La sagra della “Pantofola lercarese”, un dolce tipico di Lercara Friddi

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La sagra della “Pantofola lercarese”, un dolce tipico di Lercara Friddi

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La sagra della “Pantofola lercarese”, un dolce tipico di Lercara Friddi

La sagra della “Pantofola lercarese”, un dolce tipico di Lercara Friddi, a base di mandorle e cioccolato, una specialità dolciaria che ha da sempre contraddistinto la pasticceria Lercarese.
Lercara Friddi sorge tra il vallone del Landro e la vallata di Fiumetorto e del Platani, fu con la scoperta dello zolfo a cambiare le sorti del paese, rendendolo un importante centro minerario, l'unico in provincia di Palermo, da non perdere il museo di Frank Sinatra si trova in Sicilia, nato in onore di uno dei cantanti più famosi e amato di tutti i tempi. La sua voce, il suo stile di performance e la sua vita sono catturati in questo museo a lui dedicato. Unico in Europa, il museo ha una cronologia completa della sua vita, oltre a manufatti e cimeli del suo tempo.
L’ente associativo, durante le varie edizioni del My Way Festival che organizzano ogni anno nel periodo estivo a Lercara Friddi, ha pensato di realizzare nel centro palermitano un Museo dedicato a Frank Sinatra, artista famoso in tutto il mondo.
All’interno del museo dedicato a Frank Sinatra e ai lercaresi e siciliani emigrati in America sono esposti numerosi cimeli appartenuti al cantante, che sono stati frutto di donazioni ricevute nel tempo da persone che hanno visitato Lercara Friddi.
Ritorniamo al dolce che nei secoli, ha mantenuto il segreto della sua semplice e genuina ricetta (farina, zucchero, mandorle trite, uova, zuccata, cioccolato),  si è tramandata da convento a convento, famose per eccellere nell’arte pasticciera, sono le suore e non di rado si scambiavano conoscenze e ricette, tanto che alcuni dolci erano simili tra loro, caratterizzati o differenziati dalla presenza di un particolare “ingrediente firma”, con la soppressione degli ordini religiosi le ricette uscirono dalle mura dei conventi, vennero tramandate da madre in figlia fino ai nostri giorni in cui, numerose pasticcerie continuano a produrre i dolci, nel rispetto della tradizione.
Questa leccornia veniva preparata  con un tipo di farina ricavato da un grano chiamato maiorca i cui costi erano proibitivi e per ovviare a tale mancanza i meno facoltosi,  mescolavano la maiorca con  la farina di grano duro.
Questi biscotti dovevano obbligatoriamente essere consumarsi all’annuncio della nascita di Gesù. Anticamente questi dolci natalizi erano chiamati pastizzotti, a cambiargli il nome è stato il pasticciere Luigi Milazzo, dopo che sentì chiamare i suoi prelibati dolcini da una nobildonna palermitana, pantofole.
Da quel momento i pastizzotti cambiarono identità, mantenendo intatta la loro straordinaria bontà.

Lo scrittore lercarese Nicola Sangiorgio su questa leccornia ha anche scritto alcuni versi che riportano le confezioni dei pasticceri:
Mennuli, cucuzzata, zuccaru e ciucculata
di la pantofula formanu lu cori,
chistu intra un nidu di pasta travagghiata,
rivistuta di zuccaru vilatu,
di tutti soddisfa lu palatu.




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