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Il Blog di ClickSicilia curiosità per turisti - Il blog di clicksicilia, curiosità per turisti

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Basta cantarla come se fosse una festa.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.

I marinai come veicoli di linguaggio

Categoria Cultura e Società Autore Data 05 Gen 2026
Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova
I porti come hub culturali

I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.

Messina: La Rinascita della Fenice

Categoria Città Paesi Borghi Autore Data 05 Gen 2026
​Tour architettonico tra l’eleganza del Liberty e il linguaggio dell’Eclettismo.
​Messina è una città che si svela solo a chi sa alzare lo sguardo. Ricostruita quasi interamente dopo il tragico terremoto del 1908, divenne all’inizio del secolo scorso uno dei più grandi cantieri d’Europa: un laboratorio urbano in cui la sicurezza del cemento armato doveva convivere con il desiderio di bellezza. Il risultato architettonico è unico, nel quale Eclettismo e Liberty si intrecciano in modo indissolubile.
​L’Eclettismo: Il Linguaggio della Memoria
​A Messina l’eclettismo non fu un semplice stile, ma una missione: restituire alla città un’identità storica che la terra aveva cancellato.
La stele di Monte San Mauro è un monumento commemorativo collocato nel luogo della battaglia del 29 dicembre 1945, nei pressi di Caltagirone.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.

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Palermo, Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”
Sebbene non datato né firmato, il piccolo dipinto è concordemente attribuito a Giovanni Battista Carini, pittore palermitano attivo nella prima metà dell’Ottocento, operante secondo le direttive formali dei vedutisti legati alla cultura del Grand Tour.
L’opera raffigura la Croce di Santa Maria di Gesù, innalzata su una gradinata nella piazzetta della Guadagna, nei dintorni di Palermo. In secondo piano si scorge la città, immersa in rigogliosi giardini, mentre sullo sfondo si staglia l’imponente mole del Monte Pellegrino, elemento ricorrente nell’iconografia paesaggistica palermitana dell’epoca.
L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
Antoon Van Dyck (o Van Dick), il "pittore dei cavalieri", ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura siciliana. Nonostante il suo soggiorno a Palermo sia durato poco più di un anno, tra la primavera del 1624 e l'estate del 1625, la sua presenza ha rappresentato un terremoto estetico che ha cambiato per sempre il volto dell'arte isolana.
Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré
L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.
​La storia della liberazione della Sicilia nel 1943 è un intreccio affascinante di strategia militare, necessità belliche e zone d'ombra. Per comprendere il ruolo degli Stati Uniti, occorre distinguere tra la vittoria sul campo e le complesse conseguenze politiche del dopoguerra.
​Gli americani non cercavano un’alleanza con la mafia per affinità ideologica, ma per un calcolo di pragmatismo militare. L'obiettivo era uno solo: abbattere il Nazifascismo minimizzando le perdite umane (American lives).

Confraternite ed Arciconfraternite

Categoria Cultura e Società Autore Data 29 Dic 2025
La distinzione tra confraternita ed arciconfraternita non è solo onorifica, ma risponde a precise gerarchie del diritto canonico e a dinamiche di prestigio sociale molto sentite nella Sicilia del XV e XVI secolo.
In sintesi, ogni arciconfraternita è una confraternita, ma con poteri e privilegi superiori concessi direttamente dalla Santa Sede.
Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il legame tra confraternite, giustizia e mafia è un tema profondo che tocca la storia sociale, la fede e il controllo del territorio in Italia, specialmente nel Mezzogiorno. Questa relazione si è mossa storicamente lungo tre direttrici: l'ispirazione dei modelli, l'infiltrazione strumentale e, più recentemente, la reazione della legalità.
Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.
La costituzione Quaecumque
La costituzione Quaecumque, promulgata il 7 dicembre 1604 da Papa Clemente VIII, nasce in un contesto storico molto specifico e risponde a esigenze precise della Chiesa cattolica del tempo. Vediamo più in dettaglio le motivazioni che ne hanno determinato la nascita:

Il contesto post-conciliare
Dopo il Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica si trovava di fronte alla necessità di rafforzare la sua autorità e di rispondere alle sfide poste dalla Riforma protestante. Il Concilio aveva cercato di riformare la Chiesa dall’interno, pur mantenendo saldi i principi dottrinali e disciplinari. Tuttavia, sebbene il Concilio avesse trattato molte questioni legate alla vita religiosa e al comportamento dei fedeli, non si era concentrato in modo diretto sul fenomeno delle confraternite laicali.
Le confraternite siciliane: nascita, sviluppo e significato nel Quattrocento
Contesto storico generale (Sicilia nel XV secolo)
Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda:
Politicamente, è inserita nella Corona d'Aragona.
Socialmente, è caratterizzata da una forte stratificazione (nobiltà feudale, élite civiche, ceti artigiani e popolari).
Religiosamente, è segnata da un'intensa spiritualità collettiva, legata alla paura della morte, alle epidemie e alla salvezza dell'anima.
In questo quadro, le confraternite diventano strutture essenziali di mediazione tra individuo, Chiesa e comunità.
I Beati Paoli: tra mito e realtà
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
Il passaggio dalla Sicilia dei viceré spagnoli all'Italia dei Savoia rappresenta il superamento di un modello economico millenario. Tuttavia, come sottolineato, la struttura feudale era così radicata che il suo smantellamento produsse onde d'urto sociali che sentiamo ancora oggi.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
Il sistema feudale in Sicilia nel XVI secolo, come nel resto d'Europa, era improntato su una società statica e rigida. Il concetto di meritocrazia, intesa come il riconoscimento e la valorizzazione delle capacità individuali, non aveva alcuno spazio in un contesto in cui il potere, la ricchezza e la posizione sociale erano determinati esclusivamente dalla discendenza. Le leggi del maggiorascato e del fidecommesso, infatti, non erano solo strumenti economici, ma veri e propri motori di un immobilismo sociale che escludeva qualsiasi possibilità di mobilità basata sul merito, e non sulla nascita.
Il Sistema Feudale e la "Lotteria della Nascita"
L'Economia del Privilegio: Feudi, Città e Successioni nella Sicilia del 1500
Nel XVI secolo, la Sicilia era un regno fortemente influenzato dalla struttura sociale feudale, con una gerarchia economica e politica che stabiliva distinzioni nette tra le diverse classi e determinava chi avesse accesso alla ricchezza e al potere. Le norme legali non solo definivano la proprietà, ma regolavano il destino sociale delle persone, in particolare delle donne, creando un sistema economico di privilegi che sosteneva l'intero ordine sociale dell'epoca.
Il Sistema Feudale: La Spina Dorsale del Potere Aristocratico
Nel 1500, in Sicilia, come in gran parte dell'Europa medievale e rinascimentale, la gestione dell'eredità era regolata da una struttura sociale patriarcale che privilegiava i figli maschi. Tuttavia, il trattamento delle figlie femmine e la divisione dei beni tra i due sessi variavano a seconda delle circostanze familiari e delle leggi locali. Esistono comunque alcune linee generali che si applicano al contesto siciliano dell'epoca
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