti di difficoltà economica, ma in realtà questo celebre modo di dire siciliano nasconde almeno altri due significati affascinanti. Vi invitiamo a scoprire le sue origini e i suoi molteplici usi per comprendere meglio una piccola, ma significativa parte dell’anima siciliana.

Un Sorso di Storia: tra povertà e ingegno

L’espressione ni liccamu a sarda affonda le sue radici in un periodo storico in cui la povertà era una realtà diffusa in molte famiglie siciliane. La sarda, un pesce umile e abbondante, rappresentava un alimento prezioso e quasi inesauribile. Per farla durare il più a lungo possibile, si ricorreva a un ingegnoso stratagemma: si leccava la sarda o si strofinava il pane su di essa. In questo modo, il pane si insaporiva del gusto intenso del pesce, dando l’illusione di un pasto più ricco, mentre la sarda restava intatta e poteva essere conservata per altre occasioni.

Questa pratica è stata persino documentata dal poeta palermitano Giovanni Meli (1740-1815), che nella sua poesia filosofica Su lu piaciri descrive chi, pur di accumulare ricchezze, è disposto a vivere in miseria: Cui lu cerca 'ntra summi smisurati, / E si suca la sarda; acciò sparagni (C'è chi cerca il piacere nelle ricchezze smisurate e si succhia la sarda per risparmiare).

La Sarda: Non Solo Un Modo di Dire, Ma Una Regina della Cucina Siciliana

Nonostante sia considerata un pesce povero, la sarda è una vera protagonista della cucina siciliana. Dalla celebre pasta con le sarde, che secondo la leggenda fu inventata dal generale bizantino Eufemio da Messina per sfamare le sue truppe con ciò che trovava in loco (finocchietto selvatico, uva passa e pinoli), alle raffinate sarde a beccafico e sarde allinguate. Le prime imitano gli arrosti di beccafico, piatto riservato alla nobiltà, mentre le seconde richiamano i lenguados, filetti di sogliola infornati, tipici delle corti nobiliari spagnole.

Il popolo siciliano, con la sua inesauribile creatività, ha sempre trovato il modo di non sentirsi inferiore ai nobili, almeno a tavola, anche quando le risorse economiche scarseggiavano. Questo riflette una peculiarità del DNA siciliano: un'innata capacità di destreggiarsi tra contrasti e, a volte, una deliziosa incoerenza.

I Tre Volti del Leccarsi la Sarda

Proprio per la sua versatilità, la sarda, da alimento povero, diventa anche un metro di paragone per situazioni diametralmente opposte. Anche i più finuliddi (coloro che non hanno problemi economici) utilizzano l’espressione liccarisi a sarda almeno una volta nella vita.

Difficoltà Economica: Il significato più comune è legato a un momento di difficoltà, spesso economica, in cui anche il semplice sostentamento diventa complicato. Ad esempio: Giovà, dobbiamo andare a Sharm el Sheikh quest’estate? No, Totò, questa estate la passiamo a Triscina nel villino di mia suocera… che noia… ci toccherà leccarci la sarda!

Procrastinazione o Sfiducia: Leccarsi la sarda per un siciliano non è solo sinonimo di difficoltà. Può anche essere usato per procrastinare o evitare di fare qualcosa che richiede impegno e che siddia ra bella (ci annoia moltissimo). Ad esempio: Giovà, dobbiamo andare a raccogliere le lupini? e lui risponde: "Ma che fai, Totò? Possiamo leccarci la sarda!" (Nel senso: non abbiamo voglia di fare questa fatica, tanto vale tirare avanti con poco).

Preparazione alla Grande Abbuffata

Esistono anche due origini meno note, ma affascinanti, di questa usanza. La prima si rifà all’atto di leccarsi le dita dopo aver gustato le sarde, un gesto di puro piacere, come recita un noto spot: Se non ti lecchi le dita, godi solo a metà. La seconda, e forse la più divertente, nasce dalla capacità siciliana di sfruttare ogni occasione di gratisse" (gratis)! Anticamente, quando si era invitati a uno schiticchio (una festa con abbondanza di cibo e, soprattutto, vino a volontà), gli invitati avevano l’abitudine di leccare le sarde salate o il sale rimasto nei contenitori poco prima dei festeggiamenti. In questo modo, arrivavano con una sete tale da poter onorare al meglio il vino offerto.


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