Il pescestocco a Messina, tra storia e leggenda, il mito di Don Fanu e Caravaggio

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Il pescestocco a Messina, tra storia e leggenda, il mito di Don Fanu e Caravaggio

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Il pescestocco a Messina, tra storia e leggenda, il mito di Don Fanu e Caravaggio

Chi è nato a Messina senza dubbio conoscerà il proverbio: “Sciroccu, malanova e piscistoccu a Missina non mancanu mai”.
Una tradizione con radici storiche legate alla posizione geografica del porto di Messina, la città dello Stretto è il ponte ideale tra l’isola e il continente.
Il proverbio nasce a metà del XVIII secolo e lo si deve ai grandi trasporti via mare come Venezia, Genova, che hanno sponde commerciali in città portuali come Palermo e Messina, e gli abitanti preferivano scambiare un alimento di facile reperibilità per i marinai d’altura, con altra merce locale.
Trattandosi di un prodotto facilmente trasportabile, il pescestocco, che è di lunga conservazione, sicuramente ha acquistato l’apprezzamento dei commercianti i quali lo trovarono ottimo per il consumo e come merce di scambio.
Il pescestocco era retaggio delle navi norvegesi che in navigazione per le grandi rotte internazionali, facevano sosta nel porto di Messina per rifornimenti. I marinai scambiavano con la popolazione locale il merluzzo pescato in navigazione e appeso sui pennoni delle vele perché seccasse al vento e al sole, ma soprattutto senza l’impiego del sale.
Il pesce essiccato era facile da trasportare ed era un valido sostituto di quello fresco, più costoso e deperibile.
Il baccalà nella parte occidentale dell’isola e a Palermo è stato largamente importato da Norvegia e Danimarca e arriva già salato ed è considerato come prodotto di scambio con il sale trapanese.
Entrambi hanno in comune la materia prima, cioè il merluzzo, che viene lavorato in modo diverso.
Il pescestocco è arrivato sulle tavole dei messinesi, nascono, crescono i “putii di manciari”, i moderni fast food, con un ingrediente a basso costo che può soddisfare clienti fissi quali i “scaricaturi i pottu”, che con un pasto semplice li avrebbe rinvigoriti, dandogli la forza per affrontare la giornata.
A Messina presso a Putia i Don Fanu, il Pescestocco alla Ghiotta, la fa da padrone.
Se cercate il luogo, lo trovate a Piazza don Fano, lo chef era Epifanio Fiumara, detto Don Fanu, un oste, di una trattoria, e “male” voci narrano che i suoi piatti non avessero un prezzo fisso, ma il conto veniva rivisto in base alle disponibilità economiche del frequentatore.
Abbiamo detto che la sua portata principe era il pescestocco a “ghiotta”, cucinato nella versione popolare, ovvero con le patate.
Era preparato con la salsa di pomodoro o con l’astratto, i passuli o olive nere, i capperi, cipolle e le patate.
Lo consideriamo la versione paninara dei tempi scorsi: un filone di pane intriso nel delizioso sugo, un pezzo di stocco e due patate. Fatevene una ragione così si nutrivano al fast food dell’epoca.
Come non citare Mico della Boccetta, al secolo Domenico Borgia, poeta autentico, sul Pescestocco scriveva:
Lu piscistoccu sàpidu /a ghiotta cucinatu / la carni di li pòviru / ’na vota era chiamatu / ed era assai notoriu /un dittu: Piscistoccu (unitu allu binòmiu) Malanova e Sciroccu/ Ma ora è custusissimu / a pisu d’ori vali / ed è perciò cchiù fàcili / truvari lu caviali / E allu buddaci ingenuu / chi stoccu cchiù non trova / ci resta, ppi disgrazzia / sciroccu e malanova.
Siamo arrivati a Caravaggio, cosa c’entra pochissimo se non nulla, tranne che dopo essere partiti dal porto per visitare il Museo Regionale, ubicato in una ex filanda di fine ottocento, all'interno della Sala di Caravaggio, troviamo La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei pastori, o la Natività povera di Caravaggio, al rientro ci sarà venuta fame come perdere un piatto tipico della tradizione gastronomica messinese, un tripudio di sapori e profumi tutti da provare.
Fonti di questo articolo:



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