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Siracusa turismo, guida turistica del Comune - Città, Comuni e Paesi di Sicilia

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Siracusa turismo, guida turistica del Comune


Siracusa si trova nella parte sud-orientale della Sicilia, affacciata sul Mar Ionio. Grazie alla sua posizione privilegiata, tra mare cristallino, aree naturali e un patrimonio storico millenario, rappresenta una tappa imprescindibile per chi visita l’isola.

La città è profondamente legata alla sua storia greca: potente polis del Mediterraneo, dominò a lungo i mari contendendo l’egemonia a Cartaginesi e Romani, fino a diventare uno dei più importanti centri del mondo occidentale antico.

Nel Parco Archeologico della Neapolis, antico cuore della città, si trovano monumenti di straordinaria importanza. Il Teatro Greco, celebre per la sua eccellente acustica, era sede di rappresentazioni teatrali e momenti fondamentali della vita politica e culturale. Ancora oggi ospita le prestigiose rappresentazioni classiche dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico). Accanto ad esso si trovano l’Orecchio di Dionisio, le Latomie e altre testimonianze di grande valore storico.

L’epoca romana ridimensionò il ruolo politico della città, ma lasciò significative opere monumentali: l’Anfiteatro Romano, tra i più grandi d’Italia, utilizzato per lotte tra gladiatori e spettacoli pubblici; il Ginnasio Romano; e l’imponente rete di catacombe, tra le più estese dopo quelle di Roma, dove le prime comunità cristiane si riunivano in segreto.

Secondo la tradizione, Siracusa fu la prima città dell’Occidente a ospitare una comunità cristiana. Qui sorge la Chiesa di San Giovanni alle Catacombe, luogo in cui Paolo di Tarso avrebbe predicato la fede cristiana. Grazie anche all’opera di San Marciano, primo vescovo della città, Siracusa divenne uno dei primi centri di diffusione del Cristianesimo in Europa. Di particolare rilievo è la Cripta di San Marciano, sotto la Chiesa di San Giovanni alle Catacombe, che custodì le spoglie del santo fino alla loro traslazione a Gaeta, avvenuta in seguito all’invasione araba.

Nel periodo bizantino, il generale Giorgio Maniace riuscì temporaneamente a liberare la città dal dominio musulmano (intorno al 1040-1043). In segno di devozione, inviò le reliquie di Santa Lucia a Costantinopoli e fece costruire una fortificazione che ancora oggi, seppur ampliata successivamente da Federico II, è conosciuta come Castello Maniace.

Dopo il devastante terremoto del 1693, Siracusa visse una straordinaria rinascita architettonica che ne ridisegnò il volto, arricchendolo di splendidi esempi di arte barocca, ancora oggi visibili soprattutto nell’isola di Ortigia, cuore storico e monumentale della città.

Siracusa si presenta oggi divisa in due parti complementari: Ortigia, che conserva l’impianto storico e il fascino barocco nato dopo il terremoto del 1693, e la città moderna, che si estende sulla terraferma integrando nel proprio tessuto urbano straordinarie testimonianze archeologiche e monumentali.

Una città dove storia, cultura e paesaggio si fondono in un’esperienza unica nel Mediterraneo.
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Duomo di Siracusa (Tempio di Atena – Minerva)

La Cattedrale di Siracusa sorge nella parte più elevata dell’isola di Ortigia, nel luogo che fin dall’antichità fu destinato al culto. Qui, a un tempio arcaico del VI secolo a.C., si sostituì il maestoso Tempio di Atena (Minerva), fatto edificare dal tiranno Gelone dopo la vittoria di Imera (480 a.C.) contro i Cartaginesi.

Nel VII secolo, sotto il vescovo Zosimo, il tempio venne trasformato in chiesa cristiana e dedicato alla Natività di Maria. Le possenti colonne doriche furono inglobate nella nuova struttura: vennero chiusi gli spazi tra le colonne del peristilio e aperte arcate nella cella per ricavare le navate laterali. Ancora oggi le imponenti colonne sono visibili sia all’esterno sia all’interno dell’edificio, rendendo il Duomo un raro esempio di continuità architettonica tra tempio pagano e chiesa cristiana.

Probabilmente trasformata in moschea durante la dominazione araba, la chiesa fu successivamente rimaneggiata in epoca normanna. Il terremoto del 1693 causò gravi danni, tra cui il crollo della facciata.

L’attuale facciata, capolavoro barocco dell’architetto palermitano Andrea Palma, fu realizzata tra il 1728 e il 1754 ed è considerata una delle più significative espressioni del barocco siracusano. Si erge su un’ampia scalinata monumentale e presenta un prospetto a due ordini coronato da un frontone. Le statue di San Pietro e San Paolo, ai lati della scalinata, e quelle di San Marciano, Santa Lucia e della Vergine del Piliere nel secondo ordine, sono opere di Ignazio Marabitti. L’ingresso è preceduto da un elegante atrio con portale affiancato da colonne tortili decorate con tralci d’uva.

L’interno, a tre navate e a impianto basilicale, conserva numerose opere d’arte. La navata centrale è coperta da un soffitto ligneo cinquecentesco a travi scoperte. Il pavimento marmoreo policromo, voluto dal vescovo Bellomo, risale al 1444. Le colonne doriche dell’antico tempio delimitano ancora oggi la navata laterale destra e introducono alle cappelle.

Tra le opere più significative si segnalano:

il fonte battesimale, ricavato da un cratere greco in marmo sostenuto da sette leoncini in ferro battuto del XIII secolo;
la Cappella di Santa Lucia, con il prezioso paliotto argenteo settecentesco e la statua d’argento della santa realizzata da Pietro Rizzo nel 1599;
la Cappella del Crocifisso, con una tavola raffigurante San Zosimo, attribuita ad Antonello da Messina, e una croce lignea di stile bizantino.

Tra le altre opere custodite nel Duomo spiccano le statue dei Gagini — tra cui la Vergine di Domenico Gagini e la Santa Lucia di Antonello Gagini — la Madonna della Neve, dipinti su tavola e su tela di epoca bizantina, un raffinato coro in noce del Quattrocento, nonché l’organo e la cantoria lignea dorata in stile corinzio, anch’essi quattrocenteschi.

Il Duomo di Siracusa rappresenta un luogo unico al mondo, dove oltre duemila anni di storia si fondono in un monumento che racchiude l’anima greca, cristiana e barocca della città.
Chiesa di San Giovanni alle Catacombe a Siracusa

Bellissimo rosone sulla facciata e accesso alle omonime catacombe  Edificata attorno al VI° secolo nel luogo dove, secondo la tradizione, fu sepolto il 1° vescovo di Siracusa, Marciano, morto martire sotto Gallieno e Valeriano (metà del III° secolo), la Chiesa di San Giovanni è stata ritenuta per lungo tempo la prima Cattedrale di Siracusa.
Dell'antica basilica, che presenta tre navate suddivise da 12 colonne di tipo dorico, oggi sono visibili solamente i resti del colonnato dalla navata mediana e dell'abside in pietra locale.
La chiesa subì diverse innovazioni in età normanna e venne ulteriormente modificata nel corso del XVII° secolo, con l'inserimento di una nuova struttura che occupò lo spazio delle prime due campate della chiesa preesistente. Danneggiata dal terremoto del 1693, venne restaurata mediante la ricostruzione della facciata e dell'odierno portico con archi ogivali e capitelli decorati, ottenuto con l'utilizzazione di elementi quattrocenteschi. Sul lato Ovest dell'edificio, si notano il bel portale ed il bel rosone trecentesco.
Dalla corte della chiesa, per una scala, si scende alla cripta di San Marciano, luogo dove si ritiene abbia predicato San Paolo Apostolo intorno al 61 d.c.. La cripta a pianta trilobata, con i bracci conclusi da absidi, custodisce il sepolcro in muratura del Santo. Di particolare interesse sono i capitelli con i simboli degli Evangelisti incorporati nei quattro pilastri, costruiti in età normanna, attorno all'altare, posto al centro della cripta. Nell'abside Nord è stato riportato alla luce un ipogeo con un affresco raffigurante "Le due Alessandre", in un atteggiamento di preghiera (V° secolo).
Dal lato Sud della chiesa si accede alla necropoli sotterranea: le catacombe di San Giovanni, che sono le più recenti tra quelle scoperte a Siracusa (IV° secolo d.c ). Tale complesso di catacombe (unico aperto al pubblico) risale al 315-360 d.c. e testimonia, assieme alle catacombe di Santa Lucia e a quelle di Vigna Cassia (purtroppo non visitabili) il fervore della vita cristiana a Siracusa sin da tempi remoti.
Chiesa di Santa Lucia alla Badia a Siracusa

Chiesa normanna a completamento di una affascinante Piazza Duomo.
La Chiesa e il convento cistercense dedicato a S. Lucia avevano un posto di rilievo nel culto cittadino, per la sua ubicazione nel cuore di Ortigia e soprattutto per la festa di S. Lucia di maggio, istituita a ricordo di un miracoloso intervento (ancora oggi celebrato la prima domenica di maggio) della Patrona durante la carestia del 1646, quando la Santa avrebbe condotto due navi cariche di cereali nel porto interrompendo la lunga fame dei Siracusani, quella "dira fames" che aveva fatto soffrire il popolo, come ricorda la lapide esistente nella chiesa al disotto del coro delle monache. S. Lucia alla Badia sembra costruita in due stili diversi: la parte inferiore è alla maniera del Picherali, con bei rilievi degli stemmi spagnoli come era prima dell'ascesa al trono di Filippo V nel 1705, mentre la decorazione dell'ordine superiore è una specie di variante di rococò che ricorda i pannelli in legno così frequenti nelle sacrestie siciliane. Rilievi dello stesso stile ornano la facciata di Palazzo Borgia. Una forma diversa di quasi rococò si può vedere nei capitelli del tempietto ottagonale di S. Lucia al Sepolcro. Lo stile è del tutto insolito in Sicilia: l'unica analogia sembra offerta dai rilievi nei pennacchi dell'ex chiostro dell'Olivella, ora Museo Nazionale, a Palermo.
Facciata  La chiesa ha un alto prospetto (m. 25) composto da paraste ioniche, la cui trabeazione è costituita da una balconata chiusa da una elaborata ringhiera a petto d'oca. Il portale con frontone spezzato sorretto da colonne tortili con alto piedistallo è decorato da una cornice contenente raggi, su cui sono posti una colonna, una spada, una palma e una corona, simboli del martirio di S. Lucia. Ai lati, racchiusi entro cornici, stemmi dei reali di Spagna sormontati da corone. Sulla sommità una croce di ferro rimossa perché pericolante.
Interno Ad unica e raccolta aula, è quello tipico delle chiese monastiche. Nella volta un affresco fervido settecentesco con il "Trionfo di S. Lucia". Dietro l'altare maggiore vi è un "Martirio di S. Lucia", dipinto intensamente narrativo di Deodato Guinaccia (II metà del secolo XVI).  Gli stucchi furono eseguiti da Biagio Bianco di Licodia nel 1705, mentre le dorature sono del 1784 così come il restauro delle volte con gli affreschi riguardanti il miracolo del 1646.  Il paliotto d'argento fu eseguito dall'orafo messinese Francesco Tuccio nel 1726. Nella parte destra si può ammirare una tela di Giuseppe Reati (l64l) con il miracolo di S. Francesco di Paola. La cantoria, infine, posta sulla verticale del vestibolo, è chiusa sulla navata da un'alta gelosia lignea ad andamento curvilineo.
Dal 2010 la chiesa ospita "Il seppellimento di S. Lucia", quadro che Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinse tra il 1608 e il 1609 durante il suo soggiorno a Siracusa, seguito alla fuga da Malta. Dopo la fuga precipitosa da Malta, Caravaggio si rifugiò a Siracusa, e fu forse grazie all'amico siracusano Mario Minniti, pittore di talento, che riuscì ad ottenere la commissione di quest'opera.
La scena sembra ambientata all'ingresso delle latomie: due enormi becchini in primo piano stanno cominciando a scavare la fossa, mentre, rimpiccioliti e quasi stampati sullo sfondo rotto solo da un arco cieco, stanno gli astanti al funerale, con il vescovo che dà l'estrema unzione alla Santa decapitata.
www.basilicasantalucia.com
Santuario Natività di Maria Vergine a Siracusa

Al suo interno la chiesa ospita il pavimento maiolicato a piastrelle di Valenza, raffigurante la Pesca miracolosa. Inoltre sono conservati gli affreschi di Sebastiano Lo Monaco, raffiguranti La Cacciata dei Mercanti dal Tempio ed Il Trionfo della Fede. L’antico monastero adiacente la chiesa è a tutt’oggi abitato dalle suore di clausura del SS. Sacramento, che in memoria dell’antica tradizione, intonano ancora oggi il suggestivo Canto Gregoriano.
Santuario di San Sebastiano a Siracusa

all’interno sono collocati la statua di San Sebastiano in legno d’arancio (1530) ed un’altra statua lignea raffigurante l’Immacolata.
Nel 1642 fu istituita la festa di San Sebastiano da Papa Urbano Vili.
Dedicata in precedenza a S. Nicolò di Mira. La sua costruzione avvenne a partire dal 1693, a spese del marchese d'Avola Pignatelli. La pianta, disegnata da Angelo Italia, è a croce latina e incorpora, nelle tre navate, i bracci del transetto. Nel punto d'incontro tra le due braccia della croce latina nasceva la cupola al livello del basamento, costruita negli anni cinquanta e poi rimossa negli anni novanta in seguito al terremoto del 13 dicembre 1990. Il portale centrale è in rame brunito e vi sono rappresentati, per opera di Francesco Patanè, i Sacramenti mediante pannelli a sbalzo.
La chiesa ha tre entrate e ad esse corrispondono le tre navate, di cui la centrale più; grande e le due laterali più piccole. Queste sono formate a loro volta da 4 arcate laterali con altrettanti altari.
La Chiesa custodisce uno splendido organo settecentesco e il coro originale, il luogo del santuario riservato ai cantori. Inoltre troviamo la la statua dell'Immacolata( 1500 ) opera di Giovanni Villamace il Crocifisso Ligneo ( 1600 ) posto nell'abside ed attribuibile alla scuola di frate Umile da Petraia.
Santuario Madonna Delle Lacrime a Siracusa

Il Santuario ha origine da un fatto prodigioso avvenuto il 29 agosto 1953 in una modesta casa di Siracusa: da un'immagine di gesso raffigurante il Cuore immacolato di Maria cominciarono a sgorgare lacrime. Il fatto si ripetè per tre giorni. Seguirono altri fatti miracolosi e il 12 dicembre 1953 l'episcopato siculo accertò la realtà dei fatti e decide di edificare un Santuario in onore della Madonna delle Lacrime. Per il progetto della struttura fu bandito un concorso internazionale e vinsero due giovani francesi.
Il progetto dei due architetti francesi Andrault Michel e Pierre Parat prevedeva un edificio di forme modernissime: una struttura verticale alta 135 metri a pianta centrale con un unica navata del diametro di 90 metri. Attorno all'altare maggiore sorgono infine 36 cappelle o altari laterali.
Chiesa di San Martino a Siracusa

La Chiesa di San Martino, situata nel cuore di Ortigia, è una graziosa chiesa di origine normanna e una delle più antiche di Siracusa.

Le numerose trasformazioni subite nel corso dei secoli rendono complessa una datazione precisa. Tuttavia, le caratteristiche architettoniche dell’abside e delle colonne che la delimitano fanno ipotizzare un impianto originario risalente al VI secolo d.C., elemento che ne sottolinea l’antichità e il valore storico.

La pianta originaria doveva essere meno estesa in senso longitudinale; un ampliamento significativo sarebbe avvenuto tra il XIV e il XV secolo. Proprio a questo periodo risale l’arco ogivale decorato con fasce di colonnine e capitelli a motivi floreali, chiara testimonianza dell’influenza dell’architettura aragonese.

L’interno presenta una navata centrale affiancata da archi a tutto sesto poggianti su pilastri a sezione rettangolare. Il soffitto ligneo, sostenuto da capriate del XV secolo, contribuisce a creare un’atmosfera raccolta e suggestiva. Lungo le navate laterali si aprono gli altari dedicati a Sant’Amatore, Tutti i Santi, Sant’Elena, San Costantino e Sant’Aloè. Sotto uno degli altari è custodito il corpo di San Vincenzo Martire, proveniente dalle catacombe di San Callisto a Roma.

Di particolare interesse è il polittico su tavola attribuito a un autore anonimo noto come il “Maestro di San Martino”. Originariamente collocato sull’altare maggiore, fu successivamente spostato su un altare laterale dopo il rinvenimento di una piccola finestra a feritoia.

Sul primo altare della navata destra si trova un pregevole crocifisso ligneo del XVI secolo, donato dai Cavalieri di Malta in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta nella cappella di San Domenico. Il crocifisso è oggi separato dal reliquiario settecentesco che lo incorniciava, attualmente conservato nella Chiesa del Carmine.

Secondo lo studioso Privitera, nella chiesa dovrebbero inoltre trovarsi le tele della Via Crucis e l’organo provenienti dalla Chiesa di Santa Maria di Gesù.

La Chiesa di San Martino rappresenta un luogo di grande fascino, dove si intrecciano epoche e stili diversi, offrendo al visitatore un prezioso frammento della storia religiosa e artistica di Siracusa.

Chiesa di S. Maria della Concezione a Siracusa

Di origine trecentesca, uno tra i più importanti e ricchi palazzi di Siracusa rifabbricato in età barocca.
Ubicata in Ortigia, è detta anche S. Maria delle monache e venne edificata con le elemosine dei fedeli alla fine del 1300. Per volere del vescovo G. Capobianco, nel 1656 venne ricostruita e i quattro altari di marmo furono dedicati alla Madonna della lettera, a S. Benedetto, a S. Lucia e ai S. Innocenti.
Il Monastero e l'annessa Chiesa di S. Maria, sotto il titolo dell'Immacolata Concezione. era uno degli edifici conventuali più grandi, ricchi e importanti di Siracusa. Dell'intero complesso di antica origine trecentesca, interamente rifabbricato in età barocca. oggi rimane solo la Chiesa., mentre il Monastero è stato trasformato tra il 1869 e il 1878 in «magnifico» Palazzo della Prefettura. Situati nell'omonima via di S. Maria (oggi via Roma), porzione minore del più grande asse viario denominato nel Seicento Strada Principale, venivano edificati nel 1320 dal Vescovo Pietro Montecateno (Moncada, Catalano. Canonico della Cappella del Palazzo Reale di Palermo).
Catacombe di San Giovanni a Siracusa

A Siracusa ci sono tre gruppi di catacombe: quelle di santa Lucia (II secolo d.C.), le catacombe di Vigna Cassia e del Bambin Gesù (III secolo d.C.) e le catacombe di san Giovanni.
Iniziate nel IV secolo (dopo l’editto di Costantino), seguendo il tracciato di un ex acquedotto greco (con relative cisterne) ed ampliate fino al V secolo, esse presentano una pianta che ricalca molto quella del “castrum” (il tipico accampamento militare romano). Perciò possiamo individuare una galleria centrale (decumanus maximus) da cui se ne diramano dieci secondarie (cardines): cinque a nord e cinque a sud. Questi cardines conducono a quattro “rotonde” (ex cisterne per l’acqua): ne abbiamo una a nord detta “rotonda di Antiochia” e tre a sud: la “rotonda Marina”, la “rotonda di Adelphia” e la “rotonda dei Sarcofaghi”. Si aggiunga inoltre un’ultima piccola cisterna di forma rettangolare detta “cubicolo di Eusebio”: questa era stata allestita per seppellire temporaneamente il papa Eusebio (morto a Siracusa in esilio nel 310 d.C.) prima di essere traslato a Roma. Le pareti di tutte queste gallerie e delle rotonde furono sfruttate per ricavare dei loculi per ospitare singoli defunti e per delle tombe di famiglia o di gruppo con più posti (arcosoli policromi).
La prima cisterna che si raggiunge verso sud attraverso un cardines è la “rotonda Marina”. Lungo un tratto di corridoio molto breve, che va dalla rotonda verso sud, è visibile un graffito rappresentante un monogramma e due barche stilizzate a pesce: tale punto indica la tomba del vescovo Siracosio. Per i primi cristiani la barca significava la chiesa nella tempesta del cammino di santità, il pesce invece veniva usato perché scritto in greco ICTUS le sue lettere costituivano le iniziali della frase “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.
Dalla “rotonda Marina”, tramite un breve cunicolo, si può passare poi alla rotonda più grande, quella di Adelphia. Qui nel 1872 fu ritrovato un prestigioso sarcofago di marmo scolpito nelle officine romane: presenta 62 personaggi biblici del vecchio e del nuovo Testamento, e al centro una conchiglia con due busti (marito e moglie); poi fu inviato a Siracusa per accogliere il corpo di Adelphia, moglie del proconsole Valerio (IV secolo). Tale sarcofago è oggi conservato al museo regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.
www.catacombesiracusa.it
Santaurio di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa

Sotto la chiesa e l’ex convento si trovano le catacombe di Santa Lucia, le più grandi della Sicilia, la cui parte più antica risale, addirittura, al III secolo.
La chiesa sorse in epoca bizantina, nel VI secolo, sul luogo dove a Santa Lucia venne inflitto il martirio nel 304 d.C. sotto l’Impero di Diocleziano.
La chiesa venne riedificata nel tempo normanno e cioè nel XII secolo. Di quest’epoca si conservano ancora le absidi, il portale, parte del campanile, un rosone trecentesco.
Il resto venne ricostruito agli inizi del Seicento e dopo il terremoto del 1693.
Antichi e preziosi i documenti artistici all’interno del santuario: opere del XIII e XV secolo.
Appoggiata al pilastro destro del presbiterio è collocata una colonna in granito, presso la quale sarebbe avvenuto l’orribile martirio della santa. Nell’abside è collocata un’opera del Caravaggio che rappresenta il seppellimento di Santa Lucia (1609).
Il corpo della santa, trasportato in un primo tempo a Costantinopoli, si trova ora a Venezia, nella chiesa di San Geremia. Alcune reliquie della martire sono custodite nel Duomo di Siracusa.

Parco Letterario Elio Vittorini

Da marzo 2003 Elio Vittorini (1908-1966) è per Siracusa qualcosa di più del grande scrittore al quale ha dato i natali. Con la nascita del Parco letterario intitolato allo scrittore profondo conoscitore della letteratura statunitense contemporanea, il suo nome è adesso sinonimo di "ambasciatore" nel mondo della cultura di questa provincia
L’Isola di Ortigia

Ortigia è il nucleo storico di Siracusa, il cuore antico della città, un luogo dove storia, arte e architettura si fondono in uno scenario di straordinaria bellezza.

Qui si apre una delle più affascinanti piazze barocche della Sicilia: Piazza Duomo, elegante salotto urbano circondato da capolavori architettonici. A dominarla è il Duomo di Siracusa, straordinario esempio di continuità tra tempio greco e chiesa barocca. Accanto si erge Palazzo Beneventano del Bosco, raffinata residenza nobiliare settecentesca, e il Palazzo Senatorio, noto anche come Palazzo Vermexio, attuale sede del Municipio. Quest’ultimo prende il nome dall’architetto catalano Joan Vermexio, che operò a Siracusa nel XVII secolo, lasciando un segno importante nell’assetto urbano della città.

A sud della piazza si trova la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, uno degli esempi più significativi del primo barocco aretuseo. La facciata, caratterizzata da colonne tortili e dallo stemma della Spagna, anticipa in parte le forme del Rococò e conserva un’eleganza luminosa e armoniosa.

Passeggiare per Ortigia significa attraversare secoli di storia: tra vicoli suggestivi, palazzi nobiliari, cortili nascosti e scorci sul mare, l’isola racconta l’anima più autentica e affascinante di Siracusa.

Festival internazionale del balletto
Via Po, 22
arteviva.a@libero.it
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