Siciliani in movimento, l'emigrazione, adattamento e resistenza
Pubblicato in Le radici della Sicilia Storia e tradizioni · Martedì 17 Set 2024 · 5:15
Tags: Siciliani, emigrazione, adattamento, resistenza, comunità, illegalità, segregazione, accoglienza
Tags: Siciliani, emigrazione, adattamento, resistenza, comunità, illegalità, segregazione, accoglienza
Siciliani in movimento, l'emigrazione, adattamento e resistenza
Che i siciliani si siano adattati ai luoghi di accoglienza e come abbiano reagito tra rifiuti e segregazione, lo si può solo immaginare. Alcuni, infatti, hanno talvolta scelto l'illegalità per affermare il proprio diritto a esistere come comunità: una parte della nostra storia.
La Sicilia è stata l'ultima regione italiana a partecipare al grande esodo migratorio di fine Ottocento ed è attualmente la regione con il numero maggiore di emigrati all'estero. Fino all'ultimo quarto dell’Ottocento, gli spostamenti di siciliani verso l’estero erano ridottissimi e nulla faceva presagire il boom migratorio che sarebbe seguito.
Prima dell'Ottocento, l'isola era aperta a ogni tipo di immigrazione: toscani, liguri e lombardi nel tardo Medioevo, ma non bisogna dimenticare gli schiavi africani e i greco-albanesi che si trasferirono in Sicilia dopo il 1450, formando diversi villaggi. Altri arrivi seguirono con i nobili aragonesi e castigliani, i mercanti e banchieri catalani e dell'Italia del Nord (principalmente lombardi, genovesi e toscani), che si stabilirono a Palermo e Messina, distribuendo agenti in tutta l'isola. Non mancavano neppure gli inglesi.
In Sicilia si lavorava nelle tonnare, nei campi di grano, nella produzione della seta, nell'estrazione dello zolfo, nella produzione del vino e delle olive, e nella coltivazione degli agrumi.
La grande emigrazione verso il Mediterraneo
Sul finire dell’Ottocento, gli spostamenti dalla Sicilia si concentravano principalmente nell'area del Mediterraneo, con la Tunisia come meta privilegiata. Qui gli istituti arabi incoraggiarono l’acquisto di terre, favorendo la creazione di colonie di proprietari coltivatori che, con il loro lavoro, contribuirono a far prosperare il paese.
Ma cosa avrebbe fatto presagire che, da crogiolo di lingue, culture e tradizioni che nei secoli aveva accolto popoli del Mediterraneo, la Sicilia si sarebbe trasformata in terra di emigrazione?
Destinazione Stati Uniti
La meta privilegiata per gli emigrati siciliani divenne principalmente gli Stati Uniti. Tra il 1890 e il 1913, centinaia di migliaia di siciliani lasciavano la loro terra in cerca di un nuovo destino. Un fenomeno che trovò una delle sue cause nel sistema successorio del Sud Italia, che portò al progressivo frazionamento delle proprietà, rendendo insufficiente il sostentamento per le famiglie. Il risultato fu che molti comuni siciliani subivano un vero e proprio svuotamento, causando una scarsità di manodopera, l'innalzamento dei prezzi e una diminuzione delle colture.
Nella prima fase dell'emigrazione, fino al 1925, c'era ancora l'idea del ritorno in patria. Ma con il tempo, il carattere di massa dell'emigrazione, l'assenza di una caratterizzazione di mestiere e la prevalente destinazione verso lavori non specializzati, ha conferito all'emigrazione siciliana un forte segno di esodo definitivo. Dopo il 1925, con la crisi economica dei primi anni '70, anche la speranza di un ritorno e di un successo da godere nella propria terra svanì, lasciando il posto a una destrutturazione della società agricola siciliana.
La terza fase: il nuovo millennio
Infine, tra la fine del Novecento e l'inizio del nuovo millennio, si assiste a una nuova ondata migratoria, soprattutto legata alle difficoltà dei giovani diplomati e laureati nel trovare lavoro in Sicilia e alle maggiori possibilità di movimento all'interno dell'Europa. La ricerca di opportunità professionali più ampie spinge molti a lasciare la loro terra, alla ricerca di un futuro migliore.
Razzismo e sfruttamento nelle migrazioni
Le migrazioni, in particolare quelle forzate dalla povertà e dal bisogno di lavoro, sono strettamente legate allo sviluppo di idee razziste e all'intolleranza. L'arrivo di nuovi migranti è spesso visto come un'opportunità per sfruttarli, a causa di pregiudizi che li dipingono come inferiori culturalmente e storicamente. Così, la loro "inferiorità" diventa funzionale al loro sfruttamento.
Un tempo, l'Europa povera era la terra di partenza, mentre l'America era vista come la meta di opportunità. L’emigrazione siciliana, quindi, diventava funzionale ai bisogni degli Stati Uniti, dove la nuova forza lavoro doveva sostituire quella schiavista, ormai abolita. Gli schiavi non erano più tali, e servivano nuovi lavoratori per garantire il funzionamento dell'economia.
Il baratto tra Sicilia e Louisiana
Un aspetto significativo della storia siciliana legata all'emigrazione riguarda un baratto tra il Regno d'Italia e la Louisiana. Dopo l'Unità d'Italia e l'annessione della Sicilia al Regno dei Savoia, le prime rivolte economiche delle classi più basse furono represse brutalmente, e molti contadini vennero deportati forzatamente. La Sicilia, dunque, divenne una riserva di manodopera per le piantagioni di Louisiana, dove le necessità della ricostruzione post-bellica, dopo la sconfitta del sistema schiavista, spingevano alla ricerca di nuovi lavoratori.
Il rapporto tra Sicilia e Stati Uniti
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il commercio di agrumi, frutta e zolfo dalla Sicilia verso gli Stati Uniti crebbe grazie all'introduzione di navi più grandi, che permettevano l’esportazione su larga scala. La ricchezza prodotta in Sicilia, però, non proveniva dai latifondi, ma dalla coltivazione su terreni più piccoli, che necessitavano investimenti maggiori.
Con l'avvento dei Savoia e il passaggio della Sicilia al Regno d’Italia, la situazione cambiò radicalmente. Il transito di Garibaldi e i moti che seguirono portarono a una ristrutturazione economica che non tutelò i piccoli proprietari terrieri. Il Regno preferì accordarsi con la grande proprietà e la Chiesa, mentre i nobili, approfittando di questi accordi, riuscirono a mantenere per sé le terre migliori. La Sicilia divenne un terreno di latifondo, e i contadini, costretti ad abbandonare le terre, vennero spinti a emigrare per garantire un futuro migliore.
Conclusioni
L'emigrazione siciliana è il frutto di una serie di scelte economiche e politiche, che affondano le radici in secoli di storia. Dalla speranza di un ritorno alla realtà della dispersione, la Sicilia si è trasformata da terra di accoglienza a terra di partenza. La sua storia di adattamento e resistenza ci racconta di una comunità che, pur tra difficoltà e sofferenze, ha cercato di affermarsi ovunque nel mondo.
Fonti di questo articolo:
- Mori, l'assedio di Gangi e l'inchino dei santi: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?mori,-l-assedio-di-gangi-e-l-inchino-dei-santi
- William Galt alias Luigi Natoli ed i beati paoli: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?william-galt-alias-luigi-natoli-ed-il-romanzo-dei-beati-paoli
- Il regno di Sicilia e le terre ai feudatari: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-regno-di-sicilia-ed-il-regalo-delle-terre-ai-feudatari
- I Mille in Sicilia e l'obelisco di Gibilrossa: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-mille-in-sicilia,-l-obelisco-di-gibilrossa,-misilmeri
- Garibaldi e la questione meridionale: https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?garibaldi,-repubblicano-monarchico,-si-e-prestato-alla-gravidanza-della-questione-meridionale
Non sono presenti ancora recensioni.

