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Sicilia

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La Tramvia Messina Barcellona

Categoria Cultura e Società Autore Data 19 Feb 2026
Stai chiacchierando con il tuo riferimento musicale, lui ti mostra una foto apparentemente innocua… e boom, parte una discussione sulla tranvia Messina–Barcellona.
Se la musica ti porta in un mondo, una foto te ne apre un altro, e finisci a parlare di infrastrutture ottocentesche sul lungomare messinese.
Immaginate una Sicilia di fine Ottocento: tra carretti, strade polverose, il mare blu, la costa calabra, le case basse dei borghi marinari.
Ci proiettiamo al 19 maggio 1890, un fischio acuto e una nube di vapore, hanno cambiato il ritmo della costa tirrenica dei trasporti, delle merci, del passeggiare.
Nasce la Tranvia Messina–Barcellona Pozzo di Gotto: non solo un mezzo di trasporto, ma un belvedere mobile affacciato sullo Stretto e sulle Eolie, ed un nuovo modo di spostarsi.
In Sicilia, la bottarga di tonno non è solo un ingrediente è il sapore di una storia di civiltà millenaria.
Viene definita il caviale del Mediterraneo, la baffa di uova di tonno rosso salate ed essiccata rappresenta l'eredità gastronomica dell'isola, un prodotto che nasce dall'incontro tra il mare e il sole.
Ha origine dai Fenici e prosegue con i Rais
La storia della bottarga affonda le radici in un passato leggendario.
Furono i Fenici a introdurre per primi la tecnica della salatura, ma fu sotto la dominazione araba e poi con la nascita delle grandi Tonnare storiche siciliane che questa prelibatezza divenne un simbolo dell'economia siciliana.
Nelle tonnare da Favignana, a Trapani a Marzamemi, la produzione della bottarga era il momento culminante della Mattanza estiva.
Qui, sotto la guida del Rais, si compiva il rito della lavorazione artigianale:
L’estrazione era rituale: dalle femmine gravide di tonno rosso si estraeva manualmente la "baffa" , la sacca ovarica, un'operazione che richiede precisione e capacità per non danneggiare le uova.
Con l'abbraccio del sale e del vento, la sacca viene lavata in salamoia e ricoperta di sale grosso per un periodo variabile. Successivamente, viene pressata e lasciata essiccare all'aria per mesi in ambienti ventilati fronte mare, dove il vento salmastro le conferisce quel colore ambrato e consistenza unica.
La verità: la pasticceria siciliana non è un semplice dessert. È una trappola dei sensi. È un’ossessione che nasce dall'incontro tra il rigore dell'opulenza delle corti arabe ed il rigore dei conventi . Una volta che il vostro palato incontra l’abbraccio vellutato della ricotta di pecora o l’aroma ancestrale della mandorla, il resto del mondo vi sembrerà insipido.
Se pensate di poter resistere, non avete letto cosa vi aspetta. Ecco la "mappa del desiderio" che vi farà fare le valigie stasera stessa.
In Sicilia ogni piatto ha una storia, un motivo, quasi un voto fatto alla tavola. Nulla nasce per caso: il cibo è memoria, rito, promessa mantenuta nel tempo. Il Taganu di Aragona, sontuoso timballo pasquale della provincia di Agrigento, incarna perfettamente questo spirito.
Preparato tradizionalmente il Sabato Santo e gustato a Pasqua o Pasquetta, il Taganu segna la fine della Quaresima e l’inizio della festa. È il piatto che annuncia l’abbondanza, che riunisce la famiglia e che trasforma il pranzo in un momento solenne, quasi sacrale.

Lights Of Taormina

Categoria Teatro Spettacoli Musica Autore Data 04 Feb 2026
Qui tra le luci di Taormina: musica, teatro ed emozione
Tra le città siciliane è una di quelle capace di ispirare artisti e viaggiatori, Taormina occupa un posto unico.
Qui la bellezza non è mai solo da guardare: è da ascoltare, soprattutto quando il giorno cede il passo alla notte.
È questa atmosfera che ha ispirato Lights of Taormina, brano pubblicato nel 2015 dal musicista scozzese Mark Knopfler.
La Sicilia è, nell’immaginario collettivo, un mosaico di scogliere laviche, templi dorici e profumo di zagara. Sebbene il mare e l’Etna rimangano magneti irresistibili, l’isola sta vivendo una rinascita culturale contemporanea che parla sia a chi sta programmando il viaggio sia a chi si trova già qui.
Oggi, per molti scegliere la Sicilia significa immergersi nel mare cristallino; per altri, ancora pochi ma sempre più consapevoli, significa cercare un palinsesto vivo di ricerca artistica, dove il dialogo tra l’antico e il futuribile è costante.
Fondazioni e musei: hub di innovazione sociale

Tre artisti, tre anime della Sicilia

Categoria Arte contemporanea Autore Data 24 Gen 2026
Da Catania ad Adrano, da Sambuca di Sicilia a Bagheria, l’arte diventa un filo rosso che attraversa l’isola. Un itinerario culturale che permette di scoprire la Sicilia come sogno, realtà e impegno, lasciando al visitatore un’esperienza autentica e memorabile.

La Sicilia non si visita soltanto: si sente. È luce, memoria, conflitto, sogno. Jean Calogero, Gianbecchina e Renato Guttuso hanno attraversato questa terra con sguardi diversi, trasformandola in racconto, emozione e coscienza.
Usi, costumi, rituali e tradizioni
Il matrimonio, nella Sicilia di un tempo, era considerato un evento di importanza capitale, non solo per la vita dei singoli, ma per l’intera comunità. Attorno ad esso si intrecciavano credenze religiose, rituali magici, convenzioni sociali ed esigenze economiche, dando vita a un complesso sistema di usi e costumi che affondava le radici in epoche antichissime.

Molte di queste tradizioni sono documentate nell’opera monumentale di Giuseppe Pitrè, Usi e Costumi, Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano, che ci offre una preziosa finestra sulla società isolana tra il XIX e l’inizio del XX secolo, rivelando pratiche matrimoniali già consolidate nel Settecento e, in parte, ancora vive fino agli anni Sessanta del Novecento.
Viaggio nella Sicilia dei fotoreporter
Entrare in Sicilia significa anche entrare in un immenso archivio visivo.
Prima delle cartoline patinate, prima dei selfie e dei droni, l’isola è stata raccontata da uomini e donne che camminavano per le strade con una macchina fotografica al collo, spesso rischiando la vita. Erano i fotoreporter: testimoni silenziosi di un Novecento siciliano fatto di bellezza e miseria, sangue e festa, immobilità e trasformazione.
Nel periodo della grande emigrazione siciliana, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, molti emigrati e numerose famiglie rimaste in Sicilia erano analfabeti o avevano una scarsa istruzione. Comunicare con i propri cari diventava quindi una questione tutt’altro che semplice.
In questi casi, la redazione delle lettere e l’invio delle rimesse avvenivano grazie all’aiuto di intermediari: parenti alfabetizzati, maestri, notai, impiegati postali o, molto spesso, il parroco del paese. Le lettere venivano dettate a voce e trascritte da altri, mentre il denaro era inviato tramite vaglia postali o attraverso banchieri locali.

Piazza Armerina Capitale dell'Arte

Categoria Mostre ed eventi Autore Data 17 Gen 2026
Guida alle Mostre e ai Tesori della Sicilia Centrale
Dal 20 dicembre 2025 al 30 giugno 2026, il cuore della Sicilia si trasforma in un palcoscenico di caratura internazionale. Tra i mosaici della Villa del Casale e i saloni di Palazzo Trigona, un itinerario unico tra archeologia, pop-art e borghi medievali.
Piazza Armerina si conferma l'epicentro culturale dell'isola. In un momento in cui la Sicilia sfida le difficoltà dei collegamenti puntando sulla qualità dell'offerta, la "Città dei Mosaici" risponde con un calendario d'eccezione che unisce il genio di Picasso e Warhol alla maestosità delle sculture di Gustavo Aceves.
Il Polo Espositivo: Tra Palazzo e Villa
Da Picasso a Warhol – Le ceramiche dei grandi artisti": Un viaggio inedito che svela come i giganti del '900 si siano misurati con la terra cotta. Dalle celebri ceramiche di Vallauris di Picasso alle opere di Chagall, Mirò, Dalì, fino ai contemporanei Marina Abramović e Maurizio Cattelan.
Un itinerario tra arte, fede e sapori millenari
Se esiste un termine che racchiude l'anima profonda della Sicilia, questo è Cuddura. Dalla parola greca kollura (corona), questo nome evoca una mappa incredibile della biodiversità gastronomica isolana. Viaggiare per la Sicilia seguendo le tracce delle cuddure significa scoprire che, sebbene il nome sia simile, la lavorazione e gli ingredienti cambiano drasticamente: passiamo da biscotti duri a pani sacri, da dolci al miele a frolle decorate.
Aprile 1954, un pullmino Volkswagen malandato, carico di apparecchiature all’avanguardia per la registrazione del suono, attraversa l’Italia da nord a sud. Alla guida c’è un uomo, che parla un curioso “itagnolo”, una sorta di spagnolo ed italiano: è Alan Lomax.

Lo scopo del viaggio è ambizioso: documentare le tradizioni musicali popolari italiane per la collana World Library of Folk and Primitive Music, pubblicata dalla Columbia Records, uno dei più importanti progetti etnomusicologici del Novecento.

All’epoca Lomax, un quarantenne, è già una figura di primo piano negli Stati Uniti. Insieme al padre John, pioniere degli studi sul folklore americano, aveva percorso le strade del Sud degli USA registrando canti di lavoro, blues, ballate e spirituals, contribuendo a far conoscere artisti leggendari come Lead Belly e Woody Guthrie.
Basta cantarla come se fosse una festa.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.

I marinai come veicoli di linguaggio

Categoria Cultura e Società Autore Data 05 Gen 2026
Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova
I porti come hub culturali

I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.
L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
Antoon Van Dyck (o Van Dick), il "pittore dei cavalieri", ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura siciliana. Nonostante il suo soggiorno a Palermo sia durato poco più di un anno, tra la primavera del 1624 e l'estate del 1625, la sua presenza ha rappresentato un terremoto estetico che ha cambiato per sempre il volto dell'arte isolana.
Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré
L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.

Confraternite ed Arciconfraternite

Categoria Cultura e Società Autore Data 29 Dic 2025
La distinzione tra confraternita ed arciconfraternita non è solo onorifica, ma risponde a precise gerarchie del diritto canonico e a dinamiche di prestigio sociale molto sentite nella Sicilia del XV e XVI secolo.
In sintesi, ogni arciconfraternita è una confraternita, ma con poteri e privilegi superiori concessi direttamente dalla Santa Sede.
Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.
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