Portella della ginestra e la land art
Pubblicato in Cultura e Società · Mercoledì 02 Ago 2023 · 5:15
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Piana degli Albanesi e la sua identità
Piana degli Albanesi (in albanese Hora e Arbëreshëvet) è la più grande comunità albanofona in Sicilia ed una delle più grandi in Italia. Vi ha sede l'Eparchia di rito bizantino, cui si riferiscono tutti i fedeli del rito che risiedono in Sicilia e nell'Italia insulare. Questa specificità culturale e religiosa rende il paese il custode principale dell'identità Arbëreshë, che si riflette non solo nella lingua e nei costumi, ma anche nella forte coscienza politica e sociale che ha caratterizzato la sua storia.
Il Memoriale di Portella della Ginestra: Land Art e Memoria
Oggi, presso il Memoriale di Portella della Ginestra, troviamo una originale sistemazione naturale-monumentale del luogo, situato nella contrada omonima nel territorio di Piana degli Albanesi. La sistemazione monumentale è un'importante opera di land art, di cui vi sono svariati esempi nel mondo. Il Memoriale è stato progettato e realizzato tra il 1979 e il 1980 da Ettore de Conciliis, pittore e scultore, con la collaborazione del pittore Rocco Falciano e dell'architetto Giorgio Stockel.
Un muro a secco fiancheggiato da una tipica trazzera, per una lunghezza di circa 40 metri, taglia la terra come una ferita, nella direzione da cui provennero gli spari. Tutt'intorno, per un'area di circa un chilometro quadrato — luogo dell'eccidio del 1º maggio 1947 — si innalzano grandi massi in pietra locale, alti da 2 a 6 metri, cavati sul posto della pietraia. Uno di essi è il masso di Nicola Barbato, da dove il dirigente arbëresh dei Fasci Siciliani dei Lavoratori era solito parlare alla sua gente. Altri massi raffigurano sinteticamente corpi, facce e forme di animali caduti. In altri due sono rispettivamente incisi i nomi dei caduti e una poesia.
Il Comune di Piana degli Albanesi ha previsto nel sito anche un altro grande masso, sempre in pietra locale, con incisa una poesia in lingua albanese:
Te goj' e gjineshtravet, mbë fushën e kuqe, ra shqiponja ç'sulmoi të huajtë turqit...
Traduzione: "Alla bocca delle ginestre, sul campo rosso, cadde l'aquila che attaccò gli stranieri turchi. I lavoratori vennero sulla montagna per una festa e li uccisero, i contadini sulla roccia per vivere e li videro. Il primo maggio anche le pietre bevvero sangue. I ragazzi caddero e i vecchi in primo luogo nella Portella della Ginestra piena di morti!"
Il contesto storico: Da Garibaldi ai Fasci Siciliani
L'Unità d'Italia, avviata con la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, non portò in Sicilia i benefici sociali sperati. Sebbene Garibaldi avesse inizialmente suscitato l'entusiasmo delle masse contadine con la promessa di riforme agrarie e dell'abolizione del latifondo, il nuovo Stato unitario finì per appoggiare apertamente la classe benestante. Il malcontento covava fra i ceti più umili: il feudalesimo, sebbene formalmente abolito agli inizi del XIX secolo, aveva continuato a condizionare la distribuzione delle terre e delle ricchezze.
Sull'esempio del fascio operaio nato nell'Italia centro-settentrionale, il movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (1889-1894) fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti. Il movimento chiedeva fondamentalmente riforme agrarie che permettessero una revisione dei patti e la redistribuzione delle terre. Una grande forza rivoluzionaria si ebbe proprio fra le minoranze linguistiche dell'isola, fiduciose in un possibile cambiamento.
La figura di Francesco Crispi
In questo contesto si inserisce la figura complessa di Francesco Crispi. Figura di spicco del Risorgimento, Crispi fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l'ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò. Inizialmente mazziniano e repubblicano, si convertì poi agli ideali monarchici.
Tuttavia, divenuto Presidente del Consiglio, Crispi decise di reprimere duramente il movimento dei Fasci Siciliani (che considerava una minaccia all'unità nazionale), avallando l'intervento militare tra il dicembre 1893 e il gennaio 1894, che comprese esecuzioni sommarie e arresti di massa. Questa dura repressione lasciò una ferita profonda nel movimento contadino siciliano, che sarebbe tornato a reclamare i propri diritti nel secondo dopoguerra.
La strage del 1º maggio 1947
La strage di Portella della Ginestra fu un eccidio commesso il 1º maggio 1947 da parte della banda di Salvatore Giuliano, che sparò contro la folla di contadini riuniti per celebrare la festa dei lavoratori, provocando undici morti e numerosi feriti.
Le motivazioni della strage risiedono nella volontà dei poteri mafiosi e delle forze reazionarie di mantenere i vecchi equilibri nel nuovo quadro politico nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Oltre alla dichiarata avversione di Giuliano verso i comunisti, vi era l'interesse degli ambienti siciliani a intimidire le masse contadine che avevano votato per il Blocco del Popolo nelle elezioni del 1947.
Misteri, complicità e la fine di Giuliano
Così come la mafia aveva giurato vendetta al Fascismo che, con il prefetto Cesare Mori, l’aveva duramente colpita, nell'immediato dopoguerra essa reagì in sodalizio con massoneria, latifondisti e indipendentisti per garantire il mantenimento dello status quo, sfruttando la fama del bandito Giuliano come pedina di una macchinazione complessa.
Nel 1948 Giuliano scrisse una lettera all'Unità affermando lo scopo politico della strage e alludendo a rapporti con esponenti come Mario Scelba. Il 5 luglio 1950 Giuliano fu trovato morto a Castelvetrano; la versione ufficiale parlò di un conflitto a fuoco, ma il giornalista Tommaso Besozzi svelò le incongruenze nell'articolo "Di sicuro c'è solo che è morto", indicando come vero assassino il luogotenente Gaspare Pisciotta.
Al processo di Viterbo, Pisciotta si autoaccusò dell'omicidio di Giuliano e accusò i deputati Mattarella, Alliata, Marchesano e Scelba di essere i mandanti politici, dichiarando: "Banditi, mafiosi e carabinieri eravamo la stessa cosa". Il 9 febbraio 1954, Pisciotta fu avvelenato in carcere con un caffè alla stricnina, portando con sé molti dei segreti sulla strage.
Fonti di questo articolo:
- Itinerario le colonie albanesi in Sicilia: http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-colonie-albanesi.php
- Garibaldi repubblicano monarchico: http://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?garibaldi,-repubblicano-monarchico,-si-e-prestato-alla-gravidanza-della-questione-meridionale
- Il cammino dei mille da Marsala a Palermo: https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/il-cammino-dei-mille.php
- Land Art in Sicilia: http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/land-art-sicilia.php
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