Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio

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Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio

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Pubblicato in Città Paesi Borghi · Lunedì 30 Gen 2023
Tags: ComesonostatecostruitelecittàsicilianeiltufolapietralavicamarmoorogrigiogrigioBilliemi

Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio

Il Tufo una Roccia sedimentaria piroclastica formata da brandelli di lava di medie dimensioni o da ceneri vulcaniche, la giacitura è, in genere, stratificata. Per il loro basso peso specifico e la facile lavorabilità i tufi vulcanici o calcarei vengono spesso utilizzati come materiale da costruzione.
Il marmo è una roccia metamorfica composta prevalentemente di carbonato di calcio Il vocabolo marmo deriva dal greco antico, con il significato di "pietra splendente. Le cave aperte a quote collinari o montagnose si definiscono cave di monte.
Le pietre vulcaniche o pietre laviche, nascono dalla cristallizzazione del megma. Esistono molte pietre vulcaniche. abili scalpellini, con il nero della lava a prendere forma hanno trasformato la forza distruttiva del vulcano in vere e proprie opere d'arte. Se solo si pensa a quanti monumentali ed opere d’arte sono stati realizzati.
Certo come non pensare ad un materiale di costruzione come il marmo ma è un materiale d’eccezione e di certo non può essere l’unico protagonista. E’ con queste pietre che l’artigianato siciliano ha portato in scena edifici, palazzi barocchi, ville, piazze, con ammirabili capolavori nell’isola.

Il tufo come il marmo come la pietra lavica furono per secoli, insieme con la pesca e l'agricoltura, sono stati una fonte primaria di guadagno. Lo sfruttamento risale ad epoca antichissima, ma fu soprattutto nel periodo compreso fra il 1700 e il 1950 che raggiunse il massimo sviluppo.
L'estrazione del tufo occupava un gran numero di tagliapietre, parte dei quali lavoravano in cave a cielo aperto, altri alla luce dell'acetilene, in ingrottamenti che si snodavano nel cuore della terra; dentro la roccia sedimentaria, tra cavatori, manovali, carrettieri e marinai che esportavano il carico in terraferma con gli "schifazzi". Si pensi che con il tufo di Favignana, fu ricostruita Messina dopo il terremoto del 1908. Era una categoria di lavoratori così consistente che il Crocefisso, loro Santo protettore, divenne patrono dell'isola.
É anche vero che di cave e di cavatori nell'entroterra vedi Marsala, Mazara, Custonaci, erano presenti anche sull’Etna come a San Marco d’Alunzio.

Prima dei Borbone in Sicilia non esisteva alcun controllo sulle zone demaniali, per cui il cavatore vi si sceglieva il suo pezzo di terra dove scavare la sua cava. Egli era imprenditore ed artigiano insieme e poteva decidere liberamente come lavorare e a chi vendere il prodotto. L'introduzione in epoca borbonica del demanio trasforma il "pirriaturi" in salariato alle dipendenze del padrone della terra e spesso di un intermediario.

A Paternò, a fare la differenza fu il maestro ceramista Barbaro Messina che, con il suo estro creativo, rivoluzionò il mondo della ceramica mettendo a punto la tecnica del maiolicare la pietra lavica in grado di rendere questo materiale utilizzabile in ambiti del tutto inaspettati.

Ma cos’è che accomuna piazze chiese e monumenti, è visibile, è grigio ed ha un nome, Billiemi o oro grigio di Montagna, nasce nelle falde del monte Billiemi, nel palermitano, qualcuno lo chiama “marmo”, perché si offre ad essere lucidato, ma è in realtà una pietra calcarea. Ha però reso Palermo maestosa, il Grigio di Billiemi nella Chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella. Quando gli Spagnoli guardarono Palermo e pensarono di renderla unicamente spettacolare, guardarono anche alle finanze del tesoro. Così nacque la domanda: come regalare maestosità alla città senza vuotare le casse. In risposta, partì la ricerca di nuovi materiali edili.
L’occasione arrivò di lì a poco! Nel 1600 il vicerè Maqueda concepiva uno dei suoi grandiosi progetti. Volle che si ricostruisse la chiesa di Santa Lucia al Molo Nuovo (successivamente noto come Borgo Vecchio). Poiché il nuovo edificio doveva possedere dimensioni imponenti, gli addetti ai lavori ebbero incarico di trovare un materiale con caratteristiche straordinarie di durevolezza e resistenza. Il momento era giunto: gli esperti, sapevano già che solo il grigio di Billiemi racchiudeva queste caratteristiche, economico di facile reperibilità bello come un marmo. La chiesa di Santa Lucia fu un innovativo esperimento architettonico tutto palermitano che, grazie al grigio di Billiemi, riuscì in pieno
Seguirono altre chiese imponenti, come San Domenico o San Francesco Saverio, e magnifici chiostri. l’Oratorio di San Mercurio, Palazzo Branciforte, piazza della Memoria.
In tempi più moderni, Ernesto Basile è stato un architetto italiano, esponente del modernismo internazionale e del Liberty, utilizza l’esaltazione e la duttilità della pietra grigia. Prima di lui, nessuno l’aveva cesellata. Nella realizzazione di villa Igea, il Maestro del Liberty dona al Grigio eleganza, raffinatezza.


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