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Seicento

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Antoon Van Dyck (o Van Dick), il "pittore dei cavalieri", ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura siciliana. Nonostante il suo soggiorno a Palermo sia durato poco più di un anno, tra la primavera del 1624 e l'estate del 1625, la sua presenza ha rappresentato un terremoto estetico che ha cambiato per sempre il volto dell'arte isolana.
Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré
L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.
Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.
L'isolamento politico siciliano: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
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