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Erice cantine vinicole, l'enoturismo il territorio - Cultura, Sapori e Degustazioni

Cultura, Gastronomia e Degustazioni

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Erice cantine vinicole, l'enoturismo il territorio

Erice cantine vinicole, l'enoturismo il territorio


Erice le cantine vinicole, l'enoturismo, i produttori, i territori, una guida alle cantine presenti nel Comune, un punto di riferimento per conoscere il Vino Siciliano.
I produttori promuovono il mondo del vino, protagonisti dei sapori racconteranno la tradizione vinicola il territorio la cultura vitivinicola, offrono la possibilità di passeggiare nel bel mezzo dei propri vigneti, per la promozione delle attività legate al turismo del vino.
Alcune cantine propongono pacchetti, che includono non solo degustazioni di vini, ma anche di olio e formaggi.
Che la degustazione abbia inizio, per scoprire le fasi della lavorazione, coltivazione, vinificazione, imbottigliamento, invecchiamento dei vini.
Le informazioni sulle singole cantine, è legata prevalentemente al territorio, sono integrati riferimenti ai luoghi.

La viticoltura nel territorio di Erice, in Sicilia, si distingue per una ricca varietà di vitigni autoctoni e internazionali, valorizzati dalla Erice DOC.
I vitigni protagonisti, sia a bacca bianca che rossa, riflettono il terroir unico dell'agro ericino.

Vitigni a Bacca Bianca:
Zibibbo (o Moscato di Alessandria): È uno dei vitigni più importanti, utilizzato per l'Erice DOC Passito, Moscato, Vendemmia Tardiva e Spumante Dolce (minimo 95%).
Catarratto (Bianco Comune e Lucido): Base fondamentale per l'Erice DOC Bianco (almeno il 60%).
Grillo: Molto diffuso e utilizzato in purezza o blend.
Inzolia (o Ansonica): Vitigno storico siciliano, noto per la sua mineralità.
Grecanico: Altro bianco autoctono ammesso nella DOC.
Sauvignon (Blanc): Utilizzato, spesso in vendemmia tardiva, per vini aromatici.
Chardonnay: Utilizzato sia in purezza che per basi spumante (Brut, min. 70%).

Vitigni a Bacca Rossa:
Calabrese o Nero d'Avola: Il principale vitigno rosso, protagonista dei rossi Erice DOC (spesso almeno 60-85%).
Perricone o Pignatello: Autoctono locale di grande personalità, spesso usato in purezza.
Frappato: Utilizzato per dare freschezza e profumo, spesso in blend.
Internazionali: Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon
Fazio Wines
via capitano rizzo 39
91010 fulgatore - erice (tP)
info@faziowines.it
tel +39 0923 811700
fax: +39 0923 811654

Castel Venus  
Via Milano, 123
91010 Erice (TP)
tel. +39 0 923 524174
fax +39 0 923 861223
info@castelvenus.com

Primavera Cantina Sociale
Via Nazionale C.da Torretta, 41
91016 Erice TP
Tel. 0923 811590
Fax 0923811654
info@faziowines.it

Avanti
C.da Torretta
91010 Erice TP
Tel. 0923 811122
Fax 0923 811707
cantinaavanti@tin.it
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Saliamo sulla vetta del Monte San Giuliano, dove il Medioevo incontra le nuvole e una tradizione vitivinicola "d'altura" unica in Sicilia. Qui la DOC Erice protegge vini che beneficiano di altitudini importanti e della costante influenza dei venti di Maestrale e Scirocco. È la terra del Nero d'Avola che si fa fresco e del raro Zibibbo secco.

Erice: Il Vigneto tra il Cielo e il Sale
Sorseggiare un calice a Erice significa assaporare il vento. Le vigne che risalgono i fianchi della montagna godono di un'escursione termica che non ha eguali nella Sicilia occidentale. Qui il sole della vicina Trapani incontra la freschezza delle vette, regalando vini che hanno la struttura del sud ma l'eleganza dei vini del nord.

Lo Zibibbo Secco: La Sorpresa di Erice
Siamo abituati a pensare allo Zibibbo come a un vino dolce da fine pasto, ma a Erice questo vitigno si trasforma. Nella versione secca, sprigiona profumi travolgenti che richiama le vicine saline di Trapani. È l'aperitivo perfetto, capace di racchiudere l'intera macchia mediterranea in un bicchiere.

Rossi di Carattere: Il Nero d’Avola e il Perricone
Nelle terre della DOC Erice, il Nero d'Avola perde la sua irruenza per farsi vellutato e speziato. Ma la vera perla è il Perricone, chiamato localmente Pignatello, un vitigno antico che qui regala rossi di grande personalità.

L'Abbinamento Stellare: Genovesi di Erice e Passito
Non esiste rito più sacro a Erice che abbinare una Genovese, dolce tipico di frolla e crema, con un calice di vino passito locale. Il calore della crema incontra la dolcezza del vino, creando un connubio che vi farà dimenticare il tempo che passa tra i vicoli silenziosi del borgo.
patrono Madonna di Custonaci ultimo mercoledì di agosto,
all'estremità , sulla sommità del monte San Giuliano, a dominio di un panorama che spazia sulle
Il borgo siciliano di Erice, il monte su cui sorge è stato, in tempi remoti, sede del culto di una dea della fecondità, adorata col nome di Astarte dai Fenici, che vi costruirono un tempio. Afrodite per i Greci, la dea che dal monte Eryx – punto di riferimento per i naviganti – proteggeva chi andava per mare, era per i Romani la Venere Ericina, deputata anche all’amore. La notte, un grande fuoco acceso nell’area sacra fungeva da faro. La fama di Venere Ericina divenne tale che le fu dedicato
un tempio anche a Roma e il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo.
Ciò che resta oggi dell’antico castello di Venere è opera dei Normanni (XII-XIII secolo) che per la sua costruzione reimpiegarono probabilmente il materiale proveniente dal tempio della Venere Ericina. Il castello era recintato da torri collegate fra loro da due cortine merlate e da un ponte levatoio, lo stesso di cui parlò nel 1185 il geografo arabo Ibn-Jubayr.

Accanto alle torri si trova il Balio, bellissimo giardino all’inglese da dove si gode un panorama che comprende da una parte la costa tirrenica del golfo di Trapani, dalla particolare forma a falce, e il monte Cofano, dietro il quale si intravede la punta di San Vito lo Capo; dall’altra parte il porto di Trapani con le sue saline, le isole Egadi e l’isola di Mozia fino a Mazara del Vallo. Nelle giornate più luminose si scorgono Capo Bon e la costa africana, e i Fenici sembrano ancora vicini.
Incrocio di culture, Erice ospita, poco sotto le tre torri del castello, nella torretta fatta costruire nel 1873 dallo studioso e mecenate conte Agostino Pepoli come rifugio silenzioso per le sue meditazioni, l’Osservatorio permanente di Pace. Erice è dunque tornata ad essere «Faro del Mediterraneo» riscoprendo la sua antica vocazione di bussola per i naviganti.
Il percorso di visita del borgo può iniziare da Porta Trapani, oltre la quale si apre il corso Vittorio Emanuele che porta alla piazza centrale. Lungo il corso, e nelle viuzze intorno, sfilano le facciate barocche dei palazzi e le emergenze principali, dalla chiesa di San Martino, di origine forse normanna e rifatta alla fine del Seicento, all’impianto urbanistico medievale che circonda la chiesa di Sant’Albertino degli Abbati, pure secentesca. Altre chiese da vedere sono quella di San Giuliano,
anch’essa di origine normanna (1080) e ristrutturata nel Seicento, e quella di San Cataldo, che custodisce opere del grande scultore siciliano Antonello Gagini e della sua bottega. Le stradine intorno al secentesco monastero di San Carlo, come la via La Russa e la via San Carlo, sono di grande fascino. Al centro del reticolato medievale si trova il complesso di San Pietro con chiesa tardo trecentesca rifatta nel 1745 e monastero. Da via Guarnotti si entra in piazza San Domenico, da dove ci si immette in via Cordici per raggiungere piazza Umberto, su cui si affacciano il Municipio, la Biblioteca Comunale e il Museo Antonio Cordici.
Costeggiando il retro di palazzi del Sei-Settecento si arriva alla chiesa Madre, che sta di fronte alle mura ciclopiche del periodo elimo-fenicio (VIII-VII sec. a.C.).
Eretta nel 1314 per volere del re Federico d’Aragona che si rifugiò a Erice durante la guerra del Vespro, presenta un campanile quadrangolare con bifore che aveva funzione di torre di avvistamento, le originarie forme gotiche all’esterno e, nella parete destra, nove croci provenienti, secondo la tradizione, dal tempio di Venere.
Merita infine un cenno il Quartiere Spagnolo, sorto nel XVII secolo, quando con la dominazione spagnola in Sicilia vigeva l’obbligo per tutte le città di offrire gratuitamente vitto e alloggio ai soldati della guarnigione.

Festa FedEricina  e VII Raduno Cortei storici di Sicilia. Rievocazione storica a settembre, dell’arrivo a Erice di Federico III d’Aragona, Re di Sicilia, e della moglie Eleonora. Villaggio Medievale - Musici e Sbandieratori - Raduno Regionale - Gran Corteo Regale- Sfilata dei reali con guardie, musici e danzatrici, degustazioni di prodotti tipici ericini medievali, spettacoli itineranti.

Sagra del "panino ca sasizza arrustuta" a Ballata - frazione di Erice (TP). Ballata. Piccola frazione del comune di Erice, posta ai piedi di una collina, a metri 237 a.l.m. e a 20 km dalla vetta di Erice, https://www.facebook.com/people/Associazione-Ballataerice/100066485534761/
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