Il Barocco siciliano e le Città - Itinerari in Sicilia

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Il Barocco Siciliano

Il Barocco siciliano e le sue Città

Il Barocco siciliano e le sue Città, gran parte dell'architettura e dell'urbanistica moderna della Sicilia sudorientale è legata all'evento che ha colpito di più la memoria dei siciliani, il terremoto del 9 gennaio 1693.
Dalle cronache diffuse subito dopo il sisma si ha l'idea di un enorme disastro,  interpretato per lo più come suprema punizione divina per le colpe degli uomini. Tuttavia, per i molti centri danneggiati, non si tratta di una ricostruzione dovuta a danni reali, ma in alcuni casi, il terremoto offre l'occasione per avviare un'intensa opera di modernizzazione dell'immagine urbana.  
Il perché l’area del val di noto diventa un grande cantiere di sperimentazione dei modelli internazionali del Barocco Non è da ricondurre esclusivamente come effetto della rinascita post terremoto, sembrerebbe anzi, che da parte della committenza ci sia la volontà di imporre una ricostruzione secondo nuovi canoni estetici e nuovi modelli, certamente più rispondenti agli ideali di
grandiosità e rappresentatività perseguiti dal potere.
La trasformazioni in età barocca in quest' area è il risultato di un bisogno di ricostruzione, il cui profilo economico, sociale e culturale ha bisogno, di risposte di tipo economico e sociale, soprattutto  dei nuovi ceti dirigenti , che producono un interessante meccanismo di accelerazione del rinnovamento architettonico e urbanistico dell’Isola.
La causa terremoto ha dato un impulso che ha prodotto un effetto, quello della sentita esigenza da parte della società di rinnovarsi secondo nuovi modelli, attribuendo una diversa forma allo spazio urbano capace di rappresentarla. Il terremoto crea l'occasione per innescare un meccanismo di rinnovamento su grande scala. L'architettura si fa infatti portatrice, tra Cinquecento e Seicento, di
modelli chiaramente derivati dalla nuova cultura rinascimentale e, in un contesto urbano che rimane però ancora di tipo medievale.
Dopo il terremoto occorre far fronte a diverse emergenze: assicurare l'ordine, la normalizzazione delle attività, la ricostruzione degli edifici, la sicurezza dei cittadini, la ripresa del culto, ed impedire che si mettano in discussione le gerarchie sociali. Il pericolo di ribellioni interne costituisce una preoccupazione costante per il governo spagnolo, già messo a dura prova dalle insurrezioni di
Palermo (1647) e Messina (1678) e dal malcontento generato da calamità naturali quale l'eruzione dell'Etna del 1669, carestie ed epidemie, in particolare del 1624.
La ricostruzione può allora offrire l'occasione per dare una svolta alla crisi economica e monetaria della fine del Seicento attraverso il forte impulso dato all' edilizia.
In tal modo si cerca, tra l'altro, di allontanare il pericolo che le maestranze vengano a costituire una forza indipendente, potenzialmente alleata delle classi subalterne. L'urgenza della ricostruzione è inoltre «connessa al timore di migrazioni della forza-lavoro; a Ragusa come a Lentini, a Grammichele come a Noto, ad Avola come a Catania dominante resta l'ansia di evitare emorragie
demografiche» .
Si potrebbero spiegarsi così i numerosissimi cantieri aperti anche in città che hanno subito danni solo limitati.
Alla fine questo volto barocco può essere considerato come lo sforzo di ammodernamento dell'Isola Le scelte urbanistiche di quel dopo terremoto sono il risultato di una storia tormentata e difficile, l’obiettivo è quello di volere cogliere l’occasione di tramutare la sciagura in occasione di rinascita .
La Sicilia che era ancora ufficialmente sotto il controllo Spagnolo, ma in realtà era governata dalla sua aristocrazia autoctona. Questa era guidata dal Duca di Camastra, che gli Spagnoli avevano nominato viceré.
L'architettura non era l'unica eredità dei Normanni. Il potere sul popolo fu anche fatto osservare tramite il sistema feudale, invariato sin dalla sua introduzione in seguito alla conquista Normanna del 1071. Così l'aristocrazia siciliana non aveva solo ricchezze ma anche vasta manodopera alle proprie dipendenze.
L'aristocrazia condivideva il proprio potere solo con la Chiesa Cattolica. Una volta iniziata la ricostruzione, i poveri ricostruirono le proprie casupole. I ricchi residenti  vennero presi da una vena edificatoria. I più membri della nobiltà avevano diverse abitazioni in Sicilia, perché il Viceré di Spagna trascorreva alcuni mesi dell'anno a Palermo ed altri a Catania, mantenendo corte in ciascuna città, e quindi i membri dell'aristocrazia avevano bisogno di un palazzo in ogni città. Una volta che i palazzi della devastata Catania furono ricostruiti alla nuova moda, quelli di Palermo sembrarono antiquati per confronto, quindi anch'essi furono ricostruiti di conseguenza. Dalla metà del XVIII secolo, le ville dove riposare in autunno, essenzialmente degli status symbol, furono costruiti presso Bagheria. Questo schema si ripeté, su scala minore, in tutte le città secondarie della Sicilia.
In seguito al sisma il programma di ricostruzione fu velocemente avviato, ma prima che iniziasse a pieno regime alcune importanti decisioni dovevano essere prese che avrebbero permanentemente differenziato molte città e paesi siciliani tra altri sviluppi urbani europei. Il Duca di Camastra, vicario con pieni poteri per la ricostruzione, il consapevole dei nuovi sviluppi nel campo della pianificazione urbanistica, decretò che piuttosto che ricreare il piano medievale fatto di ristretti vicoli, la ricostruzione avrebbe offerto piazze e ampliate strade principali, spesso secondo uno schema razionale a griglia.
In Sicilia la decisione fu presa non tanto per moda o apparenza ma anche perché avrebbe minimizzato i danni alla proprietà e alle vite umane in caso di probabili nuovi terremoti In genere si nota questo aspetto nelle città più estensivamente ripianificate di Caltagirone, Militello Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa, e Scicli.
Uno dei migliori esempi di questa nuova pianificazione urbana può essere visto a Noto , la città ricostruita circa 10 km dal sito originario sul Monte Alveria. L'antica città in rovina, conosciuta come Noto Antica, può ancora essere visitata nel suo stato diroccato. Il nuovo sito prescelto era più pianeggiante di quello antico per facilitare un lineare sviluppo a griglia. Questo esempio di pianificazione urbanistica si può attribuire direttamente ad un erudito aristocratico locale, Giovanni Battista Landolina; aiutato da architetti locali è responsabile di aver pianificato la città.
In queste nuove città, l'aristocrazia si localizzò nelle aree più sopraelevate. La chiesa fu collocata al centro della città, per comodità di tutti, e per riflettere la globale centralità della Chiesa; intorno alla coppia costituita da Cattedrale e Palazzo Vescovile furono costruiti anche i conventi. I commercianti e mercanti scelsero come quartiere le pianificate strade larghe originate nelle piazze principali. Infine i meno abbienti furono ammessi ad erigere i loro rifugi di mattoni e le loro case nelle aree a cui nessun altro ambiva.
In seguito molte altre città e paesi siciliani che erano state un po' danneggiate o furono completamente salve dal sisma, come Palermo, furono anch'essi trasformati dallo stile Barocco, man mano che la moda si allargava e gli aristocratici con un palazzo a Catania iniziarono a desiderare che il loro palazzo nella capitale fosse altrettanto opulento di quello nella seconda città. A Palermo la chiesa di Santa Caterina, iniziata nel 1566, fu una di tante nella città i cui interni furono ridecorati nel XVIII secolo in stile Barocco, con marmi colorati.
Della forma di Barocco propria della Sicilia, dopo il 1693, è stato detto "Gli edifici concepiti a seguito di questo disastro esprimono una spensierata libertà di decorazione la cui incongrua gaiezza era intesa, forse, ad alleviare l'orrore" Sebbene questa sia una descrizione accurata di uno stile che è quasi una celebrazione della joie de vivre in pietra, è improbabile che spieghi le reali ragioni della sua scelta. Come per tutti gli stili architettonici la scelta del Barocco era direttamente legata alla moda corrente. Versailles era stata completata nel 1688 nello stile Barocco; la nuova Reggia di Luigi XIV fu immediatamente emulata ovunque in Europa da qualsiasi aristocratico o sovrano in Europa che aspirasse alla ricchezza, al gusto o al potere. Quindi fu la scelta ovvia per i ricchi, gli eccessi dello stile Barocco di palazzi e ville di campagna che sarebbero state costruite in Sicilia, comunque, si avviavano a far sembrare Versailles un esempio da seguire.
Gli architetti siciliani furono impiegati per creare i nuovi palazzi e le nuove chiese. Questi architetti spesso locali furono capaci di progettare, anche se molti erano stati educati nell'Italia continentale ad una comprensione più dettagliata dell'idioma Barocco. Il loro lavoro, ispirò anche progettisti siciliani che avevano avuto minori occasioni. Va osservato che questi architetti furono anche assistiti da pubblicazioni di incisioni di Domenico de' Rossi, che per la prima volta fornì le precise dimensioni e misure di molti delle principali facciate Barocche e Rinascimentali di Roma. In tal modo il Rinascimento finalmente sbarcò in Sicilia.
Al Barocco Siciliano mancava ancora il calore, la gioia e la libertà che si avviava ad acquisire, con Giovanni Battista Vaccarini  che era il principale architetto siciliano durante questo periodo. Egli arrivò sull'isola nel 1730 portando delle idee del Bernini e del Borromini, e introdusse all'architettura dell'isola un movimento di linee e curve.  Comunque i suoi lavori sono di qualità considerevolmente inferiore a quello che avrebbe seguito. Notevoli lavori di questo periodo erano le ali del XVIII secolo di Palazzo Biscari a Catania e della Chiesa di Sant'Agata del Vaccarini, sempre a Catania. Per questo edificio Vaccarini chiaramente attinse all'"Architettura Civile" di Guarino Guarini. È il suo frequente rifarsi a disegni affermati che rende l'architettura di questo periodo, pur opulenta, dotata di una qualità disciplinata, quasi imbrigliata. Lo stile di Vaccarini era destinato a dominare Catania per decenni.
Un secondo ostacolo per il pieno sviluppo del potenziale degli architetti siciliani fu che frequentemente essi stavano solo ricostruendo una struttura danneggiata, e dovevano quindi far coincidere i loro progetti con lo stato dei luoghi e dei manufatti o quanto ne rimaneva. La chiesa di San Giorgio a Modica  ne è un esempio: malamente danneggiata dal terremoto del 1613, ricostruita nel 1643 in stile Barocco conservando la pianta medievale, quindi danneggiata di nuovo nel 1693.
La ricostruzione ebbe luogo a partire dal 1702 ad opera di un ignoto architetto. Infine Rosario Gagliardi supervisionò il completamento della facciata, avvenuto nel 1760, o almeno per parte dei lavori essendo morto in quegli anni. Però i compromessi a cui egli dovette prestarsi in ossequio alla struttura esistente sono evidenti. Mentre Gagliardi usò le stesse formule che tanto successo gli arrisero a San Giorgio a Ragusa, qui a Modica la costruzione è più pesante e manca dell'abituale leggerezza di tocco e libertà di disegno. Secondo alcuni autori più recenti questo può anche dipendere in parte dall'avvicendarsi di altri alla supervisione a cavallo della morte del Gagliardi, di cui comunque si conservano disegni correlati. Col compito di ricostruzione dal terremoto del 1693, lo stesso Rosario Gagliardi progettò con lo stesso stile la basilica di Santa Maria Maggiore a Ispica , unica nella Provincia di Ragusa grazie alla presenza del Loggiato progettato da Vincenzo Sinatra.
C'era anche un'altra influenza al lavoro. Tra il 1718 e il 1734 la Sicilia fu controllata personalmente da Carlo VI da Vienna, col risultato che si possono percepire stretti legami con l'architettura austriaca. Diversi edifici sull'isola sono imitazioni dei lavori di Fischer von Erlach. Un architetto siciliano, il monaco Tommaso Napoli, visitò Vienna due volte verso l'inizio del secolo, tornando con una collezione di incisioni e disegni. Fu in seguito architetto di due ville di campagna del primo periodo Barocco sicilano, notevoli per le loro pareti concave e convesse e per il complesso disegno delle loro scale esterne. Una, la sua Villa Palagonia iniziata nel 1705, è la più complessa è ingegnosa di qualsiasi altra costruita nell'era Barocca della Sicilia; la sua doppia scala di scalinate rettilinee, con frequenti cambi di direzione, fu il prototipo di ciò che divenne una caratteristica eminente del Barocco Siciliano.
In seguito una nuova ondata di architetti, consci del fatto che gli stili del Rococo per gli interni iniziavano altrove a guadagnare ascendente sul Barocco, procedettero a sviluppare l'appariscenza, la libertà e il movimento che oggi sono sinonimi dell'espressione Barocco Siciliano.
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