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Aprile 1954, un pullmino Volkswagen malandato, carico di apparecchiature all’avanguardia per la registrazione del suono, attraversa l’Italia da nord a sud. Alla guida c’è un uomo, che parla un curioso “itagnolo”, una sorta di spagnolo ed italiano: è Alan Lomax.
Lo scopo del viaggio è ambizioso: documentare le tradizioni musicali popolari italiane per la collana World Library of Folk and Primitive Music, pubblicata dalla Columbia Records, uno dei più importanti progetti etnomusicologici del Novecento.
All’epoca Lomax, un quarantenne, è già una figura di primo piano negli Stati Uniti. Insieme al padre John, pioniere degli studi sul folklore americano, aveva percorso le strade del Sud degli USA registrando canti di lavoro, blues, ballate e spirituals, contribuendo a far conoscere artisti leggendari come Lead Belly e Woody Guthrie.
Lo scopo del viaggio è ambizioso: documentare le tradizioni musicali popolari italiane per la collana World Library of Folk and Primitive Music, pubblicata dalla Columbia Records, uno dei più importanti progetti etnomusicologici del Novecento.
All’epoca Lomax, un quarantenne, è già una figura di primo piano negli Stati Uniti. Insieme al padre John, pioniere degli studi sul folklore americano, aveva percorso le strade del Sud degli USA registrando canti di lavoro, blues, ballate e spirituals, contribuendo a far conoscere artisti leggendari come Lead Belly e Woody Guthrie.

Basta cantarla come se fosse una festa.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.
Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova
I porti come hub culturali
I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.
I porti come hub culturali
I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.

L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
Antoon Van Dyck (o Van Dick), il "pittore dei cavalieri", ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura siciliana. Nonostante il suo soggiorno a Palermo sia durato poco più di un anno, tra la primavera del 1624 e l'estate del 1625, la sua presenza ha rappresentato un terremoto estetico che ha cambiato per sempre il volto dell'arte isolana.
Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré
L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.
Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré
L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.
La distinzione tra confraternita ed arciconfraternita non è solo onorifica, ma risponde a precise gerarchie del diritto canonico e a dinamiche di prestigio sociale molto sentite nella Sicilia del XV e XVI secolo.
In sintesi, ogni arciconfraternita è una confraternita, ma con poteri e privilegi superiori concessi direttamente dalla Santa Sede.
In sintesi, ogni arciconfraternita è una confraternita, ma con poteri e privilegi superiori concessi direttamente dalla Santa Sede.
Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il legame tra confraternite, giustizia e mafia è un tema profondo che tocca la storia sociale, la fede e il controllo del territorio in Italia, specialmente nel Mezzogiorno. Questa relazione si è mossa storicamente lungo tre direttrici: l'ispirazione dei modelli, l'infiltrazione strumentale e, più recentemente, la reazione della legalità.
I monasteri e i conventi femminili in Sicilia
Oggi, nel linguaggio comune, i termini convento e monastero sono spesso usati come sinonimi. Tuttavia, tradizionalmente, convento è associato a una comunità femminile, mentre monastero è utilizzato per una comunità maschile, indipendentemente dall'ordine religioso di appartenenza
Oggi, nel linguaggio comune, i termini convento e monastero sono spesso usati come sinonimi. Tuttavia, tradizionalmente, convento è associato a una comunità femminile, mentre monastero è utilizzato per una comunità maschile, indipendentemente dall'ordine religioso di appartenenza
La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi
Federico II di Svevia, chiamato anche Stupor Mundi (lo Stupore del Mondo), è una delle figure più influenti della storia medievale europea, e la Sicilia è stata al centro del suo potere. La sua relazione con l'isola è fondamentale non solo per la sua posizione politica, ma anche per il patrimonio architettonico che ha lasciato, visibile soprattutto nei castelli e nelle fortificazioni che ha fatto costruire.
Federico II di Svevia, chiamato anche Stupor Mundi (lo Stupore del Mondo), è una delle figure più influenti della storia medievale europea, e la Sicilia è stata al centro del suo potere. La sua relazione con l'isola è fondamentale non solo per la sua posizione politica, ma anche per il patrimonio architettonico che ha lasciato, visibile soprattutto nei castelli e nelle fortificazioni che ha fatto costruire.
“Dalla Tradizione all'Innovazione, il ruolo dell'Al nella valorizzazione del Sud Italia”: l'importante convegno all'ARS targato ESIDIA
Il convegno "Dalla Tradizione all'innovazione: il ruolo dell'Al nella valorizzazione del Sud Italia", svoltosi sabato 25 ottobre 2025 presso la Sala "La Torre" di Palazzo Reale, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, è stato un evento memorabile non solo per la prestigiosa location, ma soprattutto per la profondità dei contenuti con una impeccabile organizzazione curata dall'associazione ESIDIA - Ente Siciliano per I'Innovazione Digitale e l'Intelligenza Artificiale.
Il convegno "Dalla Tradizione all'innovazione: il ruolo dell'Al nella valorizzazione del Sud Italia", svoltosi sabato 25 ottobre 2025 presso la Sala "La Torre" di Palazzo Reale, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, è stato un evento memorabile non solo per la prestigiosa location, ma soprattutto per la profondità dei contenuti con una impeccabile organizzazione curata dall'associazione ESIDIA - Ente Siciliano per I'Innovazione Digitale e l'Intelligenza Artificiale.
L'Eredità della Dittatura: Leggi e Riforme Mancate
Il successo di Garibaldi in Sicilia fu rapido, ma la sua amministrazione, raggiunto con la Dittatura, fu breve e contraddittoria, lasciando un'eredità di grandi promesse e forti delusioni che alimentarono il malcontento popolare, si stava meglio prima di stare peggio dopo
Il successo di Garibaldi in Sicilia fu rapido, ma la sua amministrazione, raggiunto con la Dittatura, fu breve e contraddittoria, lasciando un'eredità di grandi promesse e forti delusioni che alimentarono il malcontento popolare, si stava meglio prima di stare peggio dopo
L’unione non poteva celebrarsi nè nel mese di maggio nè né ad agosto: in questi mesi, infatti, il calendario romano commemorava i defunti e dunque non era di buon auspicio per gli sposi. I proverbi avvertivano: “La spusa majulina nun si godi la cuttunina” e “La spusa agustina si la porta la lavina” ,la sposa di maggio/agosto non gode del letto nuziale o se la porta via la slavina, cioè muore presto.
I mesi preferiti erano Aprile, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre.
I mesi preferiti erano Aprile, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre.
La «Parabola furmicola» è un magnifico augurio di matrimonio, che invita gli sposi a non cercare la felicità nella ricchezza o nel prestigio, ma a coltivarla nella condivisione sincera, nell'armonia e nell'amore reciproco. La loro unione deve essere come la casa del contadino: umile ma piena di gioia, perché è lì che l'amore trasforma il "niente" in "tutto".
Rituali di Unione e Comunità nella Sicilia del Dopoguerra
Quando la Sicilia viveva al ritmo lento e solenne delle sue tradizioni, il matrimonio era ben più di una festa: era l'inizio di un viaggio condiviso che, sorprendentemente, cominciava tra le mura domestiche.
Nando Cimino, con la sua profonda conoscenza della sicilianità, ci svela un’usanza del Novecento: quella che voleva i novelli sposi trascorrere i primi otto giorni di matrimonio nella propria casa, in una sorta di dolce, rituale reclusione, carica di attese e significati.
Quando la Sicilia viveva al ritmo lento e solenne delle sue tradizioni, il matrimonio era ben più di una festa: era l'inizio di un viaggio condiviso che, sorprendentemente, cominciava tra le mura domestiche.
Nando Cimino, con la sua profonda conoscenza della sicilianità, ci svela un’usanza del Novecento: quella che voleva i novelli sposi trascorrere i primi otto giorni di matrimonio nella propria casa, in una sorta di dolce, rituale reclusione, carica di attese e significati.
Il terremoto di Messina del 1783 e la nascita delle baracche antisismiche
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.
Nel 1770, la Sicilia era un'isola di contrasti, governata dai Borbone ma con un'identità forte e radicata. In questo scenario, chiese e monasteri non erano solo luoghi di culto, ma veri e propri centri di potere, protezione e vita sociale. Un aspetto cruciale di questa influenza era l'asilo religioso, un diritto millenario che offriva rifugio a chi fuggiva dalla giustizia secolare.
Immunità del luogo sacro: Le chiese, i monasteri, i conventi e persino i cimiteri annessi erano considerati luoghi sacri. Questo status conferiva loro un'immunità locale o territoriale, che li rendeva inviolabili. Le forze dell'ordine e le autorità civili non potevano entrare in questi spazi con la forza per arrestare una persona senza il permesso dell'autorità ecclesiastica.
Nell'immaginario, lo ius primae noctis cioè il presunto diritto del signore feudale di trascorrere la prima notte con la sposa di un suo suddito, è diventato un simbolo potente dell'oppressione e dell'arbitrio. Era davvero diffusa nella Sicilia dell'epoca? La storia, in realtà, ci racconta un'altra storia.
Il 13 settembre 1610, Filippo III di Spagna, sovrano del Regno di Sicilia, trasformò un antico privilegio in una vera e propria strategia economica. La Licentia Populandi, il diritto di fondare un nuovo centro abitato, non era più solo un premio per i nobili, ma divenne uno strumento per ridisegnare la geografia e il futuro dell'isola.
Dal privilegio al potere baronale
Dal privilegio al potere baronale