L’Enigma della lettera di Suora Maria Crocifissa o Beata Corbera, Palma di Montechiaro la nuova Gerusalemme siciliana ed il Gattopardo

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L’Enigma della lettera di Suora Maria Crocifissa o Beata Corbera, Palma di Montechiaro la nuova Gerusalemme siciliana ed il Gattopardo

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Pubblicato in Cultura e Società · 15 Maggio 2023
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L’Enigma della lettera di Suora Maria Crocifissa o Beata Corbera, Palma di Montechiaro la nuova Gerusalemme siciliana ed il Gattopardo

Suor Maria Crocifissa della Concezione, nome monastico di Isabella Tomasi, l’11 Agosto del 1676 aveva 31 anni. Quel giorno venne trovata nella propria cella seduta a terra con la faccia imbrattata d’inchiostro. In mano aveva una lettera che, affermò, le era stata consegnata dal diavolo in persona. La lettera era scritta in una lingua incomprensibile.
Nelle parole della suora questi aveva scritto una lettera, in codice, che sarebbe rimasta un mistero per oltre 340 anni, fu scritta dietro ordine del maligno.
Secondo i resoconti storici, Suor Isabella raccontò che la lettera era stata scritta dal Diavolo con l’intento di farla allontanare da Dio e avvicinarla al male. Oltre alle 11 righe indecifrabili, la monaca affermò che il Diavolo le aveva consegnato altri due messaggi, che però portò con sé nella propria tomba perché “Non posso in verun modo dirlo, e nemmeno occorre dirlo io, che verrà tempo che il tutto udirete e vedrete“.
Quella che divenne nota come “La Lettera del Diavolo”, Giuseppe Tomasi, lontano discendente di Isabella Tomasi, arrivò ad includere la figura dell’antenata nel suo “Gattopardo”, con il nome di beata Corbera.

Il gattopardo, romanzo

Il Gattopardo è uno dei romanzi italiani più famosi a livello internazionale. E’ stato scritto, tra il 1954 e il 1957, da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E dopo due rifiuti, viene pubblicato nel 1959, dopo la morte dell’autore, narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso dal Regno Borbonico alla transizione unitaria del Regno d'Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi.
Ancor prima della lettera del Diavolo, nel 1672, i resoconti indicano che la donna ebbe una visione della Madonna Addolorata, la quale le avrebbe detto: “Sarà la croce la tua perpetua clausura… Già è stabilita la croce, resta il montarci pian piano sopra… per essere crocifissa perfettamente”.

Gli studiosi del Ludum Science Center, il Museo della Scienza di Catania, sono recentemente riusciti a decifrare il secolare enigma, grazie a una serie di strumenti informatici usati anche dalle intelligence di tutto il mondo per decifrare messaggi criptati. L’algoritmo ha analizzato diversi alfabeti esistenti che la monaca avrebbe potuto conoscere, combinando lettere e simboli in modo da tentare di decifrare la lettera.
Fra i messaggi decifrati, non del tutto comprensibili, si legge:
“Forse ormai certo Stige (fiume degli inferi)”; “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé“, oppure: “Un Dio che sento liberare i mortali“.
I messaggi probabilmente indicano che Isabella Tomasi soffriva di schizofrenia o disturbo bipolare, oppure di altre patologie psichiatriche che la convinsero, senza dubbio, che stava personalmente lottando contro il Demonio.
L’abbadessa, Maria Serafica, raccontò in un verbale della lotta della monaca contro gli spiriti maligni, e che venne in seguito beatificata per aver resistito a Satana.
“La donna inventò certamente un alfabeto preciso, un’iniziativa forse forse inconscia, che portò Suor Maria Crocifissa della Concezione a concepire una lettera che costituisce un rebus del quale soltanto oggi siamo venuti a conoscenza di una (parziale) soluzione.
Suor Maria Crocifissa della Concezione morì a 45 anni, nel 1690, secondo la leggenda pronunciando le parole: Santo, Santo, Santo

La città di Palma di Montechiaro

La città di Palma venne fondata il 3 maggio 1637 nella baronia di Montechiaro, dai fratelli gemelli Carlo, Barone Tomasi, e Giulio, che pochi anni dopo gli sarebbe subentrato nel titolo. L'effettivo artefice della fondazione fu però un potente zio dei gemelli, Mario Tomasi de Caro, capitano del Sant'Uffizio dell'Inquisizione di Licata, e governatore della stessa città, da cui provenivano anche Carlo e Giulio Tomasi. Anch'egli, insieme a suo cugino sacerdote Carlo de Caro era presente alla posa della prima pietra della Chiesa della Vergine del Rosario.

Il progetto della città, disegnato secondo un ideale pianta ortogonale, e ricordato da una relazione redatta dall'astronomo e primo arciprete di Palma Giovan Battista Odierna. Il paese sorge su un'altura rocciosa da cui domina la vallata sottostante che si protende fino al mare. Spiccano in primo piano, ben visibili dallo scorrimento veloce che attraversa la vallata, i monumenti storici del secondo palazzo ducale, (1659), la chiesa madre, (1666), in cima ad una larga scalinata e il monastero delle Benedettine, (1637) primo edificio della città.
La fondazione ex novo di città nella Sicilia del XVI e XVII secolo è fenomeno di grandi proporzioni; nel caso di Palma, il motivo della fondazione era una campagna di legittimazione dei Tomasi di Lampedusa, famiglia nobiliare emergente ma ancora insufficientemente radicata nel territorio e nell'aristocrazia della Sicilia.
Pur nel generale clima di fervore religioso della Sicilia della Controriforma la famiglia Tomasi spiccava. Palma, infatti, già dalla fondazione fu concepita come un luogo fortemente spirituale, una "Nuova Gerusalemme".
Il duca Giulio, detto il Duca Santo, istituì un Monte di Pietà per contrastare gli usurai, avviò bonifiche e si dedicò a numerose opere sociali ed umanitarie, dopo aver cresciuto nel fervore religioso i 6 figli avuti dalla moglie nel casto matrimonio, ottenne dal Papa lo scioglimento in vita del matrimonio dalla moglie e la separazione, dopo aver rinunciato al ducato e alle gioie del matrimonio, si ritira per poter vivere gli ultimi anni della sua vita da eremita. La moglie Rosalia Traina, prima duchessa di Palma, decide a sua volta di entrare in monastero insieme alle figlie, col nome di Suor Maria Seppellita e lì rimane sino alla sua morte. Il monastero era stato fortemente voluto da una delle figlie del Duca, Isabella Tomasi, la Beata Corbera del Gattopardo.
Il duca preferì donare addirittura il suo palazzo e la sua cappella privata, e costruirsi un altro palazzo ai piedi della chiesa madre. Isabella, entrata nel monastero col nome di Suor Maria Crocifissa della Concezione divenne una celebre mistica, punto di riferimento dei nobili della Sicilia e non, per il suo fervore religioso e il suo grande misticismo, nella sua biografia si ricordano innumerevoli tentazioni da parte del demonio, e lettere colme di fede e devozione.
Giulio Tomasi volle riproporre nella realtà locale il percorso di Gesù dal palazzo di Pilato al Golgota, collegando in un itinerario ideale segnato da stazioni, il centro abitato con la solitudine della collina del Calvario. Il Santo Duca, otteneva, come per i pellegrini della Terra Santa, l'indulgenza plenaria per quanti avessero percorso il tragitto sino alla collina del Calvario, dove nella chiesa di Santa Maria della Luce era custodita una copia della Sacra Sindone donata a Carlo Tomasi, Primo duca di Palma e teatino a Roma, dall'infanta Maria di Savoia. Tale reliquia oggi viene conservata nella Chiesa del Collegio.


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