Patti turismo
Patti – Tra mare, storia e cultura
Situato su una doppia collina a ridosso del Mar Tirreno, Patti domina il Golfo di Patti, che si estende da Capo Milazzo a Capo Calavà. Il comune fa parte del Consorzio Intercomunale Tindari-Nebrodi, e rappresenta una delle tappe più interessanti di un viaggio tra borghi storici, paesaggi naturali e cultura siciliana.
Paesaggio e posizione
Patti sorge in posizione panoramica, tra mare e colline, e offre una vista spettacolare sul golfo e le coste circostanti.
La città si trova lungo la storica via Palermo-Messina, un tempo difficile da percorrere per la costa aspra tra Capo d’Orlando e Capo Oliveri (oggi Capo Tindari).
I promontori sono dedicati ai paladini di Carlomagno, Orlando e Oliveri, protagonisti di antiche leggende medievali.
Storia e cultura
Patti conserva tracce di matrice compostellana, con toponimi legati alle chanson de geste di S. Giacomo e Carlomagno.
Luoghi come Monte Gioiosa e Monte Giove ricordano ancora oggi i personaggi e le storie di queste antiche leggende.
La città è un crocevia di storia, arte e cultura, dove si possono scoprire chiese, palazzi e tradizioni locali.
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Patti e dintorni – Arte, fede e tradizione
Patti è un borgo ricco di chiese storiche, monumenti e tradizioni artistiche, dove il passato e la spiritualità si intrecciano con la vita moderna.
Ogni edificio racconta storie di fede, nobiltà e cultura siciliana, rendendo la città una meta imperdibile per chi ama la storia e l’arte.
Le Chiese principali di Patti
Chiesa di San Nicolò – Chiesa parrocchiale con all’interno un tabernacolo di scuola gaginesca, testimonianza dell’arte rinascimentale in Sicilia.
Convento di Santa Maria del Gesù – Storico complesso religioso che racconta la vita monastica del borgo.
Chiesa di Santa Maria dei Greci o della Candelora – Custodisce il sarcofago di marmo della regina Adelasia nel transetto della cattedrale. Un poeta anonimo ha scritto un elegante componimento in latino che celebra la memoria della regina, definita “Regina di Marmo”.
Chiesa di Sant’Antonio Abate – Centro di devozione e fede popolare.
Grande Cattedrale di Patti – A croce latina, con opere pittoriche di pregio, cappella di sinistra dedicata al SS. Sacramento e cappella di destra a Santa Febronia. Notevole il coro ligneo e il campanile con sei campane, due per scandire le ore e quattro per funzioni liturgiche.
Chiesa di San Michele – A navata unica, custodisce un trittico di Gagini, capolavoro dell’arte sacra locale.
Santuario Madonna Nera del Tindari
Tindari
La città greca "Tyndaris" fu fondata da Dionisio I di Siracusa come caposaldo del suo dominio sulla costa tirrenica, intitolata al re di sparta Tindaro, coniugato con Leda, con la quale ebbe quattro figli due umani Castore e Clitennestra, e due semidei nati da zeus Elena e Polluce, detti Dioscuri, furono sulla nave Argo di Giasone in cerca del vello d'oro, famosi anche per la difesa della sorella Elena, rapita da Teseo. Consegnerà il suo trono a Menelao. marito di Elena, la quale fugge con Paride principe di Troia , dalla quale scaturisce la guerra per eccellenza. Famosi anche perchè alla morte del fratello Castore il fratello Polluce supplica il padre Zeus di renderlo mortale, gli viene allora concesso di alternarsi nell'immortalità, con la possibilità di incontrarsi durante il passaggio, diventeranno i gemelli del segno zodiacale.
Restano dell'antica Tyndaris i ruderi, fondata nel comrensorio di Abacenum oggi Tripi, le venne imposto il nome di una delle divinità protettrici della popolazione che emigrava, prima una frana e poi gli arabi misero fine definitivamente a Tindari. Imponenti ed importanti, sono le testimonianze della sua passata grandezza: le ampie mura perimetrali della città, l'anfiteatro romano, la basilica, le terme, alcune case e vie con importanti mosaici; il museo che conserva reperti archeologici di grande interesse.
Bello il teatro anche se di dimensioni non molto amplie è scavato nella roccia ha un diametro do 63 metri.
Il santuario della Madonna del Tindari :
Il nuovo tempio, a croce latina, costruito tra il 1956 e il 1979, ha una pianta di tipo basilicale caratterizzata da tre navate.
Realizzata nell'agorà alle spalle del nuovo edificio troviamo l'antico e Santuario che in origine era un tempio pagano. Dietro l'altare maggiore si mostra una teca, retta e incoronata da angeli in bronzo, che ospita una statua in legno rappresentante una bellissima Madonna Nera, Nigra sum sed formosa".
Le origini della statua della Madonna Nera sono legate ad una leggenda, secondo la quale la scultura, trasportata per mare, impedì alla nave di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari per sfuggire alla tempesta. I marinai, depositarono a terra il carico, pensando che fosse questo ad impedire il trasporto, e solo quando vi portarono anche la statua, la nave poté riprendere il mare. La statua venne quindi portata sul colle soprastante, dentro una piccola chiesa che dovette in seguito essere più volte ampliata per accogliere i pellegrini, attratti dalla fama miracolosa del simulacro.
Il santuario si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata. La chiesa, distrutta nel 1544 dai pirati algerini, viene ricostruita poco prima del 1600, il santuario venne ampliato con la costruzione di una nuova chiesa più grande nel 1979.
La festa del santuario si svolge ogni anno il 7 settembre ed è meta di diversi pellegrini devoti alla Madonna, perché hanno richiesto una grazia o per devozione.
La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, viene collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia, dal greco "immagine" e "pezzo" è stato un movimento di carattere politico religioso, sviluppatosi nell'impero bizantino intorno alla prima metà del secolo VIII. La base dottrinale di questo movimento era l'affermazione che la venerazione delle icone potesse sfociasse in una forma di idolatria, detta "iconolatria". Un'altra ipotesi è quella che le madonne nere, sembrano essere presenti all'epoca delle crociate, perché diversi crociati portarono in patria icone orientali, sia per l'azione di alcuni ordini religiosi molto attivi anche in Terrasanta, soprattutto quello dei templari, che disponevano di proprie chiese nelle principali città europee
Le leggende di Marinello
Alla base del promontorio si trova una zona sabbiosa con una serie di piccoli specchi d'acqua, la cui conformazione si modifica in seguito ai movimenti della sabbia, spinta dalle mareggiate. La spiaggia è conosciuta con il nome di Marinello o "il mare secco" e vi sono legate diverse leggende.
Secondo una di esse la spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare. La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, in seguito al miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva dubitato a causa dell'incarnato scuro della Vergine.
Un'altra leggenda narra della morte, avvenuta proprio su questa spiaggia di papa Eusebio fu il trentunesimo papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo, il 17 agosto del 310, pochi mesi dopo la sua elezione, avvenuta il 18 aprile, che sarebbe stato esiliato in Sicilia da Marco Aurelio Valerio Massenzio, imperatore romano.
Sopra la spiaggia, sul costone, si apre inoltre una grotta, che secondo una leggenda locale era abitata da una maga la Fata Donnavilla, che si dedicava ad attrarre i naviganti con il suo canto per poi divorarli. Quando qualcuno degli adescati rinunciava per la difficoltà di raggiungere l'ingresso dell'antro, la maga sfogava la sua rabbia affondando le dita nella parete: a questo sarebbero dovuti i piccoli fori che si aprono numerosi nella roccia. In realtà i piccoli fori sono creati dai Litodomi o datteri di mare che abitano lungo i litorali marini.
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